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Lettera aperta, vicenda Castello e querela di Domenici a Repubblica

Ieri, presso la libreria Liberi libri è stata presentata alla cittadinanza la Lettera aperta ai cittadini di Firenze, proposta e firmata da Mario Bencivenni, Paolo Celebre, Domenico De Martino, Vincenzo Ramalli, Francesco Re, Deanna Sardi, Mariarita Signorini, Vincenzo Simoni.
A fronte della drammatica situazione fiorentina, già denunciata da anni da comitati, movimenti e associazioni di cittadini, e ora davanti agli occhi di tutti attraverso le intercettazioni che hanno portato a indagini della magistratura, i firmatari intendono stimolare la formazione di un ampio schieramento elettorale, espressione della società civile, in grado di competere da protagonista nelle prossime elezioni amministrative, sulla base di un’esplicita discontinuità con le precedenti amministrazioni e della condivisione di alcuni punti qualificanti: centralità dei cittadini, difesa dei beni pubblici (territorio, verde, aria, acqua), blocco e ridiscussione delle grandi opere infrastrutturali (TAV, tramvie, tubone ecc.), attenzione alle problematiche sociali (casa, accoglienza, ecc.).
E’ stato deciso di proseguire il lavoro con incontri tematici dedicati alle principali emergenze, ai quali si prevede la partecipazione non solo di esponenti di forze associative, ma anche di singoli cittadini che individualmente in questi anni hanno maturato la loro opposizione all’attuale sistema di governo cittadino.
Mariarita Signorini

Fonte: Nove Firenze, 06/12/2008

Urbanistica, Castello: il sindaco Domenici riquerela La Repubblica,
il Pdci esce dalla maggioranza

Firenze, 05 Dicembre 2008- Sul caso giudiziario dell’urbanizzazione dell’area di Castello di proprietà Fondiaria-Sai con sette avvisi di garanzia di cui due ad assessori comunali, “Il Gruppo Pdci di Palazzo Vecchio condivide in pieno le scelte e le ragioni espresse dalle segreterie regionale e provinciale del Pdci, discusse ieri sera alla presenza del segretario nazionale Diliberto -annunciano Nicola Rotondaro capogruppo Pdci e Lorenzo Marzullo consigliere comunale Pdci- Siamo sicuri che il comitato federale di stasera confermerà la scelta di uscire dalla maggioranza al Comune di Firenze, per questo ci consideriamo fin da ora fuori dalla maggioranza”.
“Siamo venuti a illustrare al rappresentante dell’Amministrazione comunale la situazione della nostra azienda alla luce delle decisioni di mobilità, cassa integrazione e cambiamento di destinazioni d’uso dell’area su cui sorge lo stabilimento. Prossimamente ci attiveremo anche coi gruppi consiliari con l’obiettivo di salvaguardare l’attività dell’azienda e degli oltre 170 dipendenti”. E’ quanto hanno detto una delegazione della Rsu aziendale e dei sindacati Filcem-Cgil e Femca-Cisl della Seves, l’azienda di via Reginaldo Giuliani, all’assessore alle politiche del lavoro Riccardo Nencini in un incontro avvenuto oggi in Palazzo Vecchio. “Come Amministrazione comunale – ha detto l’assessore Nencini – concordo con le assunzioni di responsabilità già espresse dalla presidente del Quartiere 5. Da parte nostra seguiremo con attenzione la fase di passaggio di regolamentazione urbanistica, mantenendo vivo il vincolo di attività produttiva dell’area a insediamento industriale. Sulla vicenda lunedì 15 dicembre informerò il consiglio comunale con una comunicazione”.
“La gravissima situazione che si sta prospettando per le sorti dei lavoratori dello stabilimento SEVES e il mantenimento di una delle più significative realtà produttive della città di Firenze è fonte per noi di grande preoccupazione. Questa drammatica situazione per le famiglie dei lavoratori e per la città intera richiede un’attenta riflessione ed azioni da parte dell’Amministrazione Comunale e delle forze politiche per quanto riguarda l’attuazione degli strumenti urbanistici che possono essere finalizzati alla tutela dell’area produttiva a fronte di evidenti intenzioni speculative”. È il commento di Luca Pettini (capogruppo La Sinistra di Palazzo Vecchio), Anna Maria Soldani (gruppo La Sinistra di Palazzo Vecchio) e di Maurizio Bruschi (capogruppo La Sinistra del Quartiere 5) che intervengono sulla crisi della SEVES.
“Viste le preoccupazioni dei lavoratori dell’azienda Seves, che rischia di chiudere lasciandoli senza garanzie occupazionali, martedì 9 dicembre si svolgerà – ha spiegato Leonardo Pieri presidente della commissione speciale lavoro – un’audizione con le rappresentanze sindacali”. “In questo caso, fra l’altro – prosegue Leonardo Pieri – si presenta una situazione in cui la possibilità di chiusura potrebbe avere motivazioni non legate alla produzione (ancora in attivo), ma anche a processi speculativi. Le istituzioni, a partire dal Comune di Firenze, hanno il dovere di cercare di salvaguardare i posti di lavoro e le proprie attività produttive in un momento di difficoltà economica anche per il nostro territorio. Questo è possibile innanzi tutto ascoltando le preoccupazioni dei lavoratori riguardo al loro futuro e ponendosi sempre al loro fianco, ma soprattutto eliminando quei fattori che, sul piano politico-amministrativo, possono favorire la chiusura dello stabilimento come la possibilità di costruire case, possibilità oggi più appetibile della produzione industriale ma che recherebbe un danno rilevante per la città”. “Questo tipo di intervento da parte delle istituzioni ha già dato i suoi frutti nella celeberrima vicenda della Elettrolux-Zanussi, che si è risolta positivamente per i lavoratori e per l’intera comunità, attraverso il mantenimento della funzione produttiva e la scelta di inedificabilità dell’area”. “E’ l’ora di finirla- conclude Pieri – con il sacrificio dei lavoratori e delle attività economiche dei nostri territori per favorire aziende che mirano esclusivamente al profitto con speculazioni edilizie, delocalizzazioni e azioni che niente hanno a che fare con uno sviluppo effettivo della nostra città”.
Anche il capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, Giovanni Varrasi, sostiene la situazione dei dipendenti della SEVES e prosegue il suo intervento dicendo che: “la SEVES è una fabbrica che produce mattoni di vetro, prodotto che ha incontrato un grande successo commerciale in tutti i paesi del mondo e, verosimilmente, ha prodotto importanti utili per la proprietà. Viene riferita una crisi del mercato che necessiterebbe di aggiustamenti produttivi e della forza lavoro. Su questo terreno i sindacati, a cui va la nostra solidarietà, porteranno avanti le loro giuste lotte anche per scongiurare l’ipotesi che circola in fabbrica, secondo la quale la produzione potrebbe essere delocalizzata nella Repubblica Ceca”. “Per quanto ci riguarda – spiega Giovanni Varrasi -, come consiglieri comunali, oltre a chiedere di non spengere il forno della SEVES e, se fosse proprio necessario, creare cassa integrazione a rotazione fra i lavoratori, intendiamo puntualizzare un aspetto che riguarda il Piano Strutturale e le nuove funzioni che tendenzialmente definisce. Visto che il sindaco è ormai anche assessore all’urbanistica e che condividiamo l’ottica di riflettere ancora sul Piano Strutturale in questo mandato amministrativo per consegnare al nuovo sindaco un lavoro più meditato e condiviso, intendiamo esprimere il nostro punto di vista sulla paventata riconversione della fabbrica o di sue importanti parti a funzioni abitative”. “Firenze non ha bisogno di nuovi speculazioni edilizie e gli 85.000 metri quadri della SEVES devono vedere il permanere della sede industriale e la realizzazione di spazi sociali per i cittadini del Sodo e gli operai stessi – conclude il capogruppo dei Verdi -. D’altra parte questa zona della città ha una viabilità molto difficile e, in generale, spazi molto stretti per la vivibilità pubblica. Lo spirito di comunità prevede che gli imprenditori abbiano il loro comprensibile profitto e anche una quota di flessibilità nella gestione dei lavoratori ma non devono essere gli unici ad avere grandi vantaggi sia quando le cose vanno bene che nei momenti di crisi”.
Lo scorso 2 dicembre leggevamo sulla stampa le domande poste dal portavoce del Sindaco Di Fede all’assemblea metropolitana del PD: “C’è un’area importante per la città e la presenza di un grande investitore che viene da fuori, e poi c’è l’indicazione, data anche dal sindaco, di costruire il nuovo stadio in quella stessa area. E di nuovo c’è un investitore straniero, non fiorentino, non lo so se tutto questo ha provocato delle reazioni in città. E non so se queste hanno “suggerito” l’operato della magistratura”. “Mi domando se facendo investire due stranieri (Ligresti e Della Valle) non si sia provocato qualcosa, se approvando il piano strutturale non abbiamo toccato interessi precostituiti, ma sono sicuro che in palazzo Vecchio non ci sono corrotti”. Stamani sull’Unità Domenici riprende queste domande, che ora prendono la forma dell’affermazione: “In questi anni noi, anche in campo urbanistico, abbiamo pestato i piedi a molte persone. Per esempio penso alla norma che impone il 20% di quanto costruito all’affitto a canone concordato, oppure la modifica in senso restrittivo delle norme che potevano trasformare le realtà commerciali in abitazioni… Non c’è dubbio che questo non è piaciuto. Noi abbiamo affermato i chiari interessi pubblici. Ecco perché io credo che oggi ci siano gruppi di interessi che vogliono invertire questa tendenza… Un attacco mediatico, politico e di gruppi di interesse”.
“Investitori stranieri, reazioni in città, suggerimenti alla magistratura, interessi precostituiti -interviene il vice capogruppo di An Pdl Jacopo Cellai- Domande pesanti come macigni. Domande che mettono in dubbio il primato della politica in questa città e che fanno pensare ad un intreccio di poteri e potentati che sembrano rappresentare la parte che decide realmente le sorti di Firenze, così forti da riuscire a bloccare le decisioni di chi, democraticamente eletto, governa la città. E a fronte di queste domande ne sorgono spontaneamente altre: Di quali reazioni ci si preoccupa? Chi è che avrebbe reagito agli investitori stranieri? Quale sarebbe il nesso fra le reazioni e l’operato della magistratura? Quali sarebbero gli interessi precostituiti a Firenze? Dicevo che non era credibile leggere queste domande come un intervento a titolo personale del portavoce Di Fede. Chi sono le molte persone a cui sono stati pestati i piedi? Quali sono i gruppi di interesse a cui si riferisce Domenici? E soprattutto perché tirare in ballo tutto questo il giorno successivo al colloquio del Sindaco con i procuratori a capo dell’indagine giudiziaria su Castello? Il Sindaco intravede forse dei nessi tra questi gruppi d’interesse e l’inchiesta giudiziaria? Tra questi e la pubblicazione delle intercettazioni?. Le domande poste dal portavoce del sindaco sembravano richiamare il concetto del “chi ha il coraggio di cambiare paga sempre l’intenzione del cambiamento”, concetto che oggi sembra pienamente riconfermato da Domenici stesso, stavolta in una forma di accusa vera e propria (come del resto sottolinea lo stesso quotidiano, l’Unità, che scrive il Sindaco sul caso Castello accusa i gruppi di potere). Accusare, ma chi, e di cosa? Ne risulta un quadro in cui la Giunta Domenici parrebbe essere finita sotto tiro per la sua volontà di prendere decisioni politiche, esattamente ciò che è chiamata a fare, nel quale sembrerebbe vittima di chi non vuole i cambiamenti urbanistici messi in moto dalla stessa. E allora Domenici parli chiaramente al Consiglio Comunale e alla città. Faccia nomi e cognomi, rispondendo con franchezza alle domande che nascono spontaneamente dagli interrogativi di Di Fede e dalle sue affermazioni odierne. Altrimenti è meglio stare zitti. E chiedere scusa per quelle domande e per quelle affermazioni generiche che danno un’immagine della nostra Firenze ancora peggiore di quella che emerge dalle intercettazioni su Castello”.
Intanto il sindaco di Firenze ha dato mandato ai suoi legali di verificare la possibilità di una azione civile e penale nei confronti del giornalista Alberto Statera e della testata La Repubblica per l’articolo pubblicato oggi nelle pagine nazionali. Dal portavoce del sindaco si precisa poi la posizione di Domenici riguardo la consueta cerimonia per gli auguri di Natale. “La cerimonia è stata annullata – si spiega – poiché una consigliera comunale, Ornella De Zordo, ha asserito che tale cerimonia era stata concepita come un momento di propaganda personale (una ‘agiografia’) del sindaco di Firenze, e che a questo fine sono stati investiti 8.100 euro, per la realizzazione di un filmato. Naturalmente, questa affermazione è falsa e per questo motivo il sindaco Domenici ha sporto querela contro la suddetta consigliera. Ciò che non è possibile accettare, è che su un momento di festa sia gettata un’ombra talmente sgradevole e distorcente i fatti, da renderne opportuno l’annullamento per evitare ogni benché minima polemica. La falsità consiste nel fatto che il filmato è stato commissionato per illustrare gli eventi e le situazioni di cui la città è stata protagonista durante i due mandati del sindaco Domenici. Ma soprattutto la consigliera Ornella De Zordo ha fatto tali affermazioni in un momento in cui il filmato non era stato ancora ultimato e non era quindi visionabile. Se le affermazioni della consigliera De Zordo verranno rettificate, sarà possibile riconsiderare la questione relativa allo svolgimento della cerimonia. Altrimenti, non si potrà che confermarne l’annullamento e procedere all’indispensabile chiarimento in sede legale”.
“Non vedo cosa io debba rettificare, visto che il mio è stato un commento politico sull’opportunità che si realizzasse un video che – secondo il Provvedimento dirigenziale 2008/DD/10568 del 27 novembre scorso – è finalizzato a proporre: ‘le situazioni più significative che hanno accompagnato l’attività del Sindaco di Firenze negli ultimi 10 anni dalla sua elezione a primo cittadino’. Lo afferma la capogruppo di Unaltracitta/Unaltromondo Ornella De Zordo in reaplica al comunicato dell’ufficio del sindaco. “Prendo comunque atto – aggiunge la consigliera De Zordo – che a partire dal comunicato del 3 dicembre in cui annuncia la querela il Sindaco ha di fatto modificato un punto sostanziale della descrizione del video che ora ‘ripercorre gli ultimi 10 anni della vita della città’ e non più le attività del Sindaco come indicato nel provvedimento”. “Non colgo neppure il rapporto tra il mio comunicato e la cerimonia degli auguri del Sindaco – conclude la consigliera De Zordo – che non ho minimamente messo in discussione e certo non sta a me decidere se questa cerimonia si debba tenere o meno. Ritengo pertanto francamente inaccettabile e intimidatoria l’insistenza del Sindaco ad adire a vie legali sulla base di un argomento così pretestuoso. Se Domenici ritiene di voler procedere contro di me faccia pure. Altri giudicheranno se nel comunicato del 2 dicembre ci siano gli estremi di reato”.
“Ma il Natale e gli auguri cosa c’entrano con una rettifica? Se il primo cittadino vuole fare gli auguri li faccia, se non li vuole fare, gli auguri li farà qualcun altro”. E’ questo il commento dei consiglieri dei gruppi Fi An Pdl Bianca Maria Giocoli, Riccardo Sarra, Paolo Amato, Gabriele Toccafondi, Marco Stella, Massimo Pieri, Jacopo Bianchi, Enrico Bosi, Giovanni Donzelli, Stefano Alessandri, Jacopo Cellai e Gaia Checcucci, riguardo alla cerimonia di saluti di Natale alla cittadinanza del sindaco Leonardo Domenici “Chiedere come condizione per fare gli auguri di Natale e un prosperoso anno nuovo – prosegue il gruppo Pdl – la rettifica di alcune affermazioni, ci sembra assurdo. Così come ha poco senso dire “altrimenti, non si potrà che confermarne l’annullamento”. “Annunciamo al sindaco che sia il Natale che la fine dell’anno, e quindi anche gli auguri non sono nella sua disponibilità esclusiva – concludono i consiglieri del Pdl – e che quindi ci penserà qualcun altro a festeggiare. Ci pensi il consiglio comunale ad organizzare gli auguri alla città. Oggi chiediamo questo, con una lettera che inviamo al presidente del consiglio”.
Oggi sulla vicenda fiorentina è intervenuto anche il segretario del Partito Democratico: “Sindaci seri e rigorosi”. E poi aggiunge: “Su questione morale non fare di ogni erba un fascio”. Secondo Franceschini, “ci sono dei casi che vanno affrontati, e li affronteremo: mercoledì i dirigenti del partito di Napoli e di Firenze verranno a Roma”. Una «magra consolazione», il sostegno politico e morale da parte del «suo» segretario Walter Veltroni, per le vicende che, in questi giorni, hanno interessato il sindaco e la giunta fiorentina”. È quanto sostiene il consigliere comunale di FI-PdL Jacopo Bianchi, riferendosi ai commenti rilasciati oggi dall’onorevole Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico. “Fa sorridere, infatti, come un intervento apparso quest’oggi sulle agenzie di stampa da parte dei vertici del PD possa pensare di calmare le acque per il sindaco Domenici e per qualche altro primo cittadino investiti, direttamente ed indirettamente, da malumori di carattere politico e giudiziario – prosegue il consigliere Bianchi -. Sperano che un intervento di questo tipo possa calmare i «mal di pancia» interni al suo stesso partito ed i malumori dell’opinione pubblica. Senza contare poi il fuoco amico che si sta consolidando ultimamente rispetto alla realtà fiorentina, partendo dall’interno del Consiglio comunale, per finire alla redazione nazionale del settimanale «L’Espresso» di certo non ostile al centro-sinistra, di cui Domenici è autorevole rappresentante”. “Evitando ogni commento relativamente ai riferimenti fatti da Veltroni a «qualità politiche, amministrative, serietà e rigore morale» mi chiedo davvero se il segretario del Partito Democratico si sia mai interessato alle realtà locali al di fuori di Roma, e se quest’oggi, dopo aver letto l’articolo del settimanale di Carlo De Benedetto, abbia preferito documentarsi sulla questione piuttosto che profondere apprezzamenti tout-court”. “Ci auguriamo – conclude Jacopo Bianchi – che la frenesia di querele non colpisca anche lo stesso Walter Veltroni per non aver fatto, magari a giudizio di taluni, un intervento sufficientemente a sostegno dei suoi Amministratori, recentemente messi in discussione proprio dalle rispettive scelte politiche”.
Oggi, presso la libreria Liberi libri è stata presentata alla cittadinanza l’allegata Lettera aperta ai cittadini di Firenze, proposta e firmata da Mario Bencivenni, Paolo Celebre, Domenico De Martino, Vincenzo Ramalli, Francesco Re, Deanna Sardi, Maria Rita Signorini, Vincenzo Simoni. A fronte della drammatica situazione fiorentina, già denunciata da anni da comitati, movimenti e associazioni di cittadini, e ora davanti agli occhi di tutti attraverso le intercettazioni che hanno portato a indagini della magistratura, i firmatari intendono stimolare la formazione di un ampio schieramento elettorale, espressione della società civile, in grado di competere da protagonista nelle prossime elezioni amministrative, sulla base di un’esplicita discontinuità con le precedenti amministrazioni e della condivisione di alcuni punti qualificanti: centralità dei cittadini, difesa dei beni pubblici (territorio, verde, aria, acqua), blocco e ridiscussione delle grandi opere infrastrutturali (TAV, tramvie, tubone ecc.), attenzione alle problematiche sociali (casa, accoglienza, ecc.). E’ stato deciso di proseguire il lavoro con incontri tematici dedicati alle principali emergenze, ai quali si prevede la partecipazione non solo di esponenti di forze associative, ma anche di singoli cittadini che individualmente in questi anni hanno maturato la loro opposizione all’attuale sistema di governo cittadino.

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Firenze e il “Tubone” – Note sulle previsioni infrastrutturali del Piano Strutturale

Firenze, luglio 2005

Firenze e il “Tubone” – Note sulle previsioni infrastrutturali del Piano Strutturale di Firenze
e in particolare sulla circonvallazione nord. Possibili riflessi sulla mobilità, ambientali
e paesistici nel territorio collinare nord

Premessa
Per valutare gli scenari trasportistici e infrastrutturali messi in essere dagli strumenti di governo del territorio, si dovrebbe prima di tutto rispondere ad una domanda dirimente: si deve cercare di facilitare la penetrazione verso il centro della città ai veicoli privati con comode vie di accesso e parcheggi interni, come dice di fare lo studio SPEA, o, mettendo in primo piano la salute e la qualità della vita dei cittadini, si deve invece facilitare l’accesso delle persone alle attività e alle funzioni localizzate nel nucleo centrale della città contando su mezzi pubblici elettrici e prevedendo di intercettare i veicoli privati con parcheggi esterni? E’ovvio che in questo campo non c’è più spazio per soluzioni miracolistiche e definitive; le strategie sono complesse e le soluzioni graduali e bisognose di essere accompagnate anche da azioni e investimenti educativi. Ma la posta in gioco, ossia la salute e il benessere di tutti i cittadini è troppo alta per imbarcarsi semplicisticamente in soluzioni irreversibili e costose, spesso solo apparentemente razionali.
I rapporti infrastrutturali del territorio collinare nord con l’area metropolitana fiorentina sono particolarmente delicati in quanto necessariamente mediati dall’area centrale della città di Firenze, e quindi appesantiti dalle sofferenze che quell’area presenta.
Sono infatti tre le principali direttrici di raccordo, trascurando la Via Bolognese per la minore incidenza diretta:

  1. valle dell’Arno-strada statale aretina e ferrovia “lenta” Arezzo–Valdarno–Firenze;
  2. S. Domenico–strada provinciale dei Bosconi attraverso Fiesole capoluogo;
  3. valle del Mugnone–strada statale faentina e ferrovia faentina.

I punti di innesto delle direttrici stradali su Firenze sono tutti problematici essendo, il primo, il nodo di Rovezzano, il secondo, con maggiori alternative, Volta-Cure o Lungo l’Affrico, il terzo, il nodo Le Cure-Libertà, ossia quello che risulta negli studi disponibili particolarmente congestionato
Le tratte ferroviarie di servizio locale presentano, nella Valle dell’Arno, i problemi relativi alla scarsità di fermate (previste dal Piano Strutturale di Fiesole vigente e perciò recepite da Provincia e Regione) e, nella valle del Mugnone, all’attuale attestarsi della Faentina a Campo Marte e la mancata elettrificazione e le modalità del servizio troppo “ferroviario” e poco “tranviario”.
Allo stato attuale delle conoscenze sulle scelte operate in sede di Piano Strutturale di Firenze, emergono i seguenti aspetti:

  • pur facendo riferimento all’accordo stipulato tra comuni regione e provincia sull’adeguamento della viabilità stradale nella valle dell’Arno, nei documenti disponibili non compare alcuno studio di riordino del nodo di Rovezzano, capace di proporre come utile alternativa il nuovo tracciato e ridurre sensibilmente il traffico proveniente da Pontassieve attraverso le strettoie di Compiobbi e Girone;
  • compare un tracciato di corridoio infrastrutturale che attraversa il lato meridionale del comune di Fiesole, dedicato alla cosiddetta circonvallazione nord, alias “tubone”, per il suo ovvio passaggio prevalentemente in galleria;
  • tra i parcheggi previsti, quello di S. Domenico, di rilevante interesse per Fiesole e fondamentale per alcune funzioni rare (Università europea, scuola di musica) sembra ubicato in posizione troppo distante.

 La tangenziale nord

Il tracciato della nuova tangenziale intercetta virtualmente tutte le direttrici stradali e ferroviarie tra i territori collinari a nord e Firenze, per cui occorre valutarne attentamente le conseguenze dal punto di vista trasportistico, ambientale, idrogeologico, e paesistico.
Nel quadro dello studio del Piano Strutturale del comune di Firenze, è infatti emersa (o meglio riemersa) una ipotesi che aleggiava nelle diverse “cure” che i numerosi “maghi” del traffico che negli ultimi quaranta anni si sono affaccendati intorno al problema, hanno propinato alla città, per lo più (e spesso, per fortuna) solo sulla carta.
E’ l’ipotesi di un passaggio che aggiri la città a nord, da Rovezzano a Castello, con un percorso necessariamente in gran parte in galleria per la grande delicatezza paesistica e morfologica del territorio attraversato. Il modello è comune a tanta urbanistica applicata in numerose città italiane, specie di pianura, a partire dagli anni trenta e molto sviluppato negli anni sessanta. Il problema che si voleva risolvere era quello di spostare fuori dal centro antico delle città un traffico di attraversamento divenuto inaccettabile. Con l’occasione andava da sé che si aprissero ulteriori fronti di edificazione appoggiati alla nuova strada. Che il volume di veicoli transitanti giornalmente sui viali sia insostenibile sotto tutti i punti di vista, è un fatto che non necessita di particolari dimostrazioni, ricordando, però, che la considerazione vale anche per tutta la fascia otto-novecentesca della città e per le radiali di penetrazione.
Il problema da cui si parte nel caso fiorentino attuale è l’alleggerimento dei viali sicuramente gravati da un traffico privato abnorme che progressivamente ha eliminato la loro dimensione di spazio pubblico di pregio, di “viali”, appunto. E’ ovvio che non si possa che concordare con la finalità, mentre i dubbi riguardano la terapia e il metodo.
Sembrava infatti che il clima culturale e tecnico evocato anche dalla legge 5 comportasse il ribaltamento della logica che ha guidato tante scelte del passato, secondo la quale prima si decide un’opera sulla base di valutazioni di pura (e presunta) razionalità interna, nelle quali il territorio non compare se non come puro supporto, e successivamente si cercano le condizioni della sua fattibilità e la mitigazione degli effetti fino a che si pieghi, con opportuni lifting, il territorio a corrispondere all’opera. Non si ricorda alcuna opera la cui realizzazione sia stata inibita per effetto delle valutazioni di impatto.
Dai documenti disponibili emergono alcune contraddizioni di fondo che sono le seguenti.
Si dichiara negli studi fin qui condotti che la domanda di attraversamento est-ovest non è rilevante, domanda che comunque dovrebbe essere assorbita dalla terza corsia in A1 ormai in costruzione. Si deve tuttavia ritenere che tale domanda potrebbe essere suscitata in quanto il percorso nuovo, disposto come una corda rispetto all’A1, essendo estremamente più breve, diventerà preferito rispetto all’A1 stessa, soprattutto se senza pedaggio. E, d’altra parte, l’imposizione di un pedaggio penalizzerebbe l’attrattività del percorso per quel traffico interno all’area urbana che si vorrebbe stornare dai viali.
Se non è una domanda di attraversamento, è una domanda di accesso alla attività e alle funzioni localizzate nel centro della città o lungo i suoi viali, o ancora, nelle fasce otto novecentesche, come risulta sia dagli studi specifici sia dalle valutazioni del Piano Strutturale.
A mio avviso il tracciato proposto non è in grado di intercettare questa mobilità per una diversa “metrica” che si determina tra una struttura di tipo autostradale rigida e con due o tre svincoli utili, e un sistema di destinazioni dense distribuite nel centro, compresa la sua corona. Inoltre il tracciato si colloca in una posizione che vede un solo punto di contatto con l’area centrale e proprio in corrispondenza di uno dei nodi più carichi dell’intero sistema (Cure-Libertà). D’altra parte negli studi trasportistici, il segmento di viali che verrebbe alleggerito è solo quello di Viale Gramsci in senso antiorario. Sembrerebbe che più che a sottrarre traffico ai viali, l’ipotesi sia idonea a suddividere in due tronconi il traffico proveniente dall’esterno ripartendolo in due semicerchi sui viali stessi (Piazza Libertà-ponte S. Niccolò e Piazza Libertà-Fortezza) a partire dalla penetrazione della Via Faentina o anche dall’eventuale altro svincolo di Via lungo l’Affrico. Ma sulla direttrice Faentina non risultano previste opere di adeguamento e rafforzamento che sarebbero in ogni caso di difficile realizzazione stanti le geometrie stradali nel tratto delle Cure.
Non risulta chiaro come si possa pensare di affidare alla nuova infrastruttura una serie di spostamenti interni ai tessuti urbani che si attestano sulla fascia dei viali, tenuto anche conto del fatto che i parcheggi di attestamento sono tutti disposti lungo il loro perimetro (Archivio di stato, S. Ambrogio, Parterre, Stazione-Fortezza) e il loro raggiungimento (l’accresciuta offerta aumenta la speranza di parcheggio) non può che impegnare i viali stessi. Inoltre è abbastanza intuibile che le direttrici di penetrazione dai nodi della nuova infrastruttura verso il centro saranno ulteriormente caricate in direzione dei parcheggi.
Anche nell’ipotesi certamente favorevole adottata dallo studio, non è previsto infine nessun abbattimento degli effetti ambientali nocivi sia di tipo atmosferico che acustico, contando per quest’ultimo sulla protezione della galleria, salvo evidentemente i tratti scoperti come quello di val di Mugnone.

Aspetti critici specifici relativi al comune di Fiesole e al parco Monte Ceceri-Mensola

Aspetti relativi alla mobilità
Nell’evidente impossibilità di realizzare nuove infrastrutture stradali in grado di drenare il traffico proveniente dall’entroterra collinare verso Firenze, nell’ambito del comune di Fiesole, si è puntato ad azioni di diluizione su un’offerta diversificata di tracciati deboli ma articolati. Una tangenziale come quella proposta è invece destinata a polarizzare tale traffico per l’effetto attrattore del nodo di Ponte alla Badia, nei confronti del quale il principale adduttore diventerebbe la Via Faentina. A questo effetto si sommerebbe a mio avviso un fenomeno che potremmo dire di “corrivazione”, ossia di confluenza di flussi il cui massimo si situerebbe per forza di cose all’altezza di Pian di Mugnone con pregiudizio evidente della vita del centro abitato che ha nella strada il suo luogo centrale.
Sia allo stato attuale sia nella prospettiva della tangenziale, un punto irrinunciabile per Fiesole è lo sviluppo di una vera modalità tramviaria sulla ferrovia faentina e il suo collegamento a S. Maria Novella. Anzi, l’ipotesi di tangenziale richiederebbe un infittimento di corse nella tratta Pian di Mugnone-S. Maria Novella. Ciò anche in ragione di un prevedibile aumento di traffico sul lato valle del Mugnone sia in entrata che in uscita da Fiesole capoluogo. A questo fine si dovrebbe utilizzare il rafforzato servizio tranviario sulla faentina come navetta tra il parcheggio intermodale sotto villa Salviati e la stazione a valle della prevista funicolare automatica per Fiesole-nord.
Da un punto di vista più generale, l’ipotesi di una tangenziale mette in concorrenza le modalità infrastrutturali delle due valli, in quanto, facilitando (teoricamente) la penetrazione del mezzo privato verso l’area centrale di Firenze, demotiva lo sviluppo dell’uso del mezzo pubblico su ferro che è offerto (a parte i problemi di adeguatezza del servizio) lungo le direttrici vallive.
Mi sembra di cogliere il perpetuarsi di una contraddizione infrastrutturale in quanto, per migliorare la sostenibilità ambientale del difficile problema della mobilità, si dovrebbe tendere ad assegnare quote crescenti di trasporto a capaci modalità su ferro, sfruttando la loro presenza lungo le principali direzioni vallive che sono anche quelle dove si propagano maggiormente gli effetti insediativi dell’area metropolitana, riservando la modalità su gomma alle direttrici collinari normali alle prime dove l’insediamento è notoriamente meno concentrato.
Inoltre non sembra sufficientemente valuta la risorsa infrastrutturale su ferro che deriva dalla liberazione di due binari per effetto del sottoattraversamento della TAV, sullo stesso tratto Rovezzano-Castello. La creazione di un sistema metropolitano su tale sede, molto più prossima al nucleo urbano centrale, cui servirebbe solo l’integrazione di segmenti radiali di trasporto più leggero, sembrerebbe assai più efficace e realizzabile del sottopassaggio a nord.
In questa ipotesi gli spostamenti raccolti dalla ferrovia faentina potrebbero opportunamente ripartirsi sul servizio metropolitano del semianello nord.
Se in una visione centrata sul proprio territorio, Fiesole potrebbe, con opportuni correttivi e integrazioni del tipo di quelli ricordati, trovare vantaggio per la propria mobilità in senso strettamente trasportistico dalla realizzazione di una tangenziale nord, diversi ed estremamente problematici appaiono invece gli aspetti paesistici e ambientali.
Aspetti ambientali
La capacità della tangenziale, così come prevista si attesta su un flusso nell’ora di punta di oltre 3.300 unità. Si tratta di flussi autostradali generatori di consistenti emissioni sia atmosferiche sia sonore che, nella fattispecie del territorio fiesolano, devono essere collocate in un tratto a cielo aperto in una valle stretta e fortemente incisa come è la valle del Mugnone in prossimità di Ponte alla Badia. E’ facile immaginare che sia il fondovalle che le pendici collinari immediatamente sovrastanti ossia il versante che dalla sommità di S. Francesco precipita verso Fontelucente e il fondovalle, saranno fortemente interessati da tali alterazioni. Si tratta di un rapporto che per dislivello e distanza è analogo a quello che intercorre tra il tratto di A1 tra Pozzolatico e il casello di Firenze sud e S. Margherita a Montici lungo la Via di Pian dei Giullari. In quest’ultimo caso chiunque può facilmente verificabile l’entità della pressione sonora che altera sensibilmente (e insospettabilmente) le condizioni ambientali di quel luogo.
La morfologia del luogo nella valle del Mugnone incide anche sulla modalità di propagazione degli inquinanti atmosferici, eccitati dal fatto che ci si trova su un tratto in salita e che il versante fiesolano si trova sottovento rispetto ai venti dominanti dai quadranti occidentali.
Altro problema di rilievo è il rapporto che l’opera, con l’impegno di suolo dello svincolo, dei parcheggi e delle opere di sostegno avrà con l’area (invariante strutturale già individuata dal PTCP) relativa alle Aree sensibili in ambito perifluviale. L’interesse per il comune di Fiesole riguarda la ricaduta che tali opere possono avere sul rischio idraulico dell’abitato di Ponte alla Badia e, forse, a causa dell’effetto “diga”, anche di Pian di Mugnone.
D’altra parte le eventuali opere di mitigazione del rischio idraulico inciderebbero sul più evidente dei problemi d’impatto della infrastruttura, ossia quello paesistico.
Aspetti paesistici
Considerando solo gli aspetti visibili del tracciato, e ritenendo di dedurre dai succinti disegni che l’intersezione lungo l’Affrico sia interrata, non occorre una particolare dimostrazione per evidenziare la delicatezza del posizionamento dell’opera in oggetto nei confronti di un paesaggio storico conclamato quale quello che circonda la Badia Fiesolana e villa Salviati.
Un problema rilevante è certamente quello delle quote, in quanto, se fuoriterra, si pone la necessità di scavalcare il Mugnone, la Via Faentina e la ferrovia Faentina, tutte a quote diverse e con il relativo “franco” (si noti che nella sezione dello studio SPEA non compare la ferrovia). Sembra fondato il timore di un effetto diga che impegni trasversalmente la valle, il cui effetto visivo annullerebbe quello a tutti noto della veduta dal colle di S. Francesco, o dalla Badia Fiesolana.
E’ ovvio infine il fondamentale problema geologico e idrogeologico di un sottoattraversamento in galleria che tagli nel modo più improprio, ossia “normalmente”, solo in territorio fiesolano, due corsi d’acqua importanti. Le note vicende della TAV dovrebbe indurre alla massima cautela sulla effettiva fattibilità di tali opere, al di là delle sbrigative assicurazioni dei “galleristi”.
Dal quadro di elementi critici sintetizzato sopra emerge la necessità di un sistema di studi e valutazioni meno orientati a giustificare l’opera e più attenti a interpretare la delicatezza e la complessità dello scenario. Oltretutto l’impegno finanziario di una tale opera sarebbe di dimensioni tali da prosciugare altre risorse necessarie per una vasta gamma di interventi, anche minori, ma estesi all’intero sistema, finalizzati a cure pazienti di efficacia durevole che non si illudono di soluzioni miracolistiche.

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