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Aiutateci a salvare dal fotovoltaico la riserva naturale della Vauda!

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

In una zona compresa tra i comuni di San Francesco al Campo, San Carlo Canavese e Lombardore si sta valutando un progetto per la creazione di una centrale costituita da pannelli fotovoltaici, che dovrebbe coprire una  superficie di 72 ettari, oltre alla costruzione di una linea che porti l’energia fino alla centrale di Leinì.
La zona interessata è in parte nella riserva naturale della Vauda, splendida area selvaggia del Canavese, e in parte su terreni del demanio militare, che da anni vengono dati agli agricoltori della zona, che fino ad ora li hanno curati e resi produttivi.
Vincitrice della gara d’appalto l’azienda tedesca Beelectric, appoggiata dal Ministero della Difesa. E’ bene far notare che i comuni interessati hanno una forte vocazione agricola, con numerose aziende presenti, di cui alcune con terreni solo nella zona  oggetto del futuro impianto, quindi tale opera avrebbe non solo risvolti negativi per l’ambiente, ma anche per l’economia agricola della zona.
È sconcertante apprendere che, per far posto a centinaia di pannelli fotovoltaici, un’azienda straniera voglia strappare terreni produttivi agli agricoltori, e ridurre una riserva naturale, riconosciuta anche come SIC (Sito di Interesse Comunitario) dall’Unione Europea, visto che al suo interno vivono moltissime specie di uccelli e animali, altrove non presenti o molto rari.
Siamo a favore dell’energia fotovoltaica, ma non capiamo perché, con tutte le alternative esistenti (tetti di capannoni, parcheggi, aree compromesse quali discariche di rifiuti, svincoli autostradali, ecc.) sia proprio necessario distruggere quel poco di ambiente che ancora è rimasto intatto!
Per questo chiediamo a tutti i nostri lettori di inviare una mail agli Enti coinvolti e ai giornali locali, per ribadire la propria contrarietà a quest’opera devastante, affinchè si possano trovare altre soluzioni.
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Aiutateci a fermare il biogas a Capalbio

Ci opponiamo all’impianto Biogas di Capalbio perchè devastante per la salute e l’ambiente, oltre che illegittimo, per i seguenti motivi. Se li condividi, partecipa anche tu alla petizione. Firma e fai firmare!!!

CLICCA QUI PER ADERIRE!!!!

Perché è importante:
Il Comune di Capalbio lo scorso 2 ottobre ha approvato il piano aziendale proposto da Sacra srl per la realizzazione di un impianto biogas da 999kw a meno di 500 metri dalla riserva naturale del Lago di Burano, una laguna salmastra costiera – nota in tutto il mondo per il paesaggio mozzafiato – collocata all’estremità meridionale della Maremma grossetana classificata come zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar e riconosciuta zona di protezione speciale (ZPS), sito di interesse regionale e comunitario (SIR-SIC).
Le 3000 firme raccolte contro il progetto dai comitati locali e i numerosi studi che attestano l’illegittimità della scelta localizzativa, non sono servite a nulla; il Comune le ha totalmente ignorate.
Ora la parola spetta alla Provincia che in tempi brevissimi dovrà indire una conferenza dei servizi per ricevere, tra gli altri, i pareri di Asl, Arpat e Soprintendenza.
Se anche questi saranno positivi, la Provincia rilascerà l’autorizzazione unica e nulla sarà più possibile fare per fermare l’impianto, se non ricorrere ai giudici amministrativi.

C’è grande urgenza! La Provincia di Grosseto ha già dichiarato sui giornali di voler
rilasciare al più presto possibile l’autorizzazione!

PERCHE’ CI OPPONIAMO:

  1. La localizzazione prescelta contrasta con le linee guida ministeriali del settembre 2010, che indicano quali luoghi idonei ad accogliere gli impianti le “aree già degradate da attività antropiche, siti industriali, cave, discariche” e non idonei (tra l’altro) “le zone particolarmente sensibili e/o vulnerabili alle trasformazioni territoriali o del paesaggio” poste all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale e attrattiva turistica e agricole DOP. LA zona prescelta per la localizzazione dell’impianto di Capalbio (distante solo 500 metri dal Lago di Burano) non solo non è degradata, ma è pressoché incontaminata e costituisce uno degli scorci panoramici più belli del mondo.
  2. E’ assolutamente insostenibile per la viabilità locale il traffico di mezzi pesanti necessario per il trasporto delle oltre 33.000 tonnellate di materiali in entrata e in uscita dall’impianto;
  3. La localizzazione prescelta viola tutte le prescrizioni sulla localizzazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile contenute negli strumenti urbanistici comunali;
  4. E’ assolutamente insostenibile l’incidenza che l’impianto avrà sull’Habitat del Lago di Burano (sito di interesse regionale, comunitario, zona di protezione speciale, area Ramsar e prima riserva nazionale d’Italia);
  5. L’impianto è collocato a meno di 150 metri dalle prime abitazioni. Come denunciato ormai da numerosi scienziati, vi è il fondato rischio che impianti come questo possano determinare gravi danni alla salute di uomo e animali.
  6. Per approvvigionare l’impianto, la società proponente coltiverà appositamente (in zona già fiaccata dalla siccità ed in cui è forte l’intrusione salina) centinaia di ettari di colture dedicate, tra cui mais, bisognoso di enormi quantitativi di acqua.

Santa Luce come il Sahel: fango secco e pesci morti

Italia Nostra e WWF hanno fatto già due ricorsi contro Eti- Solvay e andremo avanti!

Fonte: La Repubblica
Poco più di 100 ettari di riserva naturale, un terzo del bacino idrico che la società Solvay realizzò a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 per avere riserve d’acqua per la sodiera e le altre fabbricazioni dello stabilimento, dal ’92 poi oasi Lipu (vi sono state censite ben 150 specie di volatili) e centro di osservazione delle migrazioni. Da ieri il lago di Santa Luce è un gigante d’argilla senza vita: la fauna ittica devastata, un danno ambientale incredibile che fa gridare il sindaco del piccolo comune collinare del Pisano al disastro. Così Andrea Marini definisce la situazione del lago nella lettera urgente che di prima mattina ha inviato al prefetto e al presidente della Provincia di Pisa. Invocando un rapido intervento per ripristinare, laddove possibile, l’originale stato dei luoghi. Solvay, ieri, è già intervenuta con i propri mezzi per rimuovere le carcasse di pesci rimaste sull’alveo del lago: centinaia di carpe, lucci, anguille senza vita. Un’opera di pulizia, in sostanza. La polizia provinciale coi vigili urbani di S. Luce ha fatto un accurato sopralluogo nell’area della riserva naturale stilando un verbale ed allegando un’eloquente documentazione fotografica della situazione. In attesa di valutare se ci sono responsabilità al di là della grave siccità che sta rendendo critico l’approvvigionamento idrico nell’Alta e Bassa Val di Cecina. Nel mirino c’è la multinazionale chimica, proprietaria del lago, ritenuta responsabile di aver prelevato troppo dalla diga, affossando di fatto lo specchio d’acqua in un momento già critico, nel pieno dell’estate. L’azienda, d’altro canto, si difende. La siccità – spiega Solvay in una nota – rischia di mettere a repentaglio anche le nostre produzioni. «A Santa Luce gli interventi non vanno oltre i prelievi lungo il corso del fiume Fine, si spiega, nel rispetto delle normative vigenti». E Solvay ricorda come alcuni provvedimenti presi per la riserva idrica del fiume Cecina stiano comunque mettendo a rischio alcune fabbricazioni la cui attività – si sostiene – potrebbe essere ridotta. Eppure grida d’allarme sullo stato del lago di Santa Luce c’erano già state a gennaio. E poi ancora a marzo, e a giugno. Giorno dopo giorno il livello dell’acqua si abbassava, tanto che – in Comune a S. Luce – c’era chi aveva invocato un intervento urgente. Si è fatto tardi. Ieri la constatazione del disastro in atto: un bacino a secco e la fauna ittica completamente devastata. E risanare sarà difficilissimo.

Un Eco MUOStro a Niscemi

Un Eco MUOStro a Niscemi
L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo
Antonio Mazzeo

Famelico e insaziabile, il Dio di tutte le guerre ha partorito un nuovo Mostro. Per annientare il pianeta dallo spazio ed eclissare i Soli e le Lune. Si nutrirà del sangue di ogni essere vivente. Muterà il Dna delle specie e degli habitat. Trasformerà i ghiacciai in deserti, i laghi in paludi, gli oceani in melma. Fiumi e torrenti di fuoco, piogge di ceneri, uragani di polveri e fumo. Il quinto Cavaliere dell’Apocalisse. Vestale dell’Olocausto. Elogio della Follia e della Morte.
Il padre Marte ha battezzato il figlio MUOS, Mobile User Objective System, perché fosse chiara a tutti la sua natura infernale. Una rete di mega-antenne e satelliti per telecomunicazioni veloci come la luce perché sull’infinito domini l’oscurità. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, quelli con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi atomiche in miniatura. È a Niscemi, nel cuore di un’importante riserva naturale, che fervono i preparativi per l’installazione di uno dei suoi quattro terminali terrestri mondiali. Un’opera benedetta dai Signori del Pentagono, dal governo italiano e dalla Regione Siciliana. E a cui non fa mancare il suo contributo la borghesia mafiosa isolana. Per il MUOStro di Niscemi sembrava cosa fatta, ma centinaia di giovani ci hanno messo lo zampino …

In stampa con Sicilia Punto L – Edizioni – Ragusa
e-book con Errant Editions

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