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Parcheggio interrato in Piazza Brunelleschi: Consiglio di Quartiere aperto

Consiglio di Quartiere aperto
Lunedì 15 dicembre alle ore 20.00
Presso l’Oratorio della Parrocchia di Sant’Ambrogio 
Borgo La Croce, 36
Importante appuntamento a cui tutti siamo invitati per dare la nostra voce in cui si parlerà del parcheggio interrato che il Comune di Firenze intende far costruire in Piazza Brunelleschi

Il Comitato per Piazza Brunelleschi chiede che il Comune di Firenze rinunci ad una tale devastante opera nel cuore della città storica di Firenze, che la cancelli dal testo del Regolamento Urbanistico e che Piazza Brunelleschi sia riqualificata destinandone in gran parte l’area giardino (verde pubblico).

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Osservazioni al Regolamento Urbanistico

Comunicato stampa

Proposte per una città migliore. 10 comitati, associazioni e realtà autogestite si organizzano
e depositano contestualmente le Osservazioni.

Presidio venerdì 11 ore 10 piazza San Martino- Firenze

Comitato SanSalvichipuò, Comitato OltrarnoFuturo, Comitato per la rinascita di piazza Brunelleschi, Comitato Belfiore-Marcello, Associazione Rifiuti Zero Firenze, Comitato per il giardino di via Chiuso de’ Pazzi, Comitato tutela ex Manifattura Tabacchi, Italia Nostra Firenze, CSA Next-Emerson, perUnaltracittà. Hanno deciso di mettere insieme le loro proposte perché, anche se sono soggetti attivi su fronti diversificati, hanno condiviso nelle loro osservazioni la stessa idea di città.
Condividono un giudizio critico complessivo sul R.U. a cui sono state rinviate molte scelte strategiche che avrebbero dovuto essere contenute nel Piano Strutturale. Invece, per precisa scelta dell’amministrazione, al Regolamento vengono demandati non solo precisi interventi ma anche la distribuzione delle funzioni e dei volumi in città. Con la conseguente perdita di quella visione complessiva delle trasformazioni urbane che dovrebbe stare a monte dei singoli interventi.
Il Comitato SanSalvichipuò propone di fermare lo scippo delle aree verdi e del patrimonio storico architettonico del Q2, con la richiesta di una nuova gestione del territorio basata sul blocco della cementificazione delle aree verdi, da tutelare e incrementare, e sul recupero socialmente utile del patrimonio immobiliare pubblico, che non deve essere svenduto a speculatori ma riconsegnato alla cittadinanza intera.
Il Comitato OltrarnoFuturo chiede che venga stralciato il parcheggio interrato Piazza del Carmine e segnala l’opportunità dell’avvio di un procedimento partecipativo per la sistemazione qualificante della piazza e delle aree circostanti tenendo conto delle esigenze della popolazione dell’Oltrarno. Inoltre, sulla destinazione d’uso dell’ex INAM in Lungarno Santa Rosa, chiede il mantenimento da parte dell’ASL di circa 1500 mq. A servizi sanitari allo scopo di conservarvi un presidio sanitario con funzioni specialistiche di livello intermedio, e l destinazione del volume rimanente a parcheggio multipiano/multiuso o a residenziale destinato esclusivamente a housing sociale.
Il Comitato Belfiore-Marcello chiede più verde pubblico VERO nel rione San Jacopino-Puccini, a cominciare dalle aree di trasformazione Carra, ex Officine Grandi Riparazioni ed ex Manifattura Tabacchi, ma anche nei lotti rimasti inedificati dei piani di recupero Leopolda ed ex FIAT Belfiore-Marcello.
L’Associazione Rifiuti Zero Firenze chiede di realizzare, in edifici in disuso utilizzati in passato per autolavaggio in via di Bellagio un Centro di Riparazione e Riuso con l’obiettivo di ridurre i volumi di materiali post-consumo smaltiti in discarica o negli inceneritori, secondo quanto previsto dal Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, modificato dal DLGS 3 dicembre 2010 n.205, GU n. 288 del 10-12-2010).
Il Comitato per la rinascita di piazza Brunelleschi chiede lo stralcio del denominato Parcheggio Brunelleschi e l’avvio di un procedimento partecipativo per la sistemazione qualificata della Piazza intitolata a Filippo Brunelleschi che tenga conto della conservazione e manutenzione dei manufatti storici, delle alberature e del possibile ampliamento del patrimonio vegetale di uso pubblico. Affinché la piazza sia dei cittadini e non appannaggio di un potente gruppo bancario e immobiliare che accidentalmente vi si affaccia.
Il Comitato per la tutela dell’ex Manifattura Tabacchi critica la svalutazione del complesso manifatturiero a semplice insediamento industriale dismesso. Nel R.U. viene omesso il dovuto riconosciuto di complesso di grande valore architettonico, storico monumentale. Non condivisibile anche la sua presunta riqualificazione attraverso una riconversione di uso che propone, banalmente, un mix di funzioni applicabile a qualunque edificio dismesso e la genericità, sia progettuale che di pertinenza, delle opere infrastrutturali.
Italia Nostra ha presentato Osservazioni puntuali su varie criticità e previsioni quali: Ex Manifattura Tabacchi (eccezionale emergenza storico architettonica), Parcheggi interrati nel centro storico della Città (impatto sulla stratificazione storico archeologica),  Parcheggio scambiatore nella zona collinare vincolata delle Due Strade (un dannoso e inutile consumo di suolo in area agricola di valore paesaggistico).  Altre sono in corso di presentazione, riguardanti la Piana fiorentina e la previsione funesta dell’ ampliamento dell’ aeroporto di Peretola.
Il CSA Next-Emerson chiede che, nell’are ex-Star Color in via di Bellagio, dove da 8 anni è in corso una sperimentazione sociale di condivisione e utilizzo sociale degli spazi con molteplici attività culturali, sociali e sportive, non si proceda al cambiamento di destinazione d’uso finalizzato all’edificazione delle ennesime residenze private. Che si proceda invece con la nuova previsione di area da destinare a attrezzature comuni, culturali e per il tempo libero, in forma pubblica e autogestita, secondo una formula già sperimentata con successo in varie capitali da Berlino a New York. In particolare la parte dell’area a monte verso al collina sia destinata a ‘Porta del parco delle colline e delle ville medicee’, gestita con la partecipazione attiva della cittadinanza e delle associazioni culturali interessate a un progetto non a scopo di lucro.
Il laboratorio politico perUnaltracittà chiede che venga inserito nel RU un nuovo paragrafo dedicato a “La riqualificazione partecipata delle aree dismesse, pubbliche e private, tramite la Sperimentazione urbana”. Assumendo atti e strumenti della legislazione nazionale (ad es. art 42 della Costituzione), il Comune potrà così affidare la gestione della trasformazioni di tali spazi, tramite un avviso pubblico, a soggetti che operano senza fini di lucro affinché ne curino il recupero funzionale in considerazione dell’interesse pubblico e della funzione di ‘bene comune’. Si tratta di una specifica normativa che garantisce la disponibilità degli spazi dismessi e la sperimentazione partecipata come pratiche urbanistiche innovative di riqualificazione della città.
I soggetti firmatari delle varie Osservazioni ribadiscono che l’Amministrazione comunale non è proprietaria né del suolo né del sottosuolo della città. La cittadinanza attiva si autorganizza e difende la città dalla speculazione, rivendicando il diritto a scelte democraticamente condivise.

Brutte notizie dalla tenuta di Rimigliano

Fonte: Comitato per Campiglia

Con il progetto del podere Le Chiusacce inizia lo stravolgimento della tenuta di Rimigliano

Il progetto del Podere Le Chiusacce, presentato il 26-08-2013, segna l’inizio dell’attuazione della Variante del Regolamento Urbanistico approvata il 3 Ottobre 2010.
Il progetto prevede di mantenere l’edificio originario principale, a due piani e in parte ad un piano, di demolire quattro annessi a un piano, di cui tre in muratura e uno in pali e rete, e di trasferire dal Podere Poggettino-Contessa Lea, una superficie di mq.862,72 lì rappresentata da tettoie metalliche.
Il Podere Le Chiusacce comprende oggi mq. 670,17 di superfici di calpestio di cui mq.138,44 di semplici tettoie, questa superficie reale attraverso norme comunali urbanisticamente indecenti, diventano mq. 959,58.
In questo modo il Podere Le Chiusacce sarà formato dall’edificio preesistente con superficie di pavimento da ristrutturare di mq. 457,39, di mq. 502,19 di superfici virtuali e di superfici recuperabili dalle demolizioni nel Podere, e da mq. 862,72 trasportati dal Podere Poggettino-Contessa Lea per un totale di mq. 1.822,39 di superficie utile Usufruendo poi di un margine del 10% ammesso dal disciplinare, il progetto finale è costituito da tre edifici, in massima parte a due piani, per una superficie lorda di pavimento di mq. 1854,75 (pari a quattro volte la superficie del fabbricato originario). Il progetto prevede la realizzazione di otto appartamenti, sette dei quali dotati di piscina condominiale di mt. 19,70 per 6,70 e un annesso destinato a docce e spogliatoi; l’ottavo appartamento è dotato di piscina privata.
Il progetto dimostra quanto è sempre stato sostenuto dal Comitato e cioè che la Variante al Regolamento Urbanistico avrebbe significato lo stravolgimento di tutto l’insieme dei complessi poderali della Tenuta di  e che qualunque progetto, anche il migliore, non sarebbe stato in grado di sanare gli errori di fondo con cui è nata la variante urbanistica.
Tutelare l’immagine della Tenuta significava innanzi tutto capire che l’originalità di questo specifico paesaggio nasce dalla presenza di uno spazio che, grazie al sistema di quinte di filari di pini alternato ai seminativi, sembra immenso e in cui l’uomo ha costruito edifici molto semplici, alti due piani e dominanti su una serie di annessi alti un piano che, visti anche da lontano sono gerarchicamente sottoposti all’unico edificio principale, quasi austero, in cui predominano i pieni delle murature sui vuoti delle finestre e che appare perso in un paesaggio aperto limitato dai monti lontani e dalla macchia mediterranea lungo il mare. E tutto questo non ha niente a che vedre con il progetto presentato ed il “borghetto” proposto.
A questo punto ci si chiede che fare per evitare di ripetere per gli altri poderi lo stesso errore. Secondo il Comitato bisogna avere il coraggio almeno di non concentrare tutte le volumetrie concesse da norme comunali indecenti nelle sole unità poderali. Questo vorrebbe dire ammettere nei nuclei attuali il mantenimento dei soli edifici originali, ricostruendo in loco il volume degli annessi in muratura che possono essere demoliti. Tutti gli altri volumi derivanti (ahimè) dalla presenza di vani con altezze superiori ai tre metri e da tettoie che, grazie ad interpretazioni cervellotiche, diventano volumi (con una interpretazione normativa che esiste solo a San Vincenzo), sarebbe a questo punto meglio se fossero realizzati in nuclei localizzati ex novo nella Tenuta. In questo modo almeno si salvaguarderebbe in gran parte l’immagine delle “unità poderali” originarie invece di comprometterle tutte completamente come avverrà con la ripetizione del modello di questo primo progetto al Podere Le Chiusacce.
Oltre ad una maggiore attenzione al risultato paesaggistico, il Comitato per Campiglia  chiede all’Amministrazione una posizione chiara sulla definizione dei manufatti legittimi. A tale proposito la proprietà, non avendo altro documento dimostrativo della legittimità, si rifà a due voli aerei, uno del 1954 ed uno del 1976, e presenta delle testimonianze giurate sulla presenza degli edifici prima del 1967. Insieme alle testimonianze giurate ha presentato anche una memoria dove il legale incaricato, oltre chiedersi se sia realmente ammissibile la modifica la legittimità  fatta dal  Comune dell’art.5 delle N.T.A. Del R.U., si pone, ironicamente, l’interrogativo sul perché il Comune che ha fatto un Piano Urbanistico in base a certi dati e che quindi ne è diventato in qualche modo “fidefacente” chieda ora di dimostrarne la legittimità. La stessa memoria mette in evidenza che di fronte a una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ipotizzata dal Dirigente del Comune, “spetta all’Amministrazione il controllo della veridicità della stessa”.
Chiediamo allora all’amministrazione, di verificare autonomamente la datazione degli edifici senza affidarsi acriticamente agli atti notori presentati dalla proprietà e di assumere una posizione molto prudente nell’interpretazione delle norme e dei documenti e nella valutazione dei manufatti che dovrebbero essere almeno realizzati con materiali edili per considerarli tali.
Chiediamo poi fin da ora all’Amministrazione di non approvare un nuovo Piano Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale per i volumi dichiarati presenti in aree agricole, se finalizzato alla loro totale deruralizzazione, ricordando che nel PPMAA già approvato è totalmente sottodimensionato il fabbisogno di edifici funzionali alle esigenze attuali e ancor più future della Azienda Agricola e che certe condizioni indicate nella approvazione del Piano devono essere accompagnate da dimensionamenti certi e localizzazioni  esatte e non da generiche dichiarazioni di intenzioni come è stato permesso di fare.
Questo lo diciamo perché non si deve dimenticare che tutta questa operazione edilizia deve, come dichiarato negli atti, servire per mantenere e potenziare l’attività della Azienda Agricola, che ormai tardivamente diventerà ANPIL. Chiediamo infine alla proprietà quali piani precisi ha in merito all’Azienda Agricola, quali programmi aziendali e quali investimenti intende realmente fare e quando e quanti posti di lavoro sarà in grado di attivare.
Alberto Primi, Comitato per Campiglia

Per approfondire vedi lettera inviata dal CxC a sindaco e soprintendenza

Fonte: Corriere Etrusco, 15/03/2014 “Comitato per Campiglia: servono chiarimenti su Rimigliano”

Fonte: Il Tirreno, 17/03/2014

La Variante non piace al Comitato

Il Comitato per Campiglia, con Alberto Primi, interviene sul progetto del Podere Le Chiusacce che segna l’inizio dell’attuazione della Variante per la Tenuta di Rimigliano. Il progetto prevede di mantenere l’edificio originario principale, a due piani e in parte ad un piano, di demolire quattro annessi a un piano e trasferire dal Podere Poggettino-Contessa Lea, una superficie di mq.862,72 lì rappresentata da tettoie metalliche, «dimostrando – afferma Primi – quanto abbiamo sempre sostenuto: la Variante avrebbe significato lo stravolgimento di tutto l’insieme dei complessi poderali. Qualunque progetto, anche il migliore, non sarebbe stato in grado di sanare gli errori di fondo con cui è nata». Primi si chiede come evitare di ripetere per gli altri poderi lo stesso errore. «Bisogna avere il coraggio almeno di non concentrare tutte le volumetrie concesse da norme comunali indecenti nelle sole unità poderali. Questo – aggiunge – vorrebbe dire ammettere nei nuclei attuali il mantenimento dei soli edifici originali, ricostruendo in loco il volume degli annessi in muratura che possono essere demoliti. Tutti gli altri volumi derivanti (ahimè) dalla presenza di vani con altezze superiori ai tre metri e da tettoie che, grazie ad interpretazioni cervellotiche, diventano volumi (con una interpretazione normativa che esiste solo a San Vincenzo), sarebbe a questo punto meglio se fossero realizzati in nuclei localizzati ex novo nella Tenuta».In questo modo, per Primi, almeno si salvaguarderebbe in gran parte l’immagine delle “unità poderali” originarie «invece di comprometterle tutte completamente come avverrà con la ripetizione del modello di questo primo progetto alle Chiusacce. Oltre ad una maggiore attenzione al risultato paesaggistico». Il Comitato per Campiglia chiede all’Amministrazione una posizione chiara sulla definizione dei manufatti legittimi. E chiede alla proprietà quali piani precisi ha in merito all’Azienda Agricola, quali programmi aziendali e quali investimenti intende realmente fare e quando e quanti posti di lavoro sarà in grado di attivare.

Fonte: La Nazione

San Vincenzo il Comitato per Campiglia chiede garanzie al Comune
«Rimigliano, variante urbanistica errata Salvate l’immagine delle unità poderali»

«Bisogna avere il coraggio di non concentrare tutte le volumetrie concesse nelle sole unità poderali». Ad intervenire sul progetto di Rimigliano è il Comitato per Campiglia che chiede garanzie precise al Comune. «Il progetto del Podere Le Chiusacce segna l’inizio dell’attuazione della Variante del Regolamento Urbanistico per la Tenuta di Rimigliano — incalza il presidente Alberto Primi — Il progetto prevede di mantenere l’edificio originario principale, a due piani e in parte ad un piano, di demolire quattro annessi a un piano e trasferire dal Podere Poggettino-Contessa Lea, una superficie di mq. 862,72 lì rappresentata da tettoie metalliche. Il progetto dimostra quanto è sempre stato sostenuto dal Comitato e cioè che la Variante al Regolamento Urbanistico avrebbe significato lo stravolgimento di tutto l’insieme dei complessi poderali della Tenuta di Rimigliano e che qualunque progetto, anche il migliore, non sarebbe stato in grado di sanare gli errori di fondo con cui è nata la variante urbanistica. A questo punto ci si chiede che fare per evitare di ripetere per gli altri poderi lo stesso errore».
Secondo il Comitato bisogna avere il coraggio «almeno di non concentrare tutte le volumetrie concesse da norme comunali indecenti nelle sole unità poderali. Questo vorrebbe dire ammettere nei nuclei attuali il mantenimento dei soli edifici originali, ricostruendo in loco il volume degli annessi in muratura che possono essere demoliti. Tutti gli altri volumi derivanti dalla presenza di vani con altezze superiori ai tre metri e da tettoie che, grazie ad interpretazioni cervellotiche, diventano volumi (con una interpretazione normativa che esiste solo a San Vincenzo), sarebbe a questo punto meglio se fossero realizzati in nuclei localizzati ex novo nella Tenuta. In questo modo almeno si salvaguarderebbe in gran parte l’immagine delle “unità poderali” originarie invece di comprometterle tutte completamente come avverrà con la ripetizione del modello di questo primo progetto al Podere Le Chiusacce».
Oltre ad una maggiore attenzione al risultato paesaggistico, il Comitato per Campiglia chiede all’Amministrazione una posizione chiara sulla definizione dei manufatti legittimi. «Chiediamo poi all’amministrazione, di verificare autonomamente la datazione degli edifici senza affidarsi acriticamente agli atti notori presentati dalla proprietà e di assumere una posizione molto prudente nell’interpretazione delle norme e dei documenti e nella valutazione dei manufatti che dovrebbero essere almeno realizzati con materiali edili per considerarli tali. Chiediamo fin da ora all’Amministrazione di non approvare un nuovo Piano Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale per i volumi dichiarati presenti in aree agricole, se finalizzato alla loro totale deruralizzazione. Tutta questa operazione edilizia deve, come dichiarato negli atti, servire per mantenere e potenziare l’attività della Azienda Agricola, che ormai tardivamente diventerà Anpil».

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