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Firenze: il regolamento urbanistico elusivo

Fonte: PerUnaltracittà, 04/03/2015
Di: Ilaria Agostini, urbanista, è attivista del laboratorio politico perUnaltracittà

L’approvazione del regolamento urbanistico di Firenze si approssima. Lo zelo con cui è stato redatto è strumentale – ma non ci meravigliamo – ad appetiti minori distribuiti qua e là sul territorio comunale. Il capolavoro consiste però nell’averlo spogliato di senso pianificatorio.
Da una parte, il sindaco arrampicatore aveva fatto partire nel 2011, in variante con piroetta, le grandi aree industriali dismesse sulle quali avrebbe dovuto concentrarsi il disegno condiviso della città futura (Manifattura tabacchi etc.). Dall’altra, i nodi cruciali del piano vengono semplicemente elusi: nessuna vincolante destinazione d’uso, nessun disegno organico per i grandi contenitori, tutti, o quasi, in vendita. Anzi, il sindaco in sedicesimo si arrabatta per trovare acquirenti dal potere taumaturgico. Ma, è bene ricordarlo, per ora solo la Cassa Depositi e Prestiti, società per azioni private con soldi pubblici – sai che bravura – ha comprato al banco della Renzi-Nardella, con puntualità svizzera a trarre in salvo i bilanci comunali.
Che poi il regolamento sia a indici edificatori zero sulle aree rurali (le poche rimaste…) è merito della legge urbanistica regionale di nuovo varo, la 65/2014 che impedisce ogni ulteriore impegno di suolo fuori dalle aree urbanizzate. Dentro alle aree urbanizzate invece gli indici salgono: una coriandolata di concessioni, di edifici che volano e atterrano (i posteri potranno giudicare che risultati darà poi questa norma cervellotica), di premialità fino al 30% sul volume, di parcheggi interrati e a raso, di impianti sportivi.
Avremmo voluto vedere invece un piano a indici edificatori negativi, che annullava vecchie concessioni (area Castello) o nuove inutili edificazioni in luogo di volumi dismessi: chi mai ha sancito che una volumetria concessa a fini produttivo-sociali (fabbriche, opifici etc.) debba trasformarsi automaticamente in appartamenti o in supermercati? Dove sta scritto che, nell’interesse comune, il Panificio militare ad esempio debba mutarsi in centro commerciale anziché in giardino pubblico?
Ma l’interesse comune viene dopo quello particolare: è questo il senso precipuo dell’approvando regolamento, utile forse alla sola normale amministrazione. Per i grossi appetiti le regole evidentemente stanno altrove.

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Osservazioni di Italia Nostra al regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo

Fonte: La Nazione
Di: Paolo Guidotti

«Borgo scoppia :mille case in 5 anni»
Italia Nostra in Mugello: ‘Contenitori vuoti e nuovo cemento’

«Senza conoscere quante case e capannoni inutilizzati a Borgo San Lorenzo fermiamo la colata di cemento»: l’appello arriva da Italia Nostra che venerdì sera si è presentata ufficialmente in Mugello con la costituzione di un circolo, promosso da Piera Ballabio,l’ex-consigliere comunale di Libero Mugello, che lasciato il consiglio si è impegnata in questa nuova attività. Presente anche la vicepresidente provinciale Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, il cuore dell’incontro sono state le previsioni del regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo.
E Ballabio ha spiegato i punti dolenti delle previsioni edificatorie nel capoluogo e nelle frazioni. «Intanto il Ruc non dice in modo chiaro quali e quante siano le volumetrie attualmente non utilizzate, le case invendute, i capannoni vuoti, le lottizzazioni non finite». Allora un po’ di conti li ha fatti Italia Nostra: «In totale nei prossimi cinque anni si prevedono più di 60 mila metri quadri da costruire, quasi un migliaio di appartamenti da 60 mq, e il piano strutturale del Comune dà la possibilità dopo questi cinque anni, di costruire altri 96 mila mq, circa 1600 appartamenti». Il problema riguarda anche il già “quasi” costruito. Così Ballabio ha mostrato tante zone dove da anni è aperto il cantiere, con immobili costruiti, altri da terminare, tanti invenduti. Aree come la Collinetta, Lama “dove l’asta degli immobili rimasti invenduti con la proprietà, la Cespas che è fallita, è andata nuovamente deserta, La Fangosa, Panicaglia.
«Alla Fangosa-Le Fornaci “nota Ballabio” il lotto è da anni incompiuto, manca ancora l ‘illuminazione, la strada è da aprire, l ‘ area verde è solo erbacce. A Luco, dove ci sono sette aree convenzionate edificabili, già previste e autorizzate ma rimaste ferme, c’ è un nuovo agglomerato di case, alcune da terminare, altre da costruire, altre finite e non vendute.
Quando saranno sanate queste situazioni? Perché chi va ad abitare in quelle condizioni è penalizzato: sono aree che rischiano il degrado e l’invivibilità». Gli alloggi invenduti sono davvero tanti: a Panicaglia venti villette a schiera, tutte invendute, il blocco accanto alla Conad in gran parte vuoto. E poi ci sono le aree ancora da avviare, come la zona Torrini, 1800 mq con 28 appartamenti da fare, e i 50 alloggi da costruire di fronte all ‘ ospedale , per 4950 mq edificabili . Maria Rita Signorini ha evidenziato come si sia facendo i conti con una bolla speculativa « che ha deprezzato il valore delle abitazioni esistenti».
«Ci stiamo rimettendo tutti “nota Ballabio” , perché chi con sacrificio ha acquistato casa, ora se la vede sensibilmente deprezzata. E lo sanno bene coloro che hanno necessità di vendere un proprio immobile. Per questo non ha senso costruire ancora».

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