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Le mani sulla Toscana?

Fonte: Qui Siena
Di: David Busato

Geotermia. I numeri iniziano ad essere importanti ed i cittadini protestano

C’è da preoccuparsi? La Toscana ha bisogno di tutto questo? E’ impossibile, ormai, fare finta di niente. Le richieste di ricerche di energia geotermica in Toscana iniziano ad essere consistenti. Amiata, il cosiddetto Progetto Mensano (Radicondoli, Volterra, Casole d’Elsa), e, in ultimo il cosiddetto “Progetto Montenero” che, secondo le notizie, potrebbe essere molto vasta come zona interessata. Se poi, anche se non si tratta di geotermia, annoveriamo anche il progetto dell’elettrodotto di Terna in alcune zone come la Valdichiana, Valdarno superiore, Valdambra e Chianti, si capisce che la situazione inizia ad essere perlomeno foriera di dubbi. Che succede? Succede che varie aziende, ragionevolmente secondo la logica del profitto, hanno “puntato”, da tempo, la Toscana ed il relativo sottosuolo. I numeri sono inequivocabili.
Dal decreto legislativo del primo febbraio 2010 che ha liberalizzato l’attività geotermoelettrica in Toscana, sul territorio regionale sono arrivate un numero considerevole di richieste di permessi di ricerca per il reperimento della risorsa geotermica. Al 29 aprile 2013 erano stati rilasciati 38 permessi di ricerca concentrati essenzialmente tra le province di Grosseto, Siena e Pisa per un totale di 3mila chilometri quadrati circa. I permessi risultano assegnati a 13 differenti società, di cui 4 (Futuro Energia, Geothermics Italy, Terra Energy e Toscana Geo), sono però supportate dal punto di vista tecnico-economico, dalla stessa multinazionale (Geysir Europe srl) mentre altre 2 (Geoenergy srl e Exergia Toscana srl) fanno capo alla stessa Soc. Italbrevetti, riducendo di fatto a 8 gli attori coinvolti .Tra questi è presente la Gesto Italia, responsabile del progetto Montenero. Inoltre la Legge 7 agosto 2012, n. 134 di conversione del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, ha disposto l’inserimento dell’energia geotermica tra le fonti energetiche strategiche e la Legge 9 agosto 2013, n. 98 di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, comprendente disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, definisce gli impianti geotermici pilota di competenza statale (integrando l’art. 1 comma 3bis del D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 22 e il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152). I progetti geotermici pilota sono quindi soggetti alla Valutazione di impatto ambientale di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
I cittadini, sono sempre più preoccupati. In qualche caso, le stesse amministrazioni comunali sono state costrette a dichiarare nettamente il “No” a qualsiasi progetto. In altri casi, addirittura, i cittadini, si sono lamentati di essere stati informati in ritardo o addirittura di non conoscere neanche il tipo di progetto in questione e relativi dettagli. Il caso dell’Amiata è, forse quello con più visibilità grazie al battagliero comitato Sos geotermia, ma anche da altre parti, vedi Montenero, si sono organizzati pronti a dare battaglia. Anche nella zona di Casole d’Elsa, da tempo, è sorto il Comitato Difensori della Toscana, che si sta opponendo alla richiesta di tre sondaggi geognostici da parte della Magma Energy. Di fronte i comitati hanno tutte le rassicurazioni del caso da parte delle aziende interessate e della stessa Regione Toscana. Ma la sfiducia e la delusione covano sotto la cenere.
Paesaggi celebri ed incontaminati (in ultimo è spuntata anche l’ipotesi Montalcino) “minacciati” da industrie e centrali geotermiche. Eppure anche gli ultimi dati in fatto di agriturismo parlano di una Toscana nel 2013 al top fra le presenze dei turisti. E allora? Che le centrali siano a ciclo binario, di nuova generazione o altro, ai cittadini importa ben poco. Come andrà a finire? Anni fa ci fu una levata di scudi sull’ipotesi di alcune società petrolifere di trivellare nel Chianti.
Non si tratta del famoso acronimo inglese N.I.M.B.Y. (Not in my backyard), ma di rifiutare una netta conversione di un modello prevalentemente agricolo e di successo in un modello con tante incognite di cui non è chiara la reale necessità. Parafrasando il celebre film di Francesco Rosi, “Le mani sulla città”, pellicola che ha compiuto cinquant’anni proprio l’anno scorso, la speranza, specie dei vari comitati, è che alla fine, oltre ai legittimi dubbi ed interrogativi, prevalga il buon senso.

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Progetto Mensano. Il comunicato del Comitato Difensori della Toscana

Fonte: Qui Siena

“La Regione non ascolta le richieste dei cittadini”

La decisione della Regione Toscana, ieri, di non procedere alla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per quanto riguarda il cosiddetto progetto Mensano, ha provocato, come immaginabile, la reazione del Comitato Difensori della Toscana. Ecco il relativo comunicato: “Geotermia, Progetto Mensano: la Regione Toscana non ascolta le richieste dei cittadini che hanno chiesto a gran voce la Valutazione di Impatto Ambientale prima di qualsiasi trivellazione nei comuni di Volterra, Casole D’Elsa e Radicondoli.
La società Magma Energy Italia, controllata oggi dalla società Graziella Green Power di Arezzo, in data 18 ottobre 2013 aveva richiesto alla regione il permesso per la trivellazione di tre pozzi geognostici allo scopo di cominciare a misurare le temperature del sottosuolo in previsione della costruzione di nuove centrali geotermoelettriche.
La mobilitazione dei comitati, delle associazioni e dei singoli cittadini è stata immediata e sono giunte alla Regione osservazioni contrarie da parte di cinquantasei soggetti diversi, che avevano semplicemente chiesto che venisse valutato l’impatto ambientale dei pozzi geognostici.
Ad una prima lettura gli argomenti della Regione per il rifiuto della V.I.A. sono stati principalmente due.
Il primo è la richiesta di produzione energetica da fonti alternative diverse da quelle fossili da parte dell’Europa, richiesta che non tiene conto delle caratteristiche dei singoli stati e territori e delle economie nelle quali queste produzioni energetiche si dovrebbero inserire.
Sarebbe stato compito della Regione Toscana valutare l’impatto delle richieste europee sull’economia turistica e rurale ed attivare la procedura di V.I.A..
Un secondo argomento della Regione Toscana è che
le localizzazioni individuate dal proponente per la perforazione dei pozzetti termometrici ricadono in aree soggette a vincolo idrogeologico e non ricadono in aree soggette a vincolo paesaggistico o archeologico.
Questo nonostante 3000 cittadini delle zone interessate dalle prospezioni abbiano richiesto la valutazione dei vincoli da anni, sollecitata lo scorso luglio dallo stesso Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.
La Regione argomenta affermando che
si prende atto della richiesta di attivazione di una procedura di apposizione del vincolo paesaggistico avanzata da Italia Nostra il 10.01.2008 per le aree situate nel Comune di Casole d’Elsa e che tale richiesta è rimasta senza risposta da parte delle Autorità competenti;
Ci troviamo quindi nella situazione paradossale di una Regione che rifiuta ai cittadini la Valutazione di Impatto Ambientale perché la Regione stessa, in sei anni, non ha mai risposto alla richiesta di vincolo.
La risposta della Regione Toscana ha quindi un valore politico.
La richiesta di una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale avrebbe infatti portato a considerare la possibilità dell’impatto economico dei pozzi (l’economia della Toscana è legata al paesaggio più di quella di qualsiasi altro luogo) e quindi avrebbe fornito elementi per valutare i primi effetti di un evidente processo di industrializzazione del paesaggio rurale.
La risposta della Regione Toscana, di fatto cerca in modo inaccettabile di considerare separata la trivellazione dei pozzi di prospezione dal processo industriale del quale sono solo un passo, processo che potrà avere come conseguenza la trasformazione di una economia florida e distribuita tra migliaia di piccoli proprietari in una economia energetica concentrata nelle mani di pochi gruppi industriali. Sarebbe stato un dovere politico e morale della Regione, specialmente in un momento economico così delicato, avviare una procedura di valutazione di questo impatto.
Viene invece favorito ancora una volta un modello di sviluppo incerto e favorevole a pochi che contrasta con le vere ricchezze davvero inesauribili che il nostro territorio offre, turismo, agricoltura di qualità, biodiversità, ecc. basi portanti di un’economia diffusa e ben radicata che mal si sposa con questo tipo di geotermia che devasta il territorio inquinandolo e impoverendolo.
E’ quindi evidente la difficoltà politica della Regione Toscana di comprendere l’economia delle piccole imprese legate al paesaggio, e la trasformazione economica verde che l’intero pianeta sta intraprendendo.
Non si può non osservare con una certa perplessità che tra le centinaia di possibilità alternative all’industrializzazione del territorio rurale, prima fra tutte quella della costruzione di una fitta rete di microimpanti domestici, la Regione Toscana, attraverso i permessi di prospezione ha scelto la strada dei megaimpianti. E ciò nonostante i catastrofici effetti che questo tipo di produzione energetica ha prodotto sull’economia del turismo nella zona di Larderello.
Prendiamo atto di questa scelta politica che certamente condizionerà le scelte dei cittadini di tutta la Toscana quando si dovrà votare per il rinnovo del Consiglio Regionale. La risposta della Regione indica infatti che per tutelare i posti di lavoro e le migliaia di imprese legate all’economia del paesaggio è necessaria una classe dirigente in grado di comprendere il significato e il valore economico di uno dei più importanti settori agricoli e turistici del pianeta”.

Progetto Mensano. Il Comitato Difensori della Toscana: “Chi l’ha vista? Cercasi pratica per vincoli paesaggisti scomparsa in Regione Toscana”

Fonte: Qui Siena
Di: David Busato

Il 19 Dicembre una delegazione del Comitato a Firenze per la presentazione ufficiale del
nuovo piano paesaggistico della Regione. Dubbi e timori.
L’incontro del 19 Dicembre in Regione a Firenze

Siena – Progetto Mensano. Il Comitato dei Difensori della Toscana continua a nutrire dubbi e perplessità sulla vicenda. Il 19 dicembre, infatti,  presso gli uffici della Regione Toscana in Piazza Unità a Firenze, una delegazione del comitato si è recata alla presentazione ufficiale del nuovo piano paesaggistico della Regione Toscana che verrà approvato nei prossimi mesi. Forte il sospetto nel Comitato di essere stati “snobbati”.
“Il 19 dicembre – affermano dal Comitato –  presso gli uffici della Regione Toscana in Piazza Unità 1 a Firenze, una delegazione del nostro comitato si è recata alla presentazione ufficiale del nuovo piano paesaggistico della Regione Toscana che verrà approvato nei prossimi mesi. La partecipazione all’evento si è resa necessaria per il timore, poi purtroppo confermato, che un’istanza di tutela del paesaggio, sottoscritta da diverse associazioni e tremila cittadini e presentata alcuni mesi prima agli uffici regionali, non fosse stata presa in considerazione. Il sospetto di essere stati “snobbati” era sorto vedendo che nessuno degli uffici regionali preposti rispondeva alle email inviate, nemmeno a quelle di posta certificata che notoriamente vengono protocollate”.
I fatti in questione? “In data 11 febbraio 2013, – continuano –  volendo tutelare il proprio territorio, “I Cittadini della Toscana, dell’Italia e del Mondo”, il “Comitato Difensori della Toscana”, l’Associazione “Casolenostra”, l’Associazione “Ecomuseo Borgo La Selva” e “WWF”, raccogliendo circa 3000 firme, hanno presentato richiesta di attivazione della Procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 136 e succ. D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) del paesaggio di Casole d’Elsa-Monteguidi-Mensano-Radicondoli. Tale richiesta è stata ufficialmente sostenuta dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, che per statuto svolge attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico. Già in passato, nel gennaio 2008, la Sezione senese di Italia Nostra richiese l’attivazione di una procedura di apposizione di vincolo paesaggistico per le aree situate nel Comune di Casole d’Elsa. Quindi ieri, durante l’incontro in Regione, è stato chiesto al relatore, prof. Morisi, garante della comunicazione per la partecipazione nel governo del territorio, se la richiesta firmata da 3000 cittadini e cittadine fosse stata presa in considerazione. La risposta è stata che la pratica deve ancora essere valutata. A tal proposito abbiamo preparato un breve comunicato stampa che invieremo nei prossimi giorni ai giornali e ai blog”.
Insomma dubbi e perplessità, con il passare dei mesi, aumentano: “ Il Comitato dei Difensori della Toscana è in allarme poiché la richiesta di vincoli paesaggistici sottoposta alla Regione Toscana nel marzo 2013, sembra essersi volatilizzata nel nulla e nessuno sa dove possa essere finita.  Che dire? Che possa essere rimasta sepolta sopra qualche scrivania di qualche funzionario troppo oberato per dar corso alla richiesta o per rispondere alle numerose sollecitazioni? Ci si chiede infatti quanto si debba ancora attendere per ottenere la risposta ufficiale dalle autorità competenti. Ricordiamo che la richiesta di attivazione della Procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 136 e succ. D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) del paesaggio di Casole d’Elsa-Monteguidi-Mensano-Radicondoli (SI) è una petizione che ha raccolto oltre 3000 firme lo scorso mese di febbraio, e rappresenta attualmente, l’unico strumento in mano ai cittadini per difendere e proteggere l’integrità del territorio  in assenza di una legislazione specifica in materia.
Tale iniziativa è stata sostenuta da “I Cittadini della Toscana, dell’Italia e del Mondo”, il “Comitato Difensori della Toscana”, l’Associazione “Casolenostra”, l’Associazione “Ecomuseo Borgo La Selva” e “WWF Siena”. Inoltre, tale richiesta è stata ufficialmente sostenuta con atto proprio dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, che per statuto svolge attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico di cui al D. Lgs. 22 gennaio 2004, n.42.
Il Ministro Massimo Bray durante la trasmissione “Che Tempo che fa” del 15 Dicembre affermava:…”Il nostro primo dovere è quello di tutelare il nostro patrimonio culturale…ad esempio il paesaggio, quante volte è stato ferito in maniera cosi grave…”  Il progetto Mensano, con la possibile costruzione di centrali geotermiche infatti, non solo deturperebbe il paesaggio ancora intatto in grande parte della zona, ma costituisce una minaccia per la salute e le capacità produttive degli abitanti che da anni hanno fatto enormi investimenti economici nei settori dell’agricultura e del turismo culturale e ambientale.
Non bastano dunque investimenti economici, occorrono leggi che proteggano gli interessi della collettività contro gli interessi di quei pochi senza scrupolo, e amministratori capaci che facciano rispettare i diritti della comunità. Restiamo in fiduciosa attesa…”

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