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Venezia, Italia Nostra e il diritto di critica

Fonte: Il Corriere della Sera
Di: Gian Antonio Stella

Causa contro l’associazione che chiede la rimozione della soprintendente

La soprintendente di Venezia Renata Codello ha chiesto 200.00 euro di danni a chi scrive, a Italia Nostra e alla Lipu per le critiche ai suoi silenzi sul raddoppio dell’hotel Santa Chiara (vetro, cemento e acciaio: sul Canal Grande) e sulle immense navi da crociera che sfilano davanti a San Marco. Sulle faccende nostre non entriamo: deciderà il giudice. Sulla causa a Italia Nostra, però, a costo di infastidire la signora, è impossibile tacere. L’associazione è accusata infatti d’avere chiesto l’esonero della sovrintendente in una lettera resa pubblica, scrivono i difensori, “con l’effetto di gettare enorme discredito” sulla loro cliente. Diceva l’Ansa:”La sezione di Venezia di Italia Nostra ha scritto al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray per chiedere (…) una ispezione urgente, ritenendo la soprintendente peri beni architettonici e paesistici Renata Codello ‘non all’altezza dell’incarco’”. Seguiva una lista di denunce sulla “distruttiva lottizzazione di Ca’ Roman”, lo “scandaloso progetto di ‘restauro’ del Fontego dei Tedeschi” il raddoppio di Santa Chiara, “i progetti al Lido che hanno ridotto l’isola a spettro di se stessa”…Tutte cose che la funzionaria, secondo Italia Nostra, non aveva colpevolmente bloccato.
Vero? Falso? Non importa: era un atto d’accusa “così violento e sproporzionato”, scrivono i legali, “da risultare illecito quand’anche riportasse affermazioni veritiere”.Sic. E dunque parte di “un’ingiustificata aggressione” basata soprattutto su un video di YouTube dove la soprintendente, nel 2008, parlava “incidentalmente” delle Grandi Navi in laguna con toni niente affatto preoccupati.
Tema: un’associazione che da mezzo secolo si batte per il patrimonio italiano può o non può dire la sua su una persona che non ritiene all’altezza di Venezia? Ma non è tutto. Per dar battaglia in tribunale la Codello ha scelto l’avv. Adriano Vanzetti di Milano. Cioè il legale del Consorzio Venezia Nuova nella causa (persa) contro Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Giovanni Sebastiani, tre ingegneri rei di aver criticato il costosissimo progetto del Mose, sempre contestato dagli ambientalisti.
“Si trattava , da parte del Consorzio, di una iniziativa dall’evidente sapore intimidatorio”, ricorda l’avvocato ed ex deputato Massimo Donadi. Al punto che l’allora sindaco Massimo Cacciari saltò su: “Voglio esprimere tutta la mia solidarietà all’ingegnere Di Tella. Fargli causa è stata una scelta insensata. Lui non ha mai offeso nessuno ma esposto con grande competenza le sue tesi alternative al Mose, che il Comune peraltro condivide”.
Ora, fermo restando il diritto di ciascuno di scegliersi l’avvocato che vuole, è opportuno che chi è delegato a tutelare Venezia scelga contro Italia Nostra proprio un legale di fiducia di quel Consorzio tanto contestato dagli ambientalisti? Lecito è lecito, ovvio. Ma opportuno? Di più: sapete chi firmò nel 2012 il ricorso di “Terminal Passeggeri” contro il decreto (“penalizzante”) del ministro dell’Ambiente sui rifiuti dei traghetti e delle navi da crociera? L’avvocato Francesco Curato. Marito della soprintendente che rivendica il diritto di non esprimersi sulle navi perchè, alla romana, “nun je spetta””. Tutto lecito, ovvio. Ma opportuno?

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Celentano e le 13 navi che «uccidono Venezia»

 

Fonte: Il Corriere della Sera

Giorno dei record, l’artista compra una pagina del Corriere

Dodici, o forse tredici grandi navi in transito nella Laguna di Venezia nell’arco di 24 ore. Sarà il weekend più congestionato dell’anno: sui ponti, migliaia di crocieristi faranno ciao ciao , ammirando le pietre storiche della Serenissima, mentre i grattacieli del mare solcano le acque del canale della Giudecca e del bacino di San Marco. Questo passaggio lento nel cuore della città rappresenta, del resto, il valore aggiunto, il business, degli itinerari di viaggio. Ma il piacere dei turisti, gli incassi del porto e dell’indotto non devono essere anteposti – sono in molti a sostenerlo – agli altri interessi della città. Unica al mondo. Bella e fragile. Da qui le numerose proteste dei cittadini, appoggiati dal coro esterno, trasversale, di ambientalisti, ecologisti. O, più semplicemente, di persone che considerano le grandi navi un oltraggio a Venezia. Questa volta, scende in campo anche Adriano Celentano. Che ha acquistato un’intera pagina del Corriere per gridare il suo sdegno.
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L’Italia ha bisogno di un altro modello di turismo!

Onorevole Signor Presidente,
il drammatico naufragio della grande nave Costa Concordia con la dolorosa perdita di vite umane e con danni che ancora non è possibile precisare nella loro gravità, spinge a riflessioni amare e a forti timori. Purtroppo temiamo che l’esperienza fatta, per quanto dura e penosa, possa essere presto dimenticata nel nome di interessi contingenti, di calcoli meramente finanziari e di colpevole  insipienza di chi dovrebbe davvero tutelare il bene comune.
Nel timore che dalla dura lezione nulla s’impari, ci rivolgiamo a Lei e alla Sua alta Funzione per segnalare come il problema delle enormi navi da crociera (e non solo) continui ad essere di grave pericolo e danno anche per Venezia e la delicatissima realtà della sua Laguna. Da anni Italia Nostra inutilmente segnala l’assurdità della presenza continua di maxinavi nei canali lagunari, fin nel bacino di San Marco, a poche decine di metri dal Palazzo Ducale e dalla Basilica Marciana.
Le nostre continue denunce hanno fra l’altro trovato riscontro in dozzine di interventi scandalizzati della stampa internazionale, ma non hanno indotto ad alcun ripensamento i responsabili diretti della gestione del nostro Paese e della città. Ci è stato risposto che tutto è senza nessun rischio, dimenticando quanto accaduto nel 2004, con la Monna Lisa incagliata a poche decine di metri dall’isola di San Giorgio. Ci hanno pure “giurato” che le grandi navi da crociera sono sicurissime e che è “impossibile” che succeda qualcosa.
Ora, siccome qualcosa purtroppo è successo (e molto grave) ci spiegheranno che in Laguna c’è sabbia e fango, magari dimenticando che rive, dighe e murazzi sono di pietra. Ci ripeterannno che migliaia di croceristi sono quattrini e quattrini, senza mettere in conto quanto di più vale la salvaguardia di Venezia. Ci diranno che il turismo è una risorsa, trascurando il fatto che quella risorsa ormai del tutto fuori controllo sta travolgendo la città e il suo vivere peggio delle più terribili acque alte.
Quello che Italia Nostra chiede è che il buon governo, la preoccupazione per gli interessi della comunità e la salvaguardia di un bene prezioso e fragile come Venezia prendano il sopravvento che meritano e si giunga finalmente a impedire l’ingresso in Laguna delle enormi navi. Occorre smettere di ipotizzare canali sempre più profondi, navigli sempre più grandi, assurdi sensi unici acquei che consentano presenze maggiori, attracchi sempre più numerosi. Il Governo, l’Amministrazione cittadina, l’autorità portuale devono finalmente pensare ai veri valori che Venezia rappresenta e non misurarla sulla base delle rendite finanziarie e dei vantaggi specifici di operatori dell’uno o dell’altro settore.
A fronte della sconfortante sordità dei diretti responsabili, vogliamo davvero sperare in un Suo autorevole intervento che possa aiutare il buon senso e la corretta gestione dell’interesse pubblico a prendere il sopravvento. Le siamo comunque sinceramente grati per l’attenzione.
Con i sensi della massima osservanza.

La Presidente nazionale
Alessandra Mottola Molfino
La Presidente della sezione di Venezia
Lidia Fersuoch

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