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Arte: dopo 27 anni restauro torna visibile ‘Porta Paradiso’ del Ghiberti

Fonte: Asca

Firenze, 7 giu – Dal prossimo otto settembre la ‘Porta del Paradiso’ del Battistero di Firenze, opera del Ghiberti, tornera’ visibile al pubblico nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, dopo un restauro durato 27 anni, per coincidenza gli stessi che occorsero per realizzarla.
Diretto ed eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, su incarico dell’Opera di Santa Maria del Fiore, il restauro e’ stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali e al contributo dell’Associazione Friends of Florence.
La Porta del Paradiso (del peso di 8 tonnellate, alta 5 metri e venti, larga 3 metri e dieci, dello spessore di 11 centimetri) sara’ collocata in una grande teca nel cortile coperto all’ingresso del Museo dell’Opera, in attesa di essere definitivamente esposta nel nuovo museo in via di realizzazione.
Terza in ordine di tempo, dopo quelle di Andrea Pisano (1330 – 1336) e del Ghiberti (1402 -1424), la Porta del Paradiso fu commissionata all’artista dalla potente Arte di Calimala nel 1425, appena un anno dopo aver terminato l’altra. Una vera e propria impresa epica che vedra’ impegnato il Ghiberti dal 1426 al 1452, affiancato negli anni da numerosi collaboratori del calibro di Donatello, Michelozzo, Luca della Robbia, Benozzo Gozzoli, Bernardo Cennini. Con la Porta del Paradiso il progetto trecentesco che prevedeva tre porte per il Battistero di uguale formato, con le storie organizzate secondo 28 riquadri contenenti dei quadrifogli gotici, cambia radicalmente. Ghiberti elimina i quadrifogli e riduce i riquadri a 10, e su ognuno di loro rappresenta diversi episodi tratti dell’Antico Testamento, oltre ad un fregio composto da 48 elementi con teste e figure intere di profeti e sibille, tra cui l’autoritratto.

Battaglia di Anghiari e il Leonardo perduto

Fonte: Corriere Fiorentino13-3 2012 
Di: Tomaso Montanari

Il fronte del no
La riprova ( scientifica) che ancora manca potrebbero
essere segni di una qualsiasi decorazione

Emerge il nero a Palazzo Vecchio! Ma no, non c’entrano i fondi di Lusi: è il colore della Gioconda. Anzi, vuoi vedere che in quell’intercapedine c’è anche qualche capello di Monna Lisa in persona? Magari ci sono perfino le ossa: e sai come schiatterebbero alla Provincia, che scava inutilmente a Sant’Orsola, se le trovasse il Renzi? E c’è già chi dice che Vasari abbia costruito una intercapedine minore per preservare un torsolo di mela morsicato da Leonardo. Se siamo fortunati, l’analisi del DNA scioglierà l’enigma, anzi il mistero: a Leonardo piacevano le mele?
Meglio provare a sorridere, perché a prendere seriamente la conferenza stampa di ieri viene da piangere. Domani l’opinione pubblica globale sarà riportata, come per incanto, ad una dimensione pregalileiana della conoscenza. Tutti i media titolano infatti sulle ‘prove’ della presenza di Leonardo: ma di quali prove parliamo?
Anche ammesso che si tratti davvero di pigmenti, nulla permette di collegarli a Leonardo (e non ad una qualunque decorazione pittorica presente nell’antica sala). L’idea che una certa composizione chimica sia la ‘prova’ della presenza della Battaglia di Anghiari ha più a che fare con la propaganda che con la scienza. Per fare una simile affermazione (comunque concettualmente spericolata, perché Leonardo non aveva un’esclusiva chimica) ci vorrebbe una lunga analisi differenziale che dovrebbe basarsi su banche dati di fatto inesistenti. In ogni caso, uno dei pochi luoghi dove un’indagine del genere avrebbe potuto essere condotta è un’istituzione pubblica ed è a Firenze: l’Opificio delle Pietre Dure, che ha al suo interno le rarissime competenze scientifiche, tecniche e storiche il cui serrato confronto è necessario per provare a venire a capo di simili, complicatissime ricerche. E, invece, quando un giornalista ha chiesto al soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti cosa pensasse dei risultati, egli ha risposto – con esemplare onesta intellettuale – che non poteva esprimersi, perché all’Opificio non è stata data la possibilità di ripetere le indagini. I risultati provengono, infatti, da un laboratorio privato di Pontedera, e non sono stati verificati da nessun istituto terzo rispetto al team che guida una ricerca che lo stesso Renzi ha definito finalizzata «al marketing».
Le evidenze scientifiche si assodano «provando e riprovando», diceva Galileo: ma in questo caso non ci sono elementi né per approvare, né per disapprovare, si deve semplicemente credere, come si crede ad un articolo di fede. E allora proviamo a credere che i dati siano così clamorosamente a favore della presenza della Battaglia di Anghiari: in quel caso Maurizio Seracini e Matteo Renzi avrebbero avuto tutto l’interesse a far ripetere gli esperimenti all’Opificio. Perché, allora, non l’hanno fatto?
È sulla base di questi dati ‘a prova di bomba’ che Renzi chiede al ministro Ornaghi (il ‘ministro della Cultura’ come lo chiama lui, alla Veltroni) di fare della ricerca della Battaglia di Anghiari «una delle più grandi e cruciali questioni della politica culturale di questo Paese». In questi toni sobri e misurati è finalmente possibile leggere un progetto per la crescita culturale del Paese: il Grande Fratello della storia dell’arte.
Ma, attenzione: dalla fiction si potrebbe passare alla realtà più cruda. Il sindaco dichiara alla Reuters di sperare che la tecnologia permetta di ammirare contemporaneamente Leonardo e Vasari, ma che, dovendo scegliere, sceglierebbe Leonardo. Vuoi vedere che nel laboratorio di Pontedera si è svolto il primo esperimento di eugenetica della storia dell’arte?

Sottoattraversamento TAV i rischi per il patrimonio monumentale e architettonico di Firenze

Fonte: Il nuovo Corriere di Firenze 01-03-2012

Mariarita Signorini Membro della Giunta nazionale di Italia Nostra

Italia Nostra e il Comitato contro il sottoattraversamento Tav, in una recente lettera aperta alla Soprintendente per i Beni Architettonici di Firenze Alessandra Marino, ha denunciato rischi e criticità insite nel progetto dei due tunnel di 8 km sotto la città patrimonio dell’Unesco, danni che potrebbero verificarsi a centinaia di edifici, dunque a migliaia di appartamenti, ma anche a monumenti insigni come la Fortezza da Basso: uno dei più importanti esempi di architettura militare del XVI sec. Qui, proprio sotto la parte prospiciente su viale Strozzi, i tunnel faranno una pericolosa curva, e qui sono già previsti lavori di consolidamento del sottosuolo con iniezioni di cemento, nell’intento di evitare danni al monumento. All’interno della Fortezza, sopra le gallerie progettate, c’è il laboratorio di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, un loft di 140 metri per 120; i pozzi che saranno cementati svolgono la fondamentale funzione di alimentare il complesso sistema di microclimatizzazione e di depurazione dell’aria degli ambienti, dove sono attualmente in restauro, opere come l’Adorazione dei Magi di Leonardo (dagli Uffizi), un’enorme croce giottesca, l’Ultima Cena del Vasari (32 m quadrati) già molto compromessa dall’alluvione del ’66 e un grande ciclo di affreschi staccati di Paolo Uccello, opere che potrebbero subire danni anche per brusche variazioni d’umidità o di temperatura.
Anche l’arco dei Lorena e la porta San Gallo in piazza Libertà si trovano proprio sulla verticale dei tunnel e non ci sono notizie di precauzioni per la messa in sicurezza di questi manufatti. La cosa inquietante è che alla nostra lettera, pubblicata per intero, abbia risposto la Soprintendente al Polo Museale Acidini, ad interim Direttrice dell’Opificio, confermando le nostre preoccupazioni: “vorremmo poter analizzare fatti concreti,studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto” questo per quanto riguarda i tecnici di Ferrovie, ma neppure il Comune già interpellato ha dato risposte, né studi, né materiali conoscitivi. Dunque c’è stata una sola risposta evasiva, tutt’altro che rassicurante, e relativa al solo centro di restauro, ma nessun cenno per il monumento che lo contiene, neppure una parola riguardo agli altri Beni a rischio. Nessuno sa niente e la Soprintendenza tace.
E già abbiamo denunciato il disastro compiuto in zona Macelli e dell’adiacente mercato del bestiame, un importante complesso di architettura industriale dell’800, progettato dal Poggi, sprezzantemente demolito a partire dal 2010, senza progettazioni idonee, se non quelle per posizionare i cantiere per la TAV, nel silenzio assordante dell’organo di tutela; è tuttora da chiarire con quale elaborazione, discussione e procedura, dato che il Consiglio Comunale di Firenze non è stato coinvolto in tale grave decisione che ha riguardato la maggior parte del Parco con alberature di alto fusto e quasi tutti gli edifici. Se n’è evitato la demolizione completa solo per aver risparmiato alcuni scampoli, come la Palazzina della Direzione, che ormai è isolata da un contesto unitario e complessivo che, di fatto, non esiste più, sostituito da un deposito di terra di scavo. Analoga sorte incombe sul Mercato del Bestiame senza che alcuno abbia osato far presente il grande valore documentario e architettonico sia del Palazzo incompiuto che dei complessi delle stalle.

Opificio, l’allarme di Ciatti “A rischio entro cinque anni”

Fonte: La Repubblica – Firenze

Il sovrintendente in commissione cultura del consiglio regionale: “Potrebbero venire meno alcune delle più antiche tradizioni di restauro”. Il presidente Danti (Pd):
“Imminente visita per decidere iniziative mirate”

“Entro cinque anni c’è il rischio che venga meno la trasmissione di alcune delle più antiche tradizioni di restauro dell’Opificio delle Pietre dure”. A lanciare l’allarme è il sovrintendente dell’istituto, Marco Ciatti, durante una lunga audizione in commissione cultura del consiglio regionale.
L’istituto, che lavora per le sovrintendenze di tutta Italia ma che porta avanti anche attività di ricerca e di didattica – la scuola di alta formazione per restauratori è una delle due del Mibac – ha “fortissime capacità operative per le quali gode di ampi riconoscimenti internazionali”, ha ricordato il direttore. Il problema è però il futuro, e in particolare “il rischio che vada disperso, con i programmi di pensionamento, il personale che ricopre ruoli tecnici, i restauratori”. Il blocco del turn over previsto in tutto il settore pubblico rende quasi impossibile, infatti, affiancare giovani restauratori accanto ai “maestri” entrati per lo più dopo l’alluvione di Firenze, depositari delle tecniche di scuola della cinquecentesca manifattura medicea, poi affiancata dal laboratorio di restauro voluto da Ugo Procacci nel 1932.
Il presidente della commissione Nicola Danti (Pd), ha annunciato che dopo l’imminente visita all’Opificio, sollecitata dallo stesso Ciatti, l’organo valuterà “decisioni e iniziative operative”, oltre alle  sollecitazioni alla giunta regionale per ulteriori interventi presso il ministero già condivise da tutto il consiglio con una mozione approvata in occasione della legge Finanziaria regionale. “Sia il presidente Rossi che l’assessore Scaletti hanno fatto egregiamente il loro dovere – ha commentato Danti – tuttavia possiamo considerare di intervenire su aspetti diretti, come ad esempio sulla formazione, rispetto alla quale la Regione ha competenze specifiche”.
Secondo Mauro Romanelli (Fed.Sin-Verdi), che con Daniela Lastri (Pd) ha richiesto l’audizione di Ciatti, la Regione può giocare la sua parte sollevando “con grande energia un grido di allarme rivolto al ministero”, per sollecitare “una deroga o un intervento immediato”. Da Marco Carraresi (Udc), che non fa parte della commissione cultura ma che è stato il primo firmatario della mozione sull’Opificio, la volontà di “affiancare l’attività dello Stato: uno dei 4 magazzini dell’Opificio ha sede alla Fortezza e dovrà essere smantellato per fare posto all’attività del Polo fieristico; ma sulla Fortezza la Regione ha certamente voce in capitolo”. Ancora: “C’è la possibilità intanto di affiancare giovani ai restauratori più anziani grazie a stages o tirocini, in attesa di tempi migliori; la Regione potrebbe intervenire in piccola parte con finanziamenti propri”.
Daniela Lastri (Pd) ha anche proposto di dedicare un’apposita Giornata di Palazzo Aperto all’Opificio, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere dal vivo l’attività di restauro e organizzando un’apposita conferenza “su un patrimonio unico al mondo”.

Allarme Tav per l’Opificio. Acidini: aspetto chiarezza

Fonte: Corriere Fiorentino – 3 febbraio 2012
Di: Edoardo Semmola 

L’Opificio vuole sapere: c’è o non c’è un rischio Tav? «Vorremmo poter analizzare fatti concreti, studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto». E una risposta anti allarmistica quella di Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino e di nuovo, ad interim, a capo dell’Opificio delle Pietre Dure. Il dubbio c’è. L’allarme lo lancia Italia Nostra, che in una lettera aperta alla soprintendente Alessandra Marino fa notare quanto l’estrema vicinanza tra il tunnel Tav e dell’Opificio alla Fortezza possa mettere in pericolo il laboratorio di restauro: «Se con le vibrazioni prodotte dai lavori corre un grave rischio il David di Michelangelo, come paventato dall’architetto De Simone, che si trova a circa 400 metri dal tunnel — è la tesi di Signorini, restauratrice agli Uffizi — figurarsi quanto dovrebbero temere i capolavori custoditi nel laboratorio dell’Opificio, che si trova proprio sopra al tunnel stesso». E ancora: «In un periodo in cui il patrimonio culturale del nostro Paese sta letteralmente cadendo a pezzi — scrive ancora Signorini —constatare che si sprechino miliardi per scavare una voragine sotto Firenze, ci indigna». I tesori dell’Opificio sono custoditi in un loft di 140 metri per 120 in un’ala della Fortezza da Basso, sotto due bastioni e sopra il tunnel. Già a fine 2011 l’architetto De Simone aveva palesato il problema. Da allora, fa sapere Acidini, si sono tenuti «molti contatti con la direzione regionale attraverso i tecnici dell’Opificio» e ancora si cerca, anzi si aspetta, «di avere elementi di conoscenza più approfonditi». Intanto si è mossa «segnalando al Comune la necessità di avere materiali conoscitivi: Palazzo Vecchio è in contatto con i tecnici di Ferrovie e con i nostri, adesso aspettiamo risposte». Fatto sta che il laboratorio ha caratteristiche di delicatezza uniche al mondo. I suoi capolavori come l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la croce di Giotto, i 33 metri quadri dell’Ultima Cena del Vasari, e altre inestimabili opere in attesa di restauro, sono conservati in un ambiente protetto con un microclima controllato, umidità e depurazione dell’aria calcolati alla perfezione, contro il deterioramento dei materiali. La Tav passerà a pochi metri di distanza da quel microcosmo di delicata tecnologia e meticolosa cura. Senza considerare che il laboratorio di restauro si serve anche di due pozzi sotterranei le cui acque sono necessarie agli impianti e che corrono il rischio di essere messi fuori gioco dalle iniezioni di cemento.

Sottoattraversamento Av di Firenze: lettera dei comitati e di Italia Nostra al direttore de La Nazione

Lettera al Direttore del Quotidiano La Nazione, Mauro Tedeschini pubblicata
quasi integralmente sulla Nazione del 22 dicembre 2011

Gentile direttore,
abbiamo letto che l’AD di FS Moretti ha scritto a lei per tranquillizzare i fiorentini sulle sorti del David di Michelangelo, che non avrebbe nulla da temere dai lavori dei tunnel TAV che s’intende costruire. In realtà non temiamo per la statua simbolo di Firenze, mentre siamo molto preoccupati per i tanti, troppi, rischi che la nostra città correrebbe ma che Moretti tace accuratamente. Ne elenchiamo solo alcuni.
A Firenze si è scelto un progetto molto più invasivo che a Bologna, dove i binari corrono soprattutto sotto le linee ferroviarie di superficie; nella nostra città le gallerie sono soprattutto sotto gli edifici. Le ricordiamo che a Bologna i danni non sono stati lievi e dove i lavori si sono svolti nelle vicinanze d’immobili sono stati evacuati interi stabili, ed è dovuta intervenire la Magistratura anche per poter realizzare interventi di consolidamento; un anno fa c’è stato il collasso di una galleria, che per fortuna non aveva edifici sovrastanti.
Nel “passante” fiorentino non esiste terzietà in nessuna parte del progetto: Nodavia, impresa controllata da Coopsette, la vincitrice della gara, è lo stesso soggetto che ha realizzato il progetto e che ne dovrebbe garantire la realizzazione; anche nei monitoraggi ambientali tutto è delegato a imprese incaricate dal General Contractor (ARPAT e Osservatorio Ambientale riceveranno i dati senza poterli verificare).
Non è stato tenuto conto della grande eterogeneità del sottosuolo fiorentino e del suo assetto idrogeologico: l’aspetto più evidente è l’impatto sulla falda sotterranea che si avrà nella zona dei Macelli e a Campo di Marte; anche le raccomandazioni dell’Osservatorio Ambientale di realizzare pozzi drenanti sono rimaste inascoltate; ma cosa“osserva’’ l’Osservatorio?
Un altro rischio assolutamente sottostimato è quello che si avrà per i cedimenti in superficie fino a 150 metri dall’asse delle gallerie. Non si è considerato che i cedimenti in superficie saranno ingigantiti in corrispondenza delle curve dei tunnel. Non si è tenuto conto che scavare i due tunnel con una fresa sola produrrà cedimenti in superficie molto maggiori che non scavando con due frese che lavorano in tandem come a Bologna. Questo sarà un bel risparmio per Nodavia, non per Firenze.
Si tace sul fatto che sopra le gallerie si trovano molti edifici d’importanza artistica e storica: come l’Arco dei Lorena e la Porta San Gallo in piazza Libertà, la Fortezza da Basso che ospita, tra l’altro, il laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure, dove opere d’inestimabile valore sono ricoverate per restauro da tutto il territorio toscano e per periodi che superano la decina d’anni.
Non si ricorda che per un manufatto delle dimensioni della stazione ai Macelli non si è fatta la VIA (valutazione di impatto ambientale)!
Non sono state rispettate le norme antisismiche nella progettazione della stazione stessa, come riconosciuto dall’Ufficio del Genio Civile di Firenze.
Non è stato risolto il problema dello smaltimento delle terre di scavo prodotte dalla talpa che sono rifiuti speciali e che invece si è progettato di smaltire come terre non contaminate.
Se poi l’AD delle ferrovie pensa di tranquillizzare i Fiorentini con l’esempio del “passante” di Torino è un errore marchiano: i cantieri di quell’opera sono attivi dagli anni ’80 e immaginare Firenze in preda ai cantieri TAV per 20 o 30 anni è una follia!
Caro direttore le facciamo notare che le condizioni disastrose del traffico locale toscano sono tali perché le risorse finanziarie che lo Stato fornisce a FS sono destinate a progetti faraonici come il sottoattraversamento di Firenze. Se poi qualcuno sostiene che la realizzazione della linea interrata libererà binari di superficie per i pendolari facciamo notare che la realizzazione della linea AV per Bologna e dello “scavalco” di Castello avranno ‘forse’ liberato i binari, ma i treni odierni per Prato non sono assolutamente aumentati, per Bologna un treno regionale impiega due ore ed è necessario cambiare a Prato; dieci anni fa c’erano treni diretti più rapidi che costavano molto meno; abbiamo in Italia la tariffa TAV di 2 classe più cara d’Europa.
Gentile direttore a noi pare che Moretti abbia trasformato le FS in una agenzia di appalti, mentre intere parti di Italia sono tagliate fuori dal trasporto pubblico.

Mariarita Signorini – Italia Nostra
Paolo Celebre – Comitati Cittadini area Fiorentina
Tiziano Cardosi – Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze

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