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Matteo Renzi: quanto “verde” è stato finora come Sindaco di Firenze?

Fonte: Eco dalle Città
Di: Maurizio Da Re

L’analisi di Maurizio Da Re, ambientalista fiorentino. Un bilancio ambientale critico sulle scelte fatte e quelle – almeno finora? – non fatte. Dopo Veltroni nel 2008 un altro sindaco si candida a premier. Accogliamo e pubblichiamo altri contributi per un’analisi di come ha operato sui temi ambientali

Matteo Renzi ha detto di recente: “Io le cose di sinistra non le dico, le ho fatte. Sono il primo sindaco di una grande città che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volume zero, cioè senza consumo di suolo; mi sono messo contro gli interessi e ho difeso l’ambiente…”. Ma cosa ha effettivamente fatto Renzi a difesa dell’ambiente e del territorio nei 3 anni come sindaco di Firenze e cosa propone nel suo programma elettorale? Nella campagna elettorale a sindaco, nel 2009, Renzi aveva lanciato “100 cose per i primi 100 giorni” di inizio mandato, “100 cose, piccole e grandi, da fare subito e da verificare pubblicamente con i cittadini”. “Se sarò eletto Sindaco -scrisse Renzi- mi impegno nei primi cento giorni a fare cento cose concrete”. Poco dopo la sua elezione Renzi spostò l’attenzione sui “100 luoghi” della città. Molti dei 100 punti sono ancora irrisolti, così come molti dei 100 luoghi. altri grandi cavalli di battaglia sono stati annunciati ma poi falliti. Vediamo alcuni esempi.

Grandi o piccole opere?
Nel programma delle primarie di Renzi (clicca qui) c’è un punto dal titolo “Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati” (punto 5.c pag.12) dove sostiene che “Leo Longanesi diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno”. E propone di “invertire la rotta”, dando “la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la costruzione di asili nido, interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o l’efficienza energetica”. Ma soprattutto Renzi vuole “scegliere le grandi opere che servono davvero, rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi vantaggi e benefici di proposte alternative”. Se Renzi diventasse premier, realizzerebbe davvero questo suo programma? Come sindaco di Firenze Renzi ha mantenuto fede al suo programma elettorale del 2009?
In fatto di infrastrutture Renzi sindaco ha ideato e inserito nel “piano strutturale” del Comune un paio di grandi opere avveniristiche, dai costi e risorse imprevedibili: il sottoattraversamento del centro storico della seconda linea del tram (si, un tram in sotterranea!) e il “tubone” stradale, cioè un viale-tunnel da Novoli a Coverciano, dai quartieri di nord-ovest a nord-est di Firenze, per spostare il traffico dai viali di superficie in sotterranea. Nelle “100 cose” programmatiche c’era anche (punto 42) “l’anello Barberino-Incisa”, per “liberare il tratto Firenze Nord-Firenze Sud dal traffico e dallo smog”: una bretella autostradale passante per il Mugello, declassando così il tratto fiorentino come tangenziale. Un sogno di Renzi già da quando era presidente della Provincia di Firenze.
Renzi è anche uno strenuo sostenitore dello sviluppo dell’aeroporto di Firenze, il “Vespucci”, e del progetto di nuova pista che potrebbe portare al raddoppio del numero dei passeggeri e a un aumento dell’inquinamento acustico, spostato in zone diverse da quelle attuali, dai quartieri fiorentini di Quaracchi, Brozzi e Peretola ad ampie zone dei Comuni limitrofi di Campi, Sesto e Prato. E la seconda pista non è un sogno, visto che su questo progetto convergono molti interessi delle categorie economiche e finanziarie fiorentine, ma ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Altre opere importanti come le due nuove linee di tramvia, già previste dalla precedente amministrazione, non sono state purtroppo modificate nei progetti originari, per migliorare la loro compatibilità ambientale, e, nonostante una prima inaugurazione dei cantieri, stentano ancora a partire dopo 3 anni di mandato. Le piccole opere di Renzi, utili per decongestionare il traffico (e ce ne sarebbe bisogno, visto che un recente studio indica Firenze fra le prime dieci città più congestionate d’Europa), sono veramente poche: qualche pista ciclabile, in parte prevista dalla precedente amministrazione, e qualche corsia riservata agli autobus, conseguente a modifiche del traffico. Altri dei 100 punti sono ancora incompiuti come il 27, “Signori, si cambia” con il radicale cambiamento delle linee ATAF, e come il 33 sul bike sharing. Intanto Ataf, l’azienda di trasporto pubblico, 1.200 dipendenti, è stata venduta, per fare cassa, a Ferrovie, nonostante la contrarietà dei sindacati, senza garanzie per l’occupazione (si parla di 270 esuberi a rischio licenziamento). La privatizzazione di Ataf ha avuto la conseguenza politica dell’uscita dalla maggioranza di Sinistra Ecologia e Libertà, che dal 19 gennaio è all’opposizione di Renzi, insieme alla lista di cittadinanza ‘perUnaltracittà’, già all’opposizione di sinistra dalle elezioni comunali del giugno 2009.
In 3 anni Renzi si è distinto per due interventi: la pedonalizzazione di piazza Duomo e di piazza Pitti, con grande impatto mediatico nazionale perchè luoghi ad alta densità turistica, e la ripavimentazione e asfaltatura di molte strade, con forte impatto mediatico locale. La pedonalizzazione del Duomo ha comportato altre pedonalizzazioni di strade limitrofe, fra le quali Via Tornabuoni, una delle strade “salotto” del centro storico e sede di alberghi, negozi e note griffes della moda e della calzatura, per la quale è in corso la ripavimentazione per oltre 1,milione e 800 mila euro. Il rifacimento di molte strade di Firenze, specialmente del centro, insieme alla realizzazione di opere di viabilità e di parcheggi, sta comportando “investimenti”, in particolare mutui, per una cinquantina di milioni solo nel 2012.
Una novità recente sono i due parcheggi sotterranei in project financing, che l’amministrazione vuole far realizzare nel centro storico alla società partecipata Firenze Parcheggi, in piazza del Carmine e in piazza Brunelleschi: sono parcheggi attrattori del traffico, che metterebbero a serio rischio l’attuale zona a traffico limitato, da sempre indicata da Legambiente, nel suo rapporto annuale Ecosistema Urbano, come da primato nazionale.
Caso ancor più particolare è la posizione di Renzi sull’Alta Velocità ferroviaria e il sottoattraversamento previsto a Firenze (due tunnel di 7 chilometri e nuova stazione sotterranea). Per diversi mesi, dall’inizio del suo mandato a sindaco, si è eretto come paladino per le garanzie ambientali rispetto al progetto previsto, con un tira e molla con il presidente della Regione, Rossi, e lo stesso ad di Ferrovie, Moretti, minacciando lo stop alla partenza dei cantieri. Poi nell’agosto 2011 l’accordo finale, con il quale Renzi riesce a strappare a Ferrovie ben 89 milioni di euro di compensazioni, da utilizzare per la viabilità cittadina (in particolare ripavimentazioni di strade), abbandonando le garanzie ambientali e alcune nuove fermate-stazioni ferroviarie urbane, le cui realizzazioni erano previste da accordi precedenti. Anche il cd “Binario metropolitano“, il servizio ferroviario di area, “un piano di sfruttamento immediato delle stazioni”, previsto nei”100 punti” (punto 46), viene abbandonato definitivamente.

Cemento (quasi) zero
“Saremo un Comune a cemento zero“, aveva detto Renzi alla vigilia dell’approvazione del nuovo piano regolatore di Firenze nel giugno del 2011, aggiungendo: “Questo è un Piano strutturale che più di sinistra non si può”. E’ quanto Renzi afferma anche oggi durante la campagna elettorale per le primarie, dimenticando però le critiche ricevute dal suo piano non solo dalle opposizioni di sinistra in Consiglio Comunale, ma con un parere ufficiale dalla Regione Toscana e dal suo assessore all’urbanistica, Marson (Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2011): “Il Piano non ha rivisto i dimensionamenti previsti dal vecchio piano regolatore, dove si ipotizzava una crescita degli abitanti che non c’è stata. Così, compresi cambi di destinazione d’uso che si contano come nuovi volumi, il Piano prevede tra cinquecentomila e un milione di metri cubi”. Ma a scavare ancora si nota che il Piano “a volumi zero”, sbandierato da Renzi, prevede quasi due milioni di nuovi metri cubi di cemento, concedendo tutto il concedibile di edificazione, per esempio, nelle aree di Castello (area Fondiaria) e di Novoli (area ex Fiat), mentre il Sindaco aveva detto che avrebbe apportato riduzioni. Altro elemento rilevante è la vendita al privato di importanti aree pubbliche del Comune, delle Asl, universitarie, della Regione, di Ataf, delle poste, con possibilità di edificare edilizia privata in sostituzione di quella pubblica,

Inceneritore e il campo da golf alle Cascine
C’è un passaggio, nel programma di Matteo Renzi (punto 9.c.4 pag.22), che dice: “Liberalizzazione dell’attività di recupero energetico da rifiuti senza vincoli territoriali”, che si potrebbe tradurre così: “Liberalizzare gli inceneritori e farli prolificare sul territorio nazionale”. Renzi è da sempre favorevole agli inceneritori e lo ha più volte ripetuto: «Io credo che il termovalorizzatore sia in questo momento lo strumento scientifico accolto in tutta Europa per distruggere i rifiuti che avanzano dalla produzione, dal riciclo, riuso e dalla raccolta differenziata …se fossi convinto che il termovalorizzatore fa male come dice qualcuno, non lo farei e…non ci vedo niente di male nel costruire un termovalorizzatore, anzi». (Repubblica Napoli 21/4/2012). Anche quando era presidente della Provincia di Firenze, Renzi si schierò apertamente per l’incenerimento, nonostante l’esito di un referendum consultivo nel Comune di Campi Bisenzio, che dovrebbe ospitare l’impianto dell’area fiorentina. Il referendum, realizzato nel dicembre 2007, vide la stragrande maggioranza di contrari all’inceneritore, l’88% dei votanti, e la partecipazione del 31% degli elettori, ma Renzi dichiarò: “referendum inutile..andremo avanti sulla realizzazione dell´inceneritore” (Repubblica Firenze 3/12/2007). E Firenze non brilla per la raccolta differenziata, visto che è ultima fra i 95 Comuni toscani che hanno superato l’obiettivo del 45% nel 2011, proprio col 45% di differenziata,come ha certificato recentemente la stessa Regione Toscana (vedi Toscana Notizie del 2/10/2012). E sarà anche per questo che Renzi insiste nel voler costruire l’inceneritore nella Piana, nel territorio dei comuni limitrofi, visto che un’inceneritore funziona, se la raccolta differenziata non dà risultati significativi. A Firenze Renzi sta invece puntando sulla raccolta dei rifiuti con i cassonetti interrati e ogni postazione costa da un minimo di € 43.000 ad un massimo di € 84.000 in funzione del numero di campane installate (ve ne sono da 4 fino a 8 per postazione). Dunque una scelta molto costosa e in contrasto con la differenziata spinta, ma perfettamente in linea con la politica del “decoro” urbano, molto sviluppata nelle strade “salotto” del centro storico.
Sul verde pubblico l’obiettivo più rilevante di Renzi è il rilancio del parco delle Cascine, ma della rivoluzione promessa (“Se non riusciremo ad animare il parco più bello del mondo, non mi ricandido”, ha detto a più riprese il sindaco) finora s’ è visto poco e nulla e il ‘cambiamento’ è annunciato per l’anno prossimo, forse nell’estate 2013. Infatti è stato presentato solo nell’agosto scorso il Masterplan con 35 proposte, che prevedono un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro, con interventi di riutilizzo delle strutture interne, soprattutto a livello commerciale. La perla di questo masterplan è la realizzazione di un campo da golf a 18 buche, che, in contraddizione con i frequenti periodi di siccità, necessiterebbe di una notevole mole d’acqua irrigua per mantenere un’adeguata crescita della vegetazione nelle aree di gioco.

Il nodo dello smog
“Piano antismog è il programma di mandato..sono deciso ad investire tutto il mio mandato su questo tema..dobbiamo puntare su bussini, treni e piste ciclabili: così tra 4 anni meno Pm10”. Così diceva il sindaco Renzi, eletto da pochi mesi, sulla politica antismog (Repubblica Firenze 26/11/2009). Renzi non crede nei blocchi del traffico(“non credo ai provvedimenti spot”) e neanche nella domenica ecologica e a piedi (“è bellissima, la farei di continuo, piace a tutti ma non risolve il problema del Pm10, serve solo a lavarsi la coscienza”) e non a caso in 3 anni ne ha fatte solo 2, senza blocchi del traffico e con alcune iniziative sportive, culturali e commerciali nel centro storico. Questo è il vangelo di Renzi sullo smog: “La vera rivoluzione non sta in un piano ma nei fatti concreti: mettere in moto le tramvie, fare la gara per rinnovare completamente il parco Ataf, acquistare molti più bussini elettrici da far girare in centro, rifare le piste ciclabili di sana pianta perché sono piene di buche e spesso hanno tragitti incomprensibili, scommettere sulla mobilità elettrica, creare una ferrovia metropolitana di superficie che la gente si abituerà a prendere come un autobus e dove viaggerà con lo stesso biglietto. Il car sharing e tutti i mezzi del Comune saranno a emissioni zero. Ma ci vuole tempo”. E infatti in 3 anni le tramvie non sono partite. Molti autobus sono stati riverniciati a nuovo. Sono stati acquistati nuovi bussini e rottamanti quelli più vecchi. Sono state realizzate alcune nuove piste ciclabili, anche ereditate dalla precedente amministrazione. Sono state acquisite alcune auto elettriche dal Comune come donazione da aziende automobilistiche. La ferrovia metropolitana è stata cancellata come progetto con l’accordo TAV e gli 89 milioni di compensazioni. Il car sharing del Comune sarà segnalato alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Se lo smog era davvero il programma di mandato, allora è stato un vero e proprio fallimento per Renzi. Ma c’è una buona notizia per il sindaco: il Pm10 è calato a Firenze e spesso non supera i limiti previsti dalla legge. Una legge regionale sull’inquinamento atmosferico prevede che le centraline di riferimento per il monitoraggio degli inquinanti siano quelle definite come “di fondo” e non più quella “da traffico”. Così le centraline di Firenze, collocate nei giardini monumentali di Boboli, dietro a piazza Pitti, e in un giardino periferico dietro a un palazzo comunale, hanno ridotto a un terzo i superamenti annuali del Pm10: nel 2011 le centraline “di fondo” hanno superato di 18 e 17 giorni, mentre quelle da traffico di 59 e 55 giorni, rispetto ai 35 previsti come limite annuale. Così l’aria di Firenze è diventata finalmente “pulita” e per Renzi lo smog non è più un problema.

Pale eoliche sui tratturi del Molise: appello alle autorità ministeriali e regionali

Fonte: Via dal Vento

Un appello in favore dei tratturi molisani minacciati dalle centrali eoliche, firmato dalla LIPU, dal Movimento dei Cristiano Sociali, dall’Associazione degli Insegnanti di Geografia e da “La Fonte”:
In considerazione del fatto che le sentenze del TAR Molise n. 00734 e n. 00735 del 15/11/2011 hanno annullato i provvedimenti assunti dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali del Molise e che le imprese Nova Api Energia e Inergia S.p.A., salvo sospensiva del Consiglio di Stato o altro provvedimento amministrativo adottato dalle preposte autorità, potranno iniziare l’installazione di n. 22 pale eoliche in agro dei comuni di San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano e Rotello; tenuto conto che l’area in questione è attraversata da uno dei quattro tratturi millenari (Celano-Foggia), che collega la Puglia all’Abruzzo, in agro del comune di San Giuliano di Puglia in prossimità della Chiesa di Sant’Elena, sottoposta a vincolo dal competente Ministero dei Beni Culturali, e che più in generale la zona in questione è al confine con la ZPS- Zona di Protezione Speciale dei Monti della Daunia e al confine con il “Vallone Santa Maria” zona SIC – Siti di Importanza Comunitaria, inseriti all’interno della Rete “Natura 2000” creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, le scriventi Associazioni, Comitati e Movimenti, preoccupati sulle possibili conseguenze storico, ambientali, paesaggistiche e archeologiche che potrebbero determinarsi nella zona qualora le imprese menzionate procedessero ad installare tutte le pale eoliche previste, si appellano alle Autorità Ministeriali e Regionali affinché possano valutare ogni e diversa iniziativa, nei limiti del disposto dei Regolamenti Comunitari, delle Leggi Nazionali e Regionali di materia nonché delle Linee Guida Nazionali del 10/09/2010 e delle Linee Guida Regionali adottate con Delibera di Giunta Regionale n. 621 del 4/08/2011.

Movimento dei Cristiano Sociali del Molise Loreto Tizzani
LIPU Molise Carlo Meo
Associazione Insegnanti di Geografia Molise Rocco Cirino
La Fonte Don Antonio di Lalla

Quei cantieri che distruggono le sorgenti di mezzo appennino

Riproponiamo l’articolo di Paolo Rumiz apparso a maggio su La Repubblica.
Tratta della storia di  Cristiano (socio di Italia Nostra Firenze e presidente del Comitato Monte Faggiola) e Silvia (vice presidente del Comitato Monte Faggiola).
Abbiamo fatto le osservazioni al progetto, come altre associazioni ambientaliste, siamo stati in conferenza dei servizi della Regione Toscana  e abbiamo esultato tutti insieme per la sacrosanta bocciatura dell’impianto!

Fonte: La Repubblica
Di: Paolo Rumiz

La storia di un Paradiso che rischia il collasso. Prima la TAV,
poi la Variante e infine un maxi Parco Eolico

Attenti, oggi nessun titolare di acque libere è al sicuro. C’è sempre qualcuno che la pensa altri menti e può sfrattarti per renderti dipendente dalla “tubocrazia” centralizzata. Questa, per esempio, è la storia di due giovani. Cristiano e Silvia, che decidono di stabilirsi in montagna, trovano una valle di sogno in Appennino (comune di Firenzuola, Toscana), si fanno la loro casetta e si conquistano la loro acqua di fonte, purissima, in alleanza con altri abitanti. Posto fuori dal mondo, in mezzo a oasi comunitarie dove nidifica il falco pellegrino e si aggira il gatto selvatico. Terreno di fuga di chi non ne può più della città e del rumore.
Ma un bel giorno, sul monte Faggiola da cui sgorgano le sorgenti, compare un anemometro. Ci vuole poco a capire: c’è un progetto di centrale eolica. Ma nessuno sa nulla nei paesi di Coniale e Tirli, alimentati dalle stesse acque. Cristiano Tarantino e Silvia Paolini sono gli ultimi arrivati lassù, ma sono di città, usano internet e mangiano la foglia. Sanno che Firenzuola è il territorio appenninico più violentato d’Italia. Una ventina di cave, il bucone della Tav Bologna-Firenze, una mega-discarica e la variante di valico dell’autostrada. Tutti lavori che hanno portato soldi al Comune ma hanno ucciso decine di sorgenti millenarie, come quella dell’abbazia di Moscheta, e disseccato l’alveo di torrenti.
Scoprono un progetto di impianto industriale che cambierebbe i connotati a uno degli ultimi paradisi dello spazio toscoemiliano. Nove rotori di 125 metri, piantati sopra la valle perduta, a 400 metri dalla loro casa, con pali di fondazione di venti metri che schiaccerebbero il terreno facendo morire le fonti. Non basta: alcune pale ruoterebbero sopra la strada di crinale, con pericolo grave peri passanti. L’impianto è ancora sotto posto a esame di impatto ambientale ma la “Infrastrutture spa” di Milano paga già un affitto 170 mila euro l’anno per l’uso dell’area e un pezzo di bosco è già stato abbattuto.
Qualche mese fa Cris e Lucia vanno dal sindaco, Claudio Scarpelli, e manifestano allarme. “Che problema c’è?” replica lui, “Se intercettiamo l’acqua, vi portiamo su il nostro acquedotto” . Nostro di chi? Della municipalizzata emiliana Hera che porta l’acqua a mezzo Mugello.Il “noi è autorizzato, perché Scarpelli è dipendente della società. Lavora per gli acquedotti emiliani. Firenzuola e Hera sono da tempo la stessa cosa. E l’impianto eolico è uno strumento utile a smantellare le ultime acque libere per consegnarle ai padroni di pianura, come vorrebbe la legge Tremonti, quella che ha scatenato il referendum. Non contro il privato, ma contro il grosso (coi padrini giusti) che si mangia il piccolo indipendente.
Il tam-tam si mette a rullare e qualcuno sale a vedere. Si scopre che nel solo comune di Firenzuola sono in incubazione nove centrali eoliche. La gente si sente gabbata, fonda comitati, e la valle perduta diventa punto di riferimento della lotta. Emiliano Vizzi, uno che è scappato lassù da Livorno con moglie e figli: «Ho investito tutto in questa scommessa, e ora rischio di non poter più rivendere la casa». Anche lui, come Lucia e Cristiano, non ha alternativa alla resistenza. A Claudio Magliulo, freelance toscano, il sindaco spiega che le pale servono a finanziare acquedotti e ripetitori di cellulari, o spalare la neve proprio lì sotto il remoto monte Faggiola. Dice: «Come glielo portò lassù l’acquedotto senza soldi?». Non conta che lassù l’acqua ce l’abbiano già, e che i ripetitori siano già stati richiesti a una società privata dai montanari. Non conta che la gente non voglia altra acqua e nemmeno le pale. Firenzuola vuole soldi, anche se, con tutti quei cantieri aperti, è uno dei comuni più “compensati” d’Italia.
Temporali verso la Futa, bosco in movimento. Lucia racconta preparando una pasta al ragù. «Abbiamo saputo della cosa per sbaglio, da un volantino bagnato trovato per terra. Lanciava l’allarme per la valle. E quando abbiamo cercato di capire, ci è stato detto che sì, un’assemblea era già avvenuta, un anno prima a Firenzuola. Ma i diretti interessati, i 250 abitanti della nostra zona, non erano stati avvertiti».
«Non siamo contro l’eolico, solo contro impianti che distruggono il paesaggio» dice Cristiano e mi fa sentire come canta la sua fonte sopra casa. È notte, ha appena piovuto e sono tornate le stelle tra i vapori del bosco che respira. «Lo senti l’assiolo?» dice. Cris studia per diventare veterinario e intanto fa la guardia ambientale nei parchi. E adesso? I valligiani sono risoluti a combattere. Con l’aiuto di organizzazioni di città, hanno trovato tutti i punti deboli del progetto e si mettono di traverso per difendere le loro acque. «Vendiamo tutto?» chiede ogni tanto Cris. E Lucia gli risponde: «Non se ne parla, abbiamo speso tutto per venire qui».
Non andate in montagna in cerca di paradisi. Vi staneranno. Può succedere come per le piantagioni di ananas in Africa. Un giorno arriva un emissario ben fornito di soldi (lo “sviluppatore”) e parla solo coi poteri locali, scegliendo quelli più indebitati. L’omino ben vestito con la valigetta fa capo a società con vertici inaccessibili, porta progetti alla buona buttati lì per subornare gli indigeni. Se ti opponi ti scoraggiano in tutti i modi. È così che oggi muoiono le acque italiane.
Chiedo: ma che fa il Club Alpino? Sono 400 mila soci in tutta Italia. Ma il Cai tace. Si occupa di pareti da scalare. Per questo Andrea Benati, socio del Club a Bologna e amico dei Tarantino, ha dato le dimissioni per protesta. «Che bello, senti dire, andiamo a vedere il paesaggio eolico. Ma sì, organizzano gite sull’energia pulita! E allora è ovvio che qualcuno si senta preso in giro».

A Camugnano (BO) previsto l’impianto eolico più potente del Nord Italia

Fonte: Rete della Resistenza sui Crinali

Il grande impianto eolico industriale di Camugnano* sarebbe, se realizzato, l’impianto più potente del nord Italia e supererebbe quello di Casoni.
Anche per questo impianto erano state diffuse voci ad arte per fare credere che non sarebbe più stato fatto. Questa è una dimostrazione che il pericolo è sempre incombente.
Pertanto si sollecitano tutti i comitati, ed in particolare quelli del bolognese, a diffondere la notizia tra gli interessati ed a fare partecipare più persone possibili, che risiedono o hanno interessi nella zona, alla assemblea di presentazione che si svolgerà giovedì 27 ottobre alle ore 17 a Camugnano, presso la Sala Parco.

(*) Impianto eolico di Monte Fontanavidola – Camugnano (BO) composto da 7 aerogeneratori per un totale di 16,1 MW
Potenza installata: 14 ÷ 16,1 MW
Aerogeneratore: 2 ÷ 2,3 MW
Altezza al mozzo: 101 m
Diametro rotore: 93 ÷ 101 m

Le splendide montagne galluresi violentate dalle centrali eoliche – giugno 2010

Rimigliano e la difesa del territorio. Se ne è parlato a Roma

Il Comitato per Campiglia prepara una iniziativa sull’importanza del paesaggio

Di Rimigliano e del progetto di realizzare più di cento appartamenti e un albergo in un’area destinata a parco, nella grande tenuta formatasi negli ultimi secoli su una zona di bonifica dove prima c’era un grande lago costiero, si è discusso sabato scorso a Roma, nella riunione nazionale del Consiglio scientifico della Rete dei Comitati per la difesa del territorio presieduta da Alberto Asor Rosa e della quale fa parte anche il Comitato per Campiglia.
L’incontro, che si è svolto all’Università La Sapienza presso la Facoltà di Scienze Umanistiche, ha fatto il punto sulle vertenze in atto sul territorio e si è concentrato particolarmente sul tema “territorio bene comune” (con una bella relazione di Alberto Magnaghi) e sull’analisi del modello toscano, stretto tra le logiche speculative e tendenze ad un nuovo corso dell’urbanistica regionale.
Nell’introdurre i lavori Claudio Greppi, coordinatore del comitato scientifico, ha indicato i casi del No Tav di Firenze, del parco della piana fiorentina, dell’autostrada tirrenica, della Valdichiana, della Laika a San Casciano, di Casole d’Elsa e di Rimigliano  come le più significative vertenze attualmente aperte sul territorio toscano. Negli ultimi due casi (Casole e Rimigliano) si potrebbe arrivare alla convocazione della conferenza paritetica interistituzionale da parte della Regione, e ciò costituirebbe un fatto di grande importanza.
“Casi come quello di Rimigliano, come l’autostrada Tirrenica o come Baratti – ha detto lo storicoRossano Pazzagli, che fa parte del Consiglio scientifico della Rete – testimoniano una crescente emergenza costituita dall’area costiera e stanno ormai assumendo a livello regionale anche un valore per la riuscita o meno del nuovo corso urbanistico toscano e per la difesa del paesaggio, risorsa essenziale che insieme ai beni culturali e ambientali deve essere considerata ancora più strategica nell’attuale scenario di crisi.”
Proprio su questo il Comitato per Campiglia, insieme all’Associazione politico-culturale “Democrazia e territorio” ha già programmato un’iniziativa pubblica per il pomeriggio del 17 dicembre al Calidario di Venturina sul “Paesaggio come bene comune, risorsa e fattore d’identità” nel quale interverranno i professori Carlo Tosco del Politecnico di Torino e Franco Cambi dell’Università di Siena, autori di due importanti libri sul paesaggio storico e sull’archeologia dei paesaggi.
Comitato per Campiglia

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