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Approvato il PIT: comunicato stampa di Italia Nostra

Comunicato stampa di Italia Nostra

Esprimiamo solidarietà all’assessore Marson per la condizione di estremo stress in cui ha dovuto operare, ci congratuliamo con lei per aver condotto in porto il Piano Paesaggistico e siamo contenti che sia stato alla fine approvato. Il rischio che venisse rimandato era effettivo dato che venerdì sera il Consiglio Regionale ha concluso alle ore 21: ed era il penultimo giorno di legislatura.
Italia Nostra ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale di traino del mondo ambientalista e culturale con le innumerevoli azioni svolte a sostegno del lavoro dell’assessore e del suo staff. Abbiamo raggiunto, rispetto al Piano pesantemente emendato dalla stessa maggioranza di governo della Toscana (che l’avrebbe distrutto e svuotato dai contenuti) risultati positivi, riguardo all’agricoltura, alla tutela dei centri storici e delle coste, grazie anche all’azione del Mibact.
Restano criticità sulle Apuane, ma l’introduzione di una commissione di controllo regionale sulle quantità di prelievo del marmo e sulle sue modalità ci danno qualche garanzia in più rispetto a quanto fatto finora.
In ogni caso vigileremo perchè il Piano Paesaggistico sia davvero cogente.
Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra nazionale e vicepresidente di Firenze

Piano Paesaggistico: la “grande manifestazione” dei cavatori

Ecco la foto della temuta grande ‘Grande manifestazione’ dei cavatori davanti alla Regione Toscana per non fare approvare il Pit, approvato solo ieri sera venerdì 27 marzo alle ore 21.
Alcuni Consiglieri regionali avevano minacciato di portare 7 pullman di lavoratori, personalmente io ho contato solo 27 manifestanti….prova che gli addetti nel settore sono ormai pochi, come sosteniamo da tempo, i cavatori grazie alle moderne tecnologie sono assai meno degli ambientalisti o a chi ha a cuore i beni comuni.
Mariarita Signorini‏, consigliere nazionale di Italia Nostra nazionale e vicepresidente di Firenze

Geotermia, stop per 6 mesi ai permessi di ricerca. Rossi: “Garantire uno sviluppo sostenibile della risorsa”

Fonte: Toscana Notizie, 14/01/2015
Di: Chiara Bini

Per sei mesi verranno sospese le procedure per il rilascio di nuovi permessi ricerca per la risorsa geotermica. Per i permessi già rilasciati si sospendono le proroghe così come le autorizzazioni per pozzi esplorativi che consistono nella fase più invasiva della ricerca. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi illustrando i contenuti della proposta di legge approvata durante l’ultima giunta e che adesso sarà presentata in Consiglio.
“Il numero di 31 autorizzazioni di ricerca  rilasciate la dice  lunga – ha detto Rossi – E’ figlio della liberalizzazione delle attività in questo settore arrivata nel 2010. Purtroppo esiste una legge del 1927, che risale quindi a quando c’era il monopolio di Enel, che prevede che la Regione sia obbligata a rilasciare permessi di ricerca. E questo contro ogni ragionevole distribuzione degli eventuali pozzi sul territorio con il conseguente legittimo esplodere di proteste in tutta la Toscana a causa dell’addensamento di ricerche. Ebbene, siccome nel Piano energetico regionale abbiamo previsto che nei prossimi 5 anni ci sia un aumento di non più di 150 MW da ricavare da energia geotermoelettrica, in questi sei mesi stabiliremo quali siano i creteri perché le ricerche non siano 31, ma siano semplicemente il numero funzionale alla programmazione che abbiamo fatto nel Piano energetico”.
Obiettivo del provvedimento è dunque quello di evitare rischi di sostenibilità ambientale e socioeconomica nelle aree di produzione geotermica. La liberalizzazione delle attività in questo settore – sancita dalla normativa nazionale del 2010 – ha infatti determinato un cospicuo aumento delle richieste per la realizzazione di pozzi esplorativi.
Con questa legge la Regione si dà così tempo per valutare in quale misura occorra sviluppare la geotermia in Toscana per raggiungere i 150 MW di potenza, cioè l’obiettivo imposto al 2020 dal cosiddetto Burden sharing, la ripartizione degli oneri tra i Paesi imposta dall’Europa, e recepito dal Piano energetico regionale (Paer).
Entro il termine di sei mesi – quelli della sospensione, che decorreranno dall’entrata in vigore della legge – verranno stabilite con ulteriori deliberazioni della giunta regionale il numero massimo dei pozzi che potranno essere autorizzati e i criteri di opportuna localizzazione. Lo scopo: garantire lo sviluppo della risorsa e al tempo stesso la sostenibilità ambientale e socio economica dei territori interessati dai permessi di ricerca relativi alle risorse geotermiche.
Cosa dice il Piano Regionale dell’Energia sullo sviluppo geotermoelettrico in Toscana al 2020
E’ previsto lo sviluppo dell’alta entalpia nelle aree tradizionali che avverrà subordinandolo all’impiego di tecnologie e pratiche gestionali altamente efficienti. Diverso il discorso relativo all’Amiata, dove con il riassetto della concessione di Piancastagnaio e l’autorizzazione rilasciata per la costruzione della centrale denominata Bagnore (giunta attorno ai 100 MW di potenza installata) si è raggiunto il punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica contribuendo agli obiettivi che con il Burden sharing lo Stato ha assegnato alla Regione Toscana.
Per quanto riguarda la media entalpia, a fronte delle numerose domande presentate alla Regione, il PAER introduce criteri di valutazione da usare già nella fase dei permessi di ricerca. In sede di valutazione della domanda di concessione dovrà essere assicurata una distribuzione delle centrali geotermoelettriche sul territorio regionale volta ad evitare eccessivi livelli di concentrazione, nello specifico il cosiddetto “effetto cumulo”, una valutazione sulle ricadute economiche e sociali che il progetto industriale comporta e la compensazione a vantaggio del territorio su cui insistono gli impianti.
La mappa delle installazioni geoetermolettriche in Toscana
In Toscana risultano operanti 34 impianti geotermici (le centrali di Bagnore e Piancastagnaio sull’Amiata e gli altri 32 nell’area geotermica di Larderello) con una potenza efficiente lorda istallata pari a 875,5 MW. Con la recente apertura della centrale di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora, che apporta 40 MW, adesso per centrare l’obiettivo al 2020 mancano 150 MW.
L’elenco dei permessi di ricerca
Al momento i permessi di ricerca per l’energia geotermoelettrica in Toscana sono 31. Di questi, 24 sono in fase di ricerca non invasiva e 7 nella fase di ricerca più avanzata. Inoltre ci sono aperte 7 istruttorie per l’eventuale conferimento del permesso di ricerca.

 

Risposta all’articolo de Il Foglio del Presidente Rossi

Fonte: Il Foglio
Di: Enrico Rossi, governatore della Toscana

Dalla Toscana, Pol Pot scrive al Foglio
Il presidente Rossi replica all’inchiesta fogliante, nega che il suo Piano per il territorio e il paesaggio sia un progetto totalitario e benecomunista, vanta padri nobili e riconoscimenti internazionali.

 

Il Foglio del 30 settembre conteneva un ricco lungo inserto di Alessandro Giuli dedicato a Pol Pot reincarnato in Toscana. Titolo ingannevole. In verità era una presunta “inchiesta su un progetto totalitario” (sottotitolo ancor più fuorviante): il Piano d’indirizzo territoriale della Toscana (PIT), detto anche “Piano del Paesaggio”. E’ evidente che a lavorare di fantasia si vola e si riempiono colonne d’inchiostro. Ma si fatica ad arrivare fino in fondo al lungo dossier che vorrebbe far coincidere una “tirannide benecomunista” di ispirazione cambogiana con l’applicazione di tutele già previste da molti decenni. Vale a dire: da una legge liberale – che porta la firma di Benedetto Croce (1922) – rivista e potenziata da Bottai (1939), recepita dalla Costituzione del ’46 (art. 9, che si deve principalmente a Concetto Marchesi), ampliata dalla legge Galasso (nr. 431, 1985) e riformulata nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (2004). Verrebbe da dire: quale Pol Pot? Forse che al Foglio avranno voglia di schierare un rivoluzionario carnefice come Saloth Sar (in arte Pol Pot) accanto a Croce, Bottai, Marchesi e Giuseppe Galasso? Ma sia, prendiamo sul semiserio la provocazione. I khmer rossi s’ispiravano alla massima di Mao: “E’ su una pagina bianca che si scrivono le più belle poesie”, e tanto per cominciare potremmo dire che questo Piano del Paesaggio non è una “pagina bianca” ma una storia lunga secoli.
Il Piano toscano, ripeto, non ha introdotto nuovi vincoli, anzi non ha fatto altro che tracciare un perimetro molto preciso di quelli già esistenti. Per risolvere contenziosi, smaltire la costosa burocrazia che vi ruota attorno e arginare l’arbitrio delle soprintendenze, fare chiarezza stabilendo cosa si può e cosa non si può fare. Altro che “tirannide”. Per tutele già esistenti si intendono le “aree sotto vincolo” ministeriale, il 17 per cento del territorio regionale cioè i cosiddetti vincoli ministeriali descritti finora in modo letterario, spesso senza perimetrazione (che in Toscana sono ben 365). Il secondo blocco dei vincoli riguarda quelli previsti dalla legge Galasso del 1985, che interessano circa il 47 per cento del territorio regionale e che in buona parte sono stati già recepiti nel 1986 dall’allora presidente (comunista migliorista) Gianfranco Bartolini, certo non sospettabile di simpatie verso estremismi di sinistra.
Con l’applicazione della Galasso si sta parlando di vincoli che insistono sui corsi d’acqua, la costa, i laghi, i circhi glaciali, i boschi dell’Appennino, le Alpi Apuane e tutte le zone archeologiche già tracciate. Un terzo blocco del nostro Piano del Paesaggio riguarda i 20 ambiti nei quali è stata suddivisa la regione, di cui il piano individua la storia, le criticità, i rischi di degrado e gli obiettivi per il suo mantenimento e, se possibile, miglioramento. Di tutto questo stiamo discutendo con le categorie economiche, tra cui gli agricoltori, e le istituzioni locali allo scopo di chiarire, semplificare ulteriormente, modificare dove necessario e trovare punti di equilibrio dove gli interessi anche particolari e legittimi chiedono di essere ascoltati. Che cosa c’entra questo con l’imbrigliare lo sviluppo?
Da Leonardo a Pompeo Neri
Chi inventa queste “genealogie incredibili” (Pol Pot e la Toscana) non conosce evidentemente la storia lunga di questa terra. Trascura ad esempio che Leonardo lavorò per quarant’anni alla deviazione dell’Arno e alla riorganizzazione dell’idrografia programmando di bonificare le aree paludose, irrigare i campi, prevenire alluvioni e dissesti idrogeologici. Che i Medici e i Lorena hanno scritto sulla pietra e sulla terra il profilo del paesaggio toscano, occupandosi di valli fangose e malariche, di rimboschimenti appenninici e di canali di bonifica. Chi ritiene che la mezzadria o le colture siano un prodotto genuino e spontaneo della terra o della sola fatica dei contadini si sbaglia. La Toscana ha vissuto una tendenza di spostamenti dall’alto verso il basso (da monte a valle s’intende), col successivo sviluppo plurisecolare della mezzadria potenziata in pianura con le bonifiche del ’700. Dal contado alla città, con lo sviluppo dei distretti produttivi nel Dopoguerra. Una storia di contrasto alla malaria, alla miseria e per l’emancipazione delle masse contadine e mezzadrili. Non ha senso dilungarsi ancora, ma ha senso invece ricordare che il paesaggio nei secoli è stato modellato dal lavoro e dalle leggi. Dalla spinta emancipatrice e dall’intelligenza di intellettuali riformatori (che si chiamavano Leonardo Ximenes e Pompeo Neri). E tanto per indulgere nella storia delle idee, di recente mi è stato fatto scoprire che 150 anni fa usciva a Firenze un libro dal titolo “Man and Nature”, opera di George Perkins Marsh, il primo ambasciatore americano in Italia, inviato a Firenze direttamente da Lincoln. Già in tempi lontani sosteneva che se non si fosse messo un freno alla deforestazione, allo sfruttamento del suolo e all’espansione dell’industria, la terra e gli uomini avrebbero rischiato l’estinzione. Un pericoloso comunista anche lui? Eppure amava la foresta di Vallombrosa, a tal punto da morirvi nel 1882. Dove, risalendo nei secoli, gli spiritualissimi monaci “forestali” vallombrosiani inventarono il “taglio raso” e la coltura dell’“abete bianco” che dal Casentino si diffuse in tutta Europa.
La bellezza, la cura per il verde e la cura del suolo non sono un capriccio tirannico ma l’anima della Toscana, che ha modellato il paesaggio trasformandolo coerentemente con lo sviluppo dei rapporti sociali e del modo di produrre. Oggi le minacce del territorio e del paesaggio sono il disboscamento selvaggio, le selve infestanti, le frane, le intasature e tombature dei canali, le colate di cemento nelle aree a rischio e quindi il dissesto idrogeologico e le inondazioni. Processi che dipendono in parte dai mutamenti climatici ma soprattutto da un’azione dell’uomo più attenta a ricavare utili immediati che non a creare condizioni durature di benessere e di sviluppo. Dal 1995 al 2006 l’Italia ha consumato 750 mila ettari di superficie libera, un territorio equivalente alla regione Umbria. Solo nel corso dell’ultima legislatura ho contato molti morti per bombe d’acqua e alluvioni e ho constatato quanto rapidamente procedono e distruggono le frane. Quanto poco investe lo Stato nella prevenzione e nella cura del territorio. La Toscana ha scelto invece di rilanciare l’agenda dello sviluppo a partire proprio dal territorio. In questo senso i vincoli non sono limiti ma politiche del turismo, dell’edilizia e dell’agricoltura. Se è la bellezza che richiama il mondo in Toscana, essa va non solo preservata ma soprattutto costruita in rapporto alle più recenti sfide imposte dalle nuove tecnologie e dalla competitività globale. Se il paesaggio della Toscana finisse per essere identico a quello di altre regioni del mondo anche la qualità e il valore dei nostri prodotti agricoli perderebbero di forza e fascino. Noi ci proviamo, disposti anche a correggere errori e sottovalutazioni. Questa è appunto l’antica arte del governo della sinistra in Toscana. Approfitto infine dell’ospitalità per ricordare ai lettori del Foglio che la mia regione a differenza della Cambogia di Pol Pot è anche una regina dell’export con indici economici migliori della media nazionale. In Toscana più che altrove siamo in grado di accogliere le principali multinazionali e di attrarre importanti investimenti esteri come ha riconosciuto di recente, con le seguenti parole, un temibile sovversivo d’oltreoceano: “I would also like to say congratulations to Tuscany Regional President Rossi. Enrico, you and your team have shown that with the right vision and commitment, innovation can be achieved” (Ambassador Phillips’ Speech to AmCham Florence Gala Dinner, July 08, 2014). Chissà se questa capacità di attrazione di investimenti non dipenda anche dalla bellezza del nostro paesaggio. Noi pensiamo di sì.

Accordo Regione-Rete Geotermica: domani la firma a Firenze

L’incubo continua….! Ma cosa vogliono fare della nostra splendida regione?

Fonte: Qui Siena

Il protocollo verrà firmato domani alle 13 in Palazzo Strozzi

Firenze – Favorire uno sviluppo sostenibile dei territori, diversificando le modalità di valorizzazione della geotermia, e ridurre al massimo gli effetti cumulativi degli impatti ambientali.Tutto questo grazie al coordinamento dei titolari di permessi di ricerca in materia geotermica.
E’ l’obiettivo del protocollo d’intesa che verrà firmato domani da Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, e da Gianni Gori, presidente di Rete Geotermica (RG), il network di imprese che si è costituito nell’ottobre scorso e di cui fanno parte molti degli operatori attualmente titolari di permessi di ricerca in Toscana e i soggetti industriali della filiera della geotermia. La firma è prevista per le ore 13.00 presso Palazzo Strozzi Sacrati,piazza Duomo 10.

Le mani sulla Toscana?

Fonte: Qui Siena
Di: David Busato

Geotermia. I numeri iniziano ad essere importanti ed i cittadini protestano

C’è da preoccuparsi? La Toscana ha bisogno di tutto questo? E’ impossibile, ormai, fare finta di niente. Le richieste di ricerche di energia geotermica in Toscana iniziano ad essere consistenti. Amiata, il cosiddetto Progetto Mensano (Radicondoli, Volterra, Casole d’Elsa), e, in ultimo il cosiddetto “Progetto Montenero” che, secondo le notizie, potrebbe essere molto vasta come zona interessata. Se poi, anche se non si tratta di geotermia, annoveriamo anche il progetto dell’elettrodotto di Terna in alcune zone come la Valdichiana, Valdarno superiore, Valdambra e Chianti, si capisce che la situazione inizia ad essere perlomeno foriera di dubbi. Che succede? Succede che varie aziende, ragionevolmente secondo la logica del profitto, hanno “puntato”, da tempo, la Toscana ed il relativo sottosuolo. I numeri sono inequivocabili.
Dal decreto legislativo del primo febbraio 2010 che ha liberalizzato l’attività geotermoelettrica in Toscana, sul territorio regionale sono arrivate un numero considerevole di richieste di permessi di ricerca per il reperimento della risorsa geotermica. Al 29 aprile 2013 erano stati rilasciati 38 permessi di ricerca concentrati essenzialmente tra le province di Grosseto, Siena e Pisa per un totale di 3mila chilometri quadrati circa. I permessi risultano assegnati a 13 differenti società, di cui 4 (Futuro Energia, Geothermics Italy, Terra Energy e Toscana Geo), sono però supportate dal punto di vista tecnico-economico, dalla stessa multinazionale (Geysir Europe srl) mentre altre 2 (Geoenergy srl e Exergia Toscana srl) fanno capo alla stessa Soc. Italbrevetti, riducendo di fatto a 8 gli attori coinvolti .Tra questi è presente la Gesto Italia, responsabile del progetto Montenero. Inoltre la Legge 7 agosto 2012, n. 134 di conversione del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, ha disposto l’inserimento dell’energia geotermica tra le fonti energetiche strategiche e la Legge 9 agosto 2013, n. 98 di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, comprendente disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, definisce gli impianti geotermici pilota di competenza statale (integrando l’art. 1 comma 3bis del D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 22 e il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152). I progetti geotermici pilota sono quindi soggetti alla Valutazione di impatto ambientale di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
I cittadini, sono sempre più preoccupati. In qualche caso, le stesse amministrazioni comunali sono state costrette a dichiarare nettamente il “No” a qualsiasi progetto. In altri casi, addirittura, i cittadini, si sono lamentati di essere stati informati in ritardo o addirittura di non conoscere neanche il tipo di progetto in questione e relativi dettagli. Il caso dell’Amiata è, forse quello con più visibilità grazie al battagliero comitato Sos geotermia, ma anche da altre parti, vedi Montenero, si sono organizzati pronti a dare battaglia. Anche nella zona di Casole d’Elsa, da tempo, è sorto il Comitato Difensori della Toscana, che si sta opponendo alla richiesta di tre sondaggi geognostici da parte della Magma Energy. Di fronte i comitati hanno tutte le rassicurazioni del caso da parte delle aziende interessate e della stessa Regione Toscana. Ma la sfiducia e la delusione covano sotto la cenere.
Paesaggi celebri ed incontaminati (in ultimo è spuntata anche l’ipotesi Montalcino) “minacciati” da industrie e centrali geotermiche. Eppure anche gli ultimi dati in fatto di agriturismo parlano di una Toscana nel 2013 al top fra le presenze dei turisti. E allora? Che le centrali siano a ciclo binario, di nuova generazione o altro, ai cittadini importa ben poco. Come andrà a finire? Anni fa ci fu una levata di scudi sull’ipotesi di alcune società petrolifere di trivellare nel Chianti.
Non si tratta del famoso acronimo inglese N.I.M.B.Y. (Not in my backyard), ma di rifiutare una netta conversione di un modello prevalentemente agricolo e di successo in un modello con tante incognite di cui non è chiara la reale necessità. Parafrasando il celebre film di Francesco Rosi, “Le mani sulla città”, pellicola che ha compiuto cinquant’anni proprio l’anno scorso, la speranza, specie dei vari comitati, è che alla fine, oltre ai legittimi dubbi ed interrogativi, prevalga il buon senso.

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