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Urbe tutela i migratori: niente pale eoliche

Fonte: La Stampa

Rallenta il progetto per nuovi impianti fotovoltaici

«Il Comune di Urbe è impegnato per sbloccare lo spinoso problema dell’eolico che ha subito un rallentamento per  il passaggio, nelle zone interessate, di una particolare tipologia di uccelli migratori». Lo afferma il vicesindaco Lorenzo Zunino nell’ambito del programma amministrativo di riduzione della spesa energetica.  La Regione ha infatti bocciato gli impianti che si trovano in cima ai crinali dove è previsto il passaggio degli uccelli migratori. «Altro traguardo importante, da raggiungere in tempi brevi, consiste nella realizzazione dell’impianto a biomasse in località Montà (vicino al confine territoriale con Sassello), che comporterà risparmio energetico e un’importante opportunità per pulizia e risanamento dei nostri boschi, insieme alla disponibilità di un discreto numero di posti di lavoro – aggiunge Zunino – . Inoltre, dopo il compimento dell’impianto fotovoltaico sulle scuole di Campè, che consente un recupero nella quota incentivi di novemila euro l’anno, siamo intervenuti sui costi dell’illuminazione pubblica».

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La disinformazione sull’eolico

Di: Ivano Togni, 15 giungo 2012

Oggi, nella giornata mondiale del vento, l’ANEV e Legambiente si scatenano a tutto campo per propagandare le magnificenze dell’eolico nel nostro paese. Si tratta ovviamente di eolico industriale e di impianti di grandi dimensioni (…non si é dato nessun sostegno concreto invece ai piccoli impianti eolici per abitazioni e piccole imprese) quelli che realizzati da grandi imprese, hanno saputo giovarsi dei lauti contributi messi a disposizione dal nostro paese che sono i più alti d’Europa (e che gravano sui noi contribuenti).
In Italia la realizzazione di impianti eolici sarebbe stata altrimenti poco appetibile e remunerativa considerata la scarsa ventosità della sua superficie territoriale. Diversamente quindi dal Nord-Europa (sui quali si potrà comunque obiettare per l’impatto ma non sulla loro produttività) dove impianti simili si sono potuti collocare in aree di scarso pregio ambientale o in mare. In Italia invece la ricerca della massimizzazione del profitto ha fatto si che i siti agognati dalla lobby dell’eolico fossero gli alti crinali dell’Appennino (le sole zone dove soffia un po di vento, ma non sempre adatte, neppure lì, a garantire le 1850 ore annue minime di produttività), cioè quelle aree ancora incontaminate, fragili e difficili da raggiungere, se non attraverso la realizzazione di strade devastanti e opere altamente impattanti. Come al solito si omettono i danni che questo ha comportato per il paesaggio italiano che rappresenta una risorsa economica (rinnovabile e duratura) importantissima per il nostro Paese, che tuttavia viene subordinato agli interessi speculativi dell’eolico industriale. Ma le ferite inferte all’assetto idrogeologico e alla biodiversità del nostro paese, anche se meno visibili, non sono meno significative di quelle causate al paesaggio!
L’Italia è infatti il paese europeo più ricco di biodiversità ed è una delle rotte migratorie più importanti d’Europa per gli uccelli migratori; è quindi evidente che l’impatto degli impianti eolici in Italia è molto più pesante rispetto agli paesi del Nord-Europa! La mortalità per collisione degli uccelli migratori con le pale eoliche é un fenomeno in costante crescita denunciato dalla maggioranza degli ornitologi italiani e dalla LIPU. E non solo gli uccelli, è ampiamente dimostrato che varie specie di chirotteri (rigorosamente tutelati dalle norme internazionali) vengono uccisi sistematicamente dalle turbine eoliche.

Vittoria a Poggio Tre Vescovi!! “Parco eolico, no del governo: Troppi rischi per l’ambiente”

Fonte: La Repubblica Firenze, 28/02/2012
Di: Mario Neri

Troppo rischioso per l’impatto che avrebbe generato sul paesaggio, perfino una minaccia per l’ambiente, gli uccelli migratori e «l’assetto idrogeologico del territorio». Fabrizio Giovanini dovrà rassegnarsi a rimanere il sindaco-pastore di Badia Tedalda.
Niente di più, niente di meno. Il primo cittadino del comune in provincia di Arezzo ieri ha detto definitivamente addio alle royalties promesse dal business del vento che già pregustava lassù dai pascoli dell’Appennino. Dopo il no di tre Regioni (Toscana, Emilia, Marche), 7 soprintendenze e una provincia arrivato in conferenza dei servizi ad ottobre, adesso c’è anche il niet del governo. Il Consiglio dei ministri ha bocciato definitivamente il progetto per il parco eolico che la Geo Italia srl avrebbe voluto realizzare sui crinali al confine fra Badia Tedalda, Verghereto (Forlì, Cesena) e Casteldelci (Rimini) con l’unico avallo dei tre Comuni. Il promontorio di Poggio Tre Vescovi, insomma, non ospiterà mai quella che sarebbe stata una della più grandi dorsali del vento d’Europa.E proprio il sindaco Giovannini, che mesi fa ammise a Repubblica di essere proprietario della maggior parte dei terreni sui cui sarebbe sorto l’impianto, adesso dovrà rinunciare «ai 50mila euro annui» che gli avrebbe garantito l’affitto dei suoi 420 ettari. Quelle 36 pale alte 180 metri – un’altezza finora mai raggiunta dall’eolico nel nostro Paese – avrebbero prodotto un impatto devastante su uno dei paesaggi più delicati e affascinanti della penisola. E soprattutto avrebbero sfregiato la parte toscana, sulla quale erano previsti ben 22 aerogeneratori. Il parco – scrive il governo nella delibera che boccia i progetti della Geo Italia – «avrebbe impatti negativi significativi sulla flora, sulla vegetazione e sulla fauna e per questi non sono state individuate misure idonee di mitigazione e compensazione anche in considerazione della recente approvazione di un impianto eolico a pochi chilometri di distanza». Inoltre «il progetto può determinare impatti rilevanti anche sull’assetto idrogeologico dei terreni, sia durante la fase di cantiere che a fine lavori».

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