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Riforma dei beni culturali, l’attacco di Montanari a Italia Nostra Firenze

Chissà cosa vorrà dire stavolta Montanari? Di quale “miserabile conflitto d’interessi” parla riguardo alla nostra associazione a livello fiorentino?
Francamente restiamo basiti dalla sua posizione sulla proposta di legge Franceschini di riforma dei Beni culturali e specialmente che ci attacchi perchè non la pensiamo come lui, mentre siamo in linea con la maggior parte degli intellettuali italiani!!
Maria Rita Signorini, Vice Presidente Italia Nostra Firenze

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Tomaso Montanari

Riforma dei Beni culturali: Renzi contro Franceschini. La posta in gioco

Nel mio ultimo post ho provato a spiegare perché la riforma dei Beni culturali presentata da Dario Franceschini non sia (o non fosse, se è già morta) una riforma renziana. Alcuni osservatori hanno provato a dimostrare il contrario, ma è stato lo stesso Matteo Renzi a chiarire come stessero le cose, stoppando clamorosamente la riforma e umiliando pubblicamente Franceschini. Qualche spirito bizzarro ha sussurrato che sia stata proprio quella mia analisi a catalizzare i sospetti del califfo (lo ha riferito Gian Antonio Stella, nell’editoriale di sabato de il Corriere della Sera). In ogni caso, l’incidente è stato serio: proprio sul patrimonio culturale si è registrato il primo turbamento della vita di corte del governo, nonché il primo arresto non dico delle cosiddette ‘riforme’ (che si arrestano benissimo da sole), ma della magica catena di annunci in cui si è finora risolta l’azione di governo del sedicente Harry Potter di Rignano sull’Arno.
Come andrà a finire, ora? Renzi costringerà Franceschini a rimangiarsi la riforma? La congelerà in attesa di cucinarla in salsa diversa? La istraderà su un binario morto? Lo vedremo presto.
Per ora è forse utile chiedersi perché Renzi ha deciso di fermare le macchine, pur sapendo che avrebbe pagato un (per lui intollerabile) pegno mediatico. La risposta è che la riforma di Franceschini non è contro le soprintendenze (nonostante qualche grave errore): cioè non mira a limitarne il potere, ma a organizzarle in modo diverso. In altre parole: non sradica il presidio della tutela territoriale, non dà carta bianca ai sindaci, non libera le mani dei cementificatori. Ed è questo che non piace al premier: che, se potesse, farebbe carne di porco dell’articolo 9 come la sta facendo della seconda parte della Costituzione. E quando ha capito che la riforma Franceschini non era un tritacarne, Renzi ha staccato la spina. Si è scritto che glielo avrebbe fatto notare una potente soprintendente a lui ben nota: una signora ormai così remota da ogni idea di tutela del patrimonio diffuso e del paesaggio, e così determinata a mantenere il controllo delle sue slot-machine museali, da buttare disinvoltamente a mare la missione più preziosa dei suoi colleghi.
La confusione, dunque, è grande. E so che il mio giudizio non drasticamente negativo sulla riforma Franceschini ha creato sconcerto. Ma il dovere di chi fa ricerca e scrive sui giornali è quello di rimanere lontano da ogni ortodossia: senza paura di apparire eretici. Anzi, in fondo, sperandolo.
E se sono rimasti spiazzati i sicofanti renziani, che avevano previsto tuoni e fulmini da parte di quelli che chiamano le vestali del patrimonio o i talebani della tutela, è stato sconcerto anche dal mio lato del campo di battaglia: tra coloro che servono eroicamente lo Stato nelle trincee delle soprintendenze. Non parlo dei direttori generali romani (la cui espulsione di massa sarebbe il viatico di ogni seria riforma), né per delle direttrici regionali che, pur entrando ed uscendo da processi contabili e penali trovano il tempo di propalare che Montanari sdogana la riforma Franceschini perché il ministro gli avrebbe promesso la Direzione per l’educazione, la direzione degli Uffizi, il titolo di Pappataci o un Caravaggio da appendersi sul letto. Voci che non varrebbe nemmeno la pena di commentare, se non avessero addirittura lambito le pagine de il Corriere della Sera.
La miglior risposta è che io non ho mai cambiato linea: ho apprezzato nella riforma Franceschini il molto che è in continuità con ciò che io ed altri abbiamo provato a proporre nella commissione voluta da Massimo Bray. Già in A cosa serve Michelangelo? (Einaudi 2011), scrivevo: «Gli storici dell’arte dipendenti dal Ministero dei Beni culturali sono oggi divisi in due tipologie, tra loro assai diverse. La grande maggioranza, una sorta di ‘chiesa bassa’, opera in modo fedele al dettato costituzionale, cercando (in generale con preparazione e abnegazione) di tener testa ai poteri locali in nome della conservazione e della dignità culturale delle opere e del territorio che sono loro affidati. La ‘chiesa alta’ dei pochi super-soprintendenti è invece totalmente succube, e in ultima analisi complice, del potere politico – centrale, locale e di ogni colore –, e finisce per tradire sistematicamente la propria missione avallando e cavalcando le più inverosimili iniziative di ‘valorizzazione’ delle opere che essa avrebbe invece il dovere di salvaguardare. E se la soprintendenza di Firenze è l’epicentro del sistema, il suo storico e carismatico capo Antonio Paolucci ne è il potente nume tutelare». Ebbene, oggi chi è il più duro oppositore della riforma Franceschini? Ma Antonio Paolucci, naturalmente! Perché la riforma Franceschini smonta il monopolio (fallimentare e corrotto) dei Poli museali, e minaccia di mettere le basi per rivedere anche il sistema delle concessioni. E perfino Italia Nostra (a causa di un miserabile conflitto di interessi fiorentino) si è piegata a difendere il Polo Museale Fiorentino, in un grottesco comunicato che cita solo gli incassi di quello che Renzi ha definito «una macchina da soldi».
La riforma Franceschini è piena di difetti: oltre a quelli che ho elencato nell’ultimo post e all’irredimibile peccato originale di essere ‘a costo zero‘, il più grave è forse la mancanza di risposte all’orrenda piaga del precariato del patrimonio. Ma dobbiamo rammentare che il mondo che quella riforma provava a cambiare non è il migliore dei mondi possibili. Le direzioni regionali sono state un fallimento, i musei italiani non riescono a diventare centri di ricerca, l’educazione al patrimonio non è mai esistita, il territorio è non di rado abbandonato, la sinergia tra architetti e storici dell’arte è una chimera, il nesso tra musei e territorio (salvo qualche eccezione virtuosa) è purtroppo morto e sepolto.
D’altra parte, l’unione tra le soprintendenze architettoniche e quelle storico-artistiche è piena di rischi (come ho scritto), ma è un’alternativa migliore alla altrimenti necessaria soppressione di alcune sedi: e la chiusura a riccio dei miei colleghi storici dell’arte è un errore in sé (perché è motivata dal timore che a guidarle siano solo architetti: ma non possiamo rinunciare a fare una cosa giusta per paura che ci venga male, bisogna invece essere determinati a farla venir bene), ed è un errore che antepone l’interesse della corporazione all’interesse del patrimonio. Proprio come noi professori siamo i principali colpevoli dell’estremo degrado dell’università italiana, anche i funzionari delle soprintendenze hanno qualche responsabilità nella crisi della tutela: troppo silenzio, troppo conformismo e troppo conservatorismo hanno coperto i tradimenti della chiesa alta dei Beni culturali.
Chissà se ora (e ancor di più quando arriverà la vera riforma-fine-del-patrimonio) qualcuno capisce o capirà perché ho scritto che la riforma Franceschini, pur gremita di errori e gravida di rischi, non era pessima. Per esser chiari: se potessi decidere io, questa non sarebbe la mia riforma. Ma dati i tempi e la situazione, a me pareva francamente un miracolo che da quella macelleria che è il governo Renzi non fosse uscito un macello. E infatti…
Se per caso Franceschini dovesse comunque spuntarla non saranno certo rose e fiori. Ogni passaggio andrà seguito con estrema attenzione, dalla scrittura dei regolamenti, a quella dei bandi per le posizioni apicali dei musei, dal funzionamento dei segretariati regionali a quello del coordinamento regionale dei musei. Sarà, come sempre, una battaglia di trincea, da combattere con ogni mezzo. Anche distinguendo Franceschini da Renzi, se serve.

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Riforma del MiBACT: Italia Nostra a fianco del Polo Museale di Firenze

Italia Nostra: sostegno alla richiesta della direttrice Scuderi. Non si tocchi il Polo Museale
di Firenze, esempio di tutela e valorizzazione. I dati del primo semestre lo confermano

Il presidente di Italia Nostra, Marco Parini e Maria Rita Signorini per Italia Nostra Firenze esprimono pieno sostegno e condivisione della lettera inviata al Ministro Franceschini dalla direttrice del Museo San Marco in merito alla gestione del Polo museale di Firenze.  L’intenzione di estrapolare la gestione di alcuni musei statali, tre a Firenze – la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, il Museo nazionale del Bargello –, da quella globale della Soprintendenza, così come annunciato dal ministro Franceschini nella riforma del MiBACT, metterebbe a rischio un sistema che, nella stessa Firenze comprende altri 24 musei, e che rappresenta un esempio di tutela e valorizzazione così come dimostrato dai risultati di gestione – 20 milioni di euro di incassi all’anno – e dai dati del primo semestre del 2014, che hanno fatto registrare un incremento dell’8,16 per cento, con oltre 210mila visitatori in più rispetto ai primi sei mesi del 2013.
Tra i musei a pagamento, il maggiore aumento l’hanno fatto registrare quelli del circuito Giardino di Boboli/Museo degli Argenti/Galleria del Costume/Museo delle porcellane di Palazzo Pitti con 79.076 visitatori in più, pari al 20,59%. Seguono poi la Galleria degli Uffizi (con +42.396 visitatori, pari a +4,73%), la Galleria dell’Accademia (con 37.269 visitatori, pari a +6,38%), le Cappelle Medicee (con +10.181 visitatori, pari a +6,71%), il Museo nazionale del Bargello (con +8.016 visitatori, pari a +7,61%), il Museo di San Marco (con +7.237 visitatori, pari a +8,80%), i musei del circuito Galleria Palatina/Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti (con +6.538 visitatori, pari a +2,93%) e il Museo di Palazzo Davanzati visitato nei primi sei mesi del 2014 da 2.792 persone in più rispetto allo stesso periodo del 2013, con un incremento dell’11,35%.
Tra i musei a ingresso libero, incrementi a doppia cifra per la Sala del Perugino (+73,84%), il Museo di Casa Martelli (+72,91%), la Villa medicea di Cerreto Guidi (+64,42%), Orsanmichele (+37,08%), il Cenacolo di Andrea del Sarto (+34,81%), la Villa medicea de La Petraia (+23,31) e per la Villa medicea di Poggio a Caiano (+20,43%).
Un sistema in grado di produrre dati di questo tipo non può essere smantellato. Al contrario, va tutelato e tradotto in modello di gestione.

Firenze, restaurato il busto di “Giulia Maesa”

Comunicato stampa del 4 febbraio 2013

Oggi alle ore 11, nella sala “Uscita Buontalenti”, a piano terra degli Uffizi, sarà presentato da Cristina Acidini Soprintendente del Polo Museale fiorentino, Antonio Natali, Direttore della Galleria, da Fabrizio Paolucci, Direttore dipartimento di antichità classiche e da Mariarita Signorini responsabile restauri e membro del Consiglio nazionale di Italia Nostra, il restauro del busto lapideo di ‘Giulia Maesa’ esposta nel primo Corridoio della Galleria. L’opera che è composta dalla testa antica in marmo bianco, inserita nel busto cinquecentesco in marmo Portasanta, che poggia su una base in onice, è stata riportata a piena leggibilità grazie al restauro condotto da Paola Rosa. L’antico marmo, databile tra il II-III sec d.C., è stato oggetto di pulitura delle superfici, sono state rifatte le vecchie stuccature ormai alterate e decoese ed è stato integrato nelle parti mancanti di entrambe le orecchie, nell’occhio sinistro e nel labbro inferiore, come pure del basamento in onice. Il ritratto raffigura una privata di età matura, i cui segni dell’età sono visibili nella pelle cadente delle guance, nelle occhiaie e nelle rughe ai lati della bocca, gli occhi sono grandi, con palpebre spesse, iridi e pupille incise. Lo sguardo volto a sinistra, la bocca chiusa dalle grandi labbra carnose ben modellate, il mento largo e leggermente schiacciato, conferiscono all’insieme una notevole forza espressiva, valorizzata ora dal bel restauro. La capigliatura bipartita scende con piccole ondulazioni che si raccolgono in due trecce alla base della nuca. Dai segni sul collo non è da escludere la presenza di ulteriori parti accessorie che arricchivano l’acconciatura ai lati incorniciando il volto.
Il restauro della Giulia Maesa è stato finanziato da Italia Nostra Firenze, tra i cui soci Fabio Basagni, è il principale sostenitore dell’iniziativa.
Data la fortuna che ha avuto il progetto ‘Italia Nostra per gli Uffizi’ si darà seguito al ciclo di restauri nel quadro del più ampio progetto di pulitura e valorizzazione dei marmi antichi dei tre Corridoi di Galleria, progetto iniziato col recupero della scultura del cosidetto Seneca morente presentato nel luglio scorso.
Nei mesi a venire, come è stato fatto finora per le due opere restaurate, programmeremo una serie di visite guidate alla scoperta non solo della ‘Galleria dei marmi’ ma anche delle nuove sale da poco inaugurate, oltre alla Tribuna, la Sala della Niobe e la Sala di Michelangelo, per promuovere la diffusione della storia dell’arte, la cultura del restauro e della conservazione del patrimonio secondo i principi dell’Associazione.
Mariarita Signorini Consigliere nazionale e Responsabile restauri per Italia Nostra

Rassegna stampa:

Fonte: Firenze Today

“Uffizi, restaurato il busto lapideo di Giulia Maesa”
Il busto lapideo è tornato ad essere visibile nel primo Corridoio della Galleria.
Il restauro, come per il ‘Seneca morente’ è stato finanziato da Italia Nostra Firenze

È stato presentato ieri, nella sala dell’uscita Buontalenti, a piano terra degli Uffizi, il restauro del busto lapideo della cosiddetta Giulia Maesa, che già oggi è tornato ad essere visibile nel primo Corridoio della Galleria. Presenti Cristina Acidini (Soprintendente del Polo Museale fiorentino), Antonio Natali (Direttore della Galleria,), Fabrizio Paolucci (Direttore del dipartimento di antichità classiche) e Mariarita Signorini (responsabile restauri e membro del Consiglio nazionale di Italia Nostra).
L’opera, costituita dalla testa antica in marmo bianco inserita in un busto cinquecentesco in marmo Portasanta, poggia su una base in onice ed è stata riportata a piena leggibilità grazie al restauro condotto da Paola Rosa. L’antico marmo, databile tra il II e il III secolo dopo Cristo è stato oggetto di pulitura delle superfici ed è stato integrato nelle parti mancanti di entrambe le orecchie, nell’occhio sinistro e nel labbro inferiore, come pure del basamento in onice; sono state inoltre rifatte le vecchie stuccature, ormai alterate e decoese.
Il ritratto raffigura un’ignota matrona la cui età matura è denunciata dalla pelle cadente delle guance, dalle occhiaie e dalle rughe ai lati della bocca. Gli occhi sono grandi, con palpebre spesse, iridi e pupille incise. Lo sguardo volto a sinistra, la bocca chiusa dalle grandi labbra carnose ben modellate, il mento largo e leggermente schiacciato, conferiscono all’insieme una notevole forza espressiva, valorizzata ora dal bel restauro. La capigliatura bipartita scende con piccole ondulazioni, che si raccolgono in due trecce alla base della nuca. Dai segni sul collo non è da escludere la presenza di ulteriori parti accessorie che arricchivano l’acconciatura ai lati incorniciando il volto.
Il restauro della Giulia Maesa è stato finanziato da Italia Nostra Firenze, tra i cui soci Fabio Basagni, è il principale sostenitore dell’iniziativa. Considerata la fortuna ottenuta dal progetto “Italia Nostra per gli Uffizi”, è previsto che il ciclo di restauri prosegua, nel quadro del più ampio progetto di pulitura e valorizzazione dei marmi antichi dei tre Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze Corridoi di Galleria. L’intera operazione, infatti, è iniziata col recupero della scultura del cosiddetto Seneca morente presentato nel luglio scorso.

Fonte: La Nazione

Uffizi, completato il restauro della Giulia Maesa
Da domani alcune sale chiuse per lavori: le opere sanno spostate
La scultura tornerà ad essere esposta da domani nella sua consueta postazione,
all’interno del primo corridoio del museo

Firenze, 4 febbraio 2013 – E’ tornata alla sua originale bellezza grazie al restauro appena ultimato alla Galleria degli Uffizi. L’antico marmo della Giulia Maesa che raffigura un’ignota matrona di età avanzata tornerà ad essere esposta da domani nella sua consueta postazione, all’interno del primo corridoio del museo.
L’opera, costituita dalla testa in marmo bianco, databile tra il II e il III secolo dopo Cristo e inserita in un busto cinquecentesco sempre in marmo, è stata oggetto di pulitura delle superfici oltre che ‘integrata’ nelle parti mancanti di entrambe le orecchie, nell’occhio sinistro e nel labbro inferiore.
Sono state poi rinforzate le vecchie stuccature, ormai alterate e decoese. Il restauro, curato da Paola Rosa, è stato finanziato da Italia nostra Firenze; ad illustrare i dettagli dell’intervento, oggi agli Uffizi, sono stati Cristina Acidini, soprintendente del Polo Museale fiorentino, Fabrizio Paolucci, direttore del dipartimento di antichità classiche e Mariarita Signorini, responsabile restauri e membro del Consiglio nazionale di Italia nostra.
Chiudono, per lavori, alcune sale della Galleria degli Uffizi e un gruppo di opere d’arte di grandi maestri della pittura sarà spostato. Gli interventi, spiega una nota, riguarderanno le sale dalla numero 25 alla numero 34 del museo, oltre che parte del terzo corridoio: una selezione di importanti tele di di Tiziano, Veronese e Tintoretto sarà così esposta nelle sale numero 43 e 44.
Riaprirà invece il 12 febbraio la sala 25, con opere di pittori dell’Italia del nord quali Parmigianino (Madonna dal collo lungo), Dosso Dossi, Moroni, Savoldo e Lotto.

Italia Nostra Firenze: “Tutelare la Stazione di Santa Maria Novella”

ITALIA NOSTRA FIRENZE
scrive
al Ministro Beni e Attività Culturali, al Sindaco di Firenze, alla Soprintendente Beni Architettonici di Firenze, alla Soprintendente del Polo Museale Fiorentino
Italia Nostra Firenze Tutelare la Stazione di Santa Maria Novella

E’ universalmente riconosciuto che la stazione fiorentina di Santa Maria Novella è un esempio emblematico dell’architettura “moderna” del ‘900; non soltanto per l’edificio ma anche per la serie di arredi e decorazioni artistiche che lo completano. Per questi motivi già negli anni ’80 la stazione fu sottoposta alle disposizioni della legge di tutela proprio perché non fossero alterati ma salvaguardati i notevoli valori d’ interesse storico e artistico in essa presenti.
Di qualche giorno fa è la singolare notizia che un pittore, Giampaolo Talani, avrebbe unilateralmente deciso di donare alla città di Firenze una sua opera, da qualche anno collocata in via temporanea e provvisoria su di una delle testate laterali del salone in testa ai binari. Anche se si tratta di un dono, pare impropria e contrastante con le disposizioni della legge sotto cui la stazione ricade, la presenza, stabile e definitiva di un’opera di un artista contemporaneo, sulle strutture della stazione. Tale presenza che si deve alla generosità di un privato –ma quale artista non vorrebbe esporre, magari stabilmente, le proprie opere in un luogo prestigioso e per di più frequentato da milioni di persone l’anno?- è dunque del tutto casuale e inadeguata a termini di legge perché estranea all’originario contesto che reca riconosciuti valori testimoniali. Si confida che gli organi dello Stato cui compete la tutela, se la cosa fosse fino a oggi sfuggita, vogliano correttamente applicare, come dovuto, le disposizioni della norma per la circostanza indicata.
Con l’occasione si raccomanda ogni possibile attenzione e cura per gli arredi lignei originali rimasti nel salone ristorante, per i celebri affreschi di Rosai e per i non meno significativi pannelli dipinti di Romoli, che versano in condizioni disastrose con estese cadute di colore. Queste ultime opere sono sì parte integrante del contesto della stazione e a loro dovrebbe rivolgersi ogni atto per la migliore conservazione.

Firenze, 31-8- 2012
Mariarita Signorini Vicepresidente Italia Nostra Firenze
Membro di Giunta Italia Nostra nazionale

9 luglio presentazione del restauro del “Seneca morente” in ricordo di Antonella Romualdi

Soprintendenza speciale per il Polo Museale fiorentino 
Galleria degli Uffizi 

Lunedì 9 luglio ore 11,30
presso la Sala ‘Uscita Buontalenti ‘
Il Direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali
il Direttore del Dipartimento di Archeologia Fabrizio Paolucci 
Mariarita Signorini del Consiglio nazionale di Italia Nostra 
invitano alla presentazione del restauro del busto marmoreo 
cosidetto ‘Seneca morente’
offerto da ITALIA NOSTRA TOSCANA per Antonella Romualdi 
Direttrice del Dipartimento di Antichità classiche 
della Galleria degli Uffizi (2001-2008)

E’ morta l’archeologa Antonella Romualdi, commemorazione il 17 marzo ore 17.00

L’otto marzo, è morta Antonella Romualdi, insigne archeologa, studiosa di fama internazionale, donna di rara limpidezza e coerenza. E’ stata, tra l’altro, Direttrice del dipartimento di archeologia della Galleria degli Uffizi.
Da pochissimo tempo era in pensione e si era ritirata a Castiglione della Pescaia, luogo da lei prediletto, dove era diventata socia di Italia Nostra, dandoci un prezioso contributo, ci mancherà molto.
La cerimonia commemorativa avrà luogo il giorno 17 marzo, alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare Villa Vogel (Firenze, Quartiere 4)-Via delle Torri 23.

Fonte: La Repubblica Firenze

Ha lavorato al polo museale fiorentino. Grande competenza e serietà, il mondo della ricerca e dell’arte in lutto

Si è spenta ieri a Firenze l’archeologa Antonella Romualdi. Era nata a Firenze 64 anni fa. Laureatasi nel 1972 con Enrico Paribeni all’Università di Firenze, negli anni ha partecipato a numerose campagne di scavo a Iasos in Asia Minore e nella Magna Grecia, in particolare a Sibari, e diretto numerosi scavi in Emilia Romagna e in Toscana. Dal 1986 al 1998 ha diretto la catalogazione dei Beni Archeologici della Toscana con particolare riguardo al censimento e alla schedatura dei marmi antichi; in seguito, dal 1998 al 2000, ha diretto il Museo Archeologico di Firenze. Quindi alla fine del 2000 ha ottenuto il trasferimento alla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, dal 2001 al 2008 è stata direttrice del Dipartimento di Antichità Classica della Galleria degli Uffizi, progettando e dirigendo numerosi restauri di marmi antichi, e dalla fine del 2005 fino al 2009 di Villa Corsini a Castello per conto del Polo Museale.  Nel 2007 è stata nominata Socio Corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico.
Durante la sua carriera ha  svolto una pluriennale attività di ricerca scientifica e di tutela del patrimonio archeologico a Populonia (del cui parco è stata direttore scientifico) e nel comprensorio della val di Cornia  per conto della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana. Ha ideato e realizzato il progetto di allestimento dei marmi medicei  e della scultura etrusca dell’ex- Museo Topografico Centrale dell’Etruria a villa Corsini a Castello, curandone il catalogo scientifico dei marmi.

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