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Interrogazione parlamentare sull’eolico ad Orvieto presentata dal M5S

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4/00357
[…] Firmatari
Primo firmatario: GALLINELLA FILIPPO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE[…]

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
lo sviluppo e la promozione di fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per il futuro del nostro Paese;
l’energia eolica, solare e fotovoltaica dovranno trovare una strada privilegiata nel territorio italiano che, in base alle sue caratteristiche geomorfologiche, si presta allo sviluppo di queste energie naturali, ma mantenendo necessariamente le peculiarità paesaggistiche, naturalistiche, ambientali e culturali;
molti impianti, infatti, spesso invadono aree protette o di particolare importanza per la produzione agricola o la bellezza del paesaggio; basti pensare alle distese di pannelli solari che occupano centinaia di ettari del territorio agricolo ormai fondamentale per la produzione di cibo, nonché impianti eolici di grandi dimensioni che stanno arrecando danni ambientali non più sopportabili in molte regioni del Paese;
uno dei casi che stanno suscitando maggiore interesse nelle ultime settimane è quello dei due impianti eolici ravvicinati sul Monte Peglia, in vista del duomo di Orvieto, una delle città simbolo del nostro Paese;

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Petrini: “Fermare il consumo di suolo libero”

Fonte: Casa&Clima

Appello del fondatore di Slow Food per una moratoria contro il cemento e contro gli impianti fotovoltaici su aree agricole

Occorre emanare “una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero”, perché “se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico”.
A lanciare la proposta, comparsa oggi sulle pagine del quotidiano La Repubblica, è Carlo Petrini, gastronomo, giornalista, scrittore e fondatore del movimento culturale Slow Food.
Enorme consumo di territorio
Nel suo articolo Petrini lancia un grido d’allarme sul consumo impressionante del territorio italiano: dal 1950 è andato perso in Italia il 40% della superficie libera, e dal 1990 al 2005 “si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento”. La selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero riguarda ormai ogni Comune, Provincia e Regione d’Italia e viene accelerata, scrive Petrini, anche da alcune iniziative del Governo e delle amministrazioni locali, come ad esempio il Piano Casa.
No agli impianti fotovoltaici su aree agricole
Il fondatore di Slow Food punta il dito non solo contro il proliferare incontrollato dei centri commerciali, delle shopville, delle aree residenziali in campagna, dei nuovi quartieri periferici, ma anche contro l’installazione selvaggia di parchi eolici e di impianti fotovoltaici su terreni agricoli. “I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l’impermeabilizzazione dei terreni” scrive Petrini, osservando come sia stupido dedicare agli impianti fotovoltaici “immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade”.
Eolico in odore di mafia
Quanto all’eolico selvaggio, Petrini lo definisce “sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone”, ma poi ci tiene a precisare che il suo non è un articolo contro il fotovoltaico o l’eolico, ma “contro il loro uso scellerato e speculativo”.
Serve una moratoria
Di fronte a un consumo del territorio che pare inarrestabile, Petrini invita i cittadini a mobilitarsi per dire basta e propone una moratoria nazionale che i ministeri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e dei Beni Culturali dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente.

Treni in città o sistema ferroviario integrato?

Italia Nostra Firenze
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini-Firenze

Secondo Mauro Moretti AD del Gruppo Ferrovie dello Stato i problemi di mobilità delle aree metropolitane dipendono dal fatto che le città italiane seguono il modello della “città giardino” (sic). Lo ha detto a Firenze al Convegno nazionale “Treni in città” organizzato lo scorso 20 aprile dalla Regione Toscana e da Legambiente sul tema del Trasporto Pubblico Locale. Facendo uno spericolato confronto tra Firenze e New York Moretti ha detto che dovremmo smettere di sognare bellezza e sostenibilità ripensando invece la forma delle nostre città. Forse biasimava la città diffusa o forse auspicava la costruzione di grattacieli nei centri storici. Fatto sta che il nervosismo del Convegno – dimostrato anche dal fatto che all’esterno c’erano più poliziotti che manifestanti noTAV – è aumentato.
Ermete Realacci per Legambiente si è indispettito ed Enrico Rossi Presidente della Regione Toscana si è scaldato prendendosela – ma tu guarda – con i comitati e i referendum per il ritardo nell’avvio dei cantieri delle tramvie.
Al di là di analisi e soluzioni piuttosto scontate emerse dal breve Convegno il vero tema era un altro. Proprio nel momento in cui, anche in seguito alla crisi economica, aumenta la domanda di trasporto pubblico nelle aree urbane, ci si accorge che non ci sono più soldi perché le risorse sono finite nelle Grandi Opere, specialmente inutili e costose come il sottoattraversamento TAV di Firenze (tre mld di euro) che per Rossi va fatto “presto e bene”. Oppure finiscono nei nuovi treni da 360 km/h, assolutamente inadatti al territorio italiano.
Tenendo conto che Ferrovie dello Stato controlla numerose aree ferroviarie dismesse, se Moretti parla di densificazioni edilizie a un convegno sui trasporti c’è da temere il peggio, cioè casermoni invece di stazioni. Per il trasporto locale – ci dice – ci sarà da spendere ben poco: solo i ricavi dell’Alta Velocità hanno potuto impedire un taglio del 15% dei treni per i pendolari.
Insomma l’AV concepita in Italia a spese del trasporto locale, dovrebbe al tempo stesso finanziarlo. Insieme all’incertezza finanziaria e alla mancanza di pianificazione sono queste incongruenze a rendere insostenibile per l’Italia il confronto con i più virtuosi esempi europei. E’ quanto denunciano esperti e amministratori locali, ma i governi da una decina d’anni concepiscono le liberalizzazioni solo come tagli e non come occasione per una ottimizzazione del servizio.
In Toscana malgrado i dati positivi snocciolati dai vertici regionali e confermati dal rapporto Pendolaria 2011, restano ritardi e contraddizioni. Ci sono carenze gravi nella dotazione infrastrutturale – sulla Rovezzano-Figline, nel nodo di Firenze, sulla Pistoia-Lucca e su tutte le linee non elettrificate. Ci sono carenze gravi nell’integrazione modale e nel coordinamento delle politiche. Risulteranno scarse le connessioni tra treni e tram a Firenze anche a rete tranviaria completata.
Come dichiarano RFI, Regione, Comune e Provincia di Firenze nell’Accordo sottoscritto per il nodo AV, una volta realizzato il sottoattraversamento “permarranno alcuni elementi di criticità che sembrano limitare la possibilità di esercire i diversi servizi di superficie”.
Insomma i faraonici lavori per tav E TRAMVIE , non serviranno a realizzare un Servizio DI TRASPORTO Metropolitano CHE, UTILIZZANDO LA RETE FERROVIARIA LOCALE E BASANDOSI sui nodi funzionali, SIA organizzato per linee suburbane e coordinato con i servizi su gomma.
SERVIRANNO di più, invece, A COOPSETTE coooperativa di Reggio Emilia che, con alcune tra le più qualificate imprese specialistiche per la COSTRUZIONE di tunnel, sta realizzando il sottoattraversamento di Firenze.

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