Archivi tag: valutazione di impatto ambientale

Cambiano le norme sulla procedura di verifica di assoggettabilità alla VIA

Fonte: Gruppo di Intervento Giuridico

La legge n. 116/2014 (art. 15, comma 1°, lettera c) ha stabilito che – temporaneamente – non esistono più soglie dimensionali per le procedure di verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale.
Centrali a biomassa, centrali eoliche, tanti altri progetti nel concreto effettivamente impattanti sull’ambiente e sui contesti economico-sociali in via transitoria devono essere concretamente valutati in tutti i casi.
La giurisprudenza l’aveva già affermato.
Ora il Consiglio dei Ministri, dopo l’approvazione in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni durante la seduta del 18 dicembre 2014, acquisiti i necessari pareri parlamentari, sta per emanare le“Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) dei progetti di competenza delle Regioni e delle Province autonome”, contenente le nuove prescrizioni.
A breve, quindi, il nuovo quadro normativo in materia, con luci e ombre.
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“No al termovalorizzatore. Sarà battaglia su tutti i fronti”

Fonte: La Nazione, 21/08/2014
Di: Sandra Nistri

Il futuro della Piana
Lo scontro legale: Comitati e Associazioni ambientaliste hanno fatto ricorso per chiedere l’annullamento della delibera della Provincia sulla valutazione di impatto ambientale.
“Le tariffe aumenteranno”: Secondo i Comitati il sistema di incenerimento dei rifiuti “porterà a un aumento delle tariffe del 40%. La strada è quella della raccolta differenziata”
L’avvocato Tamburini “Gli inceneritori sono ormai uno strumento vecchio per le istituzioni europee”

I Comitati della Piana hanno già presentato ricorso: “E’ un impianto inquietante”. La strategia: “Allungare i tempi”

Una battaglia su “tutti i fronti”, compreso quello giudiziario. Se i massimi dirigenti di Quadrifoglio auspicano, nel Forum organizzato da “La Nazione”, di poter iniziare i lavori per il termovalorizzatore di Case Passerini già dal prossimo Natale, il coordinamento dei comitati della Piana replica, a stretto giro, annunciando iniziative e azioni concrete per bloccare l’iter dell’impianto o per allungare almeno il più possibile i tempi sperando in un “cambio di rotta”.
“Recentemente – spiega l’avvocato Claudio Tamburini a nome del coordinamento – la Commissione Europea ha invitato a incentivare tecniche di raccolta differenziata dei rifiuti con l’obiettivo di ridurre ancora di più i quantitativi di rifiuti indifferenziati da smaltire e di recuperare risorse preziose: quello degli inceneritori è uno strumento ormai vecchio che in Europa viene progressivamente abbandonato e che da noi, invece, si vuole proporre ora senza prendere in considerazione altre soluzioni impiantistiche, che ci sono, per la parte residua. Ecco, il nostro obiettivo primario – continua – è quello di bloccare l’impianto ma speriamo che, se i tempi si allungheranno, possa esserci un ripensamento magari proprio per nuove direttive dell’Unione europea”.
I comitati sembrano fare molto affidamento sul ricorso al Tar della Toscana presentato nei giorni scorsi, proprio su richiesta del coordinamento, da WWF, Italia Nostra e Forum ambientalista con l’apporto tecnico dell’associazione Medicina Democratica per chiedere l’annullamento della delibera della Provincia che ha approvato la cosiddetta Via, la valutazione di impatto ambientale, sull’impianto di Case Passerini: “Quadrifoglio – continua Tamburini che ha curato con il collega Marco Rossi il ricorso – continua a ripetere che l’impianto sarà sicuro e non provocherà un aggravio di inquinamento in un’area dove, è bene ricordarlo, è previsto anche l’ampliamento dell’aeroporto. Noi contestiamo queste affermazioni anche perchè nella Via la stima delle concentrazioni degli inquinanti emessi non è allineata alle concentrazioni ai limiti di legge ma ai limiti, molto inferiori, garantiti dal proponente. In più i parametri di valutazione del rischio per la salute umana accettati sono di gran lunga superiori rispetto ai dati del decreto legislativo 155 del 2010 e a quelli dell’organizzazione mondiale della Sanità: da ciò deriva una sottostima del rischio. Questo però non lo diciamo solo noi: è la Asl stessa che ha reso esplicita la pericolosità dell’impianto per la salute chiedendo, fra l’altro, la sorveglianza degli effetti riproduttivi, ad esempio aborti spontanei o malformazioni congenite, e un progetto di controllo sulle contaminazioni della catena alimentare”.
Secondo i comitati, “nonostante le ironie di Quadrifoglio sulla protezione del rospo smeraldino” non sarebbe stata effettuata la relazione sul sito di importanza comunitaria prossimo all’impianto: inoltre il sistema di incenerimento rifiuti – sostengono basandosi su uno studio specifico che riguarda l’Alto centro – porterà ad un aumento delle tariffe, in bolletta, del 40%. Non ci sarebbero poi certezze sulla destinazione finale e costi di smaltimento delle scorie. Ultimo capitolo quello di natura ‘estetica’: “Quadrifoglio – conclude Tamburini – punta spesso sul fatto che l’inceneritore di Gae Aulenti darà la porta di accesso alla città di Firenze: ora che si voglia affidare a un impianto di incenerimento dei rifiuti, pur griffato la funzione di accogliere i turisti nella culla del Rinascimento ci pare, francamente, paradossale”.

Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili

Fonte: Salviamo il paesaggio

Sembra impossibile, ma ogni giorno che passa pare proprio che la produzione di energia da fonti rinnovabili sia l’alibi per massacrare il paesaggio agricolo sardo per fini puramente speculativi. Altro che ecologiche e utili, le energie rinnovabili stanno vampirizzando sempre più ambiente e fondi pubblici.
Come tutte le cose, dipende sempre da come si utilizzano.
Basti pensare che cosa sta accadendo da tempo nelle campagne di Vallermosa, piccolo centro agricolo del Cagliaritano. La Sardinia Green Island s.r.l., fra le varie società del Presidente della Confindustria della Sardegna meridionale Alberto Scanu, ha in progetto una centrale solare termodinamica, ma non intende minimamente svolgere alcun procedimento di valutazione dell’impatto sull’ambiente, in quanto afferma di aver presentato la richiesta di autorizzazione qualche giorno prima dell’emanazione della deliberazione della Giunta regionale che ha disposto la procedura di V.I.A. anche per gli impianti al di sotto della soglia di 50 MW di potenza. L’impianto in progetto a Vallermosa dichiara 49,9 MW di potenza.
Mille forme di pressione, fra cui un contenzioso giurisdizionale, coinvolgendo i dipendenti, in buona parte assorbiti da altre realtà industriali in crisi e attualmente in cassa integrazione e non reimpiegati in altre attività.
Non basta. Dopo dichiarazioni pubbliche in tal senso nei mesi scorsi da parte dell’Assessore regionale dell’industria Antonello Liori, comunque mai tradotte in fatti concreti, è stata addirittura presentata la proposta di legge regionale G. Diana (PD) – E. Tocco (PDL), approdata in aula nei giorni scorsi, ma poi congelata, per escludere dalle procedure di valutazione di impatto ambientale tutti quei progetti… che rientrano nelle caratteristiche di quello della Sardinia Green Island.
Una proposta di legge regionale ad impiantum, insomma.
In realtà, se approvata, condurrebbe dritti dritti a molto probabile impugnazione da parte del Governo nazionale davanti alla Corte costituzionale (l’ennesima) e all’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, con tutte le conseguenze del caso.
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La presenza di centrali eoliche è incompatibile in aree di grande rilievo ambientale

Fonte: Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Pronuncia del Consiglio di Stato di grande rilievo in materia di energia eolica e procedure di valutazione di impatto sull’ambiente.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza, sez. VI, n. 3611 del 9 luglio 2013, ha ritenuto legittimo il diniego espresso dal Servizio informativo per la valutazione d’impatto ambientale – S.I.V.I.A. (oggi Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti – S.A.V.I.) dell’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna alla richiesta di compatibilità ambientale di un progetto di centrale eolica termine del relativo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.).
La considerazione del grande valore naturalistico, ambientale e paesaggistico dal sito proposto (alle pendici del massiccio del Gennargentu) ha condotto a un giudizio negativo di compatibilità ambientale, adeguatamente supportato da motivazioni sul piano giuridico.
In precedenza, il T.A.R. Sardegna, con la sentenza sez. II, 3 ottobre 2006, n. 2083, aveva assunto analoga decisione in primo grado.
In nome dell’energia pulita non è quindi accettabile qualsiasi sacrificio di natura ambientale.

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Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi: uno scempio

Uno dei più grandi scempi ambientali e paesaggistici italiani. La mega centrale eolica ad Alà dei Sardi in Sardegna. Queste attività invece di essere finanziate con incentivi pubblici dovrebbero essere rese illegali. Questo “parco” è un fulgido esempio di devastazione ambientale e un monito a fermare una volta per tutte queste speculazioni.

Le parole di chi ha realizzato il servizio fotografico:
“Sono sempre stato favorevole alle energie alternative, soprattutto a quella prodotta dal vento, ma dopo aver sorvolato il Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi ho cominciato ad avere dei dubbi.
Ho fatto allora una piccola ricerca sul web e questi dubbi si sono rafforzati. Nella scheda di presentazione del Parco sul sito della “Falk Renewables” proprietaria dell’impianto, si parla di “modesto impatto ambientale”, la cosa, e lo potete vedere dalle immagini che ho scattato dall’aereo e da quelle satellitari catturate grazie a Google maps, è completamente falsa. Per installare le 69 turbine è stato sconvolto dai bulldozer un intero altopiano. La società costruttrice si vanta di aver realizzato il più grande parco eolico d’Italia e uno fra i maggiori d’Europa, direi invece che è stato realizzato il più grande scempio del paesaggio d’Italia e d’Europa.
Mi piacerebbe sapere se la Regione Sardegna che nel 2004, alla presentazione del progetto, aveva espresso parere positivo sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) ha poi fatto i doverosi controlli o se invece, nel caso più benevolo, la Regione ha soltanto un diverso concetto di impatto ambientale.
Come diceva il mugnaio di Potsdam: “ci sarà pure un giudice a Berlino”. Lo spero anch’io.”

Geotermia: dibattito sulla nuova centrale Enel a Bagnore

Fonte: Il Cottadino online
Di Fabrizio Pinzuti 

Non ci sono le condizioni per ulteriori sviluppi della geotermia sull’Amiata,
dicono i comitati ambientalisti

Geotermia: dibattito sulla nuova centrale Enel a Bagnore

PIANCASTAGNAIO – I comitati aderenti ad SOS Geotermia, coordinamento dei movimenti per l’Amiata, chiedono alla Regione Toscana che rispetti e faccia rispettare ad ENEL quello che è stato sottoscritto nel protocollo d’intesa del 2009, nella parte in cui contepmlava che ”la previsione di sviluppo dell’attività geotermica resta subordinata alla verifica, sul piano scientifico, delle condizioni di assoluta salubrità della coltivazione geotermica”.  La richiesta, espressa in un lungo e articolato documento, si giustifica nel fatto che, a giudizio dei comitati, “in questi anni è stato ampiamente dimostrato che queste condizioni non esistono”. Riprendendo alcuni spunti emersi in un incontro pubblico svoltosi il 20 luglio a Piancastagnaio, uno dei luoghi in cui sarebbe previsto in un prossimo futuro un potenziamento dell’attività geotermica, i comitati ricordano che “il 18 luglio si è tenuto presso la Regione Toscana un contraddittorio avente per oggetto la VIA (valutazione di impatto ambientale n.d.r.) di Bagnore 4, la centrale da 40 MW che andrebbe a triplicare lo sfruttamento geotermico di ENEL Green Power nel versante grossetano portandolo a 60 MW (l’attuale centrale di Bagnore 3 è di 20 MW). Sono stati invitati i vari soggetti che negli anni hanno presentato osservazioni alla costruzione di questa centrale, il cui progetto, vecchio e superato dagli sviluppi tecnologici del settore, in particolare per quanto riguarda gli impianti binari o ad emissioni zero, risale niente meno che al 2005, più volte modificato ed oggi stravolto con semplici integrazioni volontarie presentate dal proponente. Erano presenti anche alcuni amministratori dell’Amiata ed è stato il sindaco di Arcidosso a leggere un comunicato, proposto come documento condiviso da tutti i sindaci del versante grossetano, con il quale venivano ancora espresse preoccupazioni visto che permangono problemi e rischi. Le divergenze sono subito emerse con l’intervento del sindaco di Santa Fiora, che prima ha detto di condividere il documento unitario, poi ne ha letto un altro, dove si diceva esattamente l’opposto, sollecitando la costruzione della centrale. Gli interventi dei rappresentanti dei Comitati, delle Liste civiche e del WWF sono stati precisi e puntuali: non sono stati presentati giudizi o valutazioni personali, ma tutto quello che è stato detto è stato tratto da documenti, redatti dagli organi regionali, o risultati di studi e ricerche svolte su incarico della Regione. È stata riaffermata la pericolosità della geotermia sull’Amiata non solo per l’ambiente, l’acqua, l’aria e il suolo, ma anche per la salute della gente. Non solo gli studi condotti non hanno chiarito i problemi e i rischi derivanti dallo sfruttamento geotermico in questo territorio, ma hanno ampiamente confermato quello che ormai da tempo si viene denunciando e che si trova scritto in decine di documenti, spesso ignorati proprio da coloro che avrebbero il dovere di tutelare le nostre comunità. La geotermia nel corso degli anni ha contribuito a ridurre l’acquifero potabile di oltre 200 metri e questo danno sta continuando, come dimostrano anche gli ultimi dati del piezometro di Poggio Trauzzolo, che ci dicono che dal luglio 2011 al febbraio 2012 il livello della falda è sceso di altri 6 metri. Anche i redattori dell’ultimo studio modello Mobidic con il quale si indagava la dinamica, ossia le oscillazioni della superficie dell’acquifero, nelle loro conclusioni dicono che queste non possono dipendere soltanto dalla fluttuazioni climatiche, “ma che possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore” (dovuta allo sgonfiamento dei cuscini geotermici). Per non parlare poi della qualità dell’acqua e dell’aumento dell’arsenico registrato negli ultimi anni, come denunciano anche i documenti dell’Acquedotto del Fiora, di Arpat e delle Asl. Ma non sono soltanto questi i problemi; la VIA di Bagnore 4, a giudizio dei Comitati, non può essere autorizzata perché non lo consentono neppure gli atti ufficiali della Regione Toscana, in particolare la delibera della G.R. n. 344 del 2010. ENEL non riesce a rispettare i valori limite di emissione stabiliti dal quel provvedimento e lo confermano espressamente i dati sulle quantità di inquinanti, riportati nelle sue ultime integrazioni volontarie del Febbraio 2012. Neppure i miglioramenti impiantistici riescono ad abbattere l’enorme quantità di ammoniaca che viene emessa dalla centrale di Bagnore 3: nel 2005 addirittura 550 kg/h, a fronte dei 10 kg./h prodotti da tutte le altre centrali geotermoelettriche. E se le quantità sono così grandi Enel non potrà mai rispettare il limite di 2 Kg/h. Né migliori sono le previsioni per l’acido solfidrico (H2S), già estremamente alto nella centrale di Bagnore 3 e che, dicono, andrebbe ad aumentare ‘soltanto’ del 35%, come si trattasse di una sostanza benefica per la salute; discorso analogo per il mercurio. Non ci sono le condizioni per ulteriori sviluppi della geotermia sull’Amiata. I danni che già vengono evidenziati ci dicono che non sono sostenibili neppure le centrali esistenti, tra l’altro mai sottoposte alla VIA”.

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