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Senza incentivi l’eolico non si fa. Come volevasi dimostrare

Fonte: Parma Quotidiano

Nuovi ostacoli all’eolico sul Cento Croci

Bersaglio di cento battaglie ambientaliste, il progetto delle nuove pale eoliche sul passo Cento Croci pareva inevitabilmente destinato alla realizzazione, dopo che il Consiglio di Stato, a fine 2013, aveva respinto tutti i ricorsi e confermato le autorizzazioni. Invece nuovi ostacoli si parano all’impianto: la stessa impresa che vorrebbe costruire le pale sul crinale dell’Appennino parmense ci sta ripensando. Le pale ancora non ci sono e la Fri El Albareto srl non le innalzerà finché lo Stato non riconoscerà incentivi: l’impresa ha ammesso che questa struttura per produrre energia è redditizia solo se porta contributi pubblici.
L’impianto eolico del passo Cento Croci, Macchia Peraglia e monte Scassella, fra Comuni di Albareto e Tornolo, è stato autorizzato già più di due anni fa. Prevede 2 pale alte 131 metri ad ovest del passo (85 metri il palo, 46 la pala). Ma i permessi erano stati contestati dalle comunità locali e da associazioni verdi. Prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, i permessi sono stati alla fine tutti confermati. la Fri El, impresa di Bolzano che a Parma lavora con la Oppimitti, avreebbe potuto installare il suo eolico sul Cento Croci già dall’inizio di febbraio di quest’anno. Invece tutto è rimasto fermo.
Qual è il problema? E’ cambiato il sistema di incentivazione della produzione di energia dal vento e adesso per avere conributi pubblici, la Fri El deve vincere un’asta pubblica al ribasso, quelle fatte periodicamente da un’agenzia statale per assegnare le quote contingentate di energia alternativa incentivata. L’impianto in questione attende i risultati dell’asta della scorsa primavera, che assegna gli incentivi 2015, ma per ora “la Società non è in grado di sapere se il Parco Eolico avrà accesso al sistema di incentivazione. Se i contributi non arrivano, le pale non si faranno.
La Provincia di Parma, impegnata anche ad autorizzare il cavidotto che dovrebbe portare la corrente elettrica dal Cento Croci a valle, su richiesta della Fri El ha allora prorogato i termini per l’inizio dei lavori. Fri El ha tempo fino a inizio febbraio prossimo per decidere se proseguire nel piano o abbandonare l’Appennino parmense.

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Studi sulle collisioni degli uccelli con le turbine eoliche

Fonte: Committee Against Bird Slaughter (CABS)

Le pale eoliche costituiscono un concreto pericolo per gli uccelli per diverse ragioni: impiantate in spazi naturali, spesso lungo i crinali collinari e montuosi, lungo la costa o addirittura in mezzo al mare, queste strutture vanno ad occupare con le loro pale rotanti lo spazio aereo che da sempre avvoltoi, aquile, nibbi, gabbiani, gru, anatre e cicogne hanno utilizzato per veleggiare. Il vento è da sempre una risorsa per gli uccelli, che hanno imparato a sfruttarlo laddove è più potente. Lo stesso lo fanno le pale eoliche.
Se uno osserva da lontano il movimento delle pale erroneamente penserebbe che è impossibile per un uccello rimanere colpito, eppure lontano dal rotore la velocità della pala è di 150-300km/h e questa si abbatte come una scure su qualsiasi corpo che incontri: dal rondone all’airone.
Ormai è diventato inutile comporre una lista di specie rinvenute uccise sotto le pale eoliche: vi sono tutti gli uccelli d’Europa, con una partecipazione più abbondante di rapaci diurni (avvoltoi, aquile, nibbi, falchetti), pipistrelli, rondini e rondoni. In Germania in una tabella pubblicata dal Ministero dell’ambiente sugli esemplari rinvenuti morti sotto le turbine figurano al primo posto il nibbio reale, seguito da poiana, aquila di mare, gheppio, gabbiano comune, allodola e rondone.
Ciononostante è difficile arrivare ad una stima totale della mortalità causata dalle pale eoliche per tre ragioni:

  1. La mortalità in ogni impianto eolico dipende da diversi fattori ambientali: presenza o meno di nebbia e qualità della visibilità durante l’anno e quantità di uccelli presenti nella zona. Addirittura dipende dal periodo in cui sono presenti gli individui. Ad esempio gli esemplari svernanti (che quindi non conoscono l’area) sono più a rischio degli esemplari presenti tutto l’anno che hanno imparato a stare lontani dalle turbine.
  2. Sebbene si riesca più o meno a reperire in tempo i cadaveri dei grandi uccelli uccisi (non a caso si hanno fondamentalmente ritrovamenti di grossi uccelli), è quasi impossibile valutare la mortalità dei piccoli uccelli, che vengono mangiati da ratti, gatti e scompaiono rapidamente. I migratori notturni vengono fatti scomparire quasi immediatamente dagli animali spazzini.
  3. Vi è un atteggiamento molto poco trasparente da parte degli imprenditori dell’eolico (e quindi dei loro dipendenti in loco) e delle autorità che cercano di nascondere le prove delle avvenute collisioni. La storia dell’eolico è fittamente punteggiata di dossier resi inaccessibili (quello di Lekuona nel 2001), calcoli manomessi (mortalità delle aquile reali nell’impianto di Altamont Pass, a Gibilterra), lavoratori sorpresi a sotterrare cadaveri di uccelli per falsificare gli studi… Vi è uno sforzo costante di nascondere le informazioni relative alla mortalitá degli uccelli nei parchi eolici, che fa sospettare che il problema sia sottostimato.

Ripercorriamo ora qui alcuni dei casi più importanti di cui si ha conoscenza relativi alla mortalità degli uccelli nei cosiddetti “parchi eolici”:
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2 novembre camminata contro le pale sul Monte Gazzaro

Sabato 2 Novembre alle 10
al muraglione del Passo della Futa, sulla strada statale 65.
Camminata fino alla cima del Monte Gazzaro per dire NO alla realizzazione sul crinale all’impianto eolico di 6 pale alte 100 metri.
Al punto di partenza sarà possibile firmare un appello per la tutela del crinale. 

Comunicato stampa
Italia Nostra Firenze
Comitato Monte Gazzaro – No eolico selvaggio

Contro le pale sul Gazzaro
CAMMINATA DAL PASSO DELLA FUTA ALLE CIMA DEL MONTE GAZZARO PER DIFENDERE UNO DEI CRINALI PIÙ BELLI D’ITALIA

Promossa dal “Comitato Monte Gazzaro – no eolico selvaggio” affiancato da ITALIA NOSTRA FIRENZE, sarà l’occasione anche per iniziare la raccolta delle firme su un appello “a tutti coloro che hanno responsabilità politiche o di altro genere connesse alla realizzazione dell’opera”. L’appuntamento è sabato 2 Novembre alle ore 10 di mattina di fronte al Muraglione del Passo della Futa, sulla strada statale 65. In programma c’è una camminata fino alla cima del Gazzaro per dire NO alla realizzazione su quel bellissimo crinale di un impianto eolico di 6 pale alte circa 100 metri. Al punto di partenza sarà possibile firmare un appello per la tutela del crinale. I partecipanti che intendono partecipare alla camminata, muniti di pranzo al sacco e di abbigliamento adeguato, raggiungeranno la località Apparita da cui parte il sentiero per il Gazzaro che sarà trasformato in strada di cantiere e di servizio per l’impianto, conu taglio di alberi che, complessivamente, riguarderà 45.416 m quadrati.
Il ritorno alla Futa è previsto per le ore 15 e i camminatori saranno accolti da bruciate e vino nuovo.
Alla partenza, durante il percorso e al rientro si ascolteranno canzoni (tra cui una scritta appositamente per l’occasione) e brani letti da attori professionisti e dilettanti.
Saranno presenti al presidio dei rappresentanti del Comitato NoTav Spinta dal Bass – Vis Rabbia (Val di Susa) in tour in Toscana per la promozione della pubblicazione del loro lavoro “Nemico Pubblico, pecorelle, lupi e sciacalli”.

Questo è il testo dell’appello per la raccolta delle firme:
“Non si permetta lo scempio in progetto sul Monte Gazzaro, ossia l’installazione di sei pale eoliche dell’altezza di 95 metri. 
L’ opera, di nessun beneficio per la popolazione, di danno per il patrimonio boschivo e per la fauna, di forte impatto paesag¬gistico e naturalistico, genera utile solo per l’azienda privata e non mugellana che lo propone.
Nessuna ricaduta occupazionale, nessuno sconto in bolletta.
Noi, cittadini/e, che viviamo su queste montagne o che sem¬plicemente le amiamo pur abitando altrove, chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità politiche o di altro ge¬nere connesse alla realizzazione dell’opera di approfondire le valutazioni sul progetto, in particolare sull’effettivo bilancio ecologico che l’opera avrebbe e di rivedere il loro giudizio, salvando la natura e la storia delle nostre montagne.”

Eolico, Verdi all’attacco: “Crocetta ha cambiato idea?”

Fonte: Live Sicilia

“Pensare di costruire nuove pale nei territori già violati sarebbe come se si volessero impiantare nuove industrie nei già martoriati siti di Milazzo, Gela e Siracusa”, dice Giuseppe Patti dei Verdi

Anche i Verdi intervengono nel dibattito sull’eolico e sui nuovi impianti che la Regione potrebbe autorizzare. “Da qualche giorno è tornato ad aleggiare sulla Sicilia il fantasma dei ‘parchi eolici’ – si legge in una nota dei Verdi -. L’altro ieri l’assessore regionale, Nicolò Marino della giunta Crocetta, ha dichiarato alla stampa la necessità di ‘esaminare le domande degli imprenditori per evitare condanne del Tar’ e la possibilità di predisporre ‘un atto di giunta che indicherà le aree in cui si possono realizzare impianti facendole coincidere con quelle dove ci sono già le pale eoliche’. Affermazioni che hanno fatto sobbalzare i Verdi Sicilia i quali guardavano ai parchi eolici come ad un capitolo chiuso nella battaglia a tutela dell’ambiente”.
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Fermiamo il megaimpianto eolico sul Monte Mutria

Qualche tempo fa la Regione Campania ha approvato l’installazione di ben 17 pale eoliche industriali GIGANTI in un SIC (Pendici Meridionali del Monte Mutria, codice sito IT8020009) confinante con il Parco Naturale del Matese, nel comune di San Lupo.
Si tratta di un’area di incredibile bellezza e prorompente naturalità. Costruire un megaimpianto industriale eolico in quest’area è un crimine contro la natura che deve trovare la totale opposizione di tutti gli italiani e di tutte le associazioni che difendono la natura ed il paesaggio.

Colfiorito: parco eolico o mantenimento del verde?

Drammatica e gravissima notizia dall’Umbria e dalle Marche. Ben 17 torri eoliche nel parco naturale di Colfiorito. Si tratterebbe di un gravissimo attentato, anche alla nostra Costituzione direi.
Urge verifica della notizia e predisposizione di una fermissima protesta da parte di tutti i veri ecologisti e amanti dei parchi naturali.

Fonte: Perugia Today

Continua il perenne scontro tra chi vuole il parco eolico e tra coloro che ritengono l’opera un vero e proprio scempio, in una delle zone più verdi a cavallo tra Umbria e Marche. Costituito Parco Regionale nel 1995 dalla Regione Umbria, quello di Colfiorito è inserito nella Convenzione Ramsar per l’importanza internazionale, grazie a molti aspetti naturalistici ed è individuato come Zona di Protezione Speciale (ZPS) dalla Comunità europea per l’importanza della comunità di uccelli presente.
La costruzione del parco eolico, che dovrebbe rimanere in piedi per 20 anni, è stata approvata nel maggio 2012 dopo un lunghissimo iter.  Il progetto prevede la costruzione di 17 macchine eoliche, ognuna alta 64 metri con un diametro di 80 metri. Queste, che saranno installate sul versante della Regione Marche, produrranno ogni anno un totale 69.000 MWH, e per la loro costruzione sono stati stanziati ben 55 milioni di euro.
Il primo scontro tra i progettisti dell’opera e la comunità montana è stato quello riguardante l’impatto visivo che le strutture eoliche comporteranno. Il rischio di deturpare il paesaggio degli altipiani di Colfiorito è realmente elevato. Sono tantissimi i punti del parco Regionale più piccolo dell’Umbria a essere soggetti a vincoli paesaggistici, dai quali comunque la presenza delle alti torri non potrà passare inosservata. Le richieste della comunità montana di rendere le pale eoliche invisibili dai punti di maggiore interesse del parco non sono state applicate in sede di progettazione.
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