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6 novembre presentazione libro “Arte. paesaggio, ambiente”

Mercoledì 06/11/2013 ore 18:00
La Feltrinelli Libreria
Via de’ Cerretani 30r
ARTE, PAESAGGIO, AMBIENTE

Qual è il progetto della Costituzione sul patrimonio artistico, sul paesaggio e sull’ambiente? Come è nato l’articolo 9, che incardina quel progetto tra i principî fondamentali della Nazione? E perché quel progetto, mai realizzato, è oggi cosí attuale? Costituzione Incompiuta (Einaudi) è una riflessione a piú voci sulla funzione civile e sul valore politico di questi nostri beni comuni.
Gli autori Tomaso Montanari, Salvatore Settis, ne discutono con Sergio Staino.

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Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze presenta il libro di Settis. I cittadini ritrovati

Fonte: Corriere Fiorentino, 08/03/2013
Di: Tomaso Montanari

Settis, la protesta, il voto a sorpresa. E la scoperta di un’ Italia che vuole uno Stato
Il libro. II nuovo saggio dell’ex direttore della Normale di Pisa: il racconto degli italiani indignati che vogliono cambiare il Paese. Partendo dalla Costituzione

Oggi (ore 17) a Firenze, alla Sala delle Leopoldine in piazza Tasso 7 Salvatore Settis presenta il suo libro Azione popolare. Cittadini per ii bene comune (Einaudi). Introduce Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte moderna dell’Università Federico Il di Napoli. L’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è stato organizzato in occasione della presentazione del programma 2013 dell’Associazione Italia Nostra Onlus-Sezione di Firenze.
Perché qualche giorno fa Dario Fo, declinando la proposta di Beppe Grillo, ha fatto per il Quirinale il nome di Salvatore Settis? E perché questa idea è stata subito rilanciata da una trasmissione di RadioDue (Caterpillar), ottenendo in rete l’adesione di Legambiente e di moltissimi comitati, e singoli cittadini? Lo ha spiegato, con la consueta lucidità, Barbara Spinelli su «Repubblica» del 27 febbraio scorso, commentando a caldo il risultato elettorale: «Nel voto a Grillo c’è il desiderio del popolo di farsi cittadino, anziché massa informe, zittita, spostabile. E c’è una vera e propria esplosione partecipativa: non un fuoriuscire dalle istituzioni pubbliche, come in Forza Italia o Lega, ma una presa di parola. Qualcosa di simile all’Azione popolare che Salvatore Settis chiede ai “cittadini per il bene comune”».
In effetti, a leggere con attenzione il libro di Settis, uscito nel novembre scorso, si sarebbe potuto comprendere dove stava andando il Paese. L’ex direttore della Normale di Pisa, e attuale presidente del consiglio scientifico del Louvre, è uscito da tempo dalla proverbiale torre d’avorio degli studi. Da storico dell’arte si è accorto che quella torre era crollata, non solo metaforicamente. E la sua martellante campagna di educazione al patrimonio storico e artistico e al paesaggio lo ha condotto in mezzo ai cittadini, fornendogli un osservatorio che manca a moltissimi dei politici di professione che da due settimane si aggirano come pugili suonati. Lo straordinario successo del suo libro precedente (Paesaggio, Costituzione, cemento, Einaudi toro) aveva portato Settis a girare tutta l’Italia, in centinaia di incontri con un’Italia profondamente diversa da quella che occupa gli schermi televisivi. Un’Italia fatta di cittadini indignati, ma consapevoli che l’indignazione non è sufficiente: pronti non solo a protestare, contestare, denunciare, ma ad impegnarsi in prima persona, affamati di conoscenza e competenza sulle quali fondare il tentativo di cambiare il Paese. Cittadini che, con un paradosso solo apparente, vogliono più, e non meno, Stato: convinti, con Piero Calamandrei, che «lo Stato siamo noi».
E in quei mesi che Settis si è convinto che questa ondata (finita poi in parte a votare per il Movimento 5 stelle, in mancanza di meglio) non fosse «antipolitica» (così veniva invece liquidata dalla maggior parte dei politologi, degli editorialisti, dei politici di professione), ma fosse anzi «politica» nel senso più nobile: fosse, cioè, un grande movimento popolare teso a ricostruire la polis, la città, intesa come comunità civile. L’antipolitica, per Settis, è un’altra: «L’antipolitica si confonde con l’anti-Stato, crea uno spazio vuoto (vuoto di Stato, di Costituzione, di legalità) dove presto s’insedia il più furbo, sbandierando un vacuo efficientismo. Non è di qui che può nascere l’Italia che vorremmo». E ancora: «”Antipolitica” è il predominio di chi sovrasta e calpesta la sovranità popolare, predicando l’impersonale e soprannaturale supremazia dei mercati, e asservendo ad essa non solo i governi nazionali e le istituzioni europee, ma anche ogni istanza di giustizia, di libertà, di eguaglianza. Sulla scala italiana, “antipolitica”, è l’inaderenza dei politici di mestiere ai problemi del Paese, il loro divorzio dai cittadini, la loro ottusa difesa dei propri privilegi. Chi protesta contro tanta violenza, anche se a volte in modo scapigliato e informe, ha più voglia di politica di molti che la fanno per mestiere (per esempio di Berlusconi, che si è nutrito di “antipolitica” per sedurre e conquistare il Paese). Associazioni e movimenti stanno reclamando più politica, cioè una più alta, forte e consapevole voce dei cittadini».
In pagine come questa, Settis è riuscito ad assolvere al vero compito degli intellettuali: che non è solo quello di sapere delle cose, ma è soprattutto quello di vedere meglio, più lontano. Vedere oltre la barriera retorica di una classe dirigente (non solo politica) che correva verso il suicidio sancito dalle ultime elezioni. E vedere come dietro quella barriera non ci fossero barbari, ma cittadini stanchi di delegare.
Le cronache delle ultime ore mostrano che i nuovi deputati e i nuovi senatori che oggi compongono uno dei parlamenti più giovani e femminili d’Europa hanno bisogno soprattutto di punti di riferimento culturale. E il libro di Settis è uno straordinario strumento di formazione a disposizione dei «cittadini per il bene comune»: un libro che media verso l’opinione pubblica italiana le punte più avanzate del pensiero giuridico ed economico mondiale, e che mostra come un progetto di rinnovamento radicale del paese sia contenuto già tutto intero nella Costituzione più rivoluzionaria e più inapplicata d’Europa.
Già, perché «Azione popolare è diritto e dovere di resistenza collettiva al degrado delle città e delle campagne, alla razzia del paesaggio, all’esilio della cultura e del lavoro, alla spoliazione dei diritti; è promuovere singole azioni di contrasto agli atti dei poteri pubblici che vadano contro il pubblico interesse, ma anche metterle in rete fra loro; è costruire una larga base d’informazione, di analisi, di consapevolezza. Vuol dire far esplodere le contraddizioni insanabili fra il dettato costituzionale e le leggi che lo ignorano e lo aggirano, tra le norme di garanzia e le deroghe e i condoni che le annientano. Vuol dire riconquistare, in prima persona, un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità e della legalità costituzionale». Se non ora, quando?

Settis: La bellezza fragile

Fonte: La Repubblica

“Tutela del territorio, primato della legalità”.

Salvatore Settis, professore di archeologia e storia dell’arte alla Normale di Pisa, parla del patrimonio artistico, bene prezioso e fragile a un tempo e che non sappiamo proteggere adeguatamente
Clicca qui per vedere il video 

Terremoto, Settis: “Ricostruiamo i monumenti, la nostra identità collettivà”

Fonte: La Repubblica

Il patrimonio artistico è una delle vittime dei terremoti. Va reintegrato e restaurato al più presto per non disperdere le comunità già ferite. E’ sempre stato fatto in passato. Fino allo scandalo dell’Aquila. L’opinione dello storico dell’arte Salvatore Settis, intervistato da Laura Pertici. Clicca qui per vedere il video

Paesaggio: Settis, subito legge su modello tedesco

Intervenire su frane, priorità tecnica per governo tecnici

Fonte: ANSA
ROMA, 21 MAR – Una ”normativa urgente contro il consumo del suolo sul modello di quanto gia’ avviene in Germania”, sia per le opere pubbliche sia per quelle private: Salvatore Settis, ex presidente della Normale di Pisa, torna a chiedere un intervento di urgenza per ”un Paesaggio da vivere”. Lo fa nel corso dell’omonimo convegno di oggi al Maxxi, il primo degli appuntamenti di ‘Re-Cycle’, che ha visto schierati gli esponenti – da Franco Iseppi (Touring Club) a Ilaria Borletti Buitoni (Fai) a Alessandra Mottola Delfino (Italia Nostra) a Fulco Pratesi (WWf Italia) – delle associazioni che lottano contro la cementificazione per la conservazione e la tutela del paesaggio, per la salvaguardia e la riqualificazione. E i dati – e’ stato sostenuto nel dibattito – parlano chiaro: tra il 1995 e il 2009 sono state costruite oltre 4 milioni di nuove abitazioni, mentre sono oltre 800 mila gli immobili inutilizzati, in gran parte nei centri storici; nel solo 2010 sono stati usate 34 milioni di tonnellate di cemento (565 chili procapite) e sono 2 milioni gli ettari di terreno agricolo fertile consumati tra il 1990 e il 2005. Per questo Settis rivendica, cosi’ come previsto dalla Costituzione, una difesa dell’ambiente da anteporre a qualsiasi interesse economico privato. Dice esplicitamente che la legge da approvare dovrebbe prevedere al primo punto il divieto di costruzione in una determinata regione ”se ci sono appartamenti sfitti o edifici in abbandono”. In attesa, a parere di Settis – c’e’ un’urgenza da affrontare subito: ”l’Italia e’ il paese piu’ franoso di Europa e non si sta facendo nulla per metterlo in sicurezza. Dovrebbe essere questa la priorita’ tecnica per un governo di tecnici”. Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi, si dice d’accordo con Settis e sottolinea che la normativa dovrebbe avere una serie di incentivi e disincentivi: ”chi costruisce su suolo vergine dovra’ pagare di piu’, chi, invece, interviene su suolo gia’ edificato, molto meno”. Per Baldi tra le ”emergenze” della ricostruzione del paesaggio ci sono ”da una parte, la zona intensiva intorno al Vesuvio e, dall’altra, la costa adriatica che sale dalla Puglia fino al Veneto”. ”Il paesaggio non e’ da guardare – conclude Settsi – ma da vivere: la dimensione estetica non basta piu’ a giustificarne la tutela”.

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