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Sottoattraversamento TAV i rischi per il patrimonio monumentale e architettonico di Firenze

Fonte: Il nuovo Corriere di Firenze 01-03-2012

Mariarita Signorini Membro della Giunta nazionale di Italia Nostra

Italia Nostra e il Comitato contro il sottoattraversamento Tav, in una recente lettera aperta alla Soprintendente per i Beni Architettonici di Firenze Alessandra Marino, ha denunciato rischi e criticità insite nel progetto dei due tunnel di 8 km sotto la città patrimonio dell’Unesco, danni che potrebbero verificarsi a centinaia di edifici, dunque a migliaia di appartamenti, ma anche a monumenti insigni come la Fortezza da Basso: uno dei più importanti esempi di architettura militare del XVI sec. Qui, proprio sotto la parte prospiciente su viale Strozzi, i tunnel faranno una pericolosa curva, e qui sono già previsti lavori di consolidamento del sottosuolo con iniezioni di cemento, nell’intento di evitare danni al monumento. All’interno della Fortezza, sopra le gallerie progettate, c’è il laboratorio di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, un loft di 140 metri per 120; i pozzi che saranno cementati svolgono la fondamentale funzione di alimentare il complesso sistema di microclimatizzazione e di depurazione dell’aria degli ambienti, dove sono attualmente in restauro, opere come l’Adorazione dei Magi di Leonardo (dagli Uffizi), un’enorme croce giottesca, l’Ultima Cena del Vasari (32 m quadrati) già molto compromessa dall’alluvione del ’66 e un grande ciclo di affreschi staccati di Paolo Uccello, opere che potrebbero subire danni anche per brusche variazioni d’umidità o di temperatura.
Anche l’arco dei Lorena e la porta San Gallo in piazza Libertà si trovano proprio sulla verticale dei tunnel e non ci sono notizie di precauzioni per la messa in sicurezza di questi manufatti. La cosa inquietante è che alla nostra lettera, pubblicata per intero, abbia risposto la Soprintendente al Polo Museale Acidini, ad interim Direttrice dell’Opificio, confermando le nostre preoccupazioni: “vorremmo poter analizzare fatti concreti,studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto” questo per quanto riguarda i tecnici di Ferrovie, ma neppure il Comune già interpellato ha dato risposte, né studi, né materiali conoscitivi. Dunque c’è stata una sola risposta evasiva, tutt’altro che rassicurante, e relativa al solo centro di restauro, ma nessun cenno per il monumento che lo contiene, neppure una parola riguardo agli altri Beni a rischio. Nessuno sa niente e la Soprintendenza tace.
E già abbiamo denunciato il disastro compiuto in zona Macelli e dell’adiacente mercato del bestiame, un importante complesso di architettura industriale dell’800, progettato dal Poggi, sprezzantemente demolito a partire dal 2010, senza progettazioni idonee, se non quelle per posizionare i cantiere per la TAV, nel silenzio assordante dell’organo di tutela; è tuttora da chiarire con quale elaborazione, discussione e procedura, dato che il Consiglio Comunale di Firenze non è stato coinvolto in tale grave decisione che ha riguardato la maggior parte del Parco con alberature di alto fusto e quasi tutti gli edifici. Se n’è evitato la demolizione completa solo per aver risparmiato alcuni scampoli, come la Palazzina della Direzione, che ormai è isolata da un contesto unitario e complessivo che, di fatto, non esiste più, sostituito da un deposito di terra di scavo. Analoga sorte incombe sul Mercato del Bestiame senza che alcuno abbia osato far presente il grande valore documentario e architettonico sia del Palazzo incompiuto che dei complessi delle stalle.

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Allarme Tav per l’Opificio. Acidini: aspetto chiarezza

Fonte: Corriere Fiorentino – 3 febbraio 2012
Di: Edoardo Semmola 

L’Opificio vuole sapere: c’è o non c’è un rischio Tav? «Vorremmo poter analizzare fatti concreti, studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto». E una risposta anti allarmistica quella di Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino e di nuovo, ad interim, a capo dell’Opificio delle Pietre Dure. Il dubbio c’è. L’allarme lo lancia Italia Nostra, che in una lettera aperta alla soprintendente Alessandra Marino fa notare quanto l’estrema vicinanza tra il tunnel Tav e dell’Opificio alla Fortezza possa mettere in pericolo il laboratorio di restauro: «Se con le vibrazioni prodotte dai lavori corre un grave rischio il David di Michelangelo, come paventato dall’architetto De Simone, che si trova a circa 400 metri dal tunnel — è la tesi di Signorini, restauratrice agli Uffizi — figurarsi quanto dovrebbero temere i capolavori custoditi nel laboratorio dell’Opificio, che si trova proprio sopra al tunnel stesso». E ancora: «In un periodo in cui il patrimonio culturale del nostro Paese sta letteralmente cadendo a pezzi — scrive ancora Signorini —constatare che si sprechino miliardi per scavare una voragine sotto Firenze, ci indigna». I tesori dell’Opificio sono custoditi in un loft di 140 metri per 120 in un’ala della Fortezza da Basso, sotto due bastioni e sopra il tunnel. Già a fine 2011 l’architetto De Simone aveva palesato il problema. Da allora, fa sapere Acidini, si sono tenuti «molti contatti con la direzione regionale attraverso i tecnici dell’Opificio» e ancora si cerca, anzi si aspetta, «di avere elementi di conoscenza più approfonditi». Intanto si è mossa «segnalando al Comune la necessità di avere materiali conoscitivi: Palazzo Vecchio è in contatto con i tecnici di Ferrovie e con i nostri, adesso aspettiamo risposte». Fatto sta che il laboratorio ha caratteristiche di delicatezza uniche al mondo. I suoi capolavori come l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la croce di Giotto, i 33 metri quadri dell’Ultima Cena del Vasari, e altre inestimabili opere in attesa di restauro, sono conservati in un ambiente protetto con un microclima controllato, umidità e depurazione dell’aria calcolati alla perfezione, contro il deterioramento dei materiali. La Tav passerà a pochi metri di distanza da quel microcosmo di delicata tecnologia e meticolosa cura. Senza considerare che il laboratorio di restauro si serve anche di due pozzi sotterranei le cui acque sono necessarie agli impianti e che corrono il rischio di essere messi fuori gioco dalle iniezioni di cemento.

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