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Via il bosco per la centrale a biomasse, rivolta nel cuore della Sicilia

Fonte: La Repubblica, 18/01/2015
Di: Lorenzo Tondo

La Regione e una multinazionale – la Sper spa  che ha un impianto a Dittaino – siglano un accordo: protestano sindaci e ambientalisti

Diecimila ettari di bosco nel cuore della Sicilia rasi al suolo e venduti a una società italo-tedesca. Questo prevede l’accordo tra la Regione e la Sper spa, azienda proprietaria di una centrale elettrica a biomasse con sede a Dittaino, provincia di Enna che da qualche mese ha iniziato a spogliare intere aree collinari: circa 3 chilometri quadrati nelle zona di San Cataldo. Una vicenda che ha sollevato le proteste di sindaci e ambientalisti, preoccupati per il rischio idrogeologico in un’area soggetta a frequenti frane ed erosioni.
“È un paesaggio terrificante quello che oggi si apre ai visitatori e agli abitanti della zona  –  dice l’assessore all’ambiente e al territorio di San Cataldo Angelo La Rosa  –  lande a perdita d’occhio di creste e valli completamente denudate; tronchi di eucalipteti appena abbattuti disseminati sul terreno; cataste già pronte per essere caricate su grossi mezzi in direzione di Dittaino, ad alimentare le grandi bocche delle fornaci di una centrale a biomasse”. Il piano di deforestazione, espletato tramite una regolare gara d’appalto indetta dalla Regione, prevede il taglio di tronchi d’albero di eucalipto in un’area complessiva di 10 mila ettari di terreno in 10 anni nelle zone di contrada Buriana, Montecanino, Gabbara, Cioccafa, Mustigarufi, Gibliscemi, Cimia e Ficari. Il legname viene poi trasportato nella centrale di Dittaino, entrata in funzione lo scorso dicembre. L’impianto è gestito dalla stessa Sper Spa, composta da 3 società: la italo-tedesca RWE che detiene il 70 per cento, la Fri-El con il 20 e la Infrastrutture e Gestioni con il 10. Costo della centrale: 100 milioni di euro senza alcun contributo pubblico.
“Nulla da dire sul taglio degli alberi e il loro utilizzo  –  precisa La Rosa  –  A preoccupare è invece la scellerata modalità di abbattimento di decine e decine di ettari di bosco senza soluzione di continuità. Mentre in Italia si decide, dopo i recenti disastri alluvionali, di investire a difesa del dissesto idrogeologico, qui si denudano i versanti argillosi, esponendoli al ruscellamento selvaggio e aumentando il rischio idrogeologico e la perdita dell’habitat di diverse specie animali”.
Alle parole di La Rosa fanno eco gli ambientalisti, Lipu, Wwf e Legambiente in prima fila, che hanno reso noto come a Gabara, una delle zone interessate dal disboscamento, si stava pensando a un progetto a lungo termine per far diventare l’area boschiva riserva naturale nella quale inserire un parco geo-minerario.
Dello stesso avviso il Pd che, per bocca di Ivo Cigna, presidente provinciale del Forum Ambiente del partito, dichiara: “Non è la prima volta che registriamo generiche autorizzazioni al taglio degli alberi. Anche in questo caso sospettiamo che si sia operato senza la tutela del perimetro dell’area e senza una approfondita analisi ambientale. Attendiamo risposte dalla Regione e un intervento a tutela di un’area a forte rischio idrogeologico”.

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Truffa dell’eolico, chiesti cinque anni di reclusione per Vito Nicastri “il re del vento”

Fonte: Il Mattino di Sicilia, 12/12/2014

Il pm Luigi Luzi ha chiesto ieri al Tribunale di  la condanna a 5 anni e 8 mesi, più la confisca di 5,6 milioni sotto sequestro in Italia e di altri 2 milioni a Malta, per lo «sviluppatore» di parchi eolici Vito , di Alcamo, imputato di  allo Stato e omessa dichiarazione fiscale. Chiesti anche 4 anni e 10 mesi per Gaetano Buglisi e 4 anni per Roberto  per , nonché pene fra i 3 e  4 anni per altri cinque imputati, dai quali l’Avvocato dello Stato, Gabriella Vanadia, punta anche ad avere 13 milioni di risarcimento allo Stato.
Chi non conoscesse Vito Nicastri può leggere il profilo che ne ha fatto Il Mattino di Sicilia.
Nicastri, nel settembre 2010 destinatario in altra indagine a Trapani di una misura di prevenzione da 1 miliardo e 300 milioni come imprenditore ritenuto rapporti con il superlatitante di mafia Matteo Messina Denaro, a Milano è accusato di «una truffa realizzata ai danni del Fisco » nel 2008 sull’«ammontare di una plusvalenza tassabile» sparita tra Lussemburgo e Malta nel quadro di «una compravendita di quote societarie» della Windco da parte della lussemburghese Lunix. Per il pm si è trattato «di una “esterovestizione”, visto che i beneficiari di Lunix sono Nicastri e la sua famiglia che si interpongono nella vendita di un parco  in , posseduto dalla Windco di proprietà di soggetti italiani, a un acquirente italiano, la Electrabel Italia».
Buglisi avrebbe «costituito ad hoc la società maltese Eryngium e, pattuendo una penale fittizia a carico di Lunix», si sarebbe fatto «trasferire da Lunix 10 milioni provenienti dalla plusvalenza a titolo di mediazione realizzata di Lunix, costruendo una giustificazione formale da Lussemburgo a Malta di somme poi in parte distribuite a società di cui erano contitolari Buglisi e Saja».
L’affare della compravendita Windco, con i processi in corso a Saja, Nicastri, e Buglisi lo ha raccontato http://www.tp24.it in questo articolo.
Il Corriere della Sera ha inoltre raccontato che  uno degli accusati, Roberto Saja, ha dato in affitto per quasi tre anni all’ ex ministro della Giustizia Angelino Alfano un appartamento nel cuore di Roma a meno di 500 euro al mese, canone inferiore a quello di mercato per una casa sui 60 metri quadrati dietro Campo de’ Fiori.Un rapporto della Gdf in mezzo agli atti fa ora intuire come quasi due anni fa l’ inizio dell’ indagine avesse verificato alcune email sull’ appartamento nel cuore di Roma che la società Immobiltel riconducibile a Saija aveva preso in leasing da Banca Italease spa, e che da metà febbraio 2006 alla fine del 2008 affittò appunto ad Alfano (e dal 2009 invece a un suo collaboratore) per 485 euro al mese, canone favorevole in rapporto a stime medie fra i 1.400 e i 2.000 euro. Alfano non è mai stato ascoltato come teste. Saija ha spiegato di conoscere da tempo l’ ex ministro che occupava la casa pochi giorni a settimana, si era impegnato a lasciarla subito libera qualora necessario, e consentiva a visite di eventuali acquirenti: sicché Saija avrebbe privilegiato (invece dei soldi) il tenere in casa una persona di fiducia.
A Buglisi, a Saija e ad altri 4 i pm Luigi Luzi e Carlo Nocerino contestano «fino a luglio 2008» di «aver ostacolato l’ identificazione della provenienza delittuosa di gran parte di un “fondo nero” di 12,9 milioni, profitto di una truffa realizzata ai danni del Fisco» sull’ «ammontare di una plusvalenza tassabile» sparita tra Lussemburgo e Malta. «Artatamente pattuita una penale» per avere la scusa con la Eryngium Ltd di «incassare a titolo di pagamento 10 milioni», Buglisi e Saija avrebbero poi «effettuato, allo scopo di far rientrare le somme in Italia, trasferimenti di denaro a titolo di “finanziamento soci” o per “pagamento competenze professionali” o senza alcuna causale».

Contro eolico e trivelle in Sicilia banchi patrimonio Umanità

Fonte: Via dal vento

Se di trivelle nel Canale di Sicilia si è ampiamente parlato, meno noti sono i progetti eolici ‘offshore’, uprintendente del Mare Tuna nuova minaccia che si va ad aggiungere a quella del petrolio. Un attacco su due fronti, dunque, ad aree di grande pregio marino, al quale questa volta ad opporsi non è un’associazione ambientalista ma la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.
La soluzione, per così dire, taglia la testa al toro: fare in modo che i ‘banchi’ del Canale di Sicilia, ecosistemi di eccezionale valore ecologico e ambientale, vengano riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Fonte: L’Ora
Di: Miriam Di Peri

Pale eoliche nel canale di Sicilia? Tre progetti, un unico grande flop
Ecco come i rilievi della Soprintendenza del Mare hanno bloccato l’installazione di impianti off-shore in un tratto di mare lungo lo stesso asse: di fronte Mazara del Vallo,
tutto intorno all’isola di Pantelleria e nell’area del golfo di Gela

 

Visitare la Valle dei Templi, scalare il promontorio fino al Tempio di Giunone, ammirare il mare e scorgere in lontananza un parco eolico. In mare, proprio in quel canale di Sicilia di cui oggi si discute per le trivelle che andranno a cercare l’oro nero. È passato anche questodagli uffici regionali siciliani. Quello che sembra soltanto un paradosso ha corso invece il rischio di essere realizzato. Sono stati tre i progetti presentati per l’installazione di impianti eolici off-shore nel Canale di Sicilia, la striscia di mare tra le coste siciliane e quelle tunisine, da tre aziende accreditate nel settore delle energie rinnovabili: la Enel Produzione, la Tre (Tozzi) e la Four Wind. Tutti progetti largamente articolati, che spiegano nel dettaglio da dove partire e come costruire delle costosissime fondamenta in mare per piazzarci sopra pale eoliche alte, in alcuni casi, anche 60 metri.
Gli impianti dovevano essere realizzati in un tratto di mare lungo lo stesso asse: di fronte Mazara del Vallo, tutto intorno all’isola di Pantelleria e nell’area del golfo di Gela. Sulla carta sarebbe stato tutto pronto. Ma poi il primo alt è arrivato dalla Soprintendenza del Mare, uno stop che riguardava il terzo progetto, quello ricadente nelle acque tra Licata, Butera e Gela. “Proprio dove nel 256 a.C. – si legge nel parere avverso – si è svolta la battaglia di Capo Ecnomo,  passata alla storia come una delle battaglie navali più importanti, che ha visto il coinvolgimento di circa 700 navi”.
Parere negativo ribadito anche al progetto “Avventura”, proposto da Four Wind. In quel caso si contestava il fatto che l’insistenza di un parco eolico in quel lasso di mare avrebbe creato enormi danni ai flussi migratori di stormi che ogni anno dall’Africa si dirigono verso la Sicilia, per fare ritorno qualche mese dopo nelle zone sahariane. Il parere in questo caso è stato doppiamente sfavorevole. Il primo appunto: secondo numerosi studi ogni anno in una sola pala eolica possono perdere la vita quasi un migliaio di uccelli. Senza contare, poi, che questi flussi migratori sono tutelati dalla convenzione internazionale di Bonn, che cita espressamente l’Aewa (African-Eurasian Waterbirds Agreement). Secondo appunto: la distruzione delle praterie di posidonia oceanica, una pianta acquatica dal grande valore ecologico, che protegge la linea di costa dall’erosione.
In soldoni, un disastro ambientale che nonostante i rilievi della Soprintendenza del Mare è comunque approdato a Roma, al ministero per le Attività produttive, dove i progetti sono comunque stati rimandati al mittente, chiudendo di fatto la partita, almeno per il momento. Insomma, dalla Valle dei Tempi, se si ignorano gli impianti eolici già installati a terra e finiti al centro di mille polemiche, si potrà continuare a vedere soltanto il mare. Almeno fino a quando non arriveranno le trivelle.

Il piano eolico che fa tremare la Sicilia: tremila torri

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il piano eolico che fa tremare la Sicilia: tremila torri per
8,5 miliardi di investiment e 26 miliardi di incentivi statali.
Ma Crocetta “boccia” il suo assessore

Circa tremila torri da 100 e più metri su tutto il territorio della regione. L’equivalente di tremila grattacieli piantati in aree spesso di pregio dal punto di vista ambientale. In parallelo investimenti per 8,468 miliardi e un giro d’affari, solo di incentivi statali, di quasi 26 miliardi in vent’anni. E’ questo il fronte difeso a spada tratta dall’assessore all’Energia Nicolò Marino che pur di portare a termine il lavoro avviato ad agosto con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del decreto con il calendario delle conferenze di servizio decisorie che autorizzano nuovi impianti eolici in Sicilia ha rotto con il Pd e persino con il governatore Rosario Crocetta.
Un tema, quello dell’eolico, che è stato argomento di rottura tra l’assessore regionale e il governatore siciliano Rosario Crocetta ed è stato oggetto di uno scontro politico forte tra il magistrato che è sempre più politico e che secondo alcuni aspira anche a una candidatura per le prossime elezioni europee e il partito di Crocetta, il Pd. Braccio operativo dell’assessore il direttore generale Maurizio Pirillo che porta avanti la macchina amministrativa. Nonostante le dichiarazioni del governatore e la delibera di giunta con cui è stato deliberato lo stop (cui il Tar di Palermo ha recentemente dato torto sostenendone la non legittimità), accogliendo le indicazioni da parte del Pd e in particolare di Antonello Cracolici, l’assessore ha dichiarato che non intende fermare l’iter autorizzativo ponendosi così in aperto contrasto con il presidente della Regione e il maggiore partito dell’Assemblea regionale tanto da provocare una reazione stizzita da parte di Crocetta: «Lo stop all’eolico è nel programma del mio governo, se l’assessore non è d’accordo tragga le conseguenze del caso» è stata più o meno la dichiarazione di Crocetta. Se non un invito alle dimissioni poco ci manca. Anche perché quelle dichiarazioni dell’assessore all’Energia hanno avuto intanto l’effetto di provocare altre turbolenze politiche con ricadute evidenti anche in Aula, proprio mentre si stava discutendo della legge finanziaria o di stabilità che dir si voglia. Insomma uno sgambetto al governo da parte dell’assessore che non è passato inosservato.
In ogni caso Marino resta al suo posto e dopo aver annunciato (ma non ancora presentato) il cosiddetto piano di individuazione delle zone idonee (in cui vengono individuate le zone idonee e non idonee all’installazione dei pali eolici) che era stato richiesto dai parlamentari (Cracolici in testa) e dallo stesso Crocetta ha già detto che non intende fermare le conferenze di servizi: il decreto, tra l’altro, porta la firma del direttore generale ed è lui che può (e dovrebbe sulla base delle indicazioni di giunta) revocare l’atto. Ma tant’è non risulta agli atti alcuna revoca e dunque in perfetta coerenza con quanto dichiarato a metà dicembre dall’assessore: «Le conferenze di servizio sull’energia alternativa ripartiranno presto. L’eolico non può essere stoppato. E chi lo dice, racconta bugie». Dovrebbe spiegarlo meglio al direttore generale del dipartimento che fa capo al suo assessorato Pirillo il quale nell’introduzione al rapporto sulla produzione energetica in Sicilia ha scritto: «Con l’entrata in servizio di numerosi impianti di produzione di energia da fonte non programmabile, connessi prevalentemente alla rete di sub trasmissione, il rischio di portare a saturazione alcune porzioni di rete ad Alta tensione, con conseguente possibili congestioni, è elevato».
Non è questione di poco conto visto che se tutti e 96 i progetti presentati dovessero essere autorizzati si arriverebbe all’installazione, secondo un’elaborazione fatta su dati dell’Enea, di circa 3000 pali eolici (la stima è per difetto) sul territorio regionale: in pratica una torre eolica ogni 850 abitanti. Nuovi parchi eolici con una potenza pari, in totale, a 4.806 Mw che peraltro si aggiungerebbero ai 92 esistenti che hanno una potenza complessiva pari a poco più di 1.749 Mw. Nuovi impianti che garantirebbero, sempre secondo elaborazioni fatte su dati dell’Enea che presumono un’attività pari al 25% delle ore complessive di un anno, una produzione elettrica pari a 10.527.154,8 Mw/h per un totale di incentivi (soldi pubblici versati alle aziende proprietarie) pari a oltre 1,337 miliardi l’anno: considerando 127 euro per ogni Mw/h prodotto. In vent’anni (il periodo di attività di un impianto) le aziende incasserebbero così quasi 26 miliardi di soli incentivi. Tutto ciò a fronte di un investimento complessivo (secondo l’Enea il costo medio è di 1.740.000 euro per Mw) di 8,468 miliardi anche se secondo altre fonti i costi ufficiosi per ogni Mw di potenza si aggirerebbero intono al milione di euro e dunque l’investimento potrebbe fermarsi a poco più di 4 miliardi. In ogni caso un giro di denaro mostruoso: in pratica le imprese incasserebbero tre volte (o sei volte di più) di quanto investito grazie ai contributi pubblici. I cittadini invece pagherebbero due volte l’energia elettrica: una prima volta sotto forma di imposte destinate agli incentivi e una seconda per i consumi fatti. Ma questo è un altro discorso. Altro tema è quello dello scarso ritorno economico per il territorio che l’installazione di questi “tremila grattacieli” porterebbe alla Sicilia: «In mancanza di capitali e investitori siciliani, di industrie locali di produzione di macchine ed impianti, e in presenza di uno scorretto e sperequato (3% – 4%), grado di partecipazione a utili e guadagni d’impresa – spiega Francesco Cappello,
responsabile del Centro di consulenza energetica Enea della Sicilia -, da parte dei detentori primi della risorsa energetica, siano essi i proprietari dei terreni o i comuni e la Regione, il ritorno economico territoriale risulta davvero irrisorio, se non nullo nel caso in cui la Regione fosse davvero condannata a pagare i risarcimenti milionari richiesti dagli investitori, in genere non siciliani, per i ritardi autorizzativi o per le mancate autorizzazioni». Si consideri poi che per la installazione di una macchina eolica da 1.000 kW, dal costo di 1,0 – 1,3 milioni di euro, intervento che, grazie agli incentivi comporta un incasso lordo mediamente non inferiore ai 2780.000 euro per anno per 20 anni mentre viene riconosciuto un canone d’affitto del terreno di circa 3.500 – 4.000 euro per anno e un altrettanto irrisorio benefit alle casse comunali.

Energia. La Sicilia dice basta all’eolico

Fonte: Sicilia Way 9/10/2013

L’Assemblea regionale siciliana ha dato il via libera alla mozione che prevede lo stop a nuovi impianti eolici nell’Isola. Il provvedimento, con la firma di tutti i deputati democratici, è stato approvato ieri sera.
“Il parlamento siciliano ha detto una parola chiara – ha affermato il capogruppo Pd all’Ars Antonello Cracolici intervenendo in Aula -. Adesso il governo non si limiti ad annunci di principio, ma faccia rispettare questa precisa indicazione all’amministrazione regionale. Bisogna dirlo chiaro e tondo, gran parte degli impianti eolici installati in Sicilia non servono a produrre energia, ma a utilizzare i finanziamenti pubblici per la loro realizzazione. La nostra regione, infatti, produce oggi una quantità di energia superiore ai limiti consentiti, e la nostra rete non reggerebbe ulteriore immissione di energia: mi chiedo quindi perchè autorizzare impianti eolici che stravolgono il paesaggio”.

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