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Apertura nuovo ponte sul Mugnone, Alert system e bilancio comunale

Quest’anno il periodo festivo sarà segnato da diversi eventi devastanti, destinati a durare nel tempo e a modificare profondamente la vita di noi cittadini. Qualcuno spera in meglio, ma invito a guardare i fatti e a non ascoltare la mera propaganda. Allego tre estratti da articoli di giornale di oggi.
Nuovo ponte e due tunnel di fianco al Mugnone: il ponte, non provvisorio e non Baley è senza relazione idraulica. Ad uno straripamento del Mugnone è destinato a essere sommerso insieme ai due tunnel scavati al suo lato.
Alert System Firenze: questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale. Invece di operare affinchè il Mugnone sia messo in sicurezza, a posteriori, cioè a danno avvenuto, la protezione civile telefonerà ai cittadini perché si mettano in salvo…Ogni commento mi sembra superfluo.
Bilancio: forse è per pianare il bilancio che il sindaco sta vendendo all’estero, vedi Cina, palazzi storici in Firenze e Toscana, dove verranno costruiti grandi complessi alberghieri con garage sotterranei annessi anche in pieno centro? Non si può dire che il deficit di bilancio dipenda dall’aver speso per rendere le strade e i marciapiedi più praticabili, la città più pulita e sicura, etc.
Deanna Sardi, Associazione Piazza Vittoria

Fonte: La Repubblica, 27/12/2014
Di: Massimo Vanni

Lunedì chiude il ponte allo Statuto, apre il Bailey
Lo si potrà ripercorrere nel 2017 quando la linea tre della tramvia correrà a fianco della Fortezza. L’appello di Nardella e dell’assessore Giorgetti: “Lasciate le auto a casa”

Lo rivedremo aperto nel 2017. Quando ormai la linea 3 del tram per Careggi correrà a fianco della Fortezza. Sopra il tunnel che consentirà alle auto provenienti da viale Milton di proseguire verso Porta al Prato senza incrociare la tramvia. Adesso il Ponte allo Statuto da lunedì 29 dicembre saluta tutti. Questo è l’ultimo fine settimana di ‘normalità’ per il traffico: da lunedì i cantieri tramvia invadono uno snodo vitale e lì ci rimarranno per un bel po’. Per almeno 3 anni, fino a tutto il 2017. Sempre che i lavori riescano a tenere la tabella di marcia, cosa che non hanno fatto finora, in questo avvio preliminare.
Lunedì ore 12, è il punto di non ritorno: chiude il Ponte allo Statuto, anche ai pedoni, e apre il ponte ’Bailey’ (che poi proprio Bailey non è) sul Mugnone, quello tra viale Milton via XX Settembre. Con tutto il cambio di viabilità, e di abitudini, che questo comporta. A cominciare da viale Lavagnini, dove è già pronto il varco verso via Leone X anche per chi lo percorre in direzione piazza della Libertà: è stato tolto un tratto di cordolo in cemento, sono stati posati i ‘newjersey’ bianchi e rossi ed è già stato montato il semaforo provvisorio: in pratica, chi arriva da Porta al Prato potrà proseguire in direzione di Careggi solo girando a sinistra a metà di viale Lavagnini. E attraversando poi via Leone X (il primo tratto, tra viale Lavagnini e via Il Magnifico, cambierà di senso), la strada della Chiesa Ortodossa e infilando il ponte Bailey.
Una volta di là dal ponte si potrà proseguire per via Crispi (a senso invertito) in direzione di via Puccinotti. Oppure girare a sinistra verso via dello Statuto, perché il primo tratto di via XX Settembre sarà a doppio senso. Ma non è finita. Viale Milton sarà chiuso all’altezza di via Leone X. E per chi arriva da piazza della Libertà, si dovrà percorrere via Il Magnifico o viale Lavagnini per immettersi su via Leone X e superare così il Mugnone in direzione di Rifredi. Mentre si potrà comunque percorrere fino alla Fortezza via Il Magnifico.
Il cantiere si prenderà l’ultimo tratto di viale Milton, Largo Martiri delle Foibe e l’intero spiazzo che dal Ponte dello Statuto arriva fino al giardino della Fortezza: qui sotto si dovrà scavare il tunnel. Prima il tratto centrale, che cade proprio davanti al Ponte allo Statuto, poi la rampa d’accesso in discesa lungo l’ultimo tratto di viale Milton e poi la rampa d’uscita, che riporterà le auto in superficie all’altezza dell’autovelox o poco dopo. Il traffico passerà sotto, la tramvia — che collegherà lo statuto con via Valfonda — sopra.
In realtà i tunnel saranno due. Oltre al prolungamento sotterraneo di viale Milton, che passa proprio davanti al Ponte allo Statuto, si prevede anche un tunnel perpendicolare, che raccoglierà il traffico proveniente da viale Lavagnini e diretto a Porta al Prato. Un secondo tunnel ma con lo stesso scopo: evitare che le auto s’incrocino con la tramvia che attraversa tutto lo spazio davanti al giardino della Fortezza. È questo il motivo per il quale non vedremo il Ponte dello Statuto aperto nei prossimi tre anni. Un ‘black out’ che Palazzo Vecchio ha voluto far scattare nel momento a più bassa intensità di traffico, cioè tra Natale e Capodanno.
«Ed è stato deciso di aprire il ponte sul Mugnone solo in contemporanea con la chiusura dello Statuto per ridurre al minimo i cambiamenti e per non creare confusioni inutili», spiega l’assessore alla viabilità Stefano Giorgetti. Ma tutti sanno che il vero banco di prova per il traffico sarà il 7 gennaio, quando la Befana si sarà portata via tutte le feste e quando riapriranno le scuole. Che succederà? Sarà il tilt?
La svolta di viale Lavagnini in direzione del ponte Bailey sarà uno dei maggiori punti critici: la corsia d’attesa sulla carreggiata destra, quella in direzione Piazza della Libertà, potrebbe causare lunghe code. Ma anche viale Milton, dall’altra parte, potrebbe rivelarsi un collo di bottiglia. E poi il nuovo ponte sul Mugnone, nato come ponte temporaneo quanto resterà a cavallo di via XX Settembre e viale Milton? «Qui rischiamo di tenercelo per chissà quando, oltretutto con un rischio idraulico visto che l’altezza dal Mugnone è stata autorizzata in deroga alle norme», dicono i residenti di qua e di là dal ponte. Sia come sia, siamo appena all’inizio. Col nuovo anno anche la linea 2 per l’aeroporto entrerà nella fase dei cantieri ad alto impatto in tutta la zona Novoli.
Dal sindaco Nardella e dall’assessore Giorgetti un appello: “Fiorentini, lasciate le auto a casa”.

Fonte: La Nazione, 27/12/2014

Emergenze, il sindaco telefonerà a tutti i cittadini
Lanciato il nuovo sistema di allerta del Comune di Firenze

Firenze, 27 dicembre 2014 – Sarà la voce del sindaco Dario Nardella, con una telefonata registrata a 80 mila utenze fisse, a lanciare domani il nuovo sistema di allerta in caso di emergenze del Comune di Firenze. “Alert system Firenze”, questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale.
Nel messaggio registrato, il sindaco Nardella annuncia ai cittadini il nuovo sistema invitandoli a fornire, in base alla normativa sulla privacy, il proprio numero di telefono cellulare al sito della Protezione civile comunale, che verrà poi inserito nel sistema di allerta. Il sistema funziona 24 ore su 24 e, grazie alla sua struttura tecnica distribuita su 24 centrali telefoniche, permette di effettuare oltre 200.000 chiamate all’ora. Il sistema inoltre prevede la ripetizione delle telefonate in caso di mancata risposta e consente di avere i dati sull’esito della comunicazione e sull’ascolto da parte dell’utente. E offre la possibilità anche di avvisare i residenti di singole zone e quartieri, in caso di eventi che interessano solo aree limitate della città.

Fonte: Firenzepost, 27/12/2014

Bilancio del Comune di Firenze, Nardella: «Dobbiamo trovare 50 milioni di euro»

«Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro». Telegrafico ma al tempo stesso sufficientemente chiaro, il sindaco Dario Nardella. Così il primo cittadino ha infatti rivelato qualcosa di molto significativo dei conti del Comune di Firenze.
«Le misure del bilancio devono ancora essere decise – ha dichiarato Nardella ai giornalisti, a margine di un’iniziativa oggi 27 dicembre a Firenze – e sappiamo solo che lo sbilancio è di 50 milioni di euro. Insomma dobbiamo trovare 50 milioni».
Non una bella notizia. E tuttavia, ha assicurato il sindaco, «sul bilancio comunale c’è un lavoro in progress, ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie».

 

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Firenze, Tramvia: il ponte sul Mugnone. I lavori procedono, ma il rischio resta

Fonte: Firenze Post
Di: Paolo Padoin

Più volte abbiamo informato i nostri lettori sull’andamento dei lavori delle linee della tramvia fiorentina, sottolineando non soltanto i ritardi che hanno fatto giustamente infuriare, ancora senza alcun esito pratico, il sindaco Nardella, ma evidenziando i pericoli che potrebbero nascere, nella zona dello Statuto, per la  realizzazione del ponte provvisorio (per tre anni) sul Mugnone, all’altezza di Via Crispi. Quel ponte contro il quale si battono migliaia di cittadini residenti nella zona, riuniti in diversi Comitati. Il 22 novembre avevo documentato con foto lo stato della posa del ponte, allora solo iniziata, e avevo ribadito la mia convinzione che la campata fosse stata posizionata ad altezza inadeguata, senza luce sufficiente per far defluire le acque in caso di piena come quella del 1992.
Sono tornato ora sul cantiere, trovando operai e macchine operatrici che lavorano a pieno ritmo, tanto che l’intero pianale del ponte è stato posato e collega già le due rive del torrente. Se i lavori della tramvia procedono a rilento non è certo per colpa delle aziende che lavorano al ponte, che sta andando avanti con tempi da record. Ma l’esame più ravvicinato del manufatto ha confermato i miei timori. L’altezza del ponte, piano e non ricurvo al centro, rispetto al letto del torrente è rimasta tale e quale, ad occhio inferiore a quella della precedente passerella pedonale, che a suo tempo contribuì, occlusa dai detriti accumulatisi al di sotto, all’esondazione del Mugnone verso il quartiere Statuto.

 

Ma quello che mi ha impressionato di più è stata la larghezza del nuovo ponte, a occhio più di 20 metri, sostanzialmente analoga a quella dell’attuale ponte alla Fortezza, con una carreggiata di almeno 4 corsie, oltre a un passaggio pedonale laterale. Anche un profano comprenderebbe che un manufatto di questo tipo può causare pericoli maggiori rispetto alla situazione precedente. E’ evidente che un manufatto largo almeno dieci volte quello abbattuto e posto in posizione più bassa rispetto al letto del torrente compromette potenzialmente molto di più il decorso dell’acqua in caso di piena improvvisa del Mugnone. Le foto che ho scattato sono eloquenti.

 

Come dicevo credo che le foto riportate qui sopra siano eloquenti, ma lascio il giudizio anche ai lettori. Indubitabilmente il nuovo ponte è stato progettato in funzione del volume di traffico che dovrà sopportare quando l’altro ponte, alla Fortezza, sarà chiuso per consentire i lavori della linea 3 della tramvia. Siamo sicuri, e lo dovrebbero essere in primo luogo gli amministratori, che le esigenze del traffico siano state subordinate a quelle della sicurezza? L’assessore Giorgetti, confortato dal parere dei suoi tecnici, assicura che tutto è stato ben pianificato. I Comitati di cittadini, come quello 20 gennaio e gli altri che si battono per una migliore costruzione della tramvia, sostengono di no, anch’essi supportati dal giudizio di tecnici qualificati. E anch’io, per quanto possa valere il mio giudizio, concordo. Forse non sarebbe male che l’amministrazione, per maggiore tranquillità di tutti, desse ascolto a chi pone problemi che riguardano la sicurezza di tutti.

 

Amato (M5S), “Il comune sottovaluta il rischio idraulico per il ponte sul Mugnone”

Fonte: La Gazzetta di Firenze

La consigliera del MoVimento 5 Stelle Miriam Amato interviene sul rischio idrico, sul giardino Nidiaci e sui percorsi formativi e d’inserimento lavorativo per i minori in affido. “L’Autorità di Bacino ha allertato circa le conseguenze inerenti, il rischio idrico per i torrenti Affrico, Mugnone, Terzolle, Mensola, Ema e Greve. La risposta del tutto insufficiente dell’Assessore Gianassi, che invita a leggere il sito dell’Autorità Idrica, senza neanche rendersi conto che, nella mia domanda, riporto esattamente la problematica che la stessa Autorità, appena citata, ha denunciato qualche giorno fa. Un allarme che, evidentemente, non è raccolto. Inutile, anche, porre l’accento che, i cittadini invece sono allarmati, così chi vive a ridosso del Mugnone, si preoccupa di cosa potrebbe accadere, nel caso in cui la così detta “bomba d’acqua”si abbattesse su Firenze. I cittadini – prosegue la consigliera Amato – si preoccupa per il parapetto che, lungo il torrente, verrà eliminato per dar spazio al nuovo ponte carrabile, previsto dal progetto per la Tramvia. I Dubbi riguardano anche i sottopassaggi di viale Milton e di viale Strozzi, in progetto, che in tal caso diventerebbero delle gabbie d’acqua. Il loro allarme è anche il nostro giacché le risposte ricevute in aula non sono sufficienti, anzi sembrano sminuire questa preoccupazione e anche l’allarme lanciato dall’Autorità di Bacino stessa. Sorvolando anche, sul dato oggettivo, che i lavori per la stazione Foster, creano una diga alla falda acquifera.
Dopo le polemiche di questi ultimi giorni sulla pericolosità del ponte sul Mugnone è arrivata una ruspa che ha iniziato ad abbassare il letto del fiume tirando fuori il muro a secco che divide alveo del Mugnone dal camminamento. Un muro antico.

Ci piacerebbe saper – afferma un rappresentante dei residenti- sapere se queste terre di scavo sono controllate e dove vanno a finire. Senza controllo?”
Ieri il comitato ha consegnato agli automobilisti che transitavano su via XX settembre un documento che racchiude le problematiche per il rischio idraulico relativamente ad una eventuale Bomba d’acqua.  Tre i concettibase.

  1. Le spallette del nuovo ponte rappresentano un ostacolo allo scorrere dell’acqua in caso di piena considerando che la spalletta del fiume verrà abbattuta per circa 30 metri.
  2. L’attuale passerella pedonale verrà abbattuta e non potrà più essere rimessa in opera.
  3. Accanto al ponte Bailey verrà realizzato un sottopasso che vista l’eliminazione della spalletta a pochi metri di distanza rappresenta una trappola per il traffico in caso di esondazione.

La sirena di Nardella 

“Secondo quanto letto sulla stampa – dicono i rappresentanti del comitato – Nardella ha annunciato che coloro che si troveranno in macchina pronti ad imboccare il sottopasso di viale Milton sarà in funzione una sirena che gli avvertirà di tornare indietro”.
La cosa è abbastanza difficile da mettere in pratica perché viale Milton è a senso unico e vi immaginate il caos che verrà fuori con le auto che tornano indietro “causa sirena” e quelli che vanno avanti non essendo a conoscenza della “sirena”.

Analisi del Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto: manifestazione del 19 dicembre 2009 e riflessioni di Italia Nostra

“No Ponte”, Fgci denuncia la mancanza d’ambulanze

Villa San Giovanni (Reggio Calabria). La morte di Franco Nisticò? E’ il simbolo <di ciò che avviene oggi nel nostro Paese e
in particolare al Sud>,
 secondo il responsabile nazionale Organizzazione del Fgci.

La giornata, ha ricordato Perri, s’è conclusa <con la tragedia, assurda, di una vita che si spezza perché le istituzioni non sono in grado di garantire l’incolumità di migliaia di persone in piazza per un futuro migliore. Manca l’ambulanza e Franco Nisticò, ex sindaco di Badolato e presidente del comitato per la messa in sicurezza della statale 106, ci ha lasciati tra le urla dei compagni increduli e l’impotenza delle forze dell’ordine. Manca l’ambulanza. Manca l’essenziale. Mancano le strade, le autostrade, i mezzi pubblici, mancano degli ospedali efficienti, mancano le scuole, le università – è la denuncia dell’esponente figiccìno – , manca il lavoro, mancano i servizi, manca uno stato forte contro lo strapotere delle mafie che controllano capillarmente il territorio, manca la possibilità per ognuno di emanciparsi dal sottosviluppo e ricercare un percorso di crescita individuale e collettiva che riporti il meridione ad essere una terra normale. Una terra dove non si muore sdraiati a terra perché manca un’ambulanza>.
E questo, stando a Stefano Perri, fa ancor più rabbia perché <in piazza a Villa c’era un dispiegamento di forze dell’ordine davvero imponente. La polizia locale, la polizia provinciale, la polizia municipale, la polizia di Stato, la polizia ecozoofila, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e decine di uomini in borghese. In macchina, a piedi, sui camioncini, in elicottero e perfino in barca. Un vero e proprio esercito di gente che sembrava dovesse fronteggiare una guerra contro i pericolosissimi manifestanti noponte. Ma non c’era un ambulanza, e Franco non ce l’ha fatta. I cittadini ancora una volta lasciati soli di fronte alle difficoltà. E contro gli afflati di cambiamento e di emancipazione della Calabria onesta e democratica, una repressione con una regia precisa che piuttosto che soffocare i problemi, prova a soffocare i cittadini che li denunciano>.

Ponte sullo Stretto. Dopo la manifestazione di Villa San Giovanni

La tragedia che ha colpito nel mese di ottobre scorso  il messinese con tante vittime  poteva essere assolutamente evitata se si fosse provveduto a tempo debito alla messa in sicurezza del territorio e della popolazione.
Di quelle morti innocenti nessuno parla, un silenzio assordante, vergognoso.
Poco o nulla è stato fatto in Calabria ed in Sicilia per rimediare ai tanti disastri che avvengono periodicamente, sicuramente niente per la messa in sicurezza del territori.
A fronte di tutto questo, l’ennesima provocazione dell’annuncio  della prima pietra del ponte sullo Stretto, che in realtà riguarda la variante ferroviaria  di Cannitello, opera completamente disgiunta dal progetto di costruzione del Ponte.
La farsa, che dura ormai da quarant’anni,  è già costata oltre 520 milioni di euro senza riuscire neanche ad arrivare all’approvazione del progetto definitivo.
I cittadini calabresi chiedono che i soldi destinati al Ponte vengano impiegati da subito per le opere di messa in sicurezza e di bonifica dei territori; in Calabria, come in Sicilia,  si muore per le conseguenze del dissesto idro-geologico oltre per il rischio sismico piuttosto elevato.
La manifestazione, affollata quanto pacifica,  di sabato 19 dicembre 2009  a Villa San Giovanni ha ribadito una corale, ferma presa di posizione contro ogni ipotesi di costruzione del Ponte sullo Stretto.
La giornata si è purtroppo conclusa  tragicamente. Uno degli organizzatori della manifestazione,  l’ ex sindaco di Badolato e presidente del comitato per la messa in sicurezza della statale 106, dopo aver finito il suo intervento sul palco, si è accasciato a terra  colpito da infarto. E’ spirato senza poter essere soccorso per la mancanza di un’ ambulanza.
Nonostante la presenza di un forte spiegamento delle forze dell’ordine,  davvero sproporzionato per una manifestazione pacifica,  non era stato organizzato un adeguato servizio di pronto intervento sanitario.
Ecco la contraddizione in cui sono costretti a vivere gli abitanti della Calabria e Sicilia nel XXI secolo. Il Governo rilancia la costruzione del Ponte sullo Stretto come opera indispensabile per lo sviluppo del Mezzogiorno…
Ma,  quale sviluppo?……
”Se- come denuncia  Stefano Perri, tra gli organizzatori della manifestazione  -manca l’essenziale. Mancano le ferrovie, le strade, le autostrade, i mezzi pubblici, mancano degli ospedali efficienti, le scuole,  manca uno stato forte contro lo strapotere delle mafie che controllano capillarmente il territorio, manca la possibilità per ognuno di emanciparsi dal sottosviluppo e ricercare un percorso di crescita individuale e collettiva che riporti il meridione ad essere una terra normale. Una terra dove  si muore sdraiati a terra perché manca un’ambulanza”…………
21  Dicembre 2009
Teresa Liguori consigliere nazionale Italia Nostra

Manifestazione contro il ponte sullo Stretto di Messina

Messina, 8 agosto 2009 – Piazza Cairoli – ore 18,00

Dopo più di tre anni il Movimento contro il ponte sullo Stretto rinnova la sua mobilitazione verso quest’opera inutile, antieconomica e devastante, sia per l’ambiente sia per la popolazione. L’iter per la sua realizzazione, dopo un’illusoria sospensione, ha ricevuto quest’anno un forte input economico di circa 1 miliardo e 300 milioni di euro per il prosieguo della progettazione affidata alla cordata capeggiata da Impregilo. Le ragioni della nostra opposizione a questa autentica follia sono più che mai valide e attuali. Ed è proprio per gridare forte il nostro dissenso a quest’opera scriteriata che manifesteremo, a Messina, il prossimo 8 agosto 2009:

  • per dire no al ponte che sta drenando risorse economiche ancora oggi per progettare un’opera che a detta dello stesso coordinatore scientifico del progetto (Ing. Remo Calzona), non è realizzabile;
  • per dire no ad un’opera che avrebbe un impatto devastante sul delicatissimo patrimonio naturale dello Stretto di Messina, unico al mondo per ricchezza e particolarità, sia in mare sia sulla terraferma;
  •  per dire no alla devastazione della città che diventerebbe un intero cantiere per anni e anni, in una delle zone a più alto rischio sismico del mondo, con piloni giganteschi che poggerebbero su faglie attive “misteriosamente scomparse” dal progetto del 2002, come dimostrato dalle associazioni ambientaliste nel 2003 e come confermato dal coordinatore scientifico dello stesso progetto;
  •  per dire no ad una presunta soluzione di attraversamento dello Stretto che ha costi elevatissimi, mentre si dismette giorno dopo giorno, senza investire quel poco che servirebbe, il traghettamento via nave ed aliscafo, decisamente più sostenibile ed economico.
Scendiamo in piazza ancora una volta per sconfiggere “il mostro” che minaccia lo stretto di Messina.
VI ASPETTIAMO A MESSINA – PIAZZA CAIROLI , SABATO 8 AGOSTO, ALLE ORE 18,00

Ponte e infrastrutture nel Sud d’Italia 

Sicilia, agosto 2009. Dunque, saranno le Ferrovie dello Stato a finanziare il progetto del ponte sullo Stretto. Da ciò deriverà, inevitabilmente, una sottrazione di considerevoli risorse economico-finanziarie finalizzate al necessario ammodernamento e potenziamento del sistema ferroviario, quanto mai urgente, soprattutto nel Meridione d’Italia. In base alla convenzione stipulata con la società Stretto di Messina, le Ferrovie dello Stato pagheranno un canone annuo per far passare i treni sul ponte: la tariffa sarà di 100 milioni di euro il primo anno e poi andrà progressivamente crescendo. Complessivamente, in trent’anni, le Ferrovie dello Stato dovrebbero pagare circa 4 miliardi di euro, 8.000 miliardi delle vecchie lire.
Non è tutto: nella convenzione è previsto che le Ferrovie dello Stato finanzino le opere di collegamento, e che le risorse che attualmente ricevono dal Ministero delle Infrastrutture per il servizio di traghettamento dei treni (38 milioni di euro l’anno), vengano trasferite alla società Stretto di Messina. Saranno pertanto solo risorse pubbliche a finanziare l’esecuzione dell’opera faraonica prevista tra la Sicilia e la Calabria, mentre nessun privato rischierà un solo euro.
Lo Stato, oltre a investire direttamente 2,5 miliardi di euro a fondo perduto, attraverso società che controlla direttamente Fintecna, Anas, FS  a girare un canone annuo di oltre 150 milioni di euro, attraverso il Ministero delle Infrastrutture e le Ferrovie dello Stato, si impegna a coprire l’eventuale differenza tra quanto previsto dal piano finanziario e il ritorno di cassa dai flussi di traffico. Questo, a riprova della scarsa fondatezza delle proiezioni relative alla domanda di traffico sul ponte. Quindi, una sola grande opera, assai dubbia dal punto di vista strutturale, dal pesante impatto ambientale e dalla scarsa utilità per le concrete esigenze della mobilità, concentrerà su di sé moltissimo danaro pubblico che verrà sottratto alle opere veramente utili e necessarie a colmare l’atavico deficit infrastrutturale del Sud. In Sicilia metà della rete ferroviaria non è ancora elettrificata; in tutto il Meridione la rete stradale e la rete ferroviaria versano in uno stato di degrado penoso, con velocità commerciali che non hanno paragoni nel resto d’Europa. Questi sono i problemi prioritari del Sud. La scriteriata realizzazione del ponte sullo Stretto impedirebbe, per altri decenni, di affrontarli.
Alla luce di quanto evidenziato, noi di Italia Nostra chiediamo al Governo e al Parlamento nazionali, ai Consigli regionali della Sicilia e della Calabria  che vengano annullati gli oneri a carico delle Ferrovie dello Stato per il finanziamento del progetto del ponte sullo Stretto. Chiediamo altresì che venga riaperto il confronto sugli investimenti infrastrutturali nel Sud d’Italia, partendo dalla rimozione dell’ipotesi ponte sullo Stretto e ponendo, invece, al centro dell’agenda politica i progetti che riguardano le ferrovie, i porti, la sicurezza stradale. Tutto questo, per avviare finalmente uno sviluppo virtuoso e sostenibile, che valorizzi le risorse territoriali, determinando occupazione stabile e permanente. Leandro Janni, Presidente CR Italia Nostra Sicilia

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