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Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’

Comunicato stampa di Italia Nostra Toscana
Di: Michele Scola, Presidente della Sezione di Grosseto, vice Presidente di Italia Nostra Toscana

Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’
Il progetto di centrali a biogas deve essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione d’interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dall’esclusiva valenza patrimoniale”.

Italia Nostra aveva organizzato un partecipatissimo convegno ad Alberese la scorsa estate per denunciare il progetto!

Tranne rare eccezioni, peraltro presenti e ben visibili anche in Maremma, le speculazioni selvagge a danno dell’ambiente hanno sovente acquisito caratteri più sfuggenti e insidiosi, hanno colpito nei settori apparentemente più rassicuranti, per esempio nel campo delle energie cosiddette verdi. Un tipico esempio sono le centrali a biomasse e a biogas, che a sentirle descrivere dai loro sostenitori sembrerebbero il non plus ultra delle energie pulite e alternative, dei risparmi energetici, dell’eliminazione dei rifiuti, nella lotta all’inquinamento atmosferico, nella difesa della salute umana, e così via favoleggiando, Non credetegli…da quei camini non esce, come vorrebbero farvi credere, aria di alta montagna, E’ impossibile bruciare materiali infiammabili di qualunque genere senza produrre residui volatili in grado di propagarsi nell’aria circostante, nel terreno e nell’acqua e l’efficacia del filtraggio dei fumi è sempre relativa, le polveri sottili riescono sempre, anche in minima parte, a inquinare l’aria circostante. Salvo gravi incidenti, che pure sono sempre possibili, è molto improbabile che l’inquinamento sul breve periodo sia realmente dannoso, Si fissano dei parametri di sicurezza per i diversi veleni presenti nelle polveri sottili immesse nell’ambiente, ma nessuno può calcolare l’effetto prodotto sulla salute umana dall’accumulo nel tempo, giorno per giorno, dei residui prodotti da questi impianti.
C’è poi, nel nostro Paese, un problema di carattere politico-culturale: chi si può più fidare dell’efficacia e dell’affidabilità, che devono essere assolute, dei controlli effettuati dalle nostre istituzioni pubbliche? Hanno dimostrato, in molti, in troppi casi, di essere “permeabili”, di rilasciare nulla osta e concessioni con eccessiva facilità, di essere sorde nei confronti delle proteste della gente. L’affarismo serpeggia e si nasconde fra le scartoffie burocratiche con estrema facilità, di questi tempi bui.
Un’altra temibile insidia che si cela in queste centrali brucia-tutto ormai capillarmente diffuse è la loro capacità di smaltire di tutto, e la loro dimensione limitata, che ne rende possibile la gestione da parte di piccoli o medi imprenditori agricoli.
E infatti, come si poteva prevedere, questi impianti, che, utilizzati in modo serio e nei luoghi adatti, potrebbero essere utili, qui da noi sono una minaccia per la salute pubblica e non si tratta certo di pregiudizi. Viviamo, come si diceva, in un Paese dove è arduo avere fiducia nelle istituzioni pubbliche. Vi immaginate che fiducia potremmo avere negli speculatori privati? Come potremmo essere garantiti che impianti simili non siano utilizzati per la combustione di materiali pericolosi? E che dire delle mafie e delle camorre, che da tempo hanno messo le mani nel business dei rifiuti?
Ma in questi giorni, occorre dirlo, proprio dalle istituzioni pubbliche, per la precisione dal Tar della Toscana, cioè dal Tribunale Amministrativo Regionale, è arrivata a tutti noi una boccata di aria fresca.
Uno stravagante imprenditore, infatti, proprietario di un’azienda agricola all’interno del Parco della Maremma, aveva avuto tempo fa l’idea di organizzare un impianto a biomasse alimentato da “liquami zootecnici e biomasse vegetali” il tutto nel bel mezzo di un meraviglioso territorio protetto.
Ma benedetto uomo, verrebbe voglia di dirgli, possiedi un’azienda agricola in un paradiso naturale, oltre che turistico, e non ti viene in mente niente di meglio che produrre, favorito dalla fama e dalla bellezza del luogo dove lavori, qualche impagabile specialità alimentare che Farinetti, il mago di Eataly, ti potrebbe poi vendere in tutto il mondo? Non ti va di affaticarti, immagino., Molto più conveniente bruciare milioni di metri cubi di gas puzzolenti e vendere elettricità a prezzi che solo i contributi pubblici permettono di incassare. E ai turisti che da tutto il mondo vorrebbero venire a visitare quell’ultimo angolo di paradiso, gli facciamo annusare le tue travolgenti puzze? Bravo!
Ma dal Tar della Toscana, per una volta, il linguaggio ufficiale della giustizia amministrativa, solitamente oscuro, si è fatto chiaro come il sole. Ha scritto, infatti il Tar che il progetto della Grande Puzza fra i balsami del Parco doveva essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione di interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dalle esclusiva valenza patrimoniale”. .
Parole sante. Questa volta, signori del Tar, vi meritate un sonoro applauso!

Intervista sul convegno centrali a biogas: nel Parco della Maremma

Pubblichiamo le interviste di Radio Toscana Web sul convegno che si è tenuto ad Alberese il 28 giugno sul tema delle Centrali a biogas: quale futuro per il Parco della Maremma?

Fonte: Radio Toscana Web

Intervista a Maria Rita Signorini, Membro della Giunta Nazionale di Italia Nostra e del Gruppo Energia

Intervista a Michele Corti, Docente di Zootecnia all’Università di Milano, Presidente del Coordinamento Nazionale No biogas no biomasse

Centrali a biogas: quale futuro per il Parco della Maremma?

Italia Nostra
Coordinamento dei Comitati e Associazioni Ambientali della Provincia di Grosseto
promuovono il dibattito
Centrali a biogas: quale futuro per il Parco della Maremma?
Sala Cinema di Alberese (GR), 28 Giugno – ore 16,00

Coordinano:

  • Michele Scola, Presidente di Italia Nostra sezione di Grosseto
  • Daniela Pasini, Vicepresidente Coordinamento dei Comitati e Associazioni Ambientali della Provincia di Grosseto

Introduce Nicola Caracciolo, Presidente Onorario di Italia Nostra Toscana

Interverranno:

  • Antonio Dalle Mura, Presidente del Consiglio Regionale Toscano
  • Dott. Mauro Mocci, Responsabile del Registro Tumori della ASL di RMF MEDICI PER L’AMBIENTE I.S.D.E. ITALIA: “Biogas: I rischi per la salute degli esseri viventi e dell’ambiente”
  • Michele Corti, Docente di Zootecnia all’Università di Milano, Presidente del  Coordinamento Nazionale No biogas no biomasse: “Zootecnia in aree di valore ambientale, paesaggistico e turistico. Cosa c’entra con il Biogas?”
  • Avv. Michele Greco, Foro di Grosseto: “La più recente giurisprudenza costituzionale e amministrativa in materia di impianti a Biogas”

Seguirà dibattito pubblico

Conclusioni: Maria Rita Signorini, Membro della Giunta Nazionale di Italia Nostra e del Gruppo Energia

Sono invitati a partecipare Il Presidente della Provincia di Grosseto, gli Organi Direttivi e Tecnici del Parco della Maremma, i Sindaci dei Comuni di Grosseto, Orbetello e Magliano in Toscana territorialmente interessati al Parco.

Per informazioni rivolgersi a Michele Scola – Cell. 339.5259890 e Daniela Pasini – Cell. 349.1773517

“Salviamo la Maremma dalla Sat”, la protesta in una t-shirt

Fonte: La Nazione
Di: Maria Brigida Langellotti

Comitati contro l’autostrada
Convegno in Provincia su Tirrenica, rifiuti, energia e inquinamento

Autostrada tirrenica, rifiuti, energia e inquinamento. Una riflessione a tutto campo sui quattro principali nodi da sciogliere per il territorio maremmano e spunti di dibattito e approfondimento. Tutela dell’ambiente e legalità sono stati i temi centrali del convegno “Maremma sotto attacco. L’ambiente si difende con la legalità”, l’iniziativa organizzata da Italia Nostra, dopo le due precedenti puntate che si sono svolte nei mesi scorsi. Tanti gli ospiti del convegno, che si è svolto ieri nella sala Pegaso della Provincia dalle 9,30 alle 13,30, che hanno illustrato le loro posizioni in merito ai quattro argomenti.  “Salviamo la Maremma dalla Sat”: questa la scritta sulle magliette indossate, nel corso del convegno che si è svolto ieri mattina a palazzo Aldobrandeschi, da un gruppo di residenti nei territori del Parco della Maremma. Le magliette sono state autofinanziate per dare ancora una volta un segno di protesta tangibile alla realizzazione della Tirrenica. Il dibattito è stato coordinato da Michele Scola, presidente della sezione di Grosseto di Italia Nostra e da Marzia Marzoli del comitato “No autostrada Tarquinia”.
Ad aprire i lavori, Nicola Caracciolo, presidente onorario di Italia Nostra Toscana.“Attraverso questo convegno – ha affermato Nicola Caracciolo – vogliamo ribadire la lotta per salvare la Maremma e per ristabilire dei criteri di onestà nella gestione della cosa pubblica. In questa situazione è facile domandarsi come mai ci sono aziende che non sono del territorio che accettano di lavorare , mentre quasi sempre le imprese locali non lo fanno. Credo – ha sottolineato Caracciolo – che questo sia un dato da considerare con attenzione: senza accusare nessuno c’è, tuttavia, il sospetto di un’immensità di denaro, in Italia, che ha provenienza illegittima e che cerca occasione per riciclarsi. Tutto questo dovrebbe incoraggiare una vigilanza estremamente attenta”. L’editorialista Furio Colombo ha sottolineato l’importanza delle posizioni dei cittadini: “L’elezioni dei sindaci – ha affermato Colombo – sono imminenti in tanti Comuni, per questo dovrebbero sapere cosa pensano i cittadini in merito all’autostrada. I 27 chilometri di strada ci sono, aspettano solo una correzione al posto di un’arteria che spaccherebbe la Maremma in due. Ne sarebbe penalizzato anche il turismo, anche per via della costruzione delle barriere antirumore che deturperebbe il paesaggio. Il danno sarebbe grandissimo, per questo è essenziale la mobilitazione dei cittadini”.
In questi anni – ha commentato Michele Scola – ci  è stato spesso ripetuto che senza autostrada non c’è sviluppo, ma nessuno finora ci ha mostrato un’analisi dei costi e dei benefici per avvalorare questa scelta. Noi di Italia Nostra, invece, pensiamo che per una provincia non avere un’autostrada è una fortuna”. Tra gli interventi anche quello del sindaco di Monterotondo Marittimo, Alessandro Giannetti: “Una politica ambientale del territorio è importante. Non a caso ci siamo battuti per scongiurare l’inceneritore. Il nostro obiettivo è quello di difendere l’ambiente  e la legalità. Dalla nostra discesa in campo non abbiamo avuto gli interlocutori giusti, rimaniamo dell’idea che è meglio mettere in sicurezza l’Aurelia”. Gianni Mattioli, docente all’università La Sapienza di Roma, ha sollecitato “a una raccolta firme per chiedere alla presidenza della Regione Toscana di accettare un confronto con la popolazione. L’autostrada è un danno per il territorio sia dal punto di vista paesaggistico che economico, considerando che costa molto di più che la messa in sicurezza dell’Aurelia”.
La presidente dell’associazione Colli e Laguna, Patrizia Perillo, ha rimarcato la loro “lotta per la legalità” e il fatto che, comunque, “il tracciato non tiene nemmeno conto quello che è successo nel 2012”. Puntuale l’intervento dell’avvocato Michele Greco, legale dell’associazione Colli e Laguna: “Nel ricorso abbiamo denunciato profili di illegittimità che si possono ricondurre a tre punti: è stato stravolto il rapporto che c’è nel codice dei contratti tra progetto preliminare e definitivo; c’è stata una distorsione dello strumento di Via (valutazione di impatto ambientale): la Via è preventiva e non può essere creata in sanatoria, infine c’è stata una distorsione della valutazione economica-finanziaria: abbiamo saputo che il Cipe si è riunito in sordina, sboccando due miliardi di finanziamento privato che consentirebbero di realizzare l’autostrada”.

Italia Nostra Toscana e “Paesaggi Sensibili”: il parco naturale della Maremma

Italia Nostra Toscana visita il Parco naturale della Maremma sabato 25 ottobre 2008 per la campagna nazionale “Paesaggi Sensibili”

Di: Mariarita Signorini per Italia Nostra Regionale e Nazionale

Si è tenuta nello scorso fine settimana la terza giornata dedicata alla Campagna nazionale Paesaggi sensibili, sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, è un’iniziativa che Italia Nostra sta portando avanti con grande successo in Toscana; stavolta l’attenzione si è focalizzata sul Parco della Maremma che, dalla foce del fiume Ombrone  fino a Talamone lungo 25 km di costa toscana, offre al visitatore un’incredibile varietà di ambienti che vanno dai campi coltivati ai pascoli, dalla macchia mediterranea alle zone paludose, dalla pineta alle dune, da spiaggie sabbiose a zone rocciose, il tutto incorniciato da una catena di colline che discende verso il mare; il Parco ci ha mostrato così il suo lato struggente e nel contempo selvaggio e ci ha accolto tra profumi intensi di erbe aromatiche, tra bacche colorate e i richiami degli animali. Un contrasto di elementi che risveglia e libera il piaceredi sentirsi in un paradiso della biodiversità, è stata l’occasione per “rimettere le lancette dell’orologio” accordandole coi tempi dell’anima e con la netta impressione di entrare in un dipinto di Fattori. Ospiti del Presidente della sezione grossetana Michele Scola, accompagnati dalla guida escursionista Marina Aldi e da Lorenzo Chelazzi ricercatore del CNR (WADI Project), siamo partiti dalla località Pratini e abbiamo raggiunto Collelungo e l’insenatura di Cala di Forno, è stata una lezione sul posto appassionata e straordinaria, dato il contributo di diversi studiosi che hanno inquadrato i problemi da diversi punti di vista, un modo di fare tutela attiva e un approccio diverso dagli usuali convegni per addetti ai lavori.
Abbiamo così potuto constatare l’emergenze locali che vanno dal problema dell’erosione delle coste, alla salinizzazione delle acque il pericoloso ‘cuneo salino’ che mette a repentaglio la pineta, i pascoli, le zone agricole contigue e il degrado idrogeologico dovuto all’abbassamento della falda per lo sfruttamento a scopo irriguo, i problemi sono gravi, dovuti senz’altro a cambiamenti climatici ma soprattutto connessi all’attività umana, problemi ai quali non sempre le soluzioni che l’Ente Parco sta cercando di dare sembrano essere appropriate.

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