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A Berlino l’acqua torna pubblica

Fonte: Contropiano

Berlino si riprende la sua acqua. A tredici anni dalla privatizzazione della rete idrica cittadina, la capitale tedesca ha deciso di ricomprare parte delle quote cedute a società e compagnie.
Nella giornata di ieri, il Land ha infatti annunciato di avere riacquistato la quota del 24,95% nella rete idrica cittadina da Rwe, numero due dell’energia in terra tedesca, a un prezzo di 618 milioni più interessi.
La quota del Governo cittadino sale così dal 50,1% al 75,05%. Il gruppo francese Veoliamantiene una quota del 24,95% in Bwb anche se, a quanto pare, si è già detta disposta alla vendita.
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Colpi di sole

L’aggressione al territorio agricolo del comune di Piombino da parte delle energie rinnovabili, circoscritto all’area intorno alla foce del Cornia non trova pace.
Cosi’ dopo i due impianti Eolici da 18 e 6 Mw, con delibera di Giunta n.1126  il 12 dicembre 2011 la Regione Toscana ha dato parere favorevole con prescrizioni di compatibilità ambientale al progetto di realizzazione del mega campo fotovoltaico proposto dalla ditta Officine Elettriche Balsini srl.
L’area interessata dal progetto è situata in località Bocca di Cornia, all’interno di un triangolo delimitato (vedi foto allegata) ad est dall’argine del Fiume Cornia, a sud dalla S.P. 23 bis “Strada della Base Geodetica” e ad ovest dal Fosso del Cornia Vecchio, che corre lungo la S.S. 398; la superficie totale del lotto è di circa 47 ettari, di cui circa 25 sono occupati dal campo fotovoltaico e nei restanti 22 sono previste attività agricole-pastorali ed una vasca di compensazione, trattandosi di zona a rischio idraulico notevole.
L’impianto è suddiviso in tre sezioni distinte da 6 MW ciascuna, per un totale di 60.390 pannelli fotovoltaici connessi in serie e installati ad un’altezza di 1,2 m da terra, mediante una struttura collegata al terreno con pali a vite profondi 1,60 m; l’altezza totale delle lavagne, inclinate di 30° rispetto al terreno, è pari a 3,9m.
Il Regolamento Urbanistico del Comune di Piombino, prevede  che questi impianti possano essere consentiti  “nelle sottozone agricole E1 a ridotta capacità produttiva, caratterizzate da fenomeni di ingressione del cuneo salino”.
Questa norma accompagnata da nessuna azione concreta dei Comuni volta alla diminuzione del cuneo stesso, dovuto all’eccessivo emungimento della falda a causa delle numerose perdite nell’acquedotto, stimate nell’ordine del 40% che obbligano a emungere ed immettere nella rete idrica un quantitativo di acqua superiore alle effettive necessità della popolazione, di fatto da via libera all’abdicazione dell’agricoltura e alla semina di pannelli e pale eoliche.
Sempre per  quanto riguarda la risorsa idrica, il progetto prevede la pulizia dei pannelli da effettuare due volte all’anno per un totale di 75 giorni, con approvvigionamento dall’acquedotto comunale e trattamento di demineralizzazione.
In ultima analisi assistiamo ad un “accanimento terapeutico” intorno ad un area che presenta già un profilo confuso tra zone industriali e zone protette, su cui andrebbero ad insistere: 23 torri eoliche di oltre 120 metri, 25 ettari di pannelli fotovoltaici, il terminale di arrivo del metadonotto algerino GALSI, ubicato in gran parte nell’area contigua della riserva naturale Orti-Bottagone, (vedi immagine) con approdo nell’ambito della spiaggia certificata Bandiera Blu della costa est, e l’eventuale bretella 398 fino al porto nell’ambito del completamento dell’autostrada Tirrenica.


La mancanza di pianificazione salta all’occhio, le energie rinnovabili sono da difendere ma in primis devono essere soggette a localizzazione da parte delle Amministrazioni che, una volta individuate le aree adeguate, danno via libera alle aziende private che vogliono investirci e non viceversa, altrimenti si ottiene solo un ampliamento del degrado ambientale a favore della mera speculazione.
Giuliano Parodi

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