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Rifiuti: il partito trasversale delle terre da scavo e del Tav

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2015
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Passano gli anni, cambiano i governi e le maggioranze, ma la musica è sempre la stessa. Con buona pace del dettato costituzionale le esigenze economiche della produzione e del profitto prevalgono sempre sul diritto all’ambiente ed alla salute.
Veramente emblematica è la storia delle cd. “terre da scavo” con particolare riferimento a quelle fortemente e pericolosamente contaminate per la realizzazione del Tav ovvero perché vengono scavate in aree fortemente antropizzate o dismesse, già di fatto sature di residui e rifiuti di ogni genere (quali tutte quelle dei grandi centri abitati; ad esempio, quelle per l’ampliamento del Gra di Roma). Secondo la normativa europea, le terre da scavo non naturali o contaminate sono, di regola, rifiuti e, quindi, sono sottoposte “dalla culla alla tomba” ad una rigorosa disciplina onde evitare che provochino pericoli ed inquinamenti. Il che, ovviamente, comporta notevoli costi e impegni per le imprese, nonché, per i loro titolari, l’eventualità di subire processi penali in caso di inosservanza (ad esempio, per discarica abusiva); circostanza spesso ricorrente nel nostro paese soprattutto in concomitanza, appunto, con i lavori per il Tav.
Da ben 18 anni, la risposta dei nostri governanti è stata univoca: per questi poveri industriali occorre assicurare non il rispetto ma l’elusione della legge; e così, è dal 1997, con il decreto Ronchi, che l’Italia cerca di sancire che non si tratta di rifiuti ma di innocui prodotti naturali e, come tali, non soggetti ad alcun obbligo e “riutilizzabili” liberamente dovunque senza alcuna spesa e senza alcun controllo.
Per raggiungere questo scopo ha fatto di tutto: si è addirittura inventata, nel 2001, una “interpretazione autentica” all’italiana della normativa comunitaria che diceva esattamente il contrario di quanto diceva la stessa normativa comunitaria e che era smaccatamente riferita ai lavori per il Tav. Tanto da portare ad una sonora condanna della Corte Europea di giustizia (sentenza del 18 dicembre 2007), in quanto “è giocoforza constatare che tali disposizioni finiscono per sottrarre alla qualifica di rifiuto, ai sensi dell’ordinamento italiano, taluni residui che invece corrispondono alla definizione sancita dall’art. 1, lett. a), della direttiva”. Ma intanto, numerosi industriali Tav erano stati assolti.
Era, peraltro, prevedibile che, con la crisi economica e la febbre delle grandi opere, il gioco sarebbe ricominciato. E così, nel 2012 il governo Monti ripiegava sulla tesi che le terre da scavo non sono rifiuti ma “sottoprodotti” da riutilizzare secondo una particolare disciplina di favore: di modo che nelle terre da scavo che, secondo la Ue, dovrebbero comprendere solo il “suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale“, possono esserci anche materiali del tutto estranei e contaminati che vengono pudicamente chiamati “matrici materiali di riporto”. In questo modo, nelle terre da scavo ci può essere di tutto (fra cui, ad esempio, calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (Pvc), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato) ed è un miracolo se ci rimane anche un po’ di terra. L’importante è consentirne, purché “economicamente sostenibile“, il riutilizzo in edilizia, così da poterle qualificare come “sottoprodotto” e non rifiuto, senza subire alcun costo.
Ma non finisce qui: nel 2013, si arriva all’apoteosi: una girandola di decreti legge, a volte anche fra di loro contrastanti o addirittura con nuove disposizioni che vengono subito dopo abrogate. Ma si arriva, così, a sancire, specie per l’evento Expo, che, in molti casi, la trasformazione magica da rifiuto a sottoprodotto possa avvenire con autocertificazione.
A questo punto, però, la situazione si è così ingarbugliata che nessuno ci capisce più niente, neppure il legislatore. E così il decreto “sblocca Italia” del 2014, con un po’ di vergogna, è costretto a riconoscere che questa normativa è incoerente ed il linguaggio è incomprensibile, tanto da prevedere la emanazione di un decreto apposito per il “coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo“; aggiungendo, però, che questo deve servire a “rendere più agevole la realizzazione degli interventi che comportano la gestione delle terre e rocce da scavo“.
Peccato che non prenda in considerazione l’unica strada seria e conforme ai dettami della Ue: prevedere, sì, che le terre da scavo siano riutilizzate invece che andare in discarica purché siano veramente terre da scavo e ciò avvenga con tutte le garanzie, i controlli e i trattamenti che la legge prevede per il recupero di rifiuti; e non certo attraverso l’espediente della loro liberalizzazione in quanto gabellate per “sottoprodotti”.

Venezia, Italia Nostra e il diritto di critica

Fonte: Il Corriere della Sera
Di: Gian Antonio Stella

Causa contro l’associazione che chiede la rimozione della soprintendente

La soprintendente di Venezia Renata Codello ha chiesto 200.00 euro di danni a chi scrive, a Italia Nostra e alla Lipu per le critiche ai suoi silenzi sul raddoppio dell’hotel Santa Chiara (vetro, cemento e acciaio: sul Canal Grande) e sulle immense navi da crociera che sfilano davanti a San Marco. Sulle faccende nostre non entriamo: deciderà il giudice. Sulla causa a Italia Nostra, però, a costo di infastidire la signora, è impossibile tacere. L’associazione è accusata infatti d’avere chiesto l’esonero della sovrintendente in una lettera resa pubblica, scrivono i difensori, “con l’effetto di gettare enorme discredito” sulla loro cliente. Diceva l’Ansa:”La sezione di Venezia di Italia Nostra ha scritto al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray per chiedere (…) una ispezione urgente, ritenendo la soprintendente peri beni architettonici e paesistici Renata Codello ‘non all’altezza dell’incarco’”. Seguiva una lista di denunce sulla “distruttiva lottizzazione di Ca’ Roman”, lo “scandaloso progetto di ‘restauro’ del Fontego dei Tedeschi” il raddoppio di Santa Chiara, “i progetti al Lido che hanno ridotto l’isola a spettro di se stessa”…Tutte cose che la funzionaria, secondo Italia Nostra, non aveva colpevolmente bloccato.
Vero? Falso? Non importa: era un atto d’accusa “così violento e sproporzionato”, scrivono i legali, “da risultare illecito quand’anche riportasse affermazioni veritiere”.Sic. E dunque parte di “un’ingiustificata aggressione” basata soprattutto su un video di YouTube dove la soprintendente, nel 2008, parlava “incidentalmente” delle Grandi Navi in laguna con toni niente affatto preoccupati.
Tema: un’associazione che da mezzo secolo si batte per il patrimonio italiano può o non può dire la sua su una persona che non ritiene all’altezza di Venezia? Ma non è tutto. Per dar battaglia in tribunale la Codello ha scelto l’avv. Adriano Vanzetti di Milano. Cioè il legale del Consorzio Venezia Nuova nella causa (persa) contro Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Giovanni Sebastiani, tre ingegneri rei di aver criticato il costosissimo progetto del Mose, sempre contestato dagli ambientalisti.
“Si trattava , da parte del Consorzio, di una iniziativa dall’evidente sapore intimidatorio”, ricorda l’avvocato ed ex deputato Massimo Donadi. Al punto che l’allora sindaco Massimo Cacciari saltò su: “Voglio esprimere tutta la mia solidarietà all’ingegnere Di Tella. Fargli causa è stata una scelta insensata. Lui non ha mai offeso nessuno ma esposto con grande competenza le sue tesi alternative al Mose, che il Comune peraltro condivide”.
Ora, fermo restando il diritto di ciascuno di scegliersi l’avvocato che vuole, è opportuno che chi è delegato a tutelare Venezia scelga contro Italia Nostra proprio un legale di fiducia di quel Consorzio tanto contestato dagli ambientalisti? Lecito è lecito, ovvio. Ma opportuno? Di più: sapete chi firmò nel 2012 il ricorso di “Terminal Passeggeri” contro il decreto (“penalizzante”) del ministro dell’Ambiente sui rifiuti dei traghetti e delle navi da crociera? L’avvocato Francesco Curato. Marito della soprintendente che rivendica il diritto di non esprimersi sulle navi perchè, alla romana, “nun je spetta””. Tutto lecito, ovvio. Ma opportuno?

Renzi, se vuoi fare la differenza impara a fare la diffe-Renzi-ata!

Partiamo da un dato di fatto: la raccolta differenziata porta a porta si può realizzare anche in grande aree metropolitane.
Milano ne è una prova, come spiega Enzo Favoino (esperto di gestione rifiuti) che da anni segue gli sviluppi della raccolta differenziata porta a porta a Milano. In questo video, Favoino spiega come Milano nel 2014 con il completamento dell’estensione del porta a porta per la frazione organica, sarà la più grande città al mondo coperta da un sistema di questo tipo.


Perché è importante un sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti?
Il sistema di raccolta stradale o di prossimità NON consente di avere una buona qualità del materiale da inviare a riciclaggio, perché nel cassonetto si può arrivare fino al 20% di impurità (principalmente composte da materiale organico che sporca e rende non recuperabili materiali come carta e cartone), rendendo molto difficili le operazioni di riciclaggio.
Questo tipo di rifiuto (lo scarto del riciclaggio) neanche a dirlo fa gola a chi vuole costruire a tutti i costi gli inceneritori.
Infatti nei calcoli di progettazione dell’impianto di Case Passerini, sono stati inseriti tra i rifiuti potenzialmente inceneribili anche questa tipologia di rifiuto (speciale).
Se invece si adottasse un sistema di raccolta adeguata (porta a porta) si potrebbe differenziare meglio, con meno impurità (max 5-7%) riducendo il quantitativo degli scarti prodotti dagli impianti di riciclaggio, recuperando più materia dai nostri rifiuti.
Ma quante tipologie di raccolta dei rifiuti esistono a Firenze?
Sicuramente non è cosa facile, ma proviamo a fare un pò il punto della situazione. In questo momento nella città di Firenze esistono 5 tipologie diverse di raccolta dei rifiuti.

  1. Il cassonetto interrato, con raccolta porta a porta della carta nella zona del centro storico.
  2. La raccolta porta a porta nella zona tra il Duomo, Piazza della Signoria e Ponte Vecchio.
  3. Cassonetto indifferenziato. Tra via San Gallo, Via degli Alfani, Via M. Bufalini dove si trovano ancora file di cassonetti blu.
  4. Cassonetti per la raccolta differenziata senza chiavetta, in zone periferiche (Novoli, Isolotto).
  5. Cassonetti per la raccolta differenziata con la chiavetta, fuori dalle mura (San Jacopino, Piazza Puccini).

In questa situazione è difficile capire quale sistema stia adottando Firenze per la raccolta dei rifiuti. Sicuramente i cittadini sono disorientati di fronte a questa moltitudine di sistemi di raccolta che non fanno altro che aumentare la confusione e l’incertezza nella popolazione.
In questa situazione dove la raccolta differenziate raggiunge a mala pena il 45%, i rifiuti prodotti non diminuiscono, perché come si può ben capire non vi è al momento nessuna volontà da parte dell’amministrazione comunale di cambiare rotta.
Quale soluzione alternativa?
Firenze come Milano, potrebbe iniziare la raccolta diffe-renzi-ata spinta, utilizzando il sistema porta a porta, che consentirebbe di cambiare la rotta in poco tempo.
Invece il nostro sindaco continua con le sue operazionI d’immagine con l’interramento dei cassonetti nel centro storico e poco importa se poi sarà costruito un’inceneritore alle porte della città di Firenze, tanto a pagare saremo sempre noi (i contribuenti), sia con il portafoglio che con la nostra salute.
I cittadini di Firenze non vogliono una città vetrina, ma vogliono che la loro città diventi un esempio da seguire in tutto il mondo, non solo per l’arte e la cultura, ma anche per una corretta gestione della città, dove i rifiuti rappresentano una risorsa da valorizzare e non da bruciare, perché come diceva il grande Leonardo Da Vinci:”In natura non esistono rifiuti”.
Rifiuti Zero Firenze Mappa della raccolta dei rifiuti a Firenze

Piana fiorentina il 7 dicembre manifestazione a Campi Bisenzio

Rifiuti Zero Firenze
Sabato scorso si è tenuta presso il palasport di Scandicci, un’assemblea molto partecipata (circa 600 studenti), nella quale abbiamo discusso dell’insostenibilità dell’incenerimento dei rifiuti e delle alternative sostenibili per realizzare una strategia verso Rifiuti Zero. Hanno partecipato all’incontro, Valeria Nardi per i comitati della piana fiorentina e Antonio Di Giovanni per Rifiuti Zero Firenze.
I ragazzi dei diversi istituti fiorentini sostengono la lotta contro la devastazione del territorio fiorentino, affinché Firenze non diventi la culla dell’incenerimento dei rifiuti.
Per questo il 7 dicembre saremo tutti insieme alla manifestazione contro la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini a favore delle buone pratiche per realizzare anche a Firenze un progetto virtuoso verso Rifiuti Zero.

 

Inceneritore Rufina: interventi all’assemblea pubblica del 22 novembre

Intervento di Alberto Bencistà – Sindaco di Greve in Chianti – che ha aderito alla Strategia Rifiuti Zero, ha aderito alla rete dei “Biodistretti” di AIAB. Llo introduce Mariarita Signorini di Italia Nostra

Intervento del dott. Gianluca Garetti, Associazione medici per l’Ambiente ISDE – Medicina Democratica

Renzi e la politica dei rifiuti: è questo il nuovo che avanza?

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Fabio Balocco

Dal 16 al 24 novembre si è tenuta la settimana europea per la riduzione dei rifiuti (alzi la mano chi se ne è accorto). Logica avrebbe voluto che quanto meno ogni amministrazione italiana facesse qualcosa nella direzione indicata. In primis, magari, il Ministero dell’Ambiente.
In effetti, se digitate su Google “settimana dei rifiuti”, trovate la pagina del Ministero ad essa dedicata. Peccato che si riferisca a quella del 2011!  Ma parlare male del Ministero dell’Ambiente è un po’ come rubare le caramelle ai bambini. Quindi passiamo oltre.
E passiamo a quel Matteo Renzi che è facile pronosticare futuro leader del Pd e magari, chissà, anche futuro Presidente del Consiglio dei Ministri. Cosa c’entra Renzi con i rifiuti? Forse perché è un rottamatore? Battutaccia…No, c’entra perché nella settimana ad essi dedicata è stata votata in consiglio comunale una mozione con cui il comune di Firenze avrebbe dovuto aderire alla strategia Rifiuti Zero.
Rifiuti Zero è una strategia che, come dice il nome, tende ad eliminare totalmente il conferimento di rifiuti in discariche ed inceneritori. Come molti sanno, il primo comune italiano ad aderire a Rifiuti Zero fu Capannori, in provincia di Lucca, che ha anche tradotto in pratica l’obiettivo che si era posto, raggiungendo e superando il 90% di differenziata nel 2012. Attualmente sono più di 200 i comuni in Italia che aderiscono a questa strategia. E nel mondo vi sono città come San Francisco, Canberra, Buenos Aires.
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