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Energia eolica, Freda: “No agli impianti in Regione se non rispettano la norma”

Energia eolica. Freda: “No agli impianti in regione se non rispettano la norma della efficienza minima stabilita dalla delibera assembleare di due anni fa”

Comunicato stampa con la posizione dell’Assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna espressa giovedì scorso davanti alla Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità. “La produzione di energia da fonte eolica per la Regione Emilia-Romagna non è prioritaria.”

«La norma è chiara e non può essere diversamente interpretata: per installare impianti eolici sopra i 1200 metri o in area agricola serve un’alta efficienza energetica, non inferiore a 1800 ore di funzionamento alla massima potenza nominale. Il calcolo non può essere fatto considerando le ore equivalenti». È la posizione dell’assessore regionale all’Ambiente e alla Riqualificazione urbana Sabrina Freda, chiarita oggi nel corso della Commissione assembleare su territorio, ambiente e mobilità, in cui si è discusso dell’interpretazione autentica da dare alla delibera assembleare 51 del 2011 relativa all’individuazione di aree e siti per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, fra cui quella eolica.
«La nostra attenzione – aggiunge Freda – è quindi altissima per i diversi progetti in fase di approvazione in tutta l’Emilia-Romagna: se non verrà rispettata la norma regionale non ci sarà alcuna autorizzazione alla costruzione».
«Lo sviluppo delle energie rinnovabili – prosegue Freda – deve conciliarsi con la tutela della qualità della vita e della salute delle persone, con la preservazione del paesaggio, della fauna e dell’avifauna, con l’attenzione per l’assetto idrogeologico, evitando ad esempio scavi profondi o interventi di allargamento delle strade che potrebbero compromettere la stabilità delle zone di montagna. Non bisogna inoltre dimenticare che la produzione di energia da fonte eolica per la Regione Emilia-Romagna non è prioritaria: dati alla mano il nostro territorio spesso non è sufficientemente ventoso, sia per quantità sia per qualità dei venti, non solo in pianura ma anche sul crinale appenninico. Per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, in Regione si dovrà puntare sempre di più sull’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle costruzioni».

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Associazioni e comitati scrivono alla Regione Emilia-Romagna a sostegno dell’Assessore Freda

A seguito della decisa presa di posizione contro gli eccessi dell’eolico industriale in Emilia Romagna dell’Assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda, si è cominciato a muovere  chi, a livello di direzione nazionale, ha sottoscritto e rinnovato “un Protocollo di intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia” con l’associazione confindustriale di categoria (ANEV).
Per questo le associazioni ed i comitati che in regione e nelle aree limitrofe si stanno impegnando contro gli eccessi verificatisi negli ultimi anni hanno scritto alla Giunta regionale questa lettera di sostegno alle tesi dell’Assessore Freda.

Bologna, lì 06/05/2013

Al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori della Regione Emilia-Romagna.
Oggetto: Normativa regionale in materia di impianti eolico-industriali in aree agricole.

Stimatissimi Presidente e Assessori,
con riferimento al contenuto del recente documento redatto da Legambiente Emilia-Romagna che ha per titolo “Legambiente su posizione eolico della Regione : si vogliono evitare eccessi e speculazioni, oppure applicare uno stop generalizzato alla tecnologia?”, le associazioni ed i comitati contrari allo sviluppo incontrollato dell’eolico industriale ritengono opportuno far rilevare quanto segue:

  • il decreto assembleare n. 51 che delinea le Linee guida per le autorizzazioni degli impianti alimentati da fonti rinnovabili è stato approvato nel luglio del 2011, quindi quasi due anni fa, ed è “in quell’occasione” che la Regione, recependo in parte le Linee guida nazionali ed in  concerto sia con alcune associazioni ambientaliste (fra cui Legambiente) e soprattutto insieme alla vasta e forte categoria degli imprenditori, ha posto i criteri per regolamentare le autorizzazioni. Parlare attualmente, nel comunicato, di “posizione della Regione” non è corretto ed è, nella tempistica, fuori luogo.
  • Nel comunicato stampa, Legambiente critica, a nostro avviso erroneamente, la Regione, parlando di “lettura” delle norme relative al limite minimo delle 1800 ore quasi che fosse possibile oppure addirittura necessario “interpretare” la norma.

La norma è chiarissima: il limite delle 1800 ore alla massima potenza, a cui fa riferimento il comunicato, è assolutamente incontrovertibile e non lascia adito ad interpretazioni. L’elevata efficienza, in termini di alta produttività specifica, viene infatti “definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue”.
Ma quello che davvero non si riesce a comprendere è come mai l’associazione ambientalista pur invitando la Regione a non rischiare di “toccare un tema serio e complesso, con pareri da bar” inciampi clamorosamente nel periglioso pressapochismo omettendo di specificare che il limite delle 1800 ore di cui sopra è una deroga riferita alle sole aree agricole di cui si è voluto tutelare il valore e l’interesse ambientale.
Una dimenticanza?
Noi tutti ci meravigliamo del fatto che il comunicato, pur partendo da presupposti corretti, concluda con una presa di posizione così vicina a quella degli industriali.
Crediamo che la comunità civile, i comitati e le associazioni ambientaliste debbano avere l’obiettivo di preservare gli ultimi lembi di territorio a valenza naturalistica-ambientale.
Si potrebbe ipotizzare di sfruttare queste aree deturpandole con impianti eolici industriali fuori scala soltanto qualora fossero dimostrate l’ineluttabile necessità di operare esclusivamente in quel sito e la mancanza di alternative. In quel caso andrebbe assolutamente garantita “l’elevata efficienza” dell’impianto eolico previsto.
Chi potrebbe considerare un rendimento di circa 20% (1800 ore annue di ventosità /8760 totale annue) troppo alto come garanzia per non compromettere definitivamente un territorio con tale valenza senza che ci sia un reale e documentato profitto per l’intera comunità?
E’ a conoscenza l’opinione pubblica che le linee guida regionali hanno già di fatto estremamente ridotto il regime vincolistico?
E’ importante sottolineare a questo proposito che qualora anche i vincoli su questa misera fetta residua di territorio venissero banalizzati, allora davvero l’eolico industriale si potrebbe costruire ovunque!
Concordiamo perfettamente sulla necessità di evitare abusi e speculazioni pretendendo producibilità certe e non presunte e di avere garantita la legalità in un procedimento trasparente e partecipativo.
Sono questi, peraltro, i principi espressi anche nel comunicato stampa dell’Assessore all’Ambiente Sabrina Freda, la cui attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nel rispetto delle esigenze della popolazione noi conosciamo da tempo.
Riteniamo quindi di esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dall’Assessorato Ambiente della Regione e da tutti i consiglieri regionali che valutano attentamente e scrupolosamente i numerosi progetti di impianti eolici e ringraziamo l’Assessore Freda per il riconoscimento del ruolo fondamentale di vigilanza civica assunto da associazioni e comitati di cittadini. Essi troppo spesso sono diventati, loro malgrado, sostituti impropri dell’Amministrazione nel controllo del rispetto delle regole e delle leggi, a causa dell’abnorme proliferazione di progetti di impianti industriali proposti su siti di pregio dell’Appennino dove pure la ventosità non garantisce i parametri minimi di efficienza.
Proprio a tal fine, ed in considerazione dell’improbo impegno a cui sono stati sottoposti nel frattempo, comitati ed associazioni hanno avanzato richiesta alla Regione Emilia-Romagna per un’audizione finalizzata a fornire una prima valutazione degli effetti del decreto assembleare in materia di impianti eolici entrato in vigore ormai due anni fa.

SOTTOSCRITTO DA:
Italia Nostra Emilia-Romagna
Italia Nostra Toscana
Mountain Wilderness Emilia-Romagna
WWF Emilia-Romagna
WWF Lombardia
WWF Piemonte
AsOer Emilia Romagna
Altura Protezione Rapaci nazionale
Federazione Pro Natura Emilia-Romagna
Comitati e gruppi costituitisi contro gli impianti eolico industriali nell’alto Appennino: Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Santa Donna (Borgotaro e Bardi PR)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi (Verghereto FC)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC AL GE PV)
CISATEL (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure)
Gruppo astrofili Antares Osservatorio astronomico Monteromano di Brisighella (RA)
Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Zeri (MS)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
Comitato Cisa – Cirone Alta val Magra (Pontremoli MS)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato civico Zeri nel cuore (Zeri MS)
Comitato Tutela Paesaggio (PC)
Comitato Prato Barbieri (Bettola-PC)
Comitato NO pale eoliche a Nicelli nel comune di Farini e zone limitrofe (Farini PC)
Comitato Passo delle Pianazze-Case INI (Bardi-PR,Farini-PC)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)

Le rivoluzionarie idee del Ministro Clini sulla tutela dell’ambiente in Italia

Fonte: Rete della Resistenza sui Crinali

Clini: “In Italia le troppe norme a tutela dell’ambiente lo danneggiano. Semplifichiamole.”

Si sta per concretizzare quello che più temevamo. Ecco un articolo del Corriere della Sera del 7 novembre dove il Ministro dell’Ambiente Clini ammette esplicitamente: «La lista delle priorità per lo sviluppo della green economy in Italia è lunga, ma inizia con una parola: semplificazione», è l’opinione del ministro dell’Ambiente. «Negli anni è avvenuta una sedimentazione di norme nate per difendere l’ambiente che invece ottiene il risultato opposto. Fino al paradosso di opere per l’ambiente che non vengono fatte – o rallentate di anni – proprio per motivi ambientali. Blocchi e ritardi causati anche da localismi e abitudini consolidate senza una visione complessiva».
Sì, come lo stesso Clini riconosce, si tratta proprio di un paradosso. Un paradosso che sconfina ampiamente in una contraddizione logica, in cui da tempo sono caduti anche i sedicenti ambientalisti i quali, avendo una “visione complessiva” (che vale attualmente 12,5 miliardi all’anno per vent’anni per i soli incentivi alle rinnovabili elettriche), ritengono che, per tutelare l’ambiente con le fonti rinnovabili, lo si debba distruggere preventivamente disseminando, ad esempio, impianti industriali e tralicci ovunque ed in particolare saturando i crinali montani di tutta Italia con pale eoliche giganti.
Ricordo che la Rete della Resistenza sui Crinali così scriveva nella lettera alla Giunta ed ai Consiglieri della Regione Emilia Romagna nel dicembre del 2010, in previsione della redazione delle “Linee Guida” regionali sugli impianti FER: “Per tutto questo ci permettiamo di indicare all’Amministrazione alcuni argomenti che riteniamo imprescindibili.
Il loro principio ispiratore è che, laddove le amministrazioni individuino la pubblica utilità degli impianti FER industriali, non siano ulteriormente attuabili le deroghe ai sistemi di tutela e valorizzazione ambientali già previsti.
Si deve prima di tutto rafforzare il concetto che la pubblica utilità è principalmente quella ambientale esistente: sarebbe paradossale utilizzare lo strumento della pubblica utilità per gli impianti FER industriali in nome del presunto miglioramento ambientale globale così da annullare scelte, da lungo tempo riconosciute e condivise, di valorizzazione dell’ambiente stesso. Non è ammissibile distruggere l’ecologia. Nemmeno in nome dell’ecologia.”
Già allora si intuiva, senza particolari doti di preveggenza ma intuendolo da una molteplicità di iniziative, la possibilità di comportamenti ”paradossali” dell’Amministrazione.
Ora questa affermazione di Clini è l’ultimo anello, necessario, della catena della spudorata operazione, in corso da una dozzina d’anni, che avevamo più volte denunciato e che è recentemente culminata nel documento ministeriale definito “Strategia Energetica Nazionale” (cliccate qui per leggere) dove viene fissato un irrazionale obiettivo del 38% per la produzione elettrica da rinnovabili sui consumi per il 2020, avendo già raggiunto in due soli anni l’ambizioso e costosissimo obiettivo europeo del 26% per il 2020 (obbligatorio dopo il PAN del 2010). Il nuovo obiettivo energetico è in realtà necessario per spendere ulteriori risorse pubbliche (da addebitare nella bolletta della luce), mascherando il vero obiettivo da conseguire (ovviamente non dichiarato) che sono proprio quei 12,5 miliardi all’anno presentati come tetto di spesa. Ma per potere raggiungere così in fretta la produzione del 38% si rende necessario abbattere rapidamente la normativa italiana di tutela ambientale. Così il cerchio si chiude. Senza paradossi.
Tutto è ormai chiaro.
Questo mentre negli altri Paesi europei il riflusso dalle rinnovabili elettriche è già cominciato:

Ma chiunque abbia occhi per vedere comprenderà ormai il colossale inganno in atto in Italia, ricordandosene allorché i cittadini saranno chiamati alle urne, tra pochi mesi, a giudicare i governanti di questi ultimi dodici anni che hanno contribuito (oltre a molti altri disastri) a modificare drammaticamente la percezione di intere zone del Bel Paese. Ed in particolare se ne dovrebbero fare una ragione gli ambientalisti che in questi stessi anni hanno visto, senza molto reagire, troppi loro dirigenti trasformarsi in ambientalisti – imprenditori di rinnovabili (con questi bei risultati..), invocando lo stesso mutamento della classe dirigente reclamato nella politica anche nelle associazioni.

Comunicato di Italia Nostra sulla bocciatura dell’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi

Firenze 28-2-2012

Grande soddisfazione di Italia Nostra per la bocciatura definitiva dell’impianto di Poggio Tre Vescovi dal Consiglio dei Ministri; prima era stato bocciato da Regione Toscana, Regione Emilia Romagna, dal MIBAC e della provincia di Arezzo, ma col parere favorevole dei Comuni e delle Comunità Montane.
Nel caso ci siano pareri discordanti tra gli Enti che partecipano alla conferenza dei servizi, come in questo caso, anche se sono Enti che dovrebbero essere sottordinati rispetto a Provincie Regioni e Ministero, la questione può diventare di competenza del Consiglio dei Ministri.
In tal caso erano state fatte forti pressioni dai Sindaci e dalla ditta proponente l’impianto con avvocati al seguito, alla fine della stessa conferenza dei servizi del 14 dicembre 2011, con un atteggiamento di assoluta arroganza e lancio d’invettive dirette ai responsabili dei settori VIA di entrambe le Regioni, del Ministero e nei confronti di Italia Nostra (quest’ultime da parte del Sindaco di Casteldelci) rea a suo dire di condizionare pesantemente il Ministero e le Amministrazioni contrarie al progetto. Atteggiamenti al limite della querela.
Siamo rimasti in sospeso in una sorta di limbo per più di due mesi, ma questa è davvero una buona notizia, hanno prevalso le ragioni della tutela dell’ambiente.
Italia Nostra s’è tanto spesa insieme a WWF e ai Comitati locali contro questo impianto.
Si ringraziano gli uffici dei Settori Via di entrambe le Regioni, per la competenza e la fermezza con cui hanno portato avanti la spinosa pratica, si ringrazia l’ufficio legale della Regione Toscana.

Infine si ringrazia il Consiglio nazionale di Italia Nostra, per aver votato all’unanimità nella seduta del 21 gennaio scorso la chiusura della sezione di Sestino, che si era schierata favore dell’impianto in questione in più di una occasione pubblica. La sezione, chiusa a un solo anno dalla sua fondazione, ha avuto un comportamento in contrasto con lo statuto dell’associazione, contravvenendo più volte alla linea chiara e inequivocabile che Italia Nostra ha espresso a tutti i suoi livelli associativi: dalle sezioni ai regionali al nazionale, in campo dell’energia rinnovabile e segnatamente su impianti eolici di tale impatto ambientale e paesaggistico.

Mariarita Signorini responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana

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