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Trivellazioni: stop per quelle in mare. E per quelle a terra?

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 28/09/2015
Di: Patrizia Gentilini

Negli ultimi mesi si è assistito a un ampio fronte di protesta contro le trivellazioni per la ricerca di petrolio in mare, protesta più che legittima – direi sacrosanta- per la delicatezza degli ecosistemi marini e che – fortunatamente – ha trovato ampia eco sui media e sulla stampa. Anche numerose regioni si sono dichiarate contrarie e addirittura è stato proposto un referendum per abrogare la ricerca di idrocarburi in mare; per il presidente dei Medici per l’Ambiente della Sardegna tuttavia “l’iniziativa referendaria è debole, perché non mira ad abrogare le norme contenute nel decreto Destinazione Italia che trasferiscono in capo allo Stato le competenze sulle rivellazioni a terra relative allo sfruttamento delle risorse geotermiche. Inoltre, non si contestano le norme sulle trivellazioni contenute nell’ultima Finanziaria”.
L’articolo 38 del decreto Sblocca Italia apre infatti la strada anche alla ricerca di idrocarburi con “trivelle onshore” (in terra) e viene scritto che: “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi decreti autorizzativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi…” Ma la ricerca di idrocarburi a terra non è certo meno scellerata di quella in mare: comporterebbe innanzitutto un notevolissimo consumo di suolo che passerebbe – come risulta da un recente documento di Isde – dagli oltre 43mila chilometri quadrati attuali a quasi 80mila chilometri quadrati.
Ma a parte il consumo di territorio qualcuno può forse ancora illudersi che l’impatto delle trivellazioni a terra sia scevro da rischi? Un recente libro “L’impatto ambientale del petrolio in mare e in terra” chiarisce ogni dubbio. Il libro, di carattere divulgativo ma assolutamente scientifico, è opera di esperti che si sono assunti il compito di condensare le indagini e conclusioni di tecnici e studiosi di gran parte dl mondo, nonché le loro esperienze personali: si tratta di Massimo V. Civita, Ordinario di Idrogeologia Applicata presso il Politecnico di Torino ed Albina Colella, Ordinario di Geologia presso l’Università della Basilicata. L’elenco dei potenziali danni comprende danni non stimabili né riparabili quali quello all’ambiente terra nel suo complesso, alla perdita di vite umane, alla salute di chi risiede in prossimità dei pozzi, dei centri di trattamento, dei siti di stoccaggio, ma anche danni alla quantità e qualità delle risorse idriche superficiali e profonde destinate al consumo umano, all’agricoltura, nonché danni al turismo.
Proprio la professoressa Colella nella relazione sulla “Qualità delle acque in un territorio sede di estrazioni petrolifere”, tenuta lo scorso 24 settembre all’Istituto Superiore di Sanità nel corso del Convegno in memoria di Lorenzo Tomatis, ha illustrato dati inequivocabili sulla presenza di idrocarburi in acque, sedimenti, pesci d’acqua dolce e alimenti in aree di estrazioni petrolifere in Basilicata. Appare davvero singolare a questo proposito l’opposizione della Regione Basilicata alle trivellazioni a mare, quando a terra,  ad esempio, il numero delle aziende agricole nella Val D’Agri ( interessata dalle estrazioni petrolifere) è passato dalle 4.408 del 2000 alle 1795 nel 2010, e la superficie agricola utilizzata nello stesso arco di tempo è calata di oltre il 16%. Nell’ottobre scorso, sempre in risposta al Decreto “Sblocca Italia” un gruppo di ricercatori e scienziati di levatura internazionale, che fa capo al Prof.Vincenzo Balzani di Bologna, ha scritto in una lettera aperta al Governo. In questa lettera si afferma fra l’altro che “La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile, e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici… E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace (…). Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari”.
Perché il parere autorevole di scienziati e ricercatori scevri da conflitti di interesse, ma anche quello di medici che hanno a cuore la tutela della salute pubblica, non vengono mai tenuti nella dovuta considerazione? Perché nel sempre più ampio panorama di coloro che capiscono l’importanza della difesa dell’ambiente,  gli obiettivi che si vanno a perseguire sono purtroppo troppo spesso parziali o distorti? Credo che solo documentandosi su fonti di indubbio valore come il libro che ho citato, non delegando a terzi la gestione dei problemi più spinosi e tornando a ragionare il più possibile in modo autonomo e critico, le varie comunità possano mettere a fuoco i giusti obiettivi e le strategie per difendersi. E nel caso specifico auspico che al più presto si attivi una vasta e condivisa azione di protesta anche contro le trivellazioni a terra.

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La Basilicata è una gruviera petrolifera!

Riceviamo e pubblichiamo la petizione di Ola (Organizzazione lucana ambientalista) a cui Italia Nostra Crotone ha aderito contro la devastazione della Basilicata. Vi chiediamo di sottoscrivere e diffondere la petizione!! Per mandare le firme potete contattare l’associazione Ola: ola@olambientalista.it

L’UNMIG sconfessa i dati del governatore lucano

Le sottoscritte Associazioni, Comitati, Movimenti e Organizzazioni, premesso che:

  • In Basilicata sono stati già realizzati ben 473 pozzi minerari tra attivi, sterili ed esauriti: 202 nel potentino e 271 nel materano. Di questi 473 pozzi, quelli attualmente attivi sono 68: 43 insistono nel materano e 25 in Val d’Agri. A questi ultimi, occorre aggiungere quelli di prossima attività.
  • In considerazione del fatto che il governatore lucano afferma pubblicamente che i pozzi attivi sono solo 30 (in calce il documento AGR/Petrolio con la dichiarazione del presidente), e giura che la Basilicata non è una gruviera e che non concederà nuovi permessi di ricerca ed autorizzazioni per nuovi pozzi senza il consenso del territorio interessato, le associazioni, i comitati e i movimenti firmatari di questo documento consigliano a Vito de Filippo di collegarsi al sito ufficiale dell’Unmig (che è realizzato dal Ministero per lo Sviluppo Economico), per conoscere il numero effettivo dei pozzi, e di rileggersi il Decreto Ministeriale del 23 gennaio 2012, “aggiornamento del programma dei lavori della concessione di coltivazione Val d’Agri”, per smentire la sua promessa che nessun pozzo nuovo verrà mai realizzato senza il consenso del territorio.
  • In tale decreto si prevede un’intensa attività petrolifera – della quale il presidente della giunta regionale Vito De Filippo non ha chiesto il consenso ai territori interessati – che causerà ulteriori impatti negativi sull’ambiente, sui fragili e delicati ecosistemi idrici della Basilicata e sul ciclo dell’acqua, che e’ già risultata contaminata da idrocarburi nei sedimenti delle dighe. Il problema della contaminazione dell’acqua lucana riguarda anche parte della Puglia (regione che utilizza l’acqua lucana e che con la raffineria Eni di Taranto è direttamente coinvolta nella gestione e negli effetti del petrolio lucano del Progetto Tempa Rossa) e il Cilento della “Grande Lucania”, con il permesso Shell di Monte Cavallo, che interessa gli stessi monti di Tramutola, dal loro versante occidentale. Al permesso Monte Cavallo si oppongono tutti e 18 i Comuni del Vallo del Diano, cosa che ci obbligherà a controllare che la Shell, per ovviare alla forte opposizione in atto, rinunci al permesso di Monte Cavallo, ma vada ugualmente a pescare il petrolio del Vallo del Diano tramite pozzi da realizzare nel limitrofo territorio di Tramutola, già facente parte della concessione Val d’Agri che vede la Shell in società con l’Eni. Il Comune di Tramutola, guarda il caso, è rimasto silente e non si oppone con chiarezza alle attività di ricerca e quelle estrattive. I dati UNMIG relativi al 2011 confermano come vi sia in Basilicata un incremento del rapporto tra superficie petrolizzata e superficie totale regionale con una proiezione della regione indiscutibilmente al primo posto tra le regioni Italiane ove si guardi agli iter autorizzativi in atto.. Un trend di crescita per quanto attiene lo sfruttamento delle fonti fossili che oltre a segnalare la dismissione del settore al nord pone un ingiustificato andare a ritroso nel tempo e contro la storia per quanto attiene il settore dell’energia e lo sviluppo durevole basato su fonti rinnovabili.

Il programma autorizzato dal decreto ministeriale prevede:

  1. la perforazione di 3 pozzi di ricerca “Pergola 1” (Marsiconuovo), “Sant’Elia 1” (Marsicovetere) situati su delicati bacini idrici sotterranei dell’Alta Val d’Agri, dove esistono numerose sorgenti già duramente messe a rischio da inquinamenti di idrocarburi; “Serra del Monte Montemurro” (Viggiano, nuova postazione e pozzo ex novo), vicino la diga del Pertusillo e in area a rischio sismico;
  2. la perforazione di ulteriori 6 pozzi di coltivazione e precisamente “Monte Enoc 6 e 7” (nel centro abitato di Viggiano), ”Alli 2” (con l’attuale ubicazione vicino all’Ospedale e centro abitato di Villa d’Agri), “Cerro Falcone 7” (nel Comune di Marsicovetere) e “Caldarosa 2 e 3” (di questi ultimi pozzi, da delocalizzare al di fuori dell’area del parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, si ignora la nuova ubicazione e anzi, non risulterebbero addirittura presenti nei programmi approvati all’ENI, mentre inspiegabilmente altri pozzi che si trovano all’interno del perimetro del parco non verrebbero delocalizzati);
  3. l’allestimento a produzione con facilities definitive (alias estrazione di greggio), nelle 7 aree pozzo esistenti, di “Cerro Falcone 1”, “Cerro Falcone 2”, quest’ultimo ubicato nel parco nazionale dell’Appennino Lucano e nel SIC/ZPS Serra di Calvello e Monte Volturino. Si tratta del pozzo che può aver provocato l’inquinamento da metalli pesanti della sorgente Acqua dell’Abete, nel comune di Calvello, già riperforato due volte;
  4. il “Cerro Falcone 3-4” (nel P.N. Appennino Lucano), i pozzi petroliferi “Cerro Falcone 5-8”, “Monte Enoc 1”, “Costa Molina ovest 1”, “Monte Enoc Ovest 1”,“Monte Enoc 10” e “Alli 4”: si tratta di work over, ovvero di nuove perforazioni pur se nelle stesse piattaforme. Così come la Regione Basilicata con recente determinazione dirigenziale 24/2/2012,n.240 (BUR Basilicata n. 7 del 6/3/2012), al di fuori di quanto previsto dal decreto ministeriale, ha autorizzato il progetto di work over (nuova perforazione) dei pozzi Monte Alpi 1 e Monte Alpi 2 localizzati in località Carleo di Viggiano;
  5. Il decreto parla anche di aree pozzo per i pozzi ancora da perforare Monte Enoc 6-7, Alli2, Cerro Falcone 7, Caldarosa 2-3 (dunque nuove opere?) e di nuove condotte da realizzare dai pozzi nuovi di Pergola 1 e Sant’Elia 1 al Centro Olio di Viggiano, di un adeguamento dell’impianto di raffinazione per il trattamento di 104 mila b/g.

Le Associazioni, Movimenti e Comitati firmatari, pertanto, nel ricordare al Governatore filo petroliere che il petrolio in 60 anni di attività estrattiva (dal ’50 si estrae in Val Basento, dal ’97 in Val d’Agri) ha portato povertà e problemi e che i suoi «Patto per lo sviluppo» e «Patto per l’ambiente» contenuti nel
Memorandum, altro non sono che scatole piene di pura propaganda per ri-imbrogliare elettoralmente la gente dopo le promesse andate a vuoto negli anni ’50 e ’97,

RIBADISCONO
che la Basilicata è già una gruviera e chiedono al responsabile di questa gruviera del suolo lucano, Vito De Filippo, di spiegare:

  • perché la Regione Basilicata attiva procedure per nuovi pareri VIA per nuove istanze di ricerca di idrocarburi (sono 15 ed attualmente ne sono in itinere 3 da parte di Shell, Monte Cavallo, La Cerasa e Pignola e 2 della Total Tempa La Petrosa e Oliveto Lucano), in una terra che ha già 12 permessi di ricerca e 22 concessioni estrattive, 2 campi di stoccaggio del gas per un totale di 51 tra nuove istanze di permesso, permessi, concessioni e stoccaggio di gas. Parte delle infrastrutture petrolifere esistenti (pozzi, oleodotti, gasdotti, piattaforme ed impianti) , le istanze di ricerca, i permessi e le concessioni, coinvolgono anche aree protette, zone vulnerabili dal punto di vista idrogeologico, corsi d’acqua ed invasi, sorgenti e bacini idrici di superficie e di profondità;
  • perché non si chiedono i piani ingegneristici dei singoli pozzi alle società minerarie a tutela delle falde idriche del sottosuolo;
  • cosa sono i work over, perché vengono realizzati nelle concessioni minerarie già estrattive e come mai sono esentati dalla presentazione di una VIA, Valutazione di Impatto Ambientale, nonostante raggiungano in alcuni casi profondità di 7 km circa?
  • perché non si ascoltano , in un confronto democratico, i cittadini interessati che poi sono, essendo tutta la Regione territorialmente compromessa, tutti gli abitanti del suolo lucano.
  • perché le società di coltivazione petrolifera non finanziano: studi epidemiologici nelle aree di attuale estrazione che interessino sia la popolazione sia i lavoratori diretti; la Sorveglianza sanitaria in atto per le conseguenze generate tra i lavoratori ed i loro familiari che hanno prestato servizio nei siti industriali dell’area Basento e quelli in Val Camastra e Val d’Agri; un Fondo Regionale Vittime per rimborsare le vittime (invalide) e i loro familiari, in caso di decesso di un loro congiunto per esposizione a sostanze tossichenocive, irritanti e fibrosanti (benzene, trielina, IPA, amianto,etc);

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede alla regione Basilicata di sospendere
tutti gli iter per l’autorizzazione di nuovi pozzi di idrocarburi e per nuove istanze
per permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi.

Le Associazioni, Movimenti, Comitati ed Organizzazioni Firmatari (elenco in aggiornamento) :

– Forum Ambientalista
– Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto
– Briganti
– M.T.A.B.
– EPHA – Basilicata
– Legamjonici – Taranto
– Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista
– Comitato Boscotrecase di Picerno
– AIEA Val Basento
– No Scorie Trisaia
– Movimento 5 Stelle Matera
– Associazione Ambiente Legalità
– Satriano Insieme
– Onda Rosa Viggiano
– Comitato No Petrolio Vallo di Diano
– SOS Costa Jonica
– Comitato No Oil Potenza
– Comunità Lucana
– Collettivo Corletano – Corleto Perticara
– Confederazione Cobas di Basilicata
– Laboratorio Marmo – Melandro per i Beni Comuni (Baragiano)
– Ciac – Centro Incontro Azione Culturale – Nova Siri (MT)
– Forum “Stefano Gioia” delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della legalità e del territorio
– Associazione Ambientalista “il Riccio” – Castrovillari
– Associazione cittadina “Solidarietà e Partecipazione” – Castrovillari
– La Locomotiva della Val d’Agri
– Comitato Sor Aqua di Paterno
– Citta Plurale – Matera
– Legambiente –Circolo Montalbano Jonico
– Associazione 100 Comuni – Avigliano
– Comitato “Uno si distrae al bivio” – Tricarico
– Movimento “Capitanata Rifiuti Zero” – Foggia
– Comitato Civico per Gorgoglione – Gorgoglione (MT)
– Karakteria – Policoro
– Comitato Bosco Soprano – Policoro
– Laboratorio per Viggiano – Viggiano
– Emergenza Ambiente Abruzzo
– Collettivo 10 Maggio – Picerno
– WWF – sezione di Potenza e Aree Interne
– LIPU Coordinamento Puglia e Basilicata
– G.A.T. Gorgoglione Ambiente e Territorio
– Pro Vita Sana Sant’Arcangelo
– Pro Vita Sana – Spinoso
– Italia Nostra – Sezione Potenza e Provincia di Potenza
– Comitato Parchi Italia
– Comitato Diritto alla Salute – Lavello
– Italia Nostra – Sezione di Crotone
– Collettivo Global Info Action
– Uànm Web Tv di Lotta – Altavilla Irpina
– Wolf Emergency
– Movimento Politico Contro l’Indifferenza Sui-GeneriS – Basilicata
– Agernova, associazione di Agroecologi, Biologi, Naturalisti” dalla provincia di Perugia
– Altratella –Atella
– Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Basilicata
– Meetup Amici di Beppe Grillo – Taranto
– S.E.L. (Sinistra Ecologia Libertà) Provincia di Potenza
– Circolo Rifondazione “Michelangelo Canonico” – Francavilla in Sinni
– Collettivo Culturale Francavillese – Francavilla in Sinni
– Associazione Brio – Matera
ALLEGATO
* Dichiarazione del presidente della Giunta De Filippo in occasione del Consiglio Regionale sul Memorandum: «Ebbene, ha spiegato il presidente, “sulla base degli accordi del 1998, in Basilicata l’Eni avrebbe dovuto realizzare 54 pozzi” aggiungendo che ad oggi “dei 54 pozzi inizialmente previsti, ben 9 non saranno più realizzati e altri 15 nel frattempo sono stati chiusi o posti in non produzione, con buona pace di chi continuamente, ancora in questi giorni, paventa una regione-gruviera, alla mercé indiscriminata delle Compagnie petrolifere” e, ha ancora aggiunto” non uno in più è stato autorizzato né al momento prevediamo di autorizzarne, in assenza del consenso delle popolazioni locali e degli sviluppi legati alla attuazione del Memorandum, a suo tempo sottoscritto tra Regione e Governo».

Il territorio consegnato alle multinazionali

Fonte: Il Manifesto
Di Guglielmo Ragozzino

Il decreto sulle liberalizzazioni proposto dal governo contiene un articolo 22 che affida il territorio nazionale – e il mare attorno – alle multinazionali del petrolio e del gas. Esse potranno fare le ricerche che ritengono necessarie e sfruttare i giacimenti ritrovati per un numero di anni indefinito (20+5+5+ ecc.) salvo poi, una volta esaurito il luogo, rimettere ordinatamente tutto a posto. Come dubitarne?
È tutto scritto con precisione. È perfino adombrata, al punto 8 comma c del suddetto articolo, la necessità di indicare «…l’entità e la destinazione delle compensazioni previste per la fase di ricerca e sviluppo». Insomma è fatto balenare fin da subito un possibile guadagno da parte di proprietari delle aree, enti locali, regioni; anzi l’opportunità di un’equa spartizione, regolata magari da qualche organo dello stato, appositamente delegato. Tutto fatto bene, sia chiaro, come in una banda degna di rispetto. Il massimo per dei veri liberali.
I vari lotti, una volta individuati saranno messi a gara “europea”. Non tutti potranno partecipare, ma solo le imprese dotate di sufficiente credibilità. Una volta partita la gara e superate le specificità che il decreto indica sommariamente, l’attribuzione dovrà avvenire nei successivi otto anni, pena la revoca della concessione. Possiamo immaginare che verso la fine dei primi otto anni il nostro amatissimo territorio nazionale avrà frequenti trivelle e scavi dappertutto; poco tempo dopo ci saranno più buchi per chilometro quadrato che in una fetta di formaggio svizzero. Siccome la malignità è il nostro forte, possiamo anche dare per certo che le multinazionali di qui sopra si spartiranno l’intero Stivale, ma senza pestarsi i piedi. Le gare saranno pro forma, con buona pace di tutti e spesa minore per ciascuno. Come è del tutto legittimo, il senatore Monti chiamerà tutto questo liberalizzazione, mentre sarebbe più opportuno parlare di un cartello. Ma i cartelli fanno parte del mercato, o no?
L’incombere delle compagnie petrolifere non è nominativo nell’articolo 22 ma piuttosto nel precedente articolo 21, o, meglio ancora, nella relazione che l’accompagna, nella quale si può leggere che se non si introducono minori limiti alla ricerca in mare al largo delle zone di rispetto, il risultato sarebbe una «riduzione degli investimenti in tecnologie e servizi forniti dalle imprese italiane con un crollo dei progetti in corso, stimabile in circa 3-4 miliardi di euro nei prossimi anni, con abbandono degli investimenti in corso sul territorio italiano da parte delle imprese italiane ed estere operanti nel settore (recente esempio la Exxon)».
Siccome non si può scontentare la Exxon e le sue beneamate sorelle, allora si può sacrificare terra e mare, ambiente e paesaggio. Si distrugga pure tutto, si buchi e si sporchi, ma finalmente avremo una vera libertà, da vantare a Bruxelles e a Berlino.

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