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Recensione del libro curato da Rossano Pazzagli "Il Paeaggio della Toscana tra storia e tutela"

E’ uscito il libro curato dal Prof. Rossano Pazzagli “Il Paeaggio della Toscana tra storia e tutela”.
Per vedere la presentazione cliccate qui

Dei libri dedicati al paesaggio toscano tutto si può dire tranne che scarseggino. Decidere perciò di aggiungerne un altro deve avere delle buone e valide ragioni. E questo volume collettaneo curato da Rossano Pazzagli le ha tutte. Intanto perché ha inteso chiaramente metter becco in un dibattito arroventato – che spesso è polemica allo stato puro – che da mesi imperversa non soltanto sulla stampa toscana. Un libro, quindi, la cui uscita coincide, niente affatto casualmente, con una vicenda di grande attualità in cui si è rischiato e si rischia di perdere di vista, omettere o banalizzare aspetti e questioni che non possono essere affidati esclusivamente o quasi a interventi “a gamba tesa”, a scambi stizzosi di accuse destinate il più delle volte a lasciare il tempo che trovano se non a confondere le acque.Si è voluto insomma ‘risalire’ alla storia e alla cultura di una regione il cui paesaggio è un’icona mondiale per ritrovare un bandolo anche istituzionale e politico che in questi mesi si è faticato, e tuttora si fatica, a individuare chiaramente a danno di una riflessione alla quale non giovano né le crociate e neppure le risentite rimostranze di chi ritiene di avere le carte in regola e quindi di essere al di sopra di ogni critica. Che lo si faccia con un volume che esce nella Collana delle aree naturali protette non è ancora una volta un caso. Come si vedrà, infatti, dall’introduzione del curatore e, soprattutto, da alcuni contributi –in primis quello di Antonello Nuzzo- quello dei parchi e delle aree protette è un osservatorio davvero privilegiato per capire meglio cosa è successo e sta accadendo e soprattutto per mettere a fuoco quel che deve essere fatto per uscire bene da questo complicato passaggio che vede in gioco aspetti cruciali di una politica ambientale davvero seria e non solo sul piano regionale.I contributi dedicati alla storia della nostra regione, e specialmente quello di Giuliana Biagioli sul ruolo dell’agricoltura, se da un lato smitizzano non pochi luoghi comuni sul nostro passato ma, soprattutto, sul nostro presente, dall’altro ci consegnano uno spaccato dal quale emerge chiaramente che la questione del paesaggio non è realisticamente affrontabile inneggiando semplicemente al bello ed evocandone il mito. Chi pensa, insomma, di poterlo fare affidandosi a vecchie ricette, peraltro ampiamente sperimentate con effetti sui quali è meglio sorvolare, deve prendere atto di un intreccio sempre più stretto tra il paesaggio e l’ambiente, il bello e la natura, la storia e l’economia che fu determinante nel passato e lo è e lo sarà ancora oggi. Si veda anche al riguardo l’interessante contributo di Cristiana Torti su ‘L’industria e il suo paesaggio tra Ottocento e primo Novecento’.Alla costruzione del paesaggio toscano e al ruolo della agricoltura è dedicato anche il ben documentato contributo di Mariassunta Galli, Davide Rizzo ed Enrico Bonari che ci aiuta a ‘leggere’ i cambiamenti derivanti sia dall’abbandono ma anche dai cambiamenti – per esempio -dovuti ai nuovi vigneti che prendono il posto dei vecchi oliveti e le nuove pioppete che si diffondono specie in Lucchesia.
La vera novità- diciamo pure la sfida- sta in questo rapporto che sarebbe velleitario ricondurre a quella tutela ‘puntuale’ che non regge per il paesaggio come non regge per la biodiversità. E non regge perché il paesaggio – come titola Gisella Cortesi – è prodotto culturale e, come dimostrano con interessanti esempi Claudio Saragosa, Chiara Biagi e Valentina Brioschi, un’invariante dinamica, invariante più nelle modalità di evolvere dei vari sistemi ambientali piuttosto che nelle loro caratteristiche statiche istantanee. C’è insomma una dinamicità che coinvolge in primis quei protagonisti della realtà e dimensione locale che in troppi vorrebbero tagliar fuori da decisioni e scelte che li riguardano. Su questo ampio sfondo si intravedono non sempre con nettezza ruoli di governo nel senso più ampio del termine che le polemiche e il dibattito in corso ci ripropone con troppe parzialità e omissioni. E’ il caso delle aree protette che sono risultate finora assenti o quasi nel dibattito a dimostrazione di quanta poca memoria vi sia talvolta anche dei risultati più interessanti e delle esperienze più significative fatte proprio in Toscana. Leggendondo l’intervento di Nuzzo risulterà chiaro – ne siamo certi – anche a chi finora ha fatto finta di niente- cosa hanno significato per la nostra regione, per esempio, le esperienze avviate con Cervellati e il suo piano del Parco di Migliarino,San Rossore, Massaciuccoli per il paesaggio per la prima volta considerato oggetto di tutela su un piano di pari dignità con la natura e nello stesso piano. Tanto nuova quest’impostazione che fece storcere il naso a più di un ambientalista e naturalista che trovarono impropria questa connessione che rischiava – si disse – di mettere in ombra le vere peculiarità naturalistiche di questo parco. Un piano che mostrò presto, invece, la sua ‘superiorità’ – mi si passi il termine – sui progetti paesistici predisposti e approvati poco prima dalle sopraintendenze per la Versilia e l’Argentario. Stessa musica per le Apuane dove il piano di recente approvazione avviò parecchi anni fa una ricognizione e un monitoraggio cartografico paesaggistico su un territorio finora considerato solo sotto il profilo urbanistico. La novità non era data solo dal fatto che i parchi si occupassero del paesaggio ( e dei relativi nulla osta) ma che lo facessero per territori particolarmente pregiati non riconducibili ai confini amministrativi ma a ecosistemi e ambienti che per la prima volta erano oggetto di una pianificazione e tutela di tipo speciale e integrata. Un’innovazione delle cui implicazioni sembra si sia andati perdendo, prima ancora che la memoria, la consapevolezza della sua estrema attualità. Merita al riguardo una considerazione quanto scrive a conclusione del suo contributo su ‘Il ruolo della natura nella formazione del paesaggio’ Riccardo Mazzanti. Dopo avere giustamente evidenziato l’interazione fra elementi e fattori naturali e antropici che stanno alla base di un sistema complesso e dinamico quale è il paesaggio toscano osserva che anche il lodevole sforzo di tutela del patrimonio ambientale attraverso i parchi e le riserve naturali avendo come obbiettivo primario quella della protezione della natura a fini ecologici e ambientali, appaiono relativamente inadeguati per quella di un’entità complessa e composita come il paesaggio nella sua interezza. Osservazione che andrebbe subito girata agli estensori del nuovo Codice ma che forse – stando a quanto siamo andati dicendo – non appare del tutto giusta specie se riferita ai parchi toscani. E tuttavia quanto mai opportuna vista la scarsa attenzione finora riservata nel dibattito a questo aspetto. Osservazione che ben ci introduce alle critiche oggi più diffuse e talvolta impietose che vengono rivolte alla nostra regione. Vezio De Lucia, per esempio, con un equilibrio che gli fa onore, dopo avere confermato la sua simpatia e il suo apprezzamento per le politiche del governo del territorio della Toscana, ribadisce la sua critica ai nostri amministratori regionali per avere affidato ai comuni ruoli e competenze di cui non hanno saputo e non sono in grado di fare buon uso. Insomma un irragionevole egoismo regionalista che non per caso lo mette in rotta di collisione con lo Stato. Rombai e Signorini in un vero e proprio quaderno di doglianze e dopo avere premesso che “il paesaggio non è questione affrontabile in maniera separata dai temi ambientali” ( non casuale un riferimento agli scritti di Roberto Gambino e alla Convenzione europea del paesaggio) tracciano un’impressionate mappa delle situazioni già più o meno e irrimediabilmente pregiudicate o – e sono le più- che potrebbero rischiare di diventarlo. Si va dai porti agli aeroporti, dalla collina alla costa, dalle pale eoliche alla geotermia, dalle infrastrutture viarie agli inceneritori. Si attinge ampiamente ai documenti dei comitati coordinati da Asor Rosa ma anche ad altre denunce e informazioni. Al termine di questo impressionate excursus si prova anche qualche imbarazzo tanto appare difficile capire cosa si deve e si può fare a fronte di tanti no. Ma la conclusione è sicuramente condivisibile perché mette l’accento sul fatto che la risposta giusta non può venire da una ricerca Comune per Comune dove – come abbiamo già visto – prevale gioco forza una visione non d’insieme. Nel dibattito sul Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) e sul Paino Regionale di Azione Ambientale (PRAA) si è parlato, infatti, di filiera istituzionale in cui tutti i livelli e anelli dovrebbero risultare raccordati. Torniamo alle considerazioni di Nuzzo. Quei piani avviati e poi gestiti dai parchi regionali avevano il pregio assolutamente inedito di integrare una tutela prevista dalla Costituzione all’art 9, il paesaggio e una tutela speciale non ancora tale sul piano nazionale ( la legge 394 è del 91) della natura.
E’ bene ricordarlo perché ora le strade sono tornate a divaricarsi, come ricordano anche De Lucia e altri, perché il piano paesistico torna a prevalere anche su quello dei parchi marcando un recupero –potremmo dire – settoriale su un piano – quello del parco sicuramente integrato. Divaricazione che, come annota nel suo intervento Carmelo D’Antone, viene definitivamente sanzionate nel nuovo Codice dei beni culturali e paesaggistici che ha modificato sostanzialmente la legge quadro 394 del 91 avvalendosi di un potere che il Parlamento con la delega non gli aveva conferito.Ma gli effetti negativi di questa divaricazione, che ha già portato l’avvocatura di Stato a impugnare la legge piemontese sui parchi perché affidava a un parco fluviale il piano inclusivo del piano paesaggistico, riguardano proprio quel ruolo dei comuni che tanto allarma i tanti critici del governo del territorio in Toscana. Si, perché i piani di quei parchi prima ricordati oltre a integrare ciò che fino a quel momento aveva viaggiato su binari distinti aveva anche raccordato e proprio sui temi ambientali l’impegno e l’iniziativa dei singoli comuni chiamati per la prima volta a misurarsi con quella realtà non più solo locale a cui fanno opportuno riferimento Rombai e Signorini. L’avere, quindi, in qualche modo a partire dalla legge toscana del 2005 eroso in qualche misura la ‘specialità’ dei parchi toscani nel loro ruolo pianificatorio ha certamente non reso più facile l’operato dei parchi in questa direzione strategicamente decisiva della aggregazione intercomunale.Il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui si chiede e si sollecita da più parti l’approvazione definitiva, non consente solo alla Stato di riappropriarsi –come è stato detto- dell’esclusiva competenza in materia ma, anche, di separare quello che anche nelle modifiche proposte e discusse dell’art 9 della Costituzione dovrebbe essere unito e armonizzato. E proprio il trattamento riservato ai parchi permette di cogliere in tutta la sua contraddittorietà questa separazione. Certo sarebbe sciocco ricondurre una vicenda complessa e complicata come quella toscana che ha – a seconda delle opinioni – il merito o il demerito di sollevare aspetti e profili nazionali e non soltanto in riferimento al nuovo Codice ma anche alla Carta delle autonomie, all’attuazione del titolo V della Costituzione e molto altro, al solo tema dei parchi e delle aree protette. E, tuttavia, è innegabile che da qui passano e si possono valutare alla prova dei fatti aspetti, risultati e sperimentazioni di portata più generale grazie al fatto che essi sono anche da questo punto di vista un laboratorio prezioso.E un contributo serio potrà venire – ce lo auguriamo – da quel Laboratorio del paesaggio di Pisa istituito sulla base di un’intesa tra Università e Sopraintendenza di cui parla Riccardo Lorenzi nel suo intervento e di cui Toscanaparchi già si occupò con un intervento di Amedeo Alpi. E anche per questo la discussione sulla nuova legge regionale sui parchi e le aree protette della Toscana si preannuncia importante perché consentirà a un decennio dalla sua approvazione di valutare di più e meglio di quanto non sia avvenuto con quella sul governo del territorio quel che va confermato e quello che invece va corretto e modificato proprio in rapporto ai temi di cui parla il libro

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Pubblicazione del libro “I problemi del bosco nel territorio fiorentino e toscano. Realtà e prospettive”

I problemi del bosco nel territorio fiorentino e toscano. Realtà e prospettive

Venerdì 7 alle ore 17, nella Sala Est-Ovest della Provincia di Firenze, Via Ginori 10, per iniziativa congiunta dell’Amministrazione Provinciale di Firenze/Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca e di Italia Nostra, alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura Caccia e Pesca Augusto Marinelli, tre docenti dell’Università di Firenze, Mauro Agnoletti forestale, Zeffiro Ciuffoletti storico e Bruno Vecchio geografo hanno presentato  volume “I problemi del bosco nel territorio fiorentino e toscano. Realtà e prospettive”, a cura di Anna Guarducci e Leonardo Rombai, con scritti di Renato Amati, Filippo Bellandi, Antonio Gabbrielli, Amerigo Hofmann e Leonardo Rombai, pubblicato dal Centro Editoriale Toscano, con prefazione di Augusto Marinelli, e con il patrocinio e il contributo della Provincia di Firenze.
Il volume “I problemi del bosco nel territorio fiorentino e toscano. Realtà e prospettive”, (pp. 184, prezzo lire 25.000) è pubblicato per conto di Italia Nostra dal Centro Editoriale Toscano, con il patrocinio e il contributo dell’Amministrazione Provinciale di Firenze, a cura dì Anna Guarducci e Leonardo Rombai, e con scritti di Renato Amati, Filippo Bellandi, Antonio Gabbrielli, Amerigo Hofmann e Leonardo Rombai, e con prefazione di Augusto MarinelIi.
Questa opera interdisciplinare di un gruppo di ricerca formato da storici, geografi e tecnici forestali è stata concepita e programmata dalla sezione fiorentina di Italia Nostra come un contributo concreto alla corretta conoscenza e alla equilibrata riflessione sul bosco: per essere utilizzato con vantaggio a fini formativi, con priorità per le attività didattico-educative da svolgere nelle scuole di ogni ordine e grado, oltre che per l’educazione civica permanente, 1’escursionismo e il turismo naturalistico. Il libro potrà anche servire per utilizzazioni applicative in quelle sedi istituzionali  e private ove si elaborano, o si dovranno elaborare, le pratiche di intervento urbanistico, ambientale e produttivo che non potranno non dimensionarsi sui princìpi dello sviluppo sostenibile.
L’obiettivo di fondo è infatti quello di vedere i soprassuoli forestali del territorio fiorentino e toscano diventare finalmente (e in certi casi tornare ad essere) degli ecosistemi ad alto grado di funzionalità ambientale, economica e socio-culturale, come auspicato pure dall’Assessore provinciale all’Agricoltura Augusto Marinelli.
Gli scritti di inquadramento generale di Leonardo Rombai, Antonio Gabbrielli e Amerigo Hofmann (i primi due volti al passato e ai problemi storici  sedimentati nel presente, 1’ultimo specificamente incentrato sulla realtà e sulle prospettive dei boschi toscani in termini di gestione e pianificazione) rappresentano la indispensabile cornice per la piena valorizzazione dei due amplissimi saggi di approfondimento sulle subregioni del Mugello, della Val di Sieve e dell’Alto Mugello o Romagna Toscana redatti da Filippo Bellandi e Renato Amati.
Questi due ultimi lavori scaturiscono da percorsi culturali e da esperienze di ricerca piuttosto diversi fra di loro (essendo storico il primo autore e forestale i1 secondo), ma ciò non di meno mirano ad integrarsi compiutamente, grazie anche alla profonda tensione civile che li sorregge.
In estrema sintesi, dopo una dettagliata “radiografia” della realtà ambientale, socio-economica e normativa, – gli – autori passano a esprimere una serie articolata ed organica di pertinenti suggerimenti (riguardanti la formazione del personale e le unità di gestione, i piani di assestamento, la riconversione all’alto fusto dei cedui e il recupero dei terreni abbandonati, ecc.) che non possono non essere considerati, se si vuole pervenire alla costruzione di una nuova economia forestale adeguata ai tempi :  che sia cioè incentrata su quel ruolo polifunzionale del bosco che tutti considerano ottimale, vale a dire “di produzione, protezione e distensione”.

Italia Nostra Lucca – Presentazione del volume "Trasformazioni Restauri Tutela Lucca tra Ottocento e Novecento"

Lucca, 13.12.2008

PRESENTAZIONE DEL VOLUME:
TRASFORMAZIONI RESTAURI TUTELA
Lucca tra Ottocento e Novecento
A cura di Roberto Mannocci

La presentazione pubblica, con il patrocinio comunale, del volume edito da Italia Nostra, sezione di Lucca, si terrà in Lucca presso il Centro Culturale Agorà, piazza dei Servi, il giorno sabato 20 dicembre alle ore 17,00.
Introdurrà e coordinerà i lavori Roberto Mannocci, curatore dell’opera e presidente della sezione lucchese di Italia Nostra. I contenuti del volume verranno presentati e commentati da due illustri studiosi: Donata Levi, docente di Storia della Critica d’Arte all’Università di Udine e fondatrice del sito web e dell’Associazione Patrimoniosos, e Romano Silva, noto studioso di Storia dell’Arte cui, tra l’altro, si devono importanti e svariati saggi su monumenti lucchesi.
Il volume indaga circa un secolo di storia della città di Lucca, dalla fine della Città/Stato al Secondo Dopoguerra, esaminando l’evolversi degli atteggiamenti culturali e del gusto nelle trasformazioni urbanistiche, architettoniche ed artistiche e la nascita delle esigenze conservative.
Il volume illumina così un periodo fondamentale di storia urbana finora non compiutamente “sistemato” come altre epoche precedenti, grazie ad un mosaico di saggi pluri-disciplinari, dovuti ad insigni studiosi operanti localmente (Gilberto Bedini, Glauco Borella, Enrico Lorenzetti, Maria Teresa Filieri, Antonia d’Aniello), ad altri operanti nell’ambito della Scuola Normale Superiore di Pisa (Massimo Ferretti e Denise La Monica), ad altri, ancora, espressione della cultura della tutela (Giovanni Losavio. Presidente nazionale di Italia Nostra).
Scopriremo come Lucca abbia in gran parte definito il suo volto attuale ormai storicamente acquisito (sia nell’immediata periferia, che all’interno della cinta murata) proprio a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un’opera, quindi, in grado di far riflettere, giusto in un momento in cui si stanno per elaborare progetti di ri-conformazione della sua immagine e del suo ruolo e di ri-definizione della sua identità.
Un’opera e una presentazione, insomma, che saranno occasioni per legare la conoscenza, la coscienza e le concrete testimonianze del passato a quello che è il presente e a ciò che potrà essere il futuro.

Trasformazioni Restauri Tutela
Lucca tra Ottocento e Novecento
Cura editoriale e grafica: Roberto Mannocci
Impaginazione ed elaborazioni digitali: Serena Mammini
Stampa: Tipografia Tommasi – novembre 2008
Edizione: Italia Nostra ONLUS, Sezione di Lucca – C.P. 158 – 55100 Lucca
Pagg. 184; Foto/colore 162
Per informazioni: tel/fax 0583.48461 – lucca@italianostra.org

Presentazione del libro “Tra natura e cultura. Parchi e riserve di Toscana”

16/12/1999 – Presentazione del libro:

“Tra natura e cultura. Parchi e riserve di Toscana”

E’ stato presentato il 16/12/1999 nella Sala Affreschi del Consiglio Regionale dai professori Zeffiro Ciuffoletti, Claudio Greppi e Giorgio Pizziolo, alla presenza dell’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana dottor Claudio Del Lungo il volume “Tra natura e cultura. Parchi e riserve di Toscana” (pp. 216, prezzo lire 50.000), pubblicato per conto di Italia Nostra dal Centro Editoriale Toscano, con il patrocinio e il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, a cura di Anna Guarducci e Leonardo Rombai, e con scritti di Alberto Abrami, Cristina Lombardi, Antonello Nuzzo, Alberto Riparbelli, Giuseppina Carla Romby e Luisa Rossi.
Esso rappresenta un completo e aggiornato “stato dell’arte” in materia non solo di parchi, riserve, aree protette e oasi naturali, ma anche di parchi culturali, ecomusei e musei territoriali diffusi, che si sono formati soprattutto dopo l’approvazione della specifica legge regionale del 1995; un sistema largamente accettato dalle amministrazioni e dalle popolazioni locali, gestito ora dallo Stato, ora dalla Regione o dagli enti locali, e ora da associazioni ambientaliste o enti privati, che ormai conta, in Toscana, ben 118 soggetti (compresi quelli non ancora del tutto attivati e funzionanti), dalle dimensioni e caratteristiche le più diverse, che si estendono su circa l’8% del territorio regionale, con particolare preferenza per le aree appenniniche, e poi per quelle collinari interne e costiere specialmente delle province di Arezzo, Siena, Grosseto, Livorno e Pisa.
Un accurato repertorio scritto da Anna Guarducci e Cristina Lombardi, appoggiandosi ad una ricca bibliografia e documentazione anche inedita e all’indagine svolta direttamente sul terreno, vale a descrivere in modo reale, rifuggendo da ogni stereotipo ecologista, ciascuna area protetta, nei suoi aspetti naturalistici e storici, oltre che a presentare (con un vero e proprio monitoraggio analitico) i non pochi problemi aperti in tema di gestione e redazione del piano programmatico, di confini, di rapporti con le istituzioni e le popolazioni locali (con i non infrequenti pericoli prodotti dalla caccia, da attività economiche o interventi urbanistici incompatibili). Una serie di saggi introduttivi (di Leonardo Rombai, Alberto Abrami, Antonello Nuzzo e Luisa Rossi) serve a inquadrare il caso toscano nel più ampio contesto italiano, ripercorrendo la storia dei parchi naturali (con le fasi delle origini tra le due guerre, del difficile periodo postbellico e del boom economico, del conflitto fra Stato e Regioni negli anni ‘70 e ‘80, dell’accettazione negli anni ‘90 per effetto della legge quadro nazionale e dei princìpi dello “sviluppo sostenibile” ormai affermatisi alla scala europea), le questioni giuridico-istituzionali ai livelli statale e regionale, i problemi e le prospettive alla scala toscana, e finalmente l’uso che dei parchi si sta facendo (e più ancora si può fare) per sviluppare una seria e consapevole educazione ambientale.
Al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è dedicato un saggio di Alberto Riparbelli incentrato sul tentativo di valorizzare sia il patrimonio storico materiale (architetture, manufatti e resti archeologici) che quello spirituale (tradizioni e culture), per ricostruire una immagine e un progetto che valgano a riaggregare le frammentate identità locali in un futuro veramente sostenibile.
Il volume, lontano dai connotati di tante guide encomiastiche e giustificatorie delle pratiche politiche “positive”, vuole essere, ed è, un apprezzabile contributo alla conoscenza scientifica delle aree protette e dei territori che le incorporano; e, insieme, uno strumento di didattica e di educazione civica e ambientale, dedicato in primo luogo alle popolazioni residenti, agli insegnanti e agli studenti di ogni ordine e grado di scuola.

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