Archivi tag: studio di impatto ambientale

Conferenza stampa sull’inceneritore di Case Passerini

Il Coordinamento dei Comitati della Piana dell’A.T.O. Toscana Centro
Italia Nostra Toscana
Medicina Democratica coordinamento regionale toscano
Rete Rifiuti WWF Toscana

INVITANO ALLA CONFERENZA STAMPA
LUNEDI 16 SETTEMBRE 2013 alle ore 12
alla LIBRERIA FELTRINELLI via Dè Cerretani n.30/32 r a Firenze.
“INCENERITORE DI CASE PASSERINI COME “PORTA DELLA
CITTA’ DI FIRENZE”: 
MA STIAMO SCHERZANDO?
Presentazione delle Osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale
dell’inceneritore di CASE PASSERINI.

E’ in corso presso la Provincia di Firenze la valutazione di impatto ambientale (VIA) sull’inceneritore di Firenze- Case Passerini.
Essa costituisce un passaggio cruciale per il futuro della piana FIRENZE PRATO PISTOIA trattandosi di una infrastruttura che, se autorizzata, avrà una forte incidenza negativa sulle condizioni dell’ ambiente e sulla salute delle popolazioni di questo territorio.
Nell’ambito del procedimento, il Coordinamento dei comitati della Piana, Italia Nostra toscana, il Coordinamento regionale toscano di Medicina Democratica e la Rete Rifiuti del WWF Toscana hanno presentato le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) presentato dalla società proponente, la Q-Termo (partecipata di Quadrifoglio e di Hera) che mettono in evidenza le numerose criticità del progetto in più parti, in palese violazione delle norme di legge che disciplinano il procedimento e in contrasto con le modalità tecnico-scientifiche e disciplinari di tali studi.
Stante l’importanza del tema si prega di essere presenti; in conferenza sarà disponibile copia di un estratto delle Osservazioni.

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Italia Nostra: “Crocetta fermi la corsa al petrolio nel mar Mediterraneo”

Come da copione, si ripropone l’assalto al mare del Canale di Sicilia. La Northern Petroleum ha avanzato la richiesta di estendere le ricerche petrolifere ad un’area di oltre 1.325 chilometri quadri, a poche miglia tra il litorale di Agrigento e Sciacca. Mercoledì 13 marzo 2013, è convocata a Roma la Conferenza delle Regioni, nel corso della quale si discuterà proprio delle trivellazioni in mare. E’ l’occasione per schierarsi, energicamente, contro questo tipo di attività.
Italia Nostra – insieme a Greenpeace, al comitato Stoppa la Piattaforma, Apnea Pantelleria, l’Altra Sciacca e alle associazioni di pescatori, Agci-Agrital Sicilia e LegaCoop Pesca Sicilia, che si oppongono alle trivellazioni off-shore nel mar Mediterraneo – ha inviato una lettera al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, per chiedere di intervenire immediatamente.
Lo scorso 27 febbraio 2013, è giunta al protocollo generale del Comune di Sciacca l’integrazione allo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Northern Petroleum il 30-11-2011 per i permessi d29 G.R. NP e d30 G.R. NP, per ampliare l’area delle ricerche petrolifere. L’integrazione riguarda non solo l’estensione dell’area d-29 G.R. NP ma la richiesta di riattivare il parere positivo alla VIA per l’area limitrofa d347 C.R.NP, dove si potrebbero iniziare le ricerche petrolifere immediatamente senza aspettare nuova procedura di VIA.
La Regione Siciliana ha l’opportunità, dati anche gli impegni presi in Commissione Ambiente, di presentare le sue obiezioni al processo di valutazione dell’impatto ambientale in corso di istruttoria; inoltre la Regione, insieme alle altre regioni coinvolte, ha l’opportunità in sede di Conferenza delle Regioni di fare valere i propri diritti territoriali ed ambientali al fine di scongiurare il pericolo che il mar Mediterraneo si trasformi nel mare più inquinato del mondo.
“La Regione Siciliana, considerata la sua centralità nel Mediterraneo, ha l’opportunità di diventare capofila di questa sacrosanta battaglia facendo fronte comune con le altre regioni d’Italia contro questi nuovi attacchi. È ora di scegliere un tipo di governo del mare che tuteli le risorse e favorisca le economie locale fondate sulla microimpresa e sul turismo e non gli interessi delle multinazionali del petrolio”, afferma Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia.
Le autorizzazioni erano state bloccate dal Decreto Prestigiacomo (D.Lgs 128/2010) , che ampliando l’area di rispetto per le perforazioni petrolifere a 12 miglia dalle aree protette, obbligando alla riperimetrazione dell’area d29 e bloccando ogni autorizzazione per l’area d347, completamente interferente con la nuova normativa. Le attività di prospezione petrolifera sono purtroppo state nuovamente “sbloccate” dal Decreto sviluppo della scorsa estate (D.L. 83/2012) successivamente convertito in Legge (L. 134 del 07/08/2012), che reintegra le domande presentate precedentemente al decreto 128/2010. In questo momento l’autorizzazione a tali progetti è nelle mani del Ministero dell’Ambiente che sta eseguendo la Valutazione di Impatto Ambientale.
“Grazie al via libera del Governo Monti per le richieste avanzate prima del 2010, le compagnie petrolifere si stanno affrettando a chiedere al Ministero dell’Ambiente permessi per cercare petrolio, pericolosamente, vicino alla costa e alle aree protette. Chiediamo alla Regione Sicilia di mantenere le promesse fatte, e non lasciare nuovamente sole le associazioni e i comitati civici in questa battaglia”, dichiara Umberto Marsala, presidente di Italia Nostra Sciacca.

Prof. arch. Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Coordinatore nazionale dei Consigli Regionali di Italia Nostra

Lipu contraria all’eolico a Colfiorito

Impianti eolici, Lipu: nessun coinvolgimento nel progetto
di Monte Tolagna (Marche).

Il Presidente Mamone Capria: “Critici contro l’eolico selvaggio,
che crea danni a territorio e biodiversità”

Fonte: Lipu

Nessun tipo di appoggio o collaborazione al progetto per la realizzazione di un megaimpianto eolico nelle Marche nella zona di monte Tolagna, ai margini dell’altopiano di Colfiorito. La LIPUBirdLife Italia, unitamente alle proprie sezioni delle Marche e dell’Umbria, smentisce le affermazioni apparse sulla stampa che la davano come coinvolta nel progetto industriale presentato pochi giorni fa a Macerata.
La LIPU non ha partecipato ad alcuno studio di impatto ambientale relativo all’opera progettata e non vi è stato coinvolgimento nelle varie fasi di consulenza, progettazione, valutazioni o quant’altro sia riconducibile ad attività dell’Associazione. La LIPU, anzi, ha condiviso con le altre associazioni ambientaliste la posizione critica verso il progetto e la battaglia a tutela del territorio.
La nostra contrarietà al progetto eolico di Colfiorito – afferma Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU – conferma le critiche che rivolgiamo da tempo alla diffusione selvaggia delle rinnovabili, che ha visto crescere a dismisura sul territorio impianti eolici e fotovoltaici, spesso senza un’adeguata valutazione degli impatti sull’ambiente, ricoprendo crinali e aree pregiate del Paese con gravi danni al paesaggio e alla biodiversità. Il marchio della LIPU non è dunque associabile, e non va in alcun modo associato, a questo progetto, per il quale confermiamo anzi la nostra forte e già argomentata critica”.
La posizione della LIPU sulle energie rinnovabili è nota da tempo e vede una forte critica dell’Associazione a progetti eolici in aree pregiate dal punto di vista paesaggistico e ambientale, zone di qualificata presenza ornitologica (come le Iba, aree importanti per gli uccelli) e in aree protette quali parchi o siti di rete Natura 2000. Un quadro, quello in cui si è sviluppato l’eolico nel nostro Paese, che ha visto una tardiva approvazione delle Linee guida nazionali, peraltro ancora insufficienti, e inoltre il loro mancato utilizzo da parte delle Regioni.
Le nuove rinnovabili elettriche (eolico e fotovoltaico) hanno già raggiunto le pur infinitesime soglie della produzione preventivata con gli obiettivi comunitari. “Continuare a sostenere acriticamente nuove centrali eoliche – conclude il presidente LIPU – oltre che gravare sul sistema fiscale, compromette la possibilità di orientare le esigue risorse verso altri comparti energetici a valore aggiunto per l’industria nazionale, più convenienti ed ecocompatibili, ma rimasti fermi, come le rinnovabili termiche, il risparmio energetico e i trasporti”.

Pale eoliche troppo vicine all’oasi

Fonte: Il Tirreno

Parodi (UpS) attacca il progetto che prevede
sei torri a ridosso dell’area Wwf

Suvereto – «Mentre è in corso la discussione sull’impianto eolico proposto dalla società Wkn con le sue 17 torri sparse nel territorio tra Piombino e Campiglia, la Regione Toscana con delibera 1208 del 27 dicembre scorso, esprime parere favorevole con prescrizioni al progetto della Società Fera di Genova di centrale eolica a “Foce di Cornia”». E’ un intervento preoccupato quello di in argomento Giuliano Parodi capogruppo di UpS.
«Il progetto del parco eolico prevede – prosegue – la messa in opera di 6 torri di 3 mw (circa mt. 180 di altezza completi di rotore) disposte su una fascia di oltre un kilometro parallele al mare… Gli aerogeneratori saranno collocati al margine dell’area Lucchini… a monte della spiaggia del Quagliodromo… esterni ma prossimi all’area a vincolo paesaggistico dell’oasi “Orti Bottegone”».
«Le perplessità sono molteplici a partire dalla localizzazione – sottolinea – che trovandosi in prossimità dell’oasi Wwf potrebbe creare interferenze con l’avifauna stanziale e migratoria ed andrebbe ad amplificare l’impatto di generale disordine del luogo, compromettendo l’equilibrio formale ampiamente percepibile dal mare. Dallo studio di impatto ambientale l’area ove insiste il progetto risulta a destinazione urbanistica E5 “aree umide e palustri”, caratterizzata da una protezione assoluta e il divieto di qualunque tipo di costruzione, pertanto la realizzazione del parco eolico necessiterà di una “deroga al Prg”. Quelle che un tempo potevamo chiamare “energie alternative” non sono alternative a niente, ma soltanto aggiuntive a quelle convenzionali».
«La prima fonte davvero alternativa – conclude Parodi – dovrebbe essere il risparmio energetico e la riduzione dei consumi, tanto più necessaria in una fase di decrescita. Procedendo in questo modo, invece di risolvere una grande questione ambientale, si finisce solo per aggiungere altri danni ambientali e economici».

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