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Nasce il Comitato Provinciale Grosseto Vota SI per fermare le trivelle‏: rassegna stampa

Fonte: Il Tirreno, 12/03/2016

Stop alle trivelle, nasce il Comitato del Sì
Legambiente, Wwf, Italia Nostra: tante le associazioni locali promotrici. Come saperne di più

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle” (nella foto il logo), formato dalle associazioni locali di Legambiente, Wwf, Italia Nostra (sezione intercomunale Grosseto), Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare “sì” per abrogare la norma, introdotta dalla Legge di Stabilità e che permette a chi oggi ha una concessioni di estrarre petrolio e gas entro dodici miglia dalla costa anche dopo la scadenza del nulla osta e fino all’esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I promotori sprigano quali sarebbero i motivi del sì. «Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante»; «in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili»; «nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole otto settimane. «Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?».
Con il referendum il Comitato vuole «un nuovo modello energetico per il Paese»; «il progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni»; vuole energie rinnovabili e pulite; garanzie e condizioni per il risparmio energetico, «la vera frontiera della sostenibilità».
Vediamo gli obiettivi del Comitato: «salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano» che si traduce in «biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino)»; turismo, «il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere»; pescam, «l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del Paese».
«Si tratta di un Referendum importante – scrivono i promotori – che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle nove regioni proponenti e dalle associazioni del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini».
Il Comitato provinciale di Grosseto “Vota Sì per fermare le
trivelle” invita cittadini, associazione e formazioni politiche ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria.
Per informazioni, si può chiamare il numero 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com; hashtag #stoptrivelle e #votasì

 

Fonte: Il Giunco.net, 11/03/2016
Di: Daniele Reali

Referendum, costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I MOTIVI DEL SÌ

  • Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante:
  • Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili;
  • Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?
  • Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese:
  • Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni;
  • Sì alle energie rinnovabili e pulite;
  • Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.).
  • Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano
  • Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino);
  • Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostromare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere);
  • Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto Vota Sì per fermare le trivelle” invita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: Greenreport, 11/03/2016

Referendum, anche a Grosseto il Comitato provinciale “Vota Sì per fermare le trivelle”
Informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, Wwf, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I motivi del Sì:

  1. Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante: Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili; Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mar
  2. Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese: Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni; Sì alle energie rinnovabili e pulite; Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.)
  3. Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano: Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino); Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere); Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto Vota Sì per fermare le trivelleinvita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: Maremma News, 11/03/2016

Costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”
Legambiente: “L’obiettivo è informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno degli aventi diritti”.

Grosseto: Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I MOTIVI DEL SÌ
1) Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante:
· Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili;
· Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?
2) Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese:
· Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni;
· Sì alle energie rinnovabili e pulite;
· Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.).
3) Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano
· Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino);
· Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere);
· Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle” invita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: QuiNews Maremma.it, 11/03/2016

Nasce il comitato per fermare le trivelle
L’obiettivo è informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno degli aventi diritto

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento.
Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.

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La Basilicata non è il Texas

Italia Nostra a Matera il 6 giugno per reclamare
“Tutela e valorizzazione del paesaggio lucano”

La Basilicata è alla ribalta nazionale e internazionale per due motivi esattamente contrapposti: Matera Capitale della Cultura 2019 e contestualmente l’acuirsi delle aggressioni agli splendidi territori con ogni sorta di installazioni industriali, dalle estrazioni petrolifere all’eolico, dal fotovoltaico alla minaccia dell’impianto solare termodinamico di Banzi, fino al pericoloso sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari… In questo particolare e delicato momento per la regione lucana, Italia Nostra, con il Presidente Marco Parini, con tutta la Giunta e il Consiglio Direttivo nazionale, ha fortemente voluto far sentire la propria presenza e solidarietà alla popolazione, organizzando a Matera il Convegno Nazionale proprio nell’anno in cui l’associazione celebra i suoi 60 anni.
“La Basilicata non è il Texas – afferma il Presidente di Italia Nostra, Marco Parini -. E’ una regione con un paesaggio straordinario, con testimonianze storiche che dalla Magna Grecia ai temi più moderni connotano un territorio ove tutto è storia e tradizione. Non possiamo immaginare che trivellazioni, impianti eolici e fotovoltaici, siti per stoccaggi di scorie nucleari possano rovinare tutto ciò. Italia Nostra è preoccupata per la conservazione della Basilicata e della sua identità e proprio da qui riafferma i valori di tutela, di valorizzazione e di salvaguardia che da sempre connotano la nostra associazione”.
Sabato 6 giugno nella Chiesa del Cristo Flagellato – ex Ospedale di S. Rocco – dalle 9 alle 16 insieme ai rappresentanti di Italia Nostra, ci saranno tutte le organizzazioni culturali e ambientaliste meridionali con lo scopo di avviare un percorso di collaborazione tra le stesse, pur nella diversità di competenze specifiche, ma con un unico obiettivo comune: la salvaguardia del territorio e della salute umana, a partire dalla tutela e valorizzazione del Paesaggio lucano. Il Convegno è aperto a tutti e presenta un ricco programma con interventi istituzionali e di esperti.

Programma:

  • ore 9.00 Registrazione dei partecipanti
  • ore 9.30 Proiezione video intervista “Basilicata autentica” di Francis Ford Coppola
  • ore 9.35 Marco Parini, Presidente Nazionale di Italia Nostra Presentazione del convegno
  • ore 9.50 Saluti del Sindaco
  • ore 10.00 Saluti istituzionali
  • ore 10.10 Aurelia Sole, Rettrice dell’Università degli Studi di Basilicata: Quello che il mondo della cultura e dell’informazione può fare per tutelare e valorizzare il Paesaggio e i Beni culturali lucani
  • ore 10.25 Francesco Canestrini, Soprintendente delle Belle Arti e Paesaggio della Basilicata : Il ruolo della Soprintendenza nella tutela del Paesaggio e dei Beni culturali lucani
  • ore 10.45 Vitantonio Iacoviello, Presidente sezione Vulture Alto Brandano di Italia Nostra: La “piccola” Basilicata dei grandi impianti per la produzione di energia: impatto sul paesaggio
  • ore 11.05 Mariarita D’Orsogna, attivista ambientale, fisico, docente presso la California State University at Northridge – Los Angeles: Vent’anni di petrolio in Basilicata, agricoltura, “umi, sorgenti, aria e democrazia sotto l’ombra delle trivelle lucane
  • ore 11.25 Proiezione “Le quattro stagioni in immagini e musica” realizzato dalla sezione Vulture Alto Bradano Italia Nostra
  • ore 11.40 Enzo di Salvatore, professore associato di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo: “Sblocca Italia”, gli idrocarburi e la Costituzione
  • ore 12.00 Enzo Cripezzi, responsabile LIPU Puglia e Basilicata: A chi conviene l’eolico? Eolico e paesaggio
  • ore 12.20 Pietro Petraroia, Vice Presidente Nazionale di Italia Nostra: Preservare Matera per preservare la Basilicata
  • ore 12.40 Oreste Rutigliano, Consigliere Nazionale di Italia Nostra: Conservare e tutelare il paesaggio storico
  • ore 13.00 Raffaella Bonaudo, Soprintendenza Archeologica della Basilicata: Impatto degli impianti sulla preziosa archeologia lucana
  • ore 13.20 Marta Ragozzino, Dirigente Regionale Beni Culturali: Come “sfruttare” al meglio la risorsa culturale in Basilicata?
  • ore 13.40 Pausa colazione
  • ore 14.20 Il Presidente Marco Parini riapre i lavori
  • ore 14.30 Teresa Liguori, Vice Presidente Nazionale di Italia Nostra: Archeologia in Basilicata e presenza di Italia Nostra sul territorio
  • ore 14.50 Paolo Donadio, Presidente sezione Potenza Italia Nostra: Parchi e aree protette
  • ore 15.00 Interventi programmati (della durata massima di 5 minuti ciascuno) da parte di rappresentanti di Italia Nostra e di esponenti di associazioni e movimenti locali
  • ore 15.40 Approvazione della Carta di Matera
  • ore 16.00 Il Presidente Marco Parini conclude i lavori

Per info e per prenotazioni:
Vitantonio Iacoviello, tel. 0972.84259 – vulturealtobradano@italianostra.org
ITALIA NOSTRA – ufficio stampa Maria Grazia Vernuccio tel. 335.1282864 – mariagrazia.vernuccio@gmail.com

Photogallery della giornata: siamo a Montegrosso contro l’escavazione di un pozzo petrolifero a soli 7 km dal centro storico di Potenza. Manifestazione organizzata da No triv Brindisi di montagna e no triv Potenza

La Basilicata non è il Texas!

Proteggiamo le eccellenze della Basilicata

La partenza della manifestazione No Triv nel bosco a Montegrosso (Potenza) con Vitantonio Iacoviello

Italia Nostra e Ordine degli Architetti insieme per salvare la Basilicata

Il corteo

Il corteo

Il corteo

Il corteo

Il corteo

“Sblocca Italia”, ovvero… facciamo un pò come cazzo ci pare!

Fonte: Osservatorio Molisano Legalità
Di: Luca Bove

Il decreto “Sblocca Italia” presenta un’altra novità: le concessioni alle compagnie petrolifere avranno infatti una validità di 30 anni e non più di 20 e saranno classificate come “attività di pubblica attività”. Non va dimenticato inoltre che la tassazione per questo tipo di attività in Italia si aggira fra il 4 e il 10%, mentre nel Regno Unito arriva al 32%. In Norvegia può arrivare addirittura all’80%.
L’Italia ha dunque una tassazione davvero bassa se si pensa all’impatto ecologico di tale l’estrazione. I danni ambientali causati dall’estrazione di petrolio sono ben visibili in Basilicata e raccontati da Maurizio Bolognetti nel suo libro Le mani nel petrolio. Basilicata coast to coast e in Sicilia dove da anni viene messa in pericolo la salute dei cittadini residenti nelle vicinanze delle attività estrattive.
Per il Governo Renzi queste nuove normative nel settore petrolifero dovrebbero creare ben 40.000 nuovi posti di lavoro, un dato che non tiene in considerazione molti aspetti, come quello della breve durata occupazionale in questo settore, che non può superare i 14 anni. Tra l’altro, molti dei nuovi progetti di estrazione sono localizzati lungo la dorsale appenninica, in zone dove si trovano sorgenti, che verranno sicuramente inquinate dall’estrazione d’idrocarburi. Come se non bastasse, si tratta di aree ad alta attività sismica. I danni ambientali insomma potrebbero essere di gran lunga superiori alla crescita economica e occupazionale.

Italia Nostra: “Crocetta fermi la corsa al petrolio nel mar Mediterraneo”

Come da copione, si ripropone l’assalto al mare del Canale di Sicilia. La Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere ad un’area di oltre 1.325 chilometri quadri, a poche miglia tra il litorale di Agrigento e Sciacca. Mercoledì 13 marzo 2013, è convocata a Roma la Conferenza delle Regioni, nel corso della quale si discuterà proprio delle trivellazioni in mare. E’ l’occasione per schierarsi, energicamente, contro questo tipo di attività.
Italia Nostra – insieme a Greenpeace, al comitato Stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria, l’Altra Sciacca e alle associazioni di pescatori, Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia, che si oppongono alle trivellazioni off-shore nel mar Mediterraneo – ha inviato una lettera al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, per chiedere di intervenire immediatamente.
Lo scorso 27 febbraio 2013, è giunta al protocollo generale del Comune di Sciacca l’integrazione allo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Northern Petroleum il 30-11-2011 per i permessi d29 G.R. NP e d30 G.R. NP, per ampliare l’area delle ricerche petrolifere. L’integrazione riguarda non solo l’estensione dell’area d-29 G.R. NP ma la richiesta di riattivare il parere positivo alla VIA per l’area limitrofa d347 C.R.NP, dove si potrebbero iniziare le ricerche petrolifere immediatamente senza aspettare nuova procedura di VIA.
La Regione Siciliana ha l’opportunità, dati anche gli impegni presi in Commissione Ambiente, di presentare le sue obiezioni al processo di valutazione dell’impatto ambientale in corso di istruttoria; inoltre la Regione, insieme alle altre regioni coinvolte, ha l’opportunità in sede di Conferenza delle Regioni di fare valere i propri diritti territoriali ed ambientali al fine di scongiurare il pericolo che il mar Mediterraneo si trasformi nel mare più inquinato del mondo.
“La Regione Siciliana, considerata la sua centralità nel Mediterraneo, ha l’opportunità di diventare capofila di questa sacrosanta battaglia facendo fronte comune con le altre regioni d’Italia contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere un tipo di governo del mare che tuteli le risorse e favorisca le economie locale fondate sulla microimpresa e sul turismo e non gli interessi delle multinazionali del petrolio”, afferma Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia.
Le autorizzazioni erano state bloccate dal Decreto Prestigiacomo (D.Lgs 128/2010) , che ampliando l’area di rispetto per le perforazioni petrolifere a 12 miglia dalle aree protette, obbligando alla riperimetrazione dell’area d29 e bloccando ogni autorizzazione per l’area d347, completamente interferente con la nuova normativa. Le attività di prospezione petrolifera sono purtroppo state nuovamente “sbloccate” dal Decreto sviluppo della scorsa estate (D.L. 83/2012) successivamente convertito in Legge (L. 134 del 07/08/2012), che reintegra le domande presentate precedentemente al decreto 128/2010. In questo momento l’autorizzazione a tali progetti è nelle mani del Ministero dell’Ambiente che sta eseguendo la Valutazione di Impatto Ambientale.
“Grazie al via libera del Governo Monti per le richieste avanzate prima del 2010, le compagnie petrolifere si stanno affrettando a chiedere al Ministero dell’Ambiente permessi per cercare petrolio, pericolosamente, vicino alla costa e alle aree protette. Chiediamo alla Regione Sicilia di mantenere le promesse fatte, e non lasciare nuovamente sole le associazioni e i comitati civici in questa battaglia”, dichiara Umberto Marsala, presidente di Italia Nostra Sciacca.

Prof. arch. Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Coordinatore nazionale dei Consigli Regionali di Italia Nostra

Loro distruggono la Maremma. E voi che fate?

APPELLO di Michele Scola
Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Una pubblica opinione alle prese con i molti problemi quotidiani, e distratta dal calcio, dal gossip e dalle telenovelas, non si accorge che qui in Maremma, un passo dopo l’altro, si sta svendendo il futuro nostro, e dei nostri figli, per qualche miserabile piatto di lenticchie. Siamo in crisi, questo è noto. E le pubbliche istituzioni che cosa fanno, per sollevare le nostre sorti? La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto sconfortante: invece di promuovere lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, lo stanno degradando, ne stanno programmando, con progetti sempre più folli, la completa devastazione sul piano ambientale, paesaggistico e culturale.
Nella provincia di Grosseto ci sono ormai numerosi impianti gravemente dannosi per l’ambiente. Alcuni esempi. A Scarlino, a due passi dallo splendido mare del Golfo di Follonica, c’è un mega-inceneritore in grado di avvelenare l’aria e l’acqua della zona. Si noti che, per far funzionare l’impianto, occorre il costante afflusso di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia. A Capalbio e in diverse altre località sono in progetto centrali a biomasse e a biogas. Queste centrali, se funzionano in piccolo, su scala locale, e bruciano esclusivamente i residui dell’agricoltura, e non i suoi prodotti, sono utili. Ma se si vuole, come di fatto avviene, ampliare il business, e ricavarne dei bei profitti, la centrale richiede quantità sempre più grandi di combustibile, e si finisce per abbattere alberi, e per importare dall’estero sottoprodotti agricoli, producendo, alla fine, un grave danno economico e ambientale, e inoltre un inquinamento non tanto diverso da quello causato dal petrolio. Fra Grosseto e il mare di Marina è stato costruito un mega impianto di compostaggio e selezione dei rifiuti con produzione di CDR, cioè Combustibile da Rifiuti, nel quale affluiscono rifiuti, oltre che dalla provincia di Grosseto, anche dalle province di Arezzo e di Siena. I rifiuti vengono lavorati, ricavando il CDR, che poi viene bruciato, per l’appunto, nell’inceneritore di Scarlino. Lascio immaginare l’inquinamento prodotto da un simile impianto. A Monterotondo Marittimo, fra i boschi che fanno parte del Geoparco recentemente costituito, si vuole costruire un “digestore” e un cogeneratore che brucia i gas prodotti dal digestore. Anche qui, per alimentare l’impianto, si faranno affluire da tutta la Toscana i rifiuti necessari. A Bagnore, sul Monte Amiata, si trivella l’antico vulcano per lo sfruttamento geotermico: peccato che la popolazione locale debba subire l’emissione di gas nocivi alla salute, e debba lamentare l’impoverimento delle falde acquifere. Disastrosi per l’inquinamento del paesaggio sono poi le grandi pale eoliche installate nella zona di Scansano, o le vaste distese di pannelli fotovoltaici a terra, già presenti in varie zone, oltre a quelle in fase di progettazione, ad esempio a Roccastrada. Deleterio, per il futuro della nostra provincia è anche l’autostrada Tirrenica, che spacca la Maremma in due. Terminiamo, ma di certo l’elenco non sarebbe finito, con le trivellazioni del sottosuolo di Ribolla e di Casoni, nei pressi di Grosseto, alla ricerca di gas, operazione quanto mai pericolosa in quanto eseguita, come è stato da più parti segnalato, con l’utilizzo del fracking, cioè di bombardamenti sotterranei del terreno eseguiti allo scopo di spingere i gas in superficie.
Il leit motiv di tutte queste perniciose attività è sempre lo stesso: la produzione, a carissimo prezzo per il nostro ambiente, di energia di cui qui in Maremma non abbiamo bisogno, dato che già ne produciamo in misura superiore del 50% al nostro fabbisogno.
La Maremma non è, non vuole e non deve essere un’area a forte consumo di energia elettrica, in quanto la nostra vocazione non è l’industria pesante, con tutto l’inquinamento che essa comporta, ma è l’agricoltura, il turismo, l’artigianato, attività, cioè, a consumo contenuto di energia. Qualcuno obietterà che l’energia ci serve per alleggerire i conti finanziari nazionali, e inoltre per far funzionare le industrie situate altrove. Mi spiace deludere il ministro Passera e gli amministratori provinciali e regionali in sintonia con lui, ma chi ha a cuore il destino della Maremma non può essere d’accordo con loro. Vorrei rivolgere loro alcune domande.
Con quale logica, per ottenere i vantaggi che abbiamo citato, si va ad avvelenare proprio uno degli ultimi santuari naturali del nostro Paese? Che senso ha spargere fumi velenosi su una provincia votata al turismo e all’agricoltura di qualità? Per quale motivo coloro che progettano il nostro futuro non riescono a immaginare niente di meglio, per un territorio così prezioso, che trivelle, inceneritori e camion pieni di rifiuti? Quello che gli autori di questo insostenibile sviluppo guadagnerebbero in energia, noi lo perderemmo, moltiplicato per cento, in termini di salute pubblica e di immagine del nostro territorio. I vigneti, gli oliveti, i pascoli, i mille borghi silenziosi arroccati sulle nostre colline, i celebri resti delle civiltà etrusca, il mare incontaminato: tutto questo costituisce un patrimonio meritevole di ben altre attenzioni da parte di tutti, cittadini e amministratori.

La Basilicata è una gruviera petrolifera!

Riceviamo e pubblichiamo la petizione di Ola (Organizzazione lucana ambientalista) a cui Italia Nostra Crotone ha aderito contro la devastazione della Basilicata. Vi chiediamo di sottoscrivere e diffondere la petizione!! Per mandare le firme potete contattare l’associazione Ola: ola@olambientalista.it

L’UNMIG sconfessa i dati del governatore lucano

Le sottoscritte Associazioni, Comitati, Movimenti e Organizzazioni, premesso che:

  • In Basilicata sono stati già realizzati ben 473 pozzi minerari tra attivi, sterili ed esauriti: 202 nel potentino e 271 nel materano. Di questi 473 pozzi, quelli attualmente attivi sono 68: 43 insistono nel materano e 25 in Val d’Agri. A questi ultimi, occorre aggiungere quelli di prossima attività.
  • In considerazione del fatto che il governatore lucano afferma pubblicamente che i pozzi attivi sono solo 30 (in calce il documento AGR/Petrolio con la dichiarazione del presidente), e giura che la Basilicata non è una gruviera e che non concederà nuovi permessi di ricerca ed autorizzazioni per nuovi pozzi senza il consenso del territorio interessato, le associazioni, i comitati e i movimenti firmatari di questo documento consigliano a Vito de Filippo di collegarsi al sito ufficiale dell’Unmig (che è realizzato dal Ministero per lo Sviluppo Economico), per conoscere il numero effettivo dei pozzi, e di rileggersi il Decreto Ministeriale del 23 gennaio 2012, “aggiornamento del programma dei lavori della concessione di coltivazione Val d’Agri”, per smentire la sua promessa che nessun pozzo nuovo verrà mai realizzato senza il consenso del territorio.
  • In tale decreto si prevede un’intensa attività petrolifera – della quale il presidente della giunta regionale Vito De Filippo non ha chiesto il consenso ai territori interessati – che causerà ulteriori impatti negativi sull’ambiente, sui fragili e delicati ecosistemi idrici della Basilicata e sul ciclo dell’acqua, che e’ già risultata contaminata da idrocarburi nei sedimenti delle dighe. Il problema della contaminazione dell’acqua lucana riguarda anche parte della Puglia (regione che utilizza l’acqua lucana e che con la raffineria Eni di Taranto è direttamente coinvolta nella gestione e negli effetti del petrolio lucano del Progetto Tempa Rossa) e il Cilento della “Grande Lucania”, con il permesso Shell di Monte Cavallo, che interessa gli stessi monti di Tramutola, dal loro versante occidentale. Al permesso Monte Cavallo si oppongono tutti e 18 i Comuni del Vallo del Diano, cosa che ci obbligherà a controllare che la Shell, per ovviare alla forte opposizione in atto, rinunci al permesso di Monte Cavallo, ma vada ugualmente a pescare il petrolio del Vallo del Diano tramite pozzi da realizzare nel limitrofo territorio di Tramutola, già facente parte della concessione Val d’Agri che vede la Shell in società con l’Eni. Il Comune di Tramutola, guarda il caso, è rimasto silente e non si oppone con chiarezza alle attività di ricerca e quelle estrattive. I dati UNMIG relativi al 2011 confermano come vi sia in Basilicata un incremento del rapporto tra superficie petrolizzata e superficie totale regionale con una proiezione della regione indiscutibilmente al primo posto tra le regioni Italiane ove si guardi agli iter autorizzativi in atto.. Un trend di crescita per quanto attiene lo sfruttamento delle fonti fossili che oltre a segnalare la dismissione del settore al nord pone un ingiustificato andare a ritroso nel tempo e contro la storia per quanto attiene il settore dell’energia e lo sviluppo durevole basato su fonti rinnovabili.

Il programma autorizzato dal decreto ministeriale prevede:

  1. la perforazione di 3 pozzi di ricerca “Pergola 1” (Marsiconuovo), “Sant’Elia 1” (Marsicovetere) situati su delicati bacini idrici sotterranei dell’Alta Val d’Agri, dove esistono numerose sorgenti già duramente messe a rischio da inquinamenti di idrocarburi; “Serra del Monte Montemurro” (Viggiano, nuova postazione e pozzo ex novo), vicino la diga del Pertusillo e in area a rischio sismico;
  2. la perforazione di ulteriori 6 pozzi di coltivazione e precisamente “Monte Enoc 6 e 7” (nel centro abitato di Viggiano), ”Alli 2” (con l’attuale ubicazione vicino all’Ospedale e centro abitato di Villa d’Agri), “Cerro Falcone 7” (nel Comune di Marsicovetere) e “Caldarosa 2 e 3” (di questi ultimi pozzi, da delocalizzare al di fuori dell’area del parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, si ignora la nuova ubicazione e anzi, non risulterebbero addirittura presenti nei programmi approvati all’ENI, mentre inspiegabilmente altri pozzi che si trovano all’interno del perimetro del parco non verrebbero delocalizzati);
  3. l’allestimento a produzione con facilities definitive (alias estrazione di greggio), nelle 7 aree pozzo esistenti, di “Cerro Falcone 1”, “Cerro Falcone 2”, quest’ultimo ubicato nel parco nazionale dell’Appennino Lucano e nel SIC/ZPS Serra di Calvello e Monte Volturino. Si tratta del pozzo che può aver provocato l’inquinamento da metalli pesanti della sorgente Acqua dell’Abete, nel comune di Calvello, già riperforato due volte;
  4. il “Cerro Falcone 3-4” (nel P.N. Appennino Lucano), i pozzi petroliferi “Cerro Falcone 5-8”, “Monte Enoc 1”, “Costa Molina ovest 1”, “Monte Enoc Ovest 1”,“Monte Enoc 10” e “Alli 4”: si tratta di work over, ovvero di nuove perforazioni pur se nelle stesse piattaforme. Così come la Regione Basilicata con recente determinazione dirigenziale 24/2/2012,n.240 (BUR Basilicata n. 7 del 6/3/2012), al di fuori di quanto previsto dal decreto ministeriale, ha autorizzato il progetto di work over (nuova perforazione) dei pozzi Monte Alpi 1 e Monte Alpi 2 localizzati in località Carleo di Viggiano;
  5. Il decreto parla anche di aree pozzo per i pozzi ancora da perforare Monte Enoc 6-7, Alli2, Cerro Falcone 7, Caldarosa 2-3 (dunque nuove opere?) e di nuove condotte da realizzare dai pozzi nuovi di Pergola 1 e Sant’Elia 1 al Centro Olio di Viggiano, di un adeguamento dell’impianto di raffinazione per il trattamento di 104 mila b/g.

Le Associazioni, Movimenti e Comitati firmatari, pertanto, nel ricordare al Governatore filo petroliere che il petrolio in 60 anni di attività estrattiva (dal ’50 si estrae in Val Basento, dal ’97 in Val d’Agri) ha portato povertà e problemi e che i suoi «Patto per lo sviluppo» e «Patto per l’ambiente» contenuti nel
Memorandum, altro non sono che scatole piene di pura propaganda per ri-imbrogliare elettoralmente la gente dopo le promesse andate a vuoto negli anni ’50 e ’97,

RIBADISCONO
che la Basilicata è già una gruviera e chiedono al responsabile di questa gruviera del suolo lucano, Vito De Filippo, di spiegare:

  • perché la Regione Basilicata attiva procedure per nuovi pareri VIA per nuove istanze di ricerca di idrocarburi (sono 15 ed attualmente ne sono in itinere 3 da parte di Shell, Monte Cavallo, La Cerasa e Pignola e 2 della Total Tempa La Petrosa e Oliveto Lucano), in una terra che ha già 12 permessi di ricerca e 22 concessioni estrattive, 2 campi di stoccaggio del gas per un totale di 51 tra nuove istanze di permesso, permessi, concessioni e stoccaggio di gas. Parte delle infrastrutture petrolifere esistenti (pozzi, oleodotti, gasdotti, piattaforme ed impianti) , le istanze di ricerca, i permessi e le concessioni, coinvolgono anche aree protette, zone vulnerabili dal punto di vista idrogeologico, corsi d’acqua ed invasi, sorgenti e bacini idrici di superficie e di profondità;
  • perché non si chiedono i piani ingegneristici dei singoli pozzi alle società minerarie a tutela delle falde idriche del sottosuolo;
  • cosa sono i work over, perché vengono realizzati nelle concessioni minerarie già estrattive e come mai sono esentati dalla presentazione di una VIA, Valutazione di Impatto Ambientale, nonostante raggiungano in alcuni casi profondità di 7 km circa?
  • perché non si ascoltano , in un confronto democratico, i cittadini interessati che poi sono, essendo tutta la Regione territorialmente compromessa, tutti gli abitanti del suolo lucano.
  • perché le società di coltivazione petrolifera non finanziano: studi epidemiologici nelle aree di attuale estrazione che interessino sia la popolazione sia i lavoratori diretti; la Sorveglianza sanitaria in atto per le conseguenze generate tra i lavoratori ed i loro familiari che hanno prestato servizio nei siti industriali dell’area Basento e quelli in Val Camastra e Val d’Agri; un Fondo Regionale Vittime per rimborsare le vittime (invalide) e i loro familiari, in caso di decesso di un loro congiunto per esposizione a sostanze tossichenocive, irritanti e fibrosanti (benzene, trielina, IPA, amianto,etc);

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede alla regione Basilicata di sospendere
tutti gli iter per l’autorizzazione di nuovi pozzi di idrocarburi e per nuove istanze
per permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi.

Le Associazioni, Movimenti, Comitati ed Organizzazioni Firmatari (elenco in aggiornamento) :

– Forum Ambientalista
– Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto
– Briganti
– M.T.A.B.
– EPHA – Basilicata
– Legamjonici – Taranto
– Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista
– Comitato Boscotrecase di Picerno
– AIEA Val Basento
– No Scorie Trisaia
– Movimento 5 Stelle Matera
– Associazione Ambiente Legalità
– Satriano Insieme
– Onda Rosa Viggiano
– Comitato No Petrolio Vallo di Diano
– SOS Costa Jonica
– Comitato No Oil Potenza
– Comunità Lucana
– Collettivo Corletano – Corleto Perticara
– Confederazione Cobas di Basilicata
– Laboratorio Marmo – Melandro per i Beni Comuni (Baragiano)
– Ciac – Centro Incontro Azione Culturale – Nova Siri (MT)
– Forum “Stefano Gioia” delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della legalità e del territorio
– Associazione Ambientalista “il Riccio” – Castrovillari
– Associazione cittadina “Solidarietà e Partecipazione” – Castrovillari
– La Locomotiva della Val d’Agri
– Comitato Sor Aqua di Paterno
– Citta Plurale – Matera
– Legambiente –Circolo Montalbano Jonico
– Associazione 100 Comuni – Avigliano
– Comitato “Uno si distrae al bivio” – Tricarico
– Movimento “Capitanata Rifiuti Zero” – Foggia
– Comitato Civico per Gorgoglione – Gorgoglione (MT)
– Karakteria – Policoro
– Comitato Bosco Soprano – Policoro
– Laboratorio per Viggiano – Viggiano
– Emergenza Ambiente Abruzzo
– Collettivo 10 Maggio – Picerno
– WWF – sezione di Potenza e Aree Interne
– LIPU Coordinamento Puglia e Basilicata
– G.A.T. Gorgoglione Ambiente e Territorio
– Pro Vita Sana Sant’Arcangelo
– Pro Vita Sana – Spinoso
– Italia Nostra – Sezione Potenza e Provincia di Potenza
– Comitato Parchi Italia
– Comitato Diritto alla Salute – Lavello
– Italia Nostra – Sezione di Crotone
– Collettivo Global Info Action
– Uànm Web Tv di Lotta – Altavilla Irpina
– Wolf Emergency
– Movimento Politico Contro l’Indifferenza Sui-GeneriS – Basilicata
– Agernova, associazione di Agroecologi, Biologi, Naturalisti” dalla provincia di Perugia
– Altratella –Atella
– Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Basilicata
– Meetup Amici di Beppe Grillo – Taranto
– S.E.L. (Sinistra Ecologia Libertà) Provincia di Potenza
– Circolo Rifondazione “Michelangelo Canonico” – Francavilla in Sinni
– Collettivo Culturale Francavillese – Francavilla in Sinni
– Associazione Brio – Matera
ALLEGATO
* Dichiarazione del presidente della Giunta De Filippo in occasione del Consiglio Regionale sul Memorandum: «Ebbene, ha spiegato il presidente, “sulla base degli accordi del 1998, in Basilicata l’Eni avrebbe dovuto realizzare 54 pozzi” aggiungendo che ad oggi “dei 54 pozzi inizialmente previsti, ben 9 non saranno più realizzati e altri 15 nel frattempo sono stati chiusi o posti in non produzione, con buona pace di chi continuamente, ancora in questi giorni, paventa una regione-gruviera, alla mercé indiscriminata delle Compagnie petrolifere” e, ha ancora aggiunto” non uno in più è stato autorizzato né al momento prevediamo di autorizzarne, in assenza del consenso delle popolazioni locali e degli sviluppi legati alla attuazione del Memorandum, a suo tempo sottoscritto tra Regione e Governo».

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