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Consiglio di Stato: stop all’inceneritore di Scarlino

Fonte: Il Tirreno, 20/01/2015
Di: Francesca Ferri

I giudici danno ragione agli ambientalisti: la Provincia di Grosseto ha autorizzato l’impianto senza valutare bene l’impatto sulla salute degli abitanti della zona

L’inceneritore di Scarlino è la fonte che produce diossina e altri inquinanti, come idrocarburi e policiclici aromatici, in maniera significativa; la popolazione esposta a questa diossina presenta già un incremento pregresso (dal 2000 al 2009) di tumori, nascite premature e linfomi; questo livello di esposizione non è stato “valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia” per l’inceneritore. E per questo l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla Scarlino Energia, proprietaria dell’impianto, è annullata.
Così ha deciso stamani, martedì 20 gennaio, il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Comune di Follonica, difeso dall’avvocato Massimo Luciani, e dalle associazioni ambientaliste Forum Ambientalista, il Comitato per il no all’inceneritore di Scarlino e Wwf Italia, rappresentate dall’avvocato Sergio Nunzi, contro la Provincia di Grosseto (avvocato Paolo Carrozza) che nel 2009 ha rilasciato alla Scalino Energia (avvocati Mario Pilade Chiti e Giuseppe Le Pera) l’autorizzazione a realizzare l’inceneritore. La società aveva chiesto di ammodernare la centrale elettrica, alimentandola con le biomasse e il cdr, il combustibile ricavato bruciando i rifiuti, esattamente sette anni fa, il 25 gennaio 2008.
Le ragioni degli ambientalisti sono semplici: la piana di Scarlino è già inquinata da una attività industriale chimica ultradecennale. Le bonifiche non sono state fatte, non sono completate e quelle portate a termine non convincono gli ambientalisti. Su un ambiente così compromesso, per gli ambientalisti è fuori ogni logica costruire un impianto come l’inceneritore, che naturalmente nella sua attività produce inquinanti, prima fra tutte la diossina.
Partono i ricorsi al Tar, che nel 2011 conferma le tesi degli oppositori e blocca l’impianto. Scarlino Energia e Provincia fanno ricorso al Consiglio di Stato e ancora una volta perdono: nell’ottobre 2012 i giudici romani danno ragione agli ambientalisti e bocciano definitivamente le procedure seguite dalla Provincia di Grosseto per autorizzare l’impianto, accentuando addirittura la gravità dei rilievi mossi in primo grado dal Tar.
A distanza di una settimana, però, il colpo di scena: la Provincia di Grosseto rilascia una nuova autorizzazione e l’inceneritore prosegue la sua attività. Contro questa decisione il Comune di Follonica e gli ambientalisti interpellano di nuovo il Tar che, però, non si pronuncia: nel frattempo, infatti, la Scarlino Energia cambia ragione sociale, e tanto basta ai giudici fiorentini per dichiarare il ricorso improcedibile.
A questo punto Comune e ambientalisti fanno appello al Consiglio di Stato e qui si arriva alla sentenza del 20 gennaio 2015. Il Consiglio di Stato non solo reputa che la scissione della società non cambi di fatto la natura delle sue attività, ma entra anche nel merito dell’inquinamento contestato dagli ambientalisti e riconosce alcune mancanze della Provincia al momento di concedere l’autorizzazione.
Ecco alcuni stralci della sentenza “Lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non (sono) state convenientemente disaminate e considerate, con conseguente sussistenza al riguardo dei dedotti vizi di difetto di istruttoria e di motivazione”, scrivono i giudici. E ancora: “A pagina 18 della relazione del Comune si afferma che – con riferimento al carico corporeo di PCB diossina – il raffronto con quanto disponibile presso il Center for Disease Control di Atlanta, ossia il laboratorio mondiale per l’analisi di sostanze dioxin like, consente di acclarare che per i teq totali i valori della popolazione di Follonica e di Scarlino arrivano a oltre 45 ppt contro i 6,7 della popolazione femminile della popolazione degli Stati Uniti. Questo dato – pur non avendo acquisito un rilievo oggettivo sulla base di disposizioni di legge – ha comunque un rilievo sotto il profilo procedimentale, poiché ragionevolmente evidenzia un consistente livello di esposizione della popolazione coinvolta dall’impianto per cui è causa, livello di esposizione che non è stato, di per sé, valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia”.
Il Consiglio di Stato mette anche un punto fermo su quale sia la fonte di questi inquinanti: “Da elementi ben più recenti e parimenti acquisiti agli atti dei procedimenti di primo grado (nota dell’Azienda Usl) consta che “gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano … idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva industriale più importante è l’inceneritore di Scarlino Energia”. Pertanto, a fronte delle numerose e documentate circostanze di sforamento dei vari valori di riferimento per l’inquinamento, sia dell’aria che dei corpi idrici presenti in loco, l’affermazione di carattere generale del soggetto proponente l’iniziativa… doveva essere seguita da una specifica attività istruttoria, in ordine agli effettivi agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività, oggetto delle istanze della società”.
I giudici romani riconoscono che è mancato, da parte della Provincia, uno “previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto”. Scrivono: “I dati alquanto risalenti nel tempo elaborati dal proponente non adeguatamente possono raffrontarsi, al fine di pervenire ad un apprezzamento della situazione concretamente in essere, con quelli ricavabili dall’indagine specificamente svolta al riguardo dalla medesima Azienda Usl 9, comprendenti il periodo 2000 – 2009: indagine che la stessa Usl definisce peraltro non ottimale e dalla quale si rileva che nel lasso di tempo considerato sussisterebbe un incremento dl 36% dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117% per quella femminile, oltreché un sensibile incremento di nascite premature e di ricoveri per linfoma non-Hodgkin”. Insomma, con una percentuale così alta di tumori era necessario approfondire meglio l’impatto di un altro impianto inquinante sul territorio.
In sostanza, “tutta l’istruttoria relativa alle condizioni del Canale Solmine va rifatta considerata inadeguata, stante la rilevata concentrazione ab origine di PCDD e PCDF dei fanghi dell’impianto di trattamento di scarico in misura superiore di almeno due ordini di grandezza rispetto a quella rilevata per gli altri scarichi presenti nel canale emissario da parte dell’Arpat, nonché le parimenti rilevate concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici in misura comunque superiori a quelle consentite e le morie di pesci (1° dicembre 2012) determinate dalla mancanza di ossigenazione e dall’aumento della temperatura dell’acqua, ragionevolmente incrementabile – quest’ultima – per effetto dell’apporto dato dall’inceneritore”.
Il Consiglio di Stato, dunque, accoglie e ricorso e annulla tutte le autorizzazioni all’impianto.

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Approvato il nuovo piano regionale della Toscana

L’inceneritore di Case Passerini s’ha da fare!! 
No all’impianto di Rufina e a quello di Greve in Chianti, chiuderanno gli impianti di Falascaia e Garfagnana. 
Che fine faranno gli impianti di Scarlino, Montale e Altopascio? 

Lunedì la Giunta regionale Toscana ha approvato il nuovo Piano Regionale di trattamento dei rifiuti che è stato presentato alla stampa questa mattina.
In un comunicato stampa la Regione illustra quelli che sono gli obiettivi del piano ed i mezzi per raggiungerli.

  1. Prevenire la formazione dei rifiuti – Si prevede una riduzione dell’attuale produzione di rifiuti fino a 50 kg/abitante.
  2. Portare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani al 70% entro il  2020 del totale dei rifiuti urbani, passando dalle circa 900.000 t/a attuali a circa 1,7 milioni di t/a.
  3. Riduzione degli impianti – Il piano esclude la possibilità che vengano realizzati nuovi impianti rispetto a quelli già previsti dagli attuali piani provinciali e interprovinciali. Rispetto a questi il PRB comporterà una riduzione.
    – TMB: Il piano prevede che non vengano realizzati nuovi impianti di Trattamento Meccanico Biologico.
    – 
    Termovalorizzatori da 9 a 7: il recupero energetico passerà dall’attuale 13% al 20% dei rifiuti urbani.
    – Discariche da 12 a 5: i conferimenti in discarica saranno portati a un massimo del 10% dall’attuale 42% dei rifiuti urbani corrispondente a circa 235.000 t/anno.

Questa sarebbe la legge che dovrebbe portare la Toscana ad una rivoluzione culturale sulla gestione dei rifiuti?
Quello che appare evidente è il dato politico, che prima ha visto una grande propaganda del presidente Rossi sulle buone pratiche in Toscana e poi in accordo con la sua giunta ha votato un Piano Regionale che mantiene inalterati i vecchi rapporti d’interesse senza dare una svolta verso un reale cambiamento.
Da quando emerge dai dati ISPRA, i rifiuti in toscana dal 2006 ad oggi sono calati del 12% con una riduzione di 90kg/anno/abitante. La riduzione prevista dalla legge regionale di 50kg/abitante per questo è da considerarsi fisiologica. La vera parte che viene omessa è un piano di riduzione dei rifiuti che metta nero su bianco quali sono le buone pratiche per ridurre i rifiuti a monte della filiera.
Ben venga l’atteso aumento della raccolta differenziata ma la priorità secondo i driver europei è quella di puntare alla riduzione dei rifiuti non alla loro “valorizzazione energetica”.
Infatti pur dichiarando che il numero degli inceneritori diminuiranno, la percentuale di incenerimento salirà dall’attuale 13% al 20%. 
Questa è da considerarsi come una vera è propria presa in giro, perché il materiale residuo proveniente dal sacco grigio anziché essere ulteriormente recuperato attraverso impianti dedicati, verrà trasformato in CSS (Combustibile solido secondario) per poi essere incenerito.
Sappiamo benissimo che esistono impianti in grado di recuperare ulteriore materia dal sacco grigio e trasformarla in veri manufatti, come avviene nel nuovo impianti di REVET che trasforma le plastiche miste in laterizi, panchine, sedie, scocche per scooter, vasetteria e cassette per l’ortoflorovivaismo.
I nostri amministratori vedono solo combustile da incenerire nei materiali di recupero e nient’altro. Questo perché dietro questi investimenti si muovono interessi molto forti (vedi unione Quadrifoglio ed Hera nella nuova società Q.tHermo per la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini) che non permettono di prendere delle decisioni che vadano nella giusta direzione, ovvero quella di migliorare il sistema di gestione dei rifiuti dando spazio a nuove economie locali e riducendo l’impatto ambientale e sanitario su tutto il territorio. Gli interessi in gioco sono calcolabili numericamente, infatti gli investimenti previsti dalla regione Toscana per il revamping (ammodernamento) dei vecchi impianti e per la costruzione dei nuovi si aggira intorno ai 530 milioni di €. 
Nel frattempo la discarica di Peccioli ha già pensato di far richiesta di potenziamento raddoppiando quasi la volumetria autorizzata, l’impianto di Montale, di Scarlino e di Altopascio nonostante i continui e ripetuti sforamenti di diossine e altre sostanze cancerogene continueranno a bruciare rifiuti. 
L’inceneritore di Case Passerini intanto continua il suo iter burocratico per l’autorizzazione mentre i comitati dei cittadini e ARPAT presentano le loro osservazioni sullo Studio di Impatto Ambientale (SIA) fatto dalla società Q.tHermo, facendo risaltare le numerose incongruità con il piano interprovinciale dei rifiuti (PIT).
Mi dispiace ma se la giunta Rossi voleva andare verso Rifiuti Zero ha proprio sbagliato strada!

Antonio Di Giovanni  – Rifiuti Zero Firenze

Loro distruggono la Maremma. E voi che fate?

APPELLO di Michele Scola
Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Una pubblica opinione alle prese con i molti problemi quotidiani, e distratta dal calcio, dal gossip e dalle telenovelas, non si accorge che qui in Maremma, un passo dopo l’altro, si sta svendendo il futuro nostro, e dei nostri figli, per qualche miserabile piatto di lenticchie. Siamo in crisi, questo è noto. E le pubbliche istituzioni che cosa fanno, per sollevare le nostre sorti? La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto sconfortante: invece di promuovere lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, lo stanno degradando, ne stanno programmando, con progetti sempre più folli, la completa devastazione sul piano ambientale, paesaggistico e culturale.
Nella provincia di Grosseto ci sono ormai numerosi impianti gravemente dannosi per l’ambiente. Alcuni esempi. A Scarlino, a due passi dallo splendido mare del Golfo di Follonica, c’è un mega-inceneritore in grado di avvelenare l’aria e l’acqua della zona. Si noti che, per far funzionare l’impianto, occorre il costante afflusso di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia. A Capalbio e in diverse altre località sono in progetto centrali a biomasse e a biogas. Queste centrali, se funzionano in piccolo, su scala locale, e bruciano esclusivamente i residui dell’agricoltura, e non i suoi prodotti, sono utili. Ma se si vuole, come di fatto avviene, ampliare il business, e ricavarne dei bei profitti, la centrale richiede quantità sempre più grandi di combustibile, e si finisce per abbattere alberi, e per importare dall’estero sottoprodotti agricoli, producendo, alla fine, un grave danno economico e ambientale, e inoltre un inquinamento non tanto diverso da quello causato dal petrolio. Fra Grosseto e il mare di Marina è stato costruito un mega impianto di compostaggio e selezione dei rifiuti con produzione di CDR, cioè Combustibile da Rifiuti, nel quale affluiscono rifiuti, oltre che dalla provincia di Grosseto, anche dalle province di Arezzo e di Siena. I rifiuti vengono lavorati, ricavando il CDR, che poi viene bruciato, per l’appunto, nell’inceneritore di Scarlino. Lascio immaginare l’inquinamento prodotto da un simile impianto. A Monterotondo Marittimo, fra i boschi che fanno parte del Geoparco recentemente costituito, si vuole costruire un “digestore” e un cogeneratore che brucia i gas prodotti dal digestore. Anche qui, per alimentare l’impianto, si faranno affluire da tutta la Toscana i rifiuti necessari. A Bagnore, sul Monte Amiata, si trivella l’antico vulcano per lo sfruttamento geotermico: peccato che la popolazione locale debba subire l’emissione di gas nocivi alla salute, e debba lamentare l’impoverimento delle falde acquifere. Disastrosi per l’inquinamento del paesaggio sono poi le grandi pale eoliche installate nella zona di Scansano, o le vaste distese di pannelli fotovoltaici a terra, già presenti in varie zone, oltre a quelle in fase di progettazione, ad esempio a Roccastrada. Deleterio, per il futuro della nostra provincia è anche l’autostrada Tirrenica, che spacca la Maremma in due. Terminiamo, ma di certo l’elenco non sarebbe finito, con le trivellazioni del sottosuolo di Ribolla e di Casoni, nei pressi di Grosseto, alla ricerca di gas, operazione quanto mai pericolosa in quanto eseguita, come è stato da più parti segnalato, con l’utilizzo del fracking, cioè di bombardamenti sotterranei del terreno eseguiti allo scopo di spingere i gas in superficie.
Il leit motiv di tutte queste perniciose attività è sempre lo stesso: la produzione, a carissimo prezzo per il nostro ambiente, di energia di cui qui in Maremma non abbiamo bisogno, dato che già ne produciamo in misura superiore del 50% al nostro fabbisogno.
La Maremma non è, non vuole e non deve essere un’area a forte consumo di energia elettrica, in quanto la nostra vocazione non è l’industria pesante, con tutto l’inquinamento che essa comporta, ma è l’agricoltura, il turismo, l’artigianato, attività, cioè, a consumo contenuto di energia. Qualcuno obietterà che l’energia ci serve per alleggerire i conti finanziari nazionali, e inoltre per far funzionare le industrie situate altrove. Mi spiace deludere il ministro Passera e gli amministratori provinciali e regionali in sintonia con lui, ma chi ha a cuore il destino della Maremma non può essere d’accordo con loro. Vorrei rivolgere loro alcune domande.
Con quale logica, per ottenere i vantaggi che abbiamo citato, si va ad avvelenare proprio uno degli ultimi santuari naturali del nostro Paese? Che senso ha spargere fumi velenosi su una provincia votata al turismo e all’agricoltura di qualità? Per quale motivo coloro che progettano il nostro futuro non riescono a immaginare niente di meglio, per un territorio così prezioso, che trivelle, inceneritori e camion pieni di rifiuti? Quello che gli autori di questo insostenibile sviluppo guadagnerebbero in energia, noi lo perderemmo, moltiplicato per cento, in termini di salute pubblica e di immagine del nostro territorio. I vigneti, gli oliveti, i pascoli, i mille borghi silenziosi arroccati sulle nostre colline, i celebri resti delle civiltà etrusca, il mare incontaminato: tutto questo costituisce un patrimonio meritevole di ben altre attenzioni da parte di tutti, cittadini e amministratori.

Contro il villaggio turistico previsto a Fonte al Cerro a Scarlino

Fonte: Il Tirreno,  23-9-07 Follonica

Wwf contro il villaggio turistico «Disturba i fenicotteri rosa»

Il consiglio nazionale di Italia Nostra si schiera contro il villaggio turistico previsto a Fonte al Cerro a Scarlino. Dopo gli attacchi degli ambientalisti locali anche l’associazione per la salvaguardia e la conservazione dell’ambiente italiano scende in campo per difendere lo spicchio di padule interessato dal progetto.  «La struttura dovrebbe sorgere in una porzione del padule dove nidificano i cavalieri d’Italia, volteggiano i falchi di padule e dove, nelle serate terse di tramontana autunnale, calano a riposare e rifocillarsi anche i fenicotteri rosa – sottolineano Nicola Caracciolo, presidente di Italia Nostra Toscana assieme ai consiglieri nazionali Signorini e Mannocci e al presidente provinciale Michele Scola – oltre a questo esiste una flora composita, propria di quei territori, sempre più rari, dove il mare incontra la terra dando così vita a quelle spettacolari nicchie naturalistiche che una volta erano diffuse in gran parte del litorale ma che oggi sono sempre più rare e destinate alla scomparsa se non interverremo alla svelta. L’area è anche interessata dai corridoi naturali di due siti di interesse regionale ed europeo attualmente in collegamento tra loro ma che verrebbero interrotti dalla costruzione del complesso edilizio. La Regione, con la Provincia di Grosseto, ha dato parere favorevole nella Conferenza dei Servizi tenutasi nei giorni scorsi, dando la prescrizione di prevedere la “dislocazione di una barriera di alberi tra case e padule e case e strada”. Siamo ansiosi di conoscere le motivazioni di tale assenso, e in attesa dei documenti, per verificare la conformità al nuovo PIT regionale, che ci consentiranno di valutare le strade da intraprendere, ribadiamo la nostra più profonda contrarietà alla costruzione di questo come di tutti gli altri insediamenti che deturpano l’ambiente, il paesaggio e ci sottraggono habitat di enorme valenza per la biodiversità sempre più a rischio».  Secondo Italia Nostra i permessi definitivi dovranno comunque arrivare dal sindaco Bizzarri, che già ha ridotto la previsione iniziale di volumetria. «Il primo cittadino – conclude Caracciolo – ha anche avuto modo di dichiarare pubblicamente la propria perplessità al progetto: dalla nostra associazione arriva perciò a Bizzarri un forte invito a tenere duro e non cedere alle sirene del cemento». M.N.

Nuova lottizzazione a Scarlino

Comunicato stampa di Italia Nostra Toscana, Firenze  18/09/2007

Un altro tassello della cementificazione insensata del nostro territorio toscano sta per andare al suo posto.
Dopo i casi eclatanti di Monticchiello, e di quelli in fieri di Montescudaio, e di Campiglia  è la volta del litorale maremmano che corre il rischio di veder ancora aumentare il carico antropico e di cemento. Si parla ora del golfo di Follonica e del comune di Scarlino (Gr).
Dal 1997 viene portata avanti dagli ambientalisti una dura opposizione al progetto di costruire un villaggio di un centinaio di villette in quello che una volta era il padule di Scarlino, area umida protetta che ospita un’oasi naturale creata per cercare di salvare il salvabile, dopo decenni di attività industriale e chimica che ne ha occupato gran parte con le proprie discariche di scorie.
Parliamo della lottizzazione di “Fonte al Cerro”, che dovrebbe sorgere in una porzione del padule dove nidificano i cavalieri d’Italia,  volteggiano i falchi di padule e dove, nelle serate terse di tramontana autunnale calano a riposare e rifocillarsi anche i fenicotteri rosa. Oltre a questo esiste una flora composita, propria di quei territori, sempre più rari, dove il mare incontra la terra dando così vita a quelle spettacolari nicchie naturalistiche che una volta erano diffuse in gran parte del litorale ma che oggi sono sempre più rare e destinate alla scomparsa se non interverremo alla svelta. L’area è anche interessata dai corridoi naturali di due siti di interesse regionale (SIR) ed europeo (SIC) attualmente in collegamento tra loro ma che verrebbero interrotti dalla costruzione del complesso edilizio.
La Regione, con la Provincia di Grosseto, ha dato parere favorevole nella Conferenza dei Servizi tenutasi nei giorni scorsi, dando la prescrizione tragicomica di prevedere la  “dislocazione di una barriera di alberi tra case e padule e case e strada”..
Siamo ansiosi di conoscere le motivazioni di tale assenso, e in attesa dei documenti, per verificare la conformità al nuovo PIT regionale, che ci consentiranno di valutare le strade da intraprendere, ribadiamo la nostra più profonda contrarietà alla costruzione di questo come di tutti gli altri insediamenti che deturpano l’ambiente, il paesaggio e ci sottraggono habitat di enorme valenza per la biodiversità sempre più a rischio.
I permessi definitivi dovranno essere comunque rilasciati dal consiglio comunale di Scarlino e dal suo Sindaco, (un’amministrazione che già a ridotto i volumi dall’iniziale previsione di 36.000 metri cubi). Il Sindaco ha anche avuto modo di dichiarare la propria perplessità al progetto attraverso le colonne di La Repubblica alcuni mesi fa. Dalla nostra associazione arriva perciò al Primo Cittadino un forte invito a tenere duro e non cedere alle sirene del cemento.
Nicola Caracciolo – Presidente Italia Nostra Toscana
Mariarita Signorini – Consiglio nazionale Italia Nostra
Roberto Mannocci – Consiglio nazionale Italia Nostra
Michele Scola – Presidente Italia Nostra Grosseto

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