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Conferenza stampa: “Eolico a Tuscania e Orvieto”

Tredici associazioni con i Sindaci chiedono al Mibact e alle Regioni Lazio e Umbria di impedire la realizzazione degli impianti eolici intorno alla Chiesa di San Pietro a Tuscania e al Duomo di Orvieto.

 

A Tuscania e a Orvieto è imminente il rischio che si realizzino due progetti di impianti eolici inaccettabili perché troppo invasivi e collocati nel posto sbagliato. I progetti eolici che impegneranno le prospettive intorno alla chiesa di san Pietro a Tuscania e il Duomo di Orvieto minacciano di stravolgere paesaggi pregiati, alterandone fortemente la percezione sociale e compromettendone la bellezza e il paesaggio che le circonda. Le due chiese sono capolavori identitari della storia e della cultura del nostro Paese. Tra le conseguenze inevitabili, ci sarebbe anche il prevedibile e irreparabile danno che l’alterazione del paesaggio comporterebbe all’attrattività culturale e turistica delle due aree che in essa hanno avuto sinora un importantissimo fattore di sviluppo economico. Troppi e troppo gravi sono le conseguenze negative di questi progetti perché il Mibact e le Regioni Lazio e Umbria, e tutti coloro che hanno a cuore le meraviglie del territorio italiano, non facciano quanto necessario per annullarne la realizzazione. A Tuscania e a Orvieto non è in discussione il tema degli impianti eolici in quanto tali, bensì un grave esempio di mancata armonizzazione tra le tutele che derivano dagli articoli 9 e 32 della Costituzione. I casi di Tuscania e Orvieto rimandano senz’altro alla necessità di una più ampia riflessione sulla normativa di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio italiano, troppo spesso disattesa. Esiste tuttavia un’emergenza qui e ora, un rischio concreto e imminente corso da due dei luoghi più belli d’Italia, che va affrontato e risolto con urgenza anche in nome della Costituzione italiana, della Convenzione Europea del Paesaggio e dell’importanza che il paesaggio storico-artistico riveste nella dimensione identitaria di territori e comunità umane, riprendendo anche quanto richiamato dal sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni.  Le associazioni firmatarie, pur nella diversità delle posizioni sul tema delle energie rinnovabili, chiedono con forza che questi due progetti vengano bloccati. Sono progetti inopportuni, comunque li si voglia considerare, privi di rispetto per le radici della nostra cultura e della nostra storia.  Va ribadito chiaramente che l’unione delle associazioni su questo tema specifico non equivale a un cedimento dell’una o dell’altra parte riguardo alle valutazioni generali sul rapporto tra l’eolico industriale e i valori del paesaggio identitario. Questo è il forte appello congiunto che viene lanciato al Mibact e alle Regioni Lazio e Umbria perché adottino gli strumenti necessari per impedire senza altro indugio i progetti eolici di Tuscania e Orvieto, salvando l’identità di questi splendidi luoghi. Chiediamo che finalmente il Paese si doti di strumenti normativi certi per regolare il rapporto tra impianti per le energie rinnovabili e il territorio, in modo che le vicende di Tuscania e Orvieto siano l’occasione per trovare finalmente l’auspicabile e giusta conciliazione tra le preziose esigenze del paesaggio e della biodiversità e le preoccupazioni altrettanto legittime riguardanti la questione climatica.  Le associazioni Amici della Terra, AssoTuscania, CTS, Comitato per la Bellezza, FAI, Italia Nostra, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness, Pro-Natura,Forum Salviamo il Paesaggio, Touring Club Italiano, WWF.

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La centrale eolica bel posto sbagliato

Fonte: Il Corriere della Sera, 02/04/2014
Di: Gian Antonio Stella

Assurdo mettere 18 pale gigantesche in cima al monte Peglia
La centrale eolica nel posto sbagliato

«Il sogno segreto / dei corvi di Orvieto / è mettere a morte / i corvi di Orte», scrisse irridente il grande Toti Scialoja. Il sogno mica tanto segreto di altri corvi, di razza eolica, sarebbe invece quello di piantare 18 gigantesche pale alte poco meno del grattacielo Pirelli, in cima al monte Peglia. Diciotto bestioni che, come mostra un agghiacciante fotomontaggio, farebbero da sfondo alla stupenda cittadina umbra e al suo straordinario Duomo, uno dei capolavori dell?architettura gotica italiana. Direte: ma sono matti? Ingordi senz?altro, a leggere la ricostruzione contro il progetto messo a punto dagli ambientalisti, tutti schieratissimi, dalla Associazione Amici della Terra a Italia Nostra, dal Wwf alla Rete di Salvaguardia del Territorio. Secondo il Comitato Tutela Monte Peglia San Venanzo?Parrano, appoggiato anche da dieci sindaci dell?area, compreso quello di Orvieto Toni Concina («Devono passare sul mio cadavere»), il progetto, presentato da una piccola srl, di Napoli, la Innova Wind, «con un capitale depositato in banca di 10 mila euro» costerebbe un milione e mezzo a pala e frutterebbe ai costruttori, smaltito l?investimento iniziale, larghi margini di guadagno a dispetto di un territorio particolarmente bello e delicato.Come ricorda il Gruppo d?intervento giuridico, che contro la spropositata palizzata eolica ha presentato con Mountain Wilderness e altre realtà associazionistiche un ricorso amministrativo girato anche alla magistratura, «il Monte Peglia è una delle parti pregiate del paesaggio dell?Umbria, a due passi da Orvieto e sovrastante la valle del Tevere». Di più: «Ricco di boschi e di fauna di particolare interesse, è tutelato con vincolo paesaggistico» ed ha insomma un valore anche culturale e turistico. Per questo la sola ipotesi di costruire lassù una centrale eolica in località Poggio della Cavallaccia con «8 aerogeneratori da 2,3 Mw ciascuno» e un?altra centrale eolica «in località La Montagna con 10 aerogeneratori da 2,3 Mw ciascuno» per «una potenza complessiva 23 Mw» sarebbe insensata. Non si tratterebbe solo delle pale alte 108 metri l?una, infatti, ma di tutto quello che queste comportano: «Per ambedue le centrali sono previste fondazioni, strade di accesso, e opere di connessione alla rete elettrica nazionale» e poi «cavidotti interrati, cabine di smistamento, stazione di trasformazione» e un «elettrodotto aereo ad alta tensione». E sempre lì torniamo: evviva le energie alternative, ma c?è modo e modo e c?è luogo e luogo. Soprattutto in un Paese ricco di testimonianze storiche e artistiche come l?Italia. Possibile che chi progetta questi impianti non si ponga quasi mai il problema di «dove» vengono piazzati? La stessa idea balzana era venuta alla società che voleva piazzare una palizzata sulla cresta delle colline che dominano la valle di Sepino, in Umbria. Il sovrintendente che diede l?iniziale via libera, processato per danno erariale, se l?è cavata con la prescrizione?

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