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L’Appennino Tosco Emiliano proclamato riserva biosfera Unesco!

Rete della Resistenza sui Crinali

L’Appennino Tosco Emiliano proclamato riserva biosfera Unesco!Implicito riconoscimento internazionale all’azione pluriennale, dispendiosissima e misconosciuta condotta dai comitati della Rete della Resistenza sui Crinali. Questi combattivi cittadini hanno evitato gli inutili sfregi ambientali e paesaggistici che sarebbero stati provocati dagli innumerevoli impianti eolico-industriali che erano stati proposti proprio su quelle stesse montagne. A quando il doveroso riconoscimento anche da parte dei pubblici amministratori ai meriti di questi volontari?

Appennino Tosco Emiliano

Un risultato straordinario, che ci permette di entrare in circuiti di promozione turistica internazionali e di coniugare la tutela del territorio, della cultura e delle tradizioni con lo sviluppo economico. Si tratta di luoghi che grazie alle loro eccellenze possono soddisfare un turismo sempre più alla ricerca del mix tra cultura, enogastronomia, ambiente e wellness”.

Un risultato straordinario… Così si è espresso, senza mezzi termini, nella conferenza stampa di lunedì scorso a Bologna il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Bonaccini…

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Cascine di Tavola sede Unesco: il sindaco di Prato sulla scia delle proposte di Italia Nostra

Fonte: Il Tirreno, 12/02/2015

Fonte: Comune di Prato, 16/02/2015

Il sindaco candida le Cascine di Tavola sede Onu per l’educazione, la scienza e la cultura
Matteo Biffoni ha scritto al Presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco
“Un’occasione per favorire il recupero della fattoria medicea a dell’intero parco agricolo delle cascine”

La commissione nazionale italiana per l’Unesco cerca una sede per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Sede che dovrà essere in Toscana, secondo le intenzioni del presidente della commissione Giovanni Puglisi, accolte con favore dal governatore Enrico Rossi. Il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha subito avanzato la candidatura della Fattoria medicea delle Cascine di Tavola, scrivendo direttamente al presidente della commissione Unesco: “La scelta di aprire una sede in Toscana rappresenta un importante riconoscimento del ruolo dei nostri territori e della capacità dei nostri cittadini e delle istituzioni di essere all’altezza di un patrimonio, storico, culturale e ambientale unico – sottolinea il sindaco Biffoni -. La candidatura della Città di Prato, e in particolare della Fattoria medicea, ad ospitare la nuova sede Unesco appare naturale, quale simbolo dell’importanza che la nostra Regione ha sempre attribuito alla conservazione e valorizzazione dei beni culturali e quale azione concreta che possa favorire il recupero della fattoria e dell’intero parco agricolo annesso alla villa”.
Proprio in questi giorni, la fattoria medicea delle Cascine di Tavola è stata confiscata dal giudice penale a seguito del mancato rispetto, da parte della proprietà, delle disposizioni impartite dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, finalizzate a tutelare il bene e ad evitare ulteriori danneggiamenti. La tenuta, oggi in grave stato di degrado, fu realizzata da Lorenzo dei Medici a partire dal 1477, due anni prima dell’inizio dei lavori della più famosa Villa di Poggio a Caiano, Villa Ambra, oggi dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Lorenzo il Magnifico volle che la dimora signorile e la fattoria agricola rappresentassero due poli tra i quali si distende ancora oggi la vasta tenuta, dove le attività agricole furono molteplici, dall’allevamento bovino alla produzione di formaggi, dalla coltivazione di orti e frutteti all’allevamento di api e bachi da seta, fino all’introduzione della prima coltivazione sperimentale di riso.
“Mentre la Villa di Poggio a Caiano è stata valorizzata e resa fruibile alla collettività, le “cascine” sono oggi gravemente abbandonate ad un degrado che, qualora non si intervenga con la massima urgenza, potrà causare danni irreversibili – sottolinea il sindaco Biffoni -. Portare qui una sede dell’Unesco avrebbe un grande valore, non solo per Prato ma per il patrimonio storico e artistico italiano”.

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 17/02/2015
Di: Giorgio Bernardini

Biffoni: sede Unesco a Cascine di Tavola

Il sindaco Matteo Biffoni ha candidato la fattoria medicea delle Cascine Tavola come «sede Unesco per l’educazione, la scienza e la cultura». La struttura voluta da Lorenzo il Magnifico versa da anni in condizioni critiche. Il degrado è la conseguenza di un lungo periodo di sequestro dell’immobile disposto dopo un’inchiesta che mirava a tutelare la fattoria. La proposta di farne una sede Unesco comporterebbe che gli enti, dallo Stato alla Regione Toscana, si occupassero di rimettere in sicurezza la struttura e di restaurarla. Nei giorni scorsi una sentenza del tribunale di Prato ha decretato la confisca della fattoria, disponendo che torni allo Stato. Era stato il presidente della commissione Unesco Italia Giovanni Puglisi a proporre la Toscana per una sede dell’organizzazione Onu.

Fonte: La Nazione, 19/02/2015

Contro eolico e trivelle in Sicilia banchi patrimonio Umanità

Fonte: Via dal vento

Se di trivelle nel Canale di Sicilia si è ampiamente parlato, meno noti sono i progetti eolici ‘offshore’, uprintendente del Mare Tuna nuova minaccia che si va ad aggiungere a quella del petrolio. Un attacco su due fronti, dunque, ad aree di grande pregio marino, al quale questa volta ad opporsi non è un’associazione ambientalista ma la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.
La soluzione, per così dire, taglia la testa al toro: fare in modo che i ‘banchi’ del Canale di Sicilia, ecosistemi di eccezionale valore ecologico e ambientale, vengano riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Fonte: L’Ora
Di: Miriam Di Peri

Pale eoliche nel canale di Sicilia? Tre progetti, un unico grande flop
Ecco come i rilievi della Soprintendenza del Mare hanno bloccato l’installazione di impianti off-shore in un tratto di mare lungo lo stesso asse: di fronte Mazara del Vallo,
tutto intorno all’isola di Pantelleria e nell’area del golfo di Gela

 

Visitare la Valle dei Templi, scalare il promontorio fino al Tempio di Giunone, ammirare il mare e scorgere in lontananza un parco eolico. In mare, proprio in quel canale di Sicilia di cui oggi si discute per le trivelle che andranno a cercare l’oro nero. È passato anche questodagli uffici regionali siciliani. Quello che sembra soltanto un paradosso ha corso invece il rischio di essere realizzato. Sono stati tre i progetti presentati per l’installazione di impianti eolici off-shore nel Canale di Sicilia, la striscia di mare tra le coste siciliane e quelle tunisine, da tre aziende accreditate nel settore delle energie rinnovabili: la Enel Produzione, la Tre (Tozzi) e la Four Wind. Tutti progetti largamente articolati, che spiegano nel dettaglio da dove partire e come costruire delle costosissime fondamenta in mare per piazzarci sopra pale eoliche alte, in alcuni casi, anche 60 metri.
Gli impianti dovevano essere realizzati in un tratto di mare lungo lo stesso asse: di fronte Mazara del Vallo, tutto intorno all’isola di Pantelleria e nell’area del golfo di Gela. Sulla carta sarebbe stato tutto pronto. Ma poi il primo alt è arrivato dalla Soprintendenza del Mare, uno stop che riguardava il terzo progetto, quello ricadente nelle acque tra Licata, Butera e Gela. “Proprio dove nel 256 a.C. – si legge nel parere avverso – si è svolta la battaglia di Capo Ecnomo,  passata alla storia come una delle battaglie navali più importanti, che ha visto il coinvolgimento di circa 700 navi”.
Parere negativo ribadito anche al progetto “Avventura”, proposto da Four Wind. In quel caso si contestava il fatto che l’insistenza di un parco eolico in quel lasso di mare avrebbe creato enormi danni ai flussi migratori di stormi che ogni anno dall’Africa si dirigono verso la Sicilia, per fare ritorno qualche mese dopo nelle zone sahariane. Il parere in questo caso è stato doppiamente sfavorevole. Il primo appunto: secondo numerosi studi ogni anno in una sola pala eolica possono perdere la vita quasi un migliaio di uccelli. Senza contare, poi, che questi flussi migratori sono tutelati dalla convenzione internazionale di Bonn, che cita espressamente l’Aewa (African-Eurasian Waterbirds Agreement). Secondo appunto: la distruzione delle praterie di posidonia oceanica, una pianta acquatica dal grande valore ecologico, che protegge la linea di costa dall’erosione.
In soldoni, un disastro ambientale che nonostante i rilievi della Soprintendenza del Mare è comunque approdato a Roma, al ministero per le Attività produttive, dove i progetti sono comunque stati rimandati al mittente, chiudendo di fatto la partita, almeno per il momento. Insomma, dalla Valle dei Tempi, se si ignorano gli impianti eolici già installati a terra e finiti al centro di mille polemiche, si potrà continuare a vedere soltanto il mare. Almeno fino a quando non arriveranno le trivelle.

Il centro storico di Roma e i siti Unesco del Lazio privi di tutela paesaggistica

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

Italia Nostra: “il centro storico di Roma privo di tutela paesaggistica insieme agli altri siti Unesco del Lazio: Villa Adriana, Villa d’Este a Tivoli e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri”. 

ITALIA NOSTRA ha appreso solo ultimamente che il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) adottato dalla Giunta Marrazzo nel novembre 2007 nell’ultimo comma dell’Art. 43 delle Norme del Piano (All. 1) dichiara:
“Le disposizioni del presente articolo non si applicano (…) alle parti ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco (Roma-centro storico, Tivoli- Villa d’Este e Villa Adriana, Necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri) per i quali è prescritta la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione previsto dalla “Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”
L’Art.43 riguarda le tutele paesaggistiche degli insediamenti urbani storici e territori contermini e obbligano naturalmente a richiedere per gli interventi edilizi l’autorizzazione paesaggistica. Queste tutele valgono per tutti i centri storici dei comuni del Lazio non valgono per il Centro storico di Roma e per tutti gli altri siti Unesco.
Si è arrivati al paradosso che nel Lazio un sito Unesco è privo di ogni tutela paesaggistica ( valgono ancora per fortuna le tutele archeologiche) e di ogni controllo da parte delle Soprintendenze.
Questa incredibile e sconvolgente situazione sta determinando gravi danni specialmente al Centro storico di Roma in quanto sono state rilasciate concessioni in sanatoria di abusi edilizi in totale contrasto con la sua salvaguardia : sopraelevazioni, ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni ecc.
Proprio attraverso una di queste sanatorie che riguardava una sopraelevazione a via Gregoriana, la nostra associazione è venuta a conoscenza di quanto stava accadendo nel centro storico più famoso del mondo. Infatti per quella sopraelevazione, segnalata da un nostro socio, Italia Nostra aveva ottenuto dopo un lungo e faticoso iter la demolizione. Oggi, dopo una lettera del Dipartimento Territorio della Regione Lazio del 19 giugno del 2009 al Comune di Roma, quella demolizione è stata annullata e la sopraelevazione è diventata legittima con la sanatoria. La lettera della Regione Lazio risponde a una richiesta di chiarimenti in merito alle autorizzazioni paesaggistiche che riguardavano il centro storico di Roma. Nella lettera si precisa che le autorizzazioni paesaggistiche si devono richiedere solo per le parti del centro storico dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi del Codice dei Beni Culturali.
Tali parti nel centro storico sono ben poche ed infatti riguardano solo l’Aventino e alcuni punti singoli, ma ad esempio Trinità dei Monti non rientra nel notevole interesse pubblico.
La lettera nella parte finale dichiara” in base al comma 15 dell’art.43 delle norme del PTPR, le disposizioni dello stesso articolo non si applicano alle parti di territorio ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco, quale è appunto il centro storico di Roma, per i quali è prevista la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione di cui alla Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale. Pertanto , per tale ambito, (…) non è necessaria la richiesta dell’autorizzazione paesaggistica.”(All.2)
Secondo la Regione Lazio solo i Piani di gestione dell’Unesco potranno, quando redatti, tutelare il centro storico e gli altri siti dal punto di vista paesaggistico. Nell’attesa, possono essere sanati abusi o permessi nuovi interventi edilizi in totale contrasto con i valori di quegli ambiti culturali o naturali che l’Unesco impone agli Stati di tutelare.
E’ veramente incredibile che la Regione Lazio abbia preso questa decisione senza che il Ministero dei Beni Culturali , attraverso le sue Soprintendenze territoriali e la sua Direzione regionale sia intervenuto ad impedirglielo.
L’assurdità e la gravità di questa vicenda risiede, inoltre, nel fatto che il Piano di gestione dovuto all’Unesco per ogni suo sito non prevede affatto prescrizioni di tutela in quanto li mantiene ai poteri del singolo Stati che ha il dovere di emanarli per la salvaguardia del bene. Ha solo la definizione delle priorità d’intervento, le loro modalità attuative e le azioni per reperire risorse pubbliche e private come da Art.3 comma 2 della Legge 20.02.2006, n.77 (All. 3)
L’Unesco ha la possibilità di esercitare un potere di controllo che può arrivare fino alla decisione di cancellare dalla sua lista il sito che ha visto distruggere i suoi valori culturali o naturali.
Tra l’altro si rileva che il Piano di gestione del Centro storico di Roma ad oltre 20 anni dal suo inserimento nei siti Unesco non è stato redatto dal Comune di Roma che solo ultimamente si è deciso a istituire un apposito ufficio.
ITALIA NOSTRA, vista la grave situazione in atto chiede:

  • al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e alla sua Giunta di abrogare subito la norma del PTPR che esclude i siti dell’Unesco del Lazio, tra cui il Centro storico di Roma, dall’applicabilità delle norme di tutela paesaggistica;
  • al Ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray di intervenire assumendo una ferma posizione su quanto sta accadendo a Roma e nel Lazio sui siti UNESCO riportando la necessaria tutela.

Italia Nostra

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