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Tav, allarme degli esperti: «Fermatela»

Fonte: Lettera 43

Un pool europeo: «Debiti, conti a rischio».

I cantieri della Tav potrebbero portare l’indebitamento fuori controllo. È stato questo l’allarme lanciato il 22 maggio da un pool europeo formato da specialisti del settore dei trasporti e professori universitari, tra i quali il critico Alberto Asor Rosa e l’ex direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis.
Italia a rischio speculazione. Un «think tank» che ha inviato al presidente del Consiglio Mario Monti ed al commissario alla spending review Enrico Bondi un documento che invita l’Italia a «fermare i progetti ferroviari ‘alta velocità’ a Firenze e in Val di Susa», perché come «grandi opere» producono «un notevole aumento del debito pubblico» e renderebbero ancora di più «l’Italia bersaglio della speculazione internazionale».
Una richiesta giustificata non solo dall’impatto «devastante» che i due progetti avrebbero sul capoluogo toscano e sulla Val di Susa, ma anche dalla «situazione delle finanze dello Stato italiano», che ne «sconsiglia la realizzazione».
Forte indebitamento pubblico. Nonostante questo, hanno sottolineato a Monti gli autori del documento, «in un periodo in cui i mercati finanziari si concentrano sul debito pubblico di Stati come Spagna, Portogallo, Italia, il suo governo sostiene con forza le grandi opere, che, qualora venissero perseguite, produrrebbero un ulteriore e notevole aumento del debito pubblico».
La Tav manderebbe in rosso i conti FS. «Segnaliamo», è stato scritto ancora nella lettera, «che la Troika (commissione Ue, Bce, Fmi), ha incluso espressamente il debito delle società statali, come sono le Ferrovie dello Stato, nel debito complessivo della Grecia. Gli investimenti nei progetti di Av in Italia aumenterebbero di molti miliardi il debito di Fs e di Rfi. Dunque l’Italia potrebbe diventare il bersaglio della speculazione internazionale».
Spagna e Grecia hanno rinunciato. Il gruppo di esperti europei nella lettera al presidente Mario Monti ha ricordato anche come, «a causa della crisi finanziaria», sia il Portogallo sia la Spagna abbiano deciso di abbandonare quattro grandi progetti, dei quali tre relativi all’alta velocità: «in Portogallo la tratta da Porto per Vigo (Spagna) e la connessione Lisbona Madrid. In Spagna il mantenimento del servizio della tratta Av già costruita Toledo-Cuenca-Albacete».
Il documento è stato sottoscritto, oltre che Asor Rosa e Settis, anche dai professori Hermann Knoflacher del politecnico di Vienna, Heiner Monheim del’università di Treviri, Rolf Monheim dell’università di Bayreuth.
Puntare su trasporti sostenibili. Il testo è stato presentato il 22 maggio a Firenze, nell’ambito di un incontro organizzato dai locali comitati anti Tav al quale ha preso parte lo stesso Asor Rosa insieme ad alcuni dei docenti stranieri. «La realizzazione della Tav è un’opera perversa, oltre che diseconomica», ha detto il critico, «e la lettera ‘europea’ che presentiamo oggi (il 22 maggio) testimonia che chi vi si oppone non lo fa per interessi squisitamente localistici, ma perché crede in un modo diverso, più umano, democratico e sostenibile di concepire i trasporti e gli interventi infrastrutturali».
Progetto di Firenze irresponsabile. Oltre alla lettera inviata a Monti, durante l’incontro il think tank ha presentato una seconda lettera, inviata in questo caso agli amministratori locali toscani (il presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci).
Nella missiva, il programma di costruzione del tunnel Av sotto il capoluogo toscano è definito «irresponsabile», «eccessivamente costoso» e «portatore di danni all’assetto idrogeologico del territorio», mentre viene consigliata l’adozione del progetto della Tav di superficie realizzato alcuni fa nell’ateneo fiorentino.

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Democrazia e Grandi Opere

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Furio Colombo

La democrazia ha un limite. Finisce dove cominciano le grandi opere. Sentite Violante: “Ci sono molti modi legali di contestazione. Dopodiché se si deve fare o no una grande opera non lo possono decidere i cittadini, perché riguarda molti altri che gli abitanti, mettiamo, di Bussoleno.(…). Poi deve scattare una solidarietà reciproca. Anche il cittadino deve dare dal basso la solidarietà all’opera pubblica. Senza grandi opere nessun Paese si sviluppa.” (Il Corriere della Sera, 5 marzo 2012). In questo testo esemplare le parole chiave sono “consultazione”, che significa che puoi presentarti e dire la tua opinione e poi tornare a casa; “solidarietà”, che è richiesto come un sentimento a senso unico: dei cittadini verso lo Stato, non dello Stato verso i cittadini; “radicalizzazione”, che descrive la propensione sbagliata a dire no alla grande opera; “estraneità” dei cittadini alla decisione: “non possono decidere gli abitanti di un luogo”.
Però tutti i consultati sono di volta in volta gli abitanti di un luogo. Viene così sancita con chiarezza la sacralità della grande opera. Infatti nel testo citato dal Corriere le parole “Grandi Opere” sono sempre scritte con la maiuscola. Trascrivo dalla stessa citazione: “Non può essere messo sulle stesso piano chi adempie a una decisione nazionale e internazionale già democraticamente presa e chi impedisce a un cantiere di lavorare. È responsabilità di governo far rispettare le leggi.”
Un ponte inesistente collega una parte di questa frase all’altra. Sono le parole “decisione nazionale e internazionale democraticamente presa.” Qui entriamo nello stesso gioco psicologico che rende possibili le guerre, anche contro il sentimento della opinione pubblica. Fanno eco da lontano le parole ferme, virili, di Mauro Moretti, capo delle Ferrovie dello Stato: “Il tracciato Torino-Lione è fissato. Andiamo avanti con quello.” Seguite la storia della cosiddetta mediazione fra gli stessi cittadini della stessa valle sotto diversi governi (Prodi, D’Alema, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti ), condotta da un Architetto Virano di Torino, e vi rendete conto che ci si riunisce intorno alla decisione già presa, non intorno a un dibattito fra il sì e il no. Il no è cancellato all’origine. Virano: “Non c’è nulla di razionale in questa protesta. La Tav ha assunto un valore simbolico per una certa enclave politico-sindacale”. Già da queste parole è evidente la piega sbagliata della missione. Si tratta di persuadere, non di mediare. Non si media con una grande opera (usare le maiuscole) indispensabile all’Italia e al mondo.
Ecco il problema della democrazia di fronte alle grandi opere. Dove ci si presenta per dire no?E perché la grande opera è sempre, di volta in volta, voluta da tutti, meno che da coloro che, di luogo in luogo, si oppongono?
Impossibile proseguire senza far notare due aspetti di eventi come questi: uno è il costo, che è la tipica caratteristica della grande opera, molto più del suo senso o destinazione. Il costo è sempre immenso. E il secondo è il rapporto fra la grande opera in discussione e le altre grandi opere appena fatte, in corso o in attesa di costruzione. Anche per esse il costo è immenso. Possono dei cittadini, sia pure organizzati e coalizzati, fermare il dilagare di simili somme di danaro, con tutte le sue conseguenze imprenditoriali e politiche che fatalmente avranno, mentre quel danaro praticamente illimitato impianta cantieri e fa nascere foreste di gru e di ruspe?
E non è un grave danno per tutti se – con la tua ostinazione a dire no – produci perdite che aumentano il costo già immenso a carico di noi tutti? Il fatto è che ogni volta che si affaccia all’orizzonte della vita pubblica una grande opera che, di volta in volta, porta il rischio di devastare un paesaggio e cambiare milioni di vite, si produce una sorta di tsunami. La natura di questo tsunami è che investe i cittadini da una parte e dall’altra dello schieramento politico. Tutte le costosissime grandi opere sono trasversali e sono sempre unica strada per lo sviluppo, sempre per il bene di tutti.
Un buon esempio di indispensabile grande opera e di rivolta allo stesso tempo vasta e impossibile dei cittadini è il cosidetto “corridoio tirrenico”, una autostrada da Civitavecchia a Livorno che stanno per costruire lungo il mare proprio nei giorni della Tav, una autostrada chiesta da nessuno che cancellerà la Via Aurelia. La nuova opera correrà accanto alla ferrovia, che c’è e che funziona per merci e passeggeri. Ma orde di Tir inquinanti invaderanno lo splendido lungomare tirrenico, perchè serve al Paese, dà respiro al trasporto su gomma che ci collega al mondo. Ma a Torino il carico di quei Tir dovrà passare sul treno nuovo fiammante della Tav, che avrà sventrato la Val di Susa, per non inquinare la valle e per non isolarci dal resto del mondo. Le due grandi opere sono volute con passione da destra e sinistra, contro due diverse popolazioni italiane che cercano invano di salvare la loro terra. Lo so che c’è un che di folle, da film dell’assurdo, in questa storia. Ma c’è anche “una forte volontà politica” saldamente trasversale. E un costo immenso. Vi basta per scrivere “grandi opere” con la maiuscola e usare il “codice Violante” per mettere al loro posto (piccolo, irrilevante) i cittadini riottosi?

Grandi opere, Val di Susa, democrazia

Il 3/4 marzo a Firenze, promosso dal Comitato contro il  sottoattraversamento TAV  di Firenze, Italia Nostra e Perunaltracittà lista di cittadinanza si è tenuto un convegno sulle Grandi Opere Inutili.   Un appuntamento partecipato che ha visto numerosi interventi non solo locali ma anche nazionali e internazionali sul tema: dal nodo fiorentino TAV, al ponte di Messina, dal Mose di Venezia ai progetti di  autostrada Cispadana, fino all’importante caso di Stoccarda 21.  In primo piano la lotta degli abitanti della Val di Susa rappresentata al Convegno da una nutrita delegazione che ha illustrato e informato sulle drammatiche vicende in corso.
Il convegno è stato inteso anche come risposta alle argomentazioni sviluppate dal governo Monti e dalle forze sostenitrici del progetto TAV in Val di Susa che vorrebbero ridurre ad un problema di ordine pubblico le ragioni argomentate e articolate portate avanti dai valsusini.
In Val di Susa si sta attuando su scala geografica un copione sperimentato per certe grandi opere. Un progetto gravemente carente sotto il profilo della trasparenza, della condivisione con le comunità interessate e del rispetto delle procedure viene imposto con l’occupazione militare dei territori.
Rispetto al modello keynesiano che produceva consenso con opere utili e ben accette anche per i risvolti occupazionali e di mantenimento del reddito in periodi di crisi, oggi le grandi opere sono spesso inutili, dannose e dispendiose e provocano opposizioni in larghi strati della società.
L’opposizione nasce sì dalle carenze progettuali, ma soprattutto dal modo autoritario e apodittico con cui vengono imposte da ristrette lobbies economico-finanziarie.
La Val di Susa e ciò che attorno a quel progetto sta avvenendo va ben al di là delle normali e patologiche controversie che da sempre caratterizzano i lavori pubblici, ponendosi come un problema più generale di legalità democratica e rispetto delle regole. Questi principi, che una stampa in gran parte collaterale ai poteri centrali, indica come disattesi dai manifestanti no TAV, sono prima di tutto dimenticati dalle autorità governative e statali.
Tre mesi fa ad esempio come Comitato Cittadini area Fiorentina, insieme a Italia Nostra e al Comitato contro il sottoattraversamento TAV, abbiamo inviato una lettera argomentata al Presidente Monti per invitarlo a considerare la possibilità di sospendere l’avvio dei lavori del tunnel fiorentino della TAV, ma non abbiamo avuto risposta.
Il mese scorso ben 360  docenti di università rappresentative di tutta Italia e guidati da autorevoli esperti di grandi opere, di problematiche ambientali e di scienze  dei trasporti hanno rivolto un appello per un ripensamento sulla TAV in Val di Susa al Governo “tecnico” Monti: anche questa sollecitazione non ha avuto  risposta (clicca qui per leggere la lettera)
Altrettanto significative ci sono sembrate due lettere inviate sempre a Monti:

  • da Angelo Tartaglia docente del Politecnico di Torino nella quale ricostruisce le circostanze nelle quali , alla fine del 2009, è stato espulso dall’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione (clicca qui per leggere la lettera)
  • da Maria Rosa Vittadini docente dell’IUAV ed esperta di sistemi di mobilità (clicca qui per leggere la lettera)

Sono queste non risposte eminentemente politiche che deteriorano la fiducia nelle regole democratiche e inaspriscono i contrasti sociali, pertanto invitiamo il Governo a recedere dal suo atteggiamento annunciato venerdì scorso per giungere ad una moratoria dei cantieri in Val Di Susa, incontrandosi con i tecnici che hanno indirizzato un documento di osservazioni critiche sul progetto. Si avvii un serio ripensamento della politica delle grandi opere basata sulle priorità, sui principi della trasparenza, su serie analisi costi/benefici, sul migliore utilizzo delle scarse risorse finanziare per progetti che interessino veramente gli interessi della collettività.
Poiché siamo convinti che il dialogo possa ottenersi con forme di pressione  dell’opinione pubblica sulle autorità, proponiamo di pubblicizzare la lettera dei 360 docenti a Monti e di sottoscrivere la petizione on line con cui si richiede al Governo di incontrare i rappresentanti che hanno promosso l’iniziativa.

Chiediamo che il professor Mario Monti riceva i promotori dell’Appello dei
360 professori che lo hanno invitato a rimettere in discussione in modo
trasparente ed oggettivo la Torino-Lione 

Val di Susa: sparisce l’acqua, restano i disastri

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Massimo Zucchetti

Ho partecipato oggi al VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica, che si sta tenendo a Milano, all’Università degli Studi, da ieri a domani.
Ero, insieme all’amico Luigi Robaldo della Val di Susa, nel gruppo di lavoro che ha riguardato i beni comuni: che cosa sono e come difenderli. Ho parlato di acqua, inteso come bene comune, primo indicatore dell’impatto ambientale di una “Grande Opera”, in questo caso dell’Alta Velocità.
Su un aspetto dell’impatto ambientale dell’Alta Velocità, infatti, non crediamo ci sia possibilità di grande discussione, di confronto fra previsioni da una parte e dall’altra, dato che riguarda quanto è già successo, quanto è evidente nell’ambito di opere precedenti: l’impatto sul bene comune acqua e il dissesto idrogeologico causato dalle grandi opere.
L’alta velocità Bologna-Firenze e quanto successo al Mugello costituiscono l’esempio più eclatante. Non servono sismografi – ci dice Paolo Rumiz in un suo noto articolo del 2009 – per capire dove passa il tunnel dalla Tav tra Bologna e Firenze. Basta seguire una traccia di foreste rinsecchite, alvei vuoti, macerie. Persino i cinghiali rifiutano di vivere lassù. Sopra la “grande opera” esiste una scia di “grandi disastri” che la segnala fedelmente. Il peggio è il sistema idrico distrutto: per ripagarlo non basterebbe una mezza finanziaria. Fra 750 milioni e un miliardo 200 milioni, per ventidue minuti di viaggio in meno. Spariti o quasi 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d’acqua.
Per quanto riguarda la Val di Susa, occorre guardare al passato – con le grandi opere che la Valle ha già subito negli anni scorsi – e al futuro, in modo da valutare l’effetto combinato e non pensando ai singoli impatti non collegati temporalmente fra di loro: la sovrapposizione degli effetti mi venne insegnata, come principio, fin dai primordiali banchi di scuola media superiore, ma sembra che chi ha valutato con grande faciloneria l’impatto ambientale dell’Alta Velocità non ne abbia minimamente tenuto conto.
L’impatto di questa opera a livello idrico sarebbe rilevante. I precedenti grandi lavori hanno giàinciso pesantemente sulle sorgenti della Valle di Susa: il raddoppio della ferrovia Torino-Modane ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie, per restare ai casi più significativi. Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre nelle più disparate località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause. Secondo il Rapporto Cowi redatto per conto della commissaria europea De Palacio, il solo tunnel di base drenerà da 60 a 125 milioni di metri cubi di acqua all’anno, che corrisponde al fabbisogno idrico di una città con un milione di abitanti. Oltre alla Torino che già abbiamo, avremmo un’altra Torino-equivalente a consumare acqua in Valle di Susa.
Quando si costruiscono opere in sotterraneo molto estese, si dovrebbe cercare di valutare le variazioni idrologiche indotte dall’opera nell’ambiente circostante alle lavorazioni. Bisogna capire se le opere in sotterraneo, in particolare le porzioni costruite in posizione “parietale” (in prossimità del versante), captano acque circolanti nelle rocce e/o sedimenti. Queste acque normalmente seguono il loro decorso naturale e tendono, nella loro diffusione sotterranea, a rifornire le falde profonde dei fondovalle. Se invece esistono degli scavi molto estesi, questi ultimi svolgono un’azione di vero e proprio “richiamo” delle acque, dovuto al fatto che il vuoto (lo scavo) determina una significativa diminuzione di pressione che agevola il processo di attrazione idrica. Un fenomeno del genere è evidente nelle condizioni di subduzione che molte volte caratterizzano le aree limitrofe ai pozzi di emungimento, soprattutto quando si prelevano quantitativi di acque superiori rispetto alle possibilità di ricarica naturale delle falde sfruttate. Ad esempio, la zona del fondovalle compresa tra Borgone Susa e Ferriere è interessata negli ultimi decenni da un costante e diffuso abbassamento della superficie topografica, nell’ordine di diversi millimetri, dovuto proprio a quest’ultimo fenomeno.
E’ stato valutato tutto questo dai proponenti l’opera? “Nemmeno per idea!” avrebbe risposto il vecchio Giorgio Bocca.

In collaborazione con Gregorio Fontana, esperto di impatto ambientale sui bacini idrici

Appello dal Movimento NOTAV: manifestazione sabato 6 dicembre alle 14.30. Uniamo le proteste

Appello dal Movimento NOTAV al movimento degli studenti, dei genitori e dei lavoratori della scuola

  • Dal  momento che le nostre lotte hanno molto in comune: trasversalità, non violenza, difesa dei beni comuni (terra, aria, acqua da un lato….., scuola pubblica e saperi dall’altra);
  • Dal momento che siamo vittime dello stesso modello culturale-economico che si appropria e/o distrugge ricchezza comune;
  • Dal momento che, se si spendono miliardi di euro in opere inutili come il TAV, ovviamente si continuerà a tagliare nella scuola e non solo:

Vi invitiaamo a partecipare con la vostra identità di movimento alla grande manifestazione NOTAV che si terrà sabato 6 dicembre alle ore 14:30 a Susa per rendere evidente agli occhi di tutti come lo sperpero di denaro pubblico per opere inutili e devastanti viene e verrà sempre più pagato con la perdita di beni comuni come la scuola, la sanità, le pensioni, ecc
Susa,13 novembre 2008

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