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Agrigento: un appello contro il rigassificatore che minaccia la Valle dei Templi

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” scrive al professor Andrea Carandini, nuovo presidente del FAI, per chiedere un suo intervento nella vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle e Agrigento. Si tratta di un progetto imponente, che prevede la realizzazione di un impianto da 8 miliardi di mc.
Quello contro cui l’associazione si sta battendo con tutte le sue forze è soprattutto l’idea di veder irrimediabilmente deturpato un “patrimonio dell’umanità”. Il rigassificatore dovrebbe sorgere, infatti, al confine con il parco archeologico della Valle dei Templi, che nel 1997 l’Unesco ha inserito nella sua “Wordl Heritage List”. Ovvero la lista dei siti che vengono definiti patrimonio culturale e naturale su scala mondiale.
L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” s’è già attivata nei confronti di Rosario Crocetta e nutre la speranza che il nuovo governatore possa tracciare un solco netto di discontinuità dalla linea del suo predecessore. Il progetto, infatti, era stato avallato proprio dall’ex governatore della regione Sicilia, Raffaele Lombardo. Ora però c’è una nuova giunta, con la maggioranza dei consiglieri contraria al progetto. Come del resto lo è anche Franco Battiato, figura di spicco sia a livello culturale che politico nel panorama siculo. Battiato, in qualità di assessore regionale, ha criticato apertamente il progetto, definendolo: “non compatibile con i principi di salvaguardia del territorio, tenuto conto della sua collocazione”.
Ora l’associazione si rivolge al neo-presidente del FAI, auspicando una sua presa di posizione che possa definitivamente far pendere l’ago della bilancia dalla parte del buonsenso e della salvaguardia di un patrimonio che, le istituzioni competenti in primis e noi tutti come cittadini, abbiamo il diritto e il dovere di valorizzare.
Cliccate qui per il testo completo dell’appello.

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Rigassificatore Brindisi, fra abusi e irregolarità

Ecco la verità su un progetto dai tanti lati oscuri

L’annuncio della British Gas Italia di rinunciare alla costruzione del rigassificatore a Brindisi per ragioni da imputare – stando alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Luca Manzella – ai “veti locali” e all’”immobilismo decisionale”, pare un ulteriore quanto goffo tentativo di influenzare l’opinione pubblica (e non solo) alla vigilia della conclusione di un processo penale in corso a Brindisi, anche a carico dei vertici dell’azienda energetica, su gravi reati di corruzione e occupazione abusiva dell’area demaniale per la realizzazione dell’impianto.
Non si tratta, dunque, di un “prolungarsi all’infinito del braccio di ferro con le autorità italiane” ma di dover rispondere di fronte alla legge italiana di abusi e irregolarità che hanno determinato la sospensione dell’autorizzazione, la riapertura della procedura di VIA, l’avvio di un procedimento penale, nonché la richiesta di confisca da parte del Pubblico Ministero, della “colmata” realizzata in mare a ridosso del centro abitato.
Quello progettato dalla British Gas a Brindisi è un impianto che, per la sua ubicazione a stretto ridosso del centro abitato, in un’area già dichiarata a elevato rischio ambientale e andando peraltro a pregiudicare lo sviluppo turistico e commerciale del porto, si è subito scontrato sia con le strenue opposizioni e giustissime rivendicazioni della popolazione più volte scesa massicciamente in piazza, sia con il corale e fermo “no” delle amministrazioni locali: non va dimenticato che il Comune, la Provincia di Brindisi e la Regione Puglia si sono ufficialmente pronunciati contro la realizzazione del terminale di rigassificazione nel porto di Brindisi.
Quindi, attribuire a presunti e generici “veti” che “ostacolano progetti strategici e sono il primo nemico per lo sviluppo dell’Italia” la – presunta e tendenziosa anch’essa – rinuncia a investire a Brindisi centinaia di milioni di euro, appare una tesi discutibile, fuorviante e destituita di quella verità storica che caratterizza da circa un decennio una vicenda complessa e tormentata per la comunità brindisina.

ITALIA NOSTRA – Ufficio stampa
Maria Grazia Vernuccio
Rassegna stampa

Conferenza stampa di Greve del 1/12/2008: rassegna stampa sul Polo di Testi

Rassegna stampa della conferenza del 2 dicembre 2008 sul caso Testi/Falciani nella Valle della Greve.
Per Italia Nostra era presente Maria Rita Signorini in rappresentanza della sezione di Firenze e del consiglio regionale.

Fonte: Il Nuovo Corriere di Firenze del 02/12/2008
Di: Matteo Morandini

Pancho Pardi porterà il caso in Senato. Ragazzo: “a Greve i verdi pronti a passare all’opposizione”
Polo di Testi, ambientalisti in guerra.
Verdi, associazioni e PRC contro i quattro impianti nel cuore del Chianti.

La questione del polo industriale di Testi arriverà in Parlamento. A farsi portatore dell’allarme lanciato ieri a Firenze dal coordinamento delle asosciazioni ambientaliste del Chianti fiorentino sarà il senatore Francesco ‘Pancho’ Pardi, che ha assicurato il proprio sostegno con una interrogazione ma anche, ha detto, con qualche altra azione più eclatante e tutta da inventare. Il dossier presentato dalle associazioni (tra cui Italia Nostra, Wwf, Gallo Verde, Comitato di Uzzano) prevede un futuro nero per il Chianti. “Si prefigura – ha detto la coordinatrice delle associazioni ambientaliste Lucia Carlesi illustrando il corposo lavoro – un polo energia-rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse ambientali e paesistiche del territorio”. Secondo gli ambientalisti, con la concentrazione di quattro impianti industriali come l’inceneritore, il gassificatore (per adesso spento), la centrale turbogas ed il cementificio sacci si determinerebbe “un sicuro aggravio della qualità ambientale dell’area e ulteriori rischi per la salute dele popolazioni e per le produzioni agricole”, anche se “venissero applicate le migliori tecnologie nel rispetto dei limiti di legge per le emissioni in atmosfera”.
L’obiettivo in prospettiva è quello di una raccolta differenziata molto spinta, ma è soprattutto al comune di Greve che le associazioni pongono la richiesta più netta: azzerare la procedura di variante al Ruc, “del tutto illegittima in assenza di una variante al Piano Strutturale” e avviare “su basi diverse e con garanzie realdi di neutralità una valutazione integrata del progetto proposto”.
Alla conferenza stampa erano presenti anche il capigruppo dei Verdi in Provincia Luca Ragazzo e di Rifondazione a Palazzo Panciatichi Monica Sgherri. Ragazzo ha annunciato la presentazione di una domanda di attualità in cui si chiede se la Provincia di Firenze, la sola che prevede la costruzione di tre nuovi inceneritori (Testi, Case Passerini e Selvapiana), “debba provvedere allo smaltimento dei rifiuti anche di Prato e Pistoia” invocando a tale proposito “un ruequilibrio el numero e della localizzazione degli impianti in tutte e tre le province”. Dura anche Monica Sgherri, che ha parlato della necessità di “rilanciare una battaglia sugli inceneritori” e ha lanciato l’allarme, per Testi, sui “rifiuti che vengono bruciati nel cementificio”. Le elezioni amministrative sono alle porte (nel 2009 si vota a Greve e a San Casciano) e gli ambientalisti non resteranno a guardare. per ora nessuna lista civica ma se dovessero nascere, assicura Ragazzo, “le sosterremo e ci schiereremo all’opposizione”.

Fonte: La Nazione, Firenze del 02/12/2008
Di: Andrea Settefonti

Greve in Chianti  “No al polo indistriale ”
Gli ambientalisti contor l’espansione di Testi

No alla realizzazione di un polo industriale a Testi, alle porte del Chianti. Un polo dove sarà presente un cementificio, un gassificatore, un inceneritore  e un impianto di produzione di energia elettrica. Lo hanno ribadito a gran voce i comitati ambientalisti del Chianti fiorentino, i Verdi e Rifondazione Comunista in una conferenza stamoa che si è tenuta al Caffè le Giubbe Rosse di Firenze. Di fronte ai giornalisti, cittadini e politici hanno voluto spiegare perchè dre di no al polo di Testi non è semplicemente frutto dell’effetto Nimby (acronimo inglese per Not In mY Back Yard, letteralmente “Non nel mio cortile”). E hanno presentato una relazione con tutti i vizi, le incertezze, le paure e le approssimazioni di veder realizzare a Testi un polo dive si bruceranno i rifiuti senza una strategia precisa. !Ad iniziare – ha detto Luca Ragazzo, capigruppo dei Verdi in Provincia – da una raccolta differenziata spinta. Firenze non ha bisogno di tre inceneritori (Case Passerini, Testi e Selvapiana) soprattutto perchè non deve prendersi carico dei rifiuti di Prato e di Pistoia”.
Il lavoro del Coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino parte dalla constatazione che la “situazione attuale – ha illustrato la coordinatrice Lucia Carlesi – che si presenta già di per sè critica, per la presenza, nel caso di Testi, del cementificio Sacci e, nel caso di Falciani di due aree da sottoporre a bonifica, catalogate dalla Provincia ‘discariche non autorizzate'”. In pratica sarebbe auspicabile “un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata. Invece, si procede esattamente nella direzione opposta”.
Ed ecco quello che è previsto per il Chianti e per il quale il Comitato chiede il ritiro delle procedure. In programma c’è “la riattivazione del gassificatore, l’utilizzo del Cdr nel forno del cementificio e un nuovo inceneritore mentre a Sibille-Falciani è previsto anche un intervento privato (società Volta formata da Sacci e Trafigura) per la realizzazione di una centrale elettrica turbogas alimentata a metano”.

Fonte: Il Giornale della Toscana del 02/12/2008

Gli ambientalisti: “No al polo industriale nella Valle della Greve”

Un dossier per dire “no” alla industrializzazione pesante nella Valle della Greve. A presentarlo alcune associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino (tra cui Italia Nostra e il Wwf Toscana) attive sul territorio per denunciare l’emergenza ambientale rappresentata dla “polo industriale” di Testi e di Falciani. la criticità, secondo gli ambientalisti, è data dalla presenza, per esempio a Testi, dal cementificio Sacci (il secondo per produzione in Toscana); mentre nel caso di Falciani due aree da sottoporre a bonifica, catalogate dal piano provinciale di gestione dei rifiuti come “discaricheabusive” fin dal 1984. Invece di procedere alla normalizzazione dell’area, dicono le associazioni, i Comuni coinvolti e la Provincia “vanno esattamente nella direzione opposta”.  A Testi, infatti, nell’area del cementificio è prevista “la riattivazione del gassificatore, l’utilizzo del Cdr nel forno del cementificio e un nuovo inceneritore; mentre a Sibille-Falciani è previsto l’ampliamento dell’impianto per la selezione e il trattamento dei rifiuti solidi urbani”. Inoltre nell’area del cementificio è prevista anche una centrale elettrica da 50 MW alimentata a metano. “Si prefigura nel Chianti un polo Energia-Rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse ambientali e paesistiche del territorio – sostengono le associazioni – con una concentrazione di ben quattro impianti pesanti”. “Qualora le nostre ragioni nn trovassero ascolto- dichiarano infine – siamo pronti a segnalare la grave situazione ai competenti organi della magistratura”.

Fonte: La Repubblica, Firenze del 02/12/2008
Di: Ilaria Ciuti

Ambiente, appello per il Chianti ‘Troppi impianti industriali’

Inceneritore, gassificatore, centrale elettrica turbogas, cementificio. Una folla di impianti che però non si trovano nel solito polo industriale alla periferia di qualche città. Ma in mezzo a una valle amena, nel luogo considerato dall’immaginario di mezzo mondo come uno dei più attraenti del pianeta. In pieno Chianti, nella valle della Greve, ai confini dei comuni di San Casciano, Greve e Impruneta, dove sta sorgendo e in parte è già sorto un vero «polo energia-rifiuti», come protesta il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino, sostenuto da esponenti politici e da rappresentanti di altri comitati, dal capogruppo dei Verdi provinciali Luca Ragazzo al senatore toscano Idv, Pancho Pardi, la consigliera regionale del Prc, Monica Sgherri, Massimo De Santi del consiglio scientifico della rete di comitati per la difesa del territorio di Asor Rosa, da Beppe Banchi di medicina democratica. Le associazioni del Chianti hanno preparato un dossier, lo si trova su http://www.chianti-ambiente-territorio.info. Dichiarano già che, se non troveranno ascolto, ricorreranno alla magistratura per «segnalare la gravità della situazione». Contestano la prevista riattivazione del gassificatore di Testi e il suo ampliamento con un inceneritore: in piena vallata dove già, sottolineano, a inquinare basterebbe il cementificio Sacci, il secondo per grandezza della Toscana. Polemizzano con la previsione del piano provinciale dei smaltimento dei rifiuti, di bruciare nel cementificio cdr, il combustibile derivato dai rifiuti. I cementifici, hanno sempre sostenuto gli ambientalisti, sono particolarmente rischiosi perché non sottoposti a controlli. Il coordinamento accusa anche la variante al regolamento urbanistico di Greve, «senza però analoga variante al piano strutturale», che autorizza, raccontano, la costruzione nell’ area della Sacci anche di «una centrale turbogas a metano da parte dei privati della società Volta srl, formata da Sacci e Trafigura». I comitati chiantigiani non contestano solo alcuni impianti ma bocciano l’ intera filiera di smaltimento Testi-Falciani. Compreso l’ ampliamento, ai Falciani, dell’ impianto di selezione e trattamento rifiuti delle Sibille. Un luogo, si dice, dove già esistono due aree da sottoporre a bonifica, «catalogate dal piano provinciale come discariche non autorizzate derivate dall’ attività di un inceneritore che era in funzione nel 1984». «Per tutto l’ impatto che queste attività industriali in pieno Chianti hanno determinato in decenni – rivendica il coordinamento – sono necessari e urgenti interventi di ripristino e riqualificazione delle aree degradate e inquinate. E’ necessario un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata». Altro che impianti per i rifiuti che le associazioni ambientaliste sostengono essere incompatibili con una gestione sostenibile dell’ ambiente, «anche se venissero usate le migliori tecnologie per ridurre le emissioni in atmosfera». Al primo posto, concludono, salute e ambiente: «Si decide di costruire nuovi impianti senza neanche avere portato a fondo un quadro conoscitivo esauriente di cosa hanno prodotto quelli presenti». Gli ambientalisti chiedono piani di controllo e di bonifica. Suggeriscono misure alternative come la raccolta porta a porta per aumentare la raccolta differenziata. Sgherri sottolinea la mancanza di controllo su cementifici e discariche e invoca il principio di «precauzione e cautela». Ragazzo esprime la contrarietà di tutti i Verdi della Toscana. Pardi assicura il suo appoggio. De Santi si impegna a nome della Rete. Beppe Banchi, da medico, si preoccupa della salute e informa che l’ inquinamento della valle è pari a quello provocato dal emissioni di Scandicci, ma in un territorio assai più concentrato.

Fonte: Metropoliday del 02/12/2008
Di: Matteo Pucci

Le associazioni ambientaliste all’attacco per la valle della Greve

“Gli impianti industriali di Testi e Falciani nella Valle della Greve”: è il titolo del dossier presentato ieri mattina a Firenze dal coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino (che racchiude 15 sigle in totale). Un dossier che vuol evidenziare le criticità ambientali e sanitarie presenti in questa zona del Chianti compresa fra l’area del cementificio Sacci, al Passo dei Pecorai, e quella delle Sibille, poco prima della frazione imprunetina dei Falciani. Un dossier che “smonta” i nuovi impianti previsti nella zona: inceneritore, e centrale elettrica a turbogas a Testi, ampliamento dell’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti alle Sibille.
Il tutto con una critica a tratti feroce riguardo al modo in cui la politica, amministrazioni comunali in primis, ha gestito e sta gestendo queste tematiche.
Presenti anche il senatore Francesco Pardi (“Porterò le vostre questioni in Parlamento, dove possiamo anche pensare di organizzare iniziative che vi coinvolgano”), il capigruppo dei Verdi provinciali Luca Ragazzo (“Tutti devono sapere che razza di polo industriale si sta pensando per il Chianti”), il presidente del gruppo del Prc-Sinistra Europa presso la Regione Toscana, Monica Sgherri (“I Comuni diano un forte segnale politico, c’è tutto il tempo per rivedere certe scelte”).
Prima di tutto è stata presentata la situazione attuale “che si presenta già di per sè critica per la presenza, nel caso di Testi, del cementificio sacci (secondo per produzione in Toscana) e, nel caso di Falciani, di due aree da sottoporre a bonifica derivanti dall’attività di un inceneritore attivo il tale sito fino al 1984”.
Quindi, secondo le associazioni, ancor prima di pensare a nuovi impianti e realizzazioni, “per gli impatti che queste attività industriali hanno determinato per decenni, sono necessari e urgenti interventi  di ripristino e riqualificazione delle aree degradate e inquinate e di un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata”.
“Si prefigura invece – proseguono – un polo energia-rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse, una concentrazione di ben quattro impianti pesanti (inceneritore, gassificatore, centrale elettrica a turbogas, cementificio). Anche se venissero applicate le migliori tecnologie nel rispetto dei limiti di legge per ridurre le emissioni in atmosfera, si determinerebbe un sicuro aggravio della qualità ambientale dell’area e ulteriori rischi per le popolazioni e le produzioni agricole”.
Una volontà politica più forte di ogni impulso alla partecipazione ed allo studio preventivo degli impatti su quesr’area: le associazioni ambientaliste la denunciano a chiare lettere, che rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni amministrative nei comuni dell’area non escludono di aderire (o formare) eventuali liste civiche.
Anche perchè “qualora le nostre ragioni nun trovassero ascolto e non venissero date risposte esaurienti alle nostre osservazioni, siamo pronti a segnalare la grave situazione ai competenti organi della Magistratura”.

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