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Apertura nuovo ponte sul Mugnone, Alert system e bilancio comunale

Quest’anno il periodo festivo sarà segnato da diversi eventi devastanti, destinati a durare nel tempo e a modificare profondamente la vita di noi cittadini. Qualcuno spera in meglio, ma invito a guardare i fatti e a non ascoltare la mera propaganda. Allego tre estratti da articoli di giornale di oggi.
Nuovo ponte e due tunnel di fianco al Mugnone: il ponte, non provvisorio e non Baley è senza relazione idraulica. Ad uno straripamento del Mugnone è destinato a essere sommerso insieme ai due tunnel scavati al suo lato.
Alert System Firenze: questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale. Invece di operare affinchè il Mugnone sia messo in sicurezza, a posteriori, cioè a danno avvenuto, la protezione civile telefonerà ai cittadini perché si mettano in salvo…Ogni commento mi sembra superfluo.
Bilancio: forse è per pianare il bilancio che il sindaco sta vendendo all’estero, vedi Cina, palazzi storici in Firenze e Toscana, dove verranno costruiti grandi complessi alberghieri con garage sotterranei annessi anche in pieno centro? Non si può dire che il deficit di bilancio dipenda dall’aver speso per rendere le strade e i marciapiedi più praticabili, la città più pulita e sicura, etc.
Deanna Sardi, Associazione Piazza Vittoria

Fonte: La Repubblica, 27/12/2014
Di: Massimo Vanni

Lunedì chiude il ponte allo Statuto, apre il Bailey
Lo si potrà ripercorrere nel 2017 quando la linea tre della tramvia correrà a fianco della Fortezza. L’appello di Nardella e dell’assessore Giorgetti: “Lasciate le auto a casa”

Lo rivedremo aperto nel 2017. Quando ormai la linea 3 del tram per Careggi correrà a fianco della Fortezza. Sopra il tunnel che consentirà alle auto provenienti da viale Milton di proseguire verso Porta al Prato senza incrociare la tramvia. Adesso il Ponte allo Statuto da lunedì 29 dicembre saluta tutti. Questo è l’ultimo fine settimana di ‘normalità’ per il traffico: da lunedì i cantieri tramvia invadono uno snodo vitale e lì ci rimarranno per un bel po’. Per almeno 3 anni, fino a tutto il 2017. Sempre che i lavori riescano a tenere la tabella di marcia, cosa che non hanno fatto finora, in questo avvio preliminare.
Lunedì ore 12, è il punto di non ritorno: chiude il Ponte allo Statuto, anche ai pedoni, e apre il ponte ’Bailey’ (che poi proprio Bailey non è) sul Mugnone, quello tra viale Milton via XX Settembre. Con tutto il cambio di viabilità, e di abitudini, che questo comporta. A cominciare da viale Lavagnini, dove è già pronto il varco verso via Leone X anche per chi lo percorre in direzione piazza della Libertà: è stato tolto un tratto di cordolo in cemento, sono stati posati i ‘newjersey’ bianchi e rossi ed è già stato montato il semaforo provvisorio: in pratica, chi arriva da Porta al Prato potrà proseguire in direzione di Careggi solo girando a sinistra a metà di viale Lavagnini. E attraversando poi via Leone X (il primo tratto, tra viale Lavagnini e via Il Magnifico, cambierà di senso), la strada della Chiesa Ortodossa e infilando il ponte Bailey.
Una volta di là dal ponte si potrà proseguire per via Crispi (a senso invertito) in direzione di via Puccinotti. Oppure girare a sinistra verso via dello Statuto, perché il primo tratto di via XX Settembre sarà a doppio senso. Ma non è finita. Viale Milton sarà chiuso all’altezza di via Leone X. E per chi arriva da piazza della Libertà, si dovrà percorrere via Il Magnifico o viale Lavagnini per immettersi su via Leone X e superare così il Mugnone in direzione di Rifredi. Mentre si potrà comunque percorrere fino alla Fortezza via Il Magnifico.
Il cantiere si prenderà l’ultimo tratto di viale Milton, Largo Martiri delle Foibe e l’intero spiazzo che dal Ponte dello Statuto arriva fino al giardino della Fortezza: qui sotto si dovrà scavare il tunnel. Prima il tratto centrale, che cade proprio davanti al Ponte allo Statuto, poi la rampa d’accesso in discesa lungo l’ultimo tratto di viale Milton e poi la rampa d’uscita, che riporterà le auto in superficie all’altezza dell’autovelox o poco dopo. Il traffico passerà sotto, la tramvia — che collegherà lo statuto con via Valfonda — sopra.
In realtà i tunnel saranno due. Oltre al prolungamento sotterraneo di viale Milton, che passa proprio davanti al Ponte allo Statuto, si prevede anche un tunnel perpendicolare, che raccoglierà il traffico proveniente da viale Lavagnini e diretto a Porta al Prato. Un secondo tunnel ma con lo stesso scopo: evitare che le auto s’incrocino con la tramvia che attraversa tutto lo spazio davanti al giardino della Fortezza. È questo il motivo per il quale non vedremo il Ponte dello Statuto aperto nei prossimi tre anni. Un ‘black out’ che Palazzo Vecchio ha voluto far scattare nel momento a più bassa intensità di traffico, cioè tra Natale e Capodanno.
«Ed è stato deciso di aprire il ponte sul Mugnone solo in contemporanea con la chiusura dello Statuto per ridurre al minimo i cambiamenti e per non creare confusioni inutili», spiega l’assessore alla viabilità Stefano Giorgetti. Ma tutti sanno che il vero banco di prova per il traffico sarà il 7 gennaio, quando la Befana si sarà portata via tutte le feste e quando riapriranno le scuole. Che succederà? Sarà il tilt?
La svolta di viale Lavagnini in direzione del ponte Bailey sarà uno dei maggiori punti critici: la corsia d’attesa sulla carreggiata destra, quella in direzione Piazza della Libertà, potrebbe causare lunghe code. Ma anche viale Milton, dall’altra parte, potrebbe rivelarsi un collo di bottiglia. E poi il nuovo ponte sul Mugnone, nato come ponte temporaneo quanto resterà a cavallo di via XX Settembre e viale Milton? «Qui rischiamo di tenercelo per chissà quando, oltretutto con un rischio idraulico visto che l’altezza dal Mugnone è stata autorizzata in deroga alle norme», dicono i residenti di qua e di là dal ponte. Sia come sia, siamo appena all’inizio. Col nuovo anno anche la linea 2 per l’aeroporto entrerà nella fase dei cantieri ad alto impatto in tutta la zona Novoli.
Dal sindaco Nardella e dall’assessore Giorgetti un appello: “Fiorentini, lasciate le auto a casa”.

Fonte: La Nazione, 27/12/2014

Emergenze, il sindaco telefonerà a tutti i cittadini
Lanciato il nuovo sistema di allerta del Comune di Firenze

Firenze, 27 dicembre 2014 – Sarà la voce del sindaco Dario Nardella, con una telefonata registrata a 80 mila utenze fisse, a lanciare domani il nuovo sistema di allerta in caso di emergenze del Comune di Firenze. “Alert system Firenze”, questo il nome dell’applicazione, sviluppata dalla società Comunicaitalia, già attiva in 800 città italiane, che permetterà di avvertire la popolazione, ma anche residenti di singole zone o quartieri, su eventi atmosferici, terremoti, incendi o segnalazione di pericoli sul territorio comunale.
Nel messaggio registrato, il sindaco Nardella annuncia ai cittadini il nuovo sistema invitandoli a fornire, in base alla normativa sulla privacy, il proprio numero di telefono cellulare al sito della Protezione civile comunale, che verrà poi inserito nel sistema di allerta. Il sistema funziona 24 ore su 24 e, grazie alla sua struttura tecnica distribuita su 24 centrali telefoniche, permette di effettuare oltre 200.000 chiamate all’ora. Il sistema inoltre prevede la ripetizione delle telefonate in caso di mancata risposta e consente di avere i dati sull’esito della comunicazione e sull’ascolto da parte dell’utente. E offre la possibilità anche di avvisare i residenti di singole zone e quartieri, in caso di eventi che interessano solo aree limitate della città.

Fonte: Firenzepost, 27/12/2014

Bilancio del Comune di Firenze, Nardella: «Dobbiamo trovare 50 milioni di euro»

«Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro». Telegrafico ma al tempo stesso sufficientemente chiaro, il sindaco Dario Nardella. Così il primo cittadino ha infatti rivelato qualcosa di molto significativo dei conti del Comune di Firenze.
«Le misure del bilancio devono ancora essere decise – ha dichiarato Nardella ai giornalisti, a margine di un’iniziativa oggi 27 dicembre a Firenze – e sappiamo solo che lo sbilancio è di 50 milioni di euro. Insomma dobbiamo trovare 50 milioni».
Non una bella notizia. E tuttavia, ha assicurato il sindaco, «sul bilancio comunale c’è un lavoro in progress, ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie».

 

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No tram, missione verde. L’appello del Coordinamento 20 gennaio

Fonte: No Tranvia Coordinamento 20 gennaio
Di: Claudio Capanni

Dalle cento fiaccolate contro la linea 3 alla lettera all’assessore 

Firenze, 28 novembre 2014 – Missione verde, i no tram si giocano la carta diplomatica. Due mesi fa avevano annunciato il blitz internazionale: un’informativa sul piano di abbattimento alberi lungo il percorso della futura linea 3 della tramvia Careggi-Smn da spedire direttamente alla sede parigina del quartier generale Unesco.
Poi il faccia a faccia con le motoseghe in piazza della Vittoria dove il Comune pochi giorni fa ha abbattuto dodici pini a rischio cedimento davanti al liceo Dante.
Ieri l’ultimo atto con le cento fiaccole sfilate da viale Morgagni sulla riva del Mugnone per ribadire il no dei residenti al massiccio piano di abbattimento del verde previsto dalla carte della Tram, la società concessionaria dei lavori. Ma il bilancio della guerrilla dei residenti radunati sotto il Coordinamento XX Gennaio, resta in perdita.
Palazzo Vecchio ha tirato dritto come un panzer e finora il conto degli abbattimenti previsti nel crono-programma per far spazio alla linea 3 è in piena regola coi tempi: dei 56 previsti da progetto nell’area dei cantieri Milton-Strozzi-Statuto quasi la metà è stata eseguita. Il Coordinamento così ha deciso di tentare la via diplomatica con una lettera aperta all’assessore all’Ambiente Alessi Bettini. Obiettivo: mettere un freno alla rivoluzione green di Palazzo Vecchio. O almeno salvare parte dello skyline arboreo del quartiere dello Statuto disegnato da Giuseppe Poggi a fine Ottocento per mitigare lo smog delle prime automobili a vapore.
L’equazione no tram: le chiome degli alberi giovani e di specie arbustive non avranno lo stesso potere di filtrare i particolati inquinanti dispersi nell’aria e raffreddare la temperatura. Un’operazione svolta oggi dagli alberi storici presenti nel quartiere. I 173 reimpianti che saranno realizzati lungo il percorso della linea 3 (a fronte di 125 abbattimenti con un saldo positivo di 48 alberi in più rispetto ad oggi) previsti nel progetto per i residenti non basterebbero a tutelare il quartiere da smog e surriscaldamento.

Ecco il testo integrale della lettera appello del Coordinamento 20 Gennaio all’assessore all’Ambiente Alessia Bettini

“Come lei sa gli alberi sono stati oggetto di attenzione mediatica in questo mese di novembre. Legambiente ha coinvolto gli studenti di tutta Italia adottando lo slogan “abbraccia un albero” . La scorsa settimana nel Salone dei Cinquecento agronomi, architetti, climatologhi sono intervenuti al convegno “Il ruolo degli alberi nelle nostre città”. Durante il convegno, sono stati toccati più o meno tutti gli aspetti per cui l’umanità trae da sempre enorme beneficio dalla loro presenza: riduzione dell’inquinamento, abbassamento della temperatura attraverso la traspirazione delle foglie, ossigeno, ombra, bellezza e ristoro dell’anima.
E’ risultato abbastanza chiaro che l’azione benefica degli alberi è strettamente connessa o addirittura direttamente proporzionale ad alcuni determinanti parametri: età della pianta, grandezza della chioma e permanenza delle foglie. Su questi punti gli intervenuti erano tutti d’accordo. In concreto tuttavia la realtà fiorentina è stata completamente ignorata se non per mostrare scorci bellissimi di alcuni giardini e panoramiche delle sue famose colline. Invece di Firenze si dovrebbe parlare. Da qualche tempo le alberature della città vivono una situazione molto critica: o sono lasciate all’incuria, da cui deriva una situazione di pericolo permanente per i cittadini o sono sottoposte a drastiche e inesperte potature. Ma l’aspetto più drammatico riguarda tutte quelle piante, centinaia, che pur non essendo né malate né pericolose e che costituiscono quanto di più utile e bello ci possa essere nel regno vegetale come un grande e frondoso albero adulto, sono stati tagliati e lo saranno entro brevissimo tempo per motivi di mobilità, parcheggi e altro.
Sulla base di tali esigenze verrà radicalmente modificato buona parte dell’assetto del verde della città. Molte zone resteranno prive di piante per mancanza di spazio fisico per la ripiantumazione. Altre zone verranno trasformate dalla presenza di nuove alberature. Non più lecci, cipressi, bagolari e platani, piante introdotte nelle strade del primo ‘900 per resistere e mitigare il nascente traffico delle città italiane, ma Acer campestre, Carpinus Betolus, Celtis Australis, Frazinus Ornus, Koelreuteria Paniculata, etc. La metà di queste specie sono arbustive, adatte per siepi, di origine cinese, giapponese, nordamericana…
Mi permetterò alcune considerazioni sugli effetti di tali piante. Un albero adulto, con circa 60 metri cubi di chioma può contrastare validamente gli effetti negativi del vivere urbano, non lo può fare invece un albero giovane, con struttura filiforme, scarsa chioma a foglie caduche e spesso di tipologia nana, come sono le alberature menzionate nella Relazione Illustrativa del comune, di cui si vede un esempio nei miseri tigli di Viale Morgagni. Il nuovo arredo urbano, trasformando esteticamente strade e piazze avrà una importante incidenza sul valore dell’abitato e sui beni dei cittadini e snaturerà l’aspetto della città.
La scarsa densità di foglie e quindi di ombra priverà gli abitanti di centri di sosta attrezzati e di aggregazione. Venendo meno la possibilità di nidificare e di sostare sui rami spariranno gli uccelli predatori di insetti e le zanzare, che già adesso il comune non riesce efficacemente a fronteggiare, aumenteranno. Le nuove tipologie di piante non potranno mitigare l’innalzamento della temperatura in atto, che sarà particolarmente percepibile e avrà effetti drammatici nelle strade urbane anche per fenomeni di rifrazione della luce. Mi lasci infine fare la seguente considerazione. La trasformazione che il comune sta perseguendo non è frutto di un procedimento democratico.
La sua portata è talmente grande che i cittadini avrebbero dovuto essere chiamati a partecipare alle scelte o quantomeno a esprimere delle preferenze. Nei riguardi di decisioni imposte non possiamo che sentirci impotenti e anche preoccupati. Ma la prego, di fronte a una più che fondata e ragionevole preoccupazione più volte e in più occasioni espressa, non ci risponda che le operazioni in atto sono volte a aumentare e migliorare l’attuale verde urbano, in quanto per 100 alberi abbattuti ne saranno ripiantati 200. Non può ritenere che gli alberi siano tutti uguali, che siano meri numeri per cui 200 è maggiore di 100”.
Deanna Sardi per l’associazione “Piazza della Vittoria”

Quel ponte sul Mugnone: ecco i rischi

Fonte: Perunaltracittà
Di: Deanna Sardi, Associazione Piazza della Vittoria

Lavori sugli argini del Mugnone

Il Mugnone, “torrente maledetto”, ha segnato la storia della città di Firenze in modo molto profondo. Non si direbbe guardando distrattamente il piccolo, innocuo corso d’acqua ancora vivo faunisticamente per la presenza di uccelli acquatici: germani, garzette, gallinelle d’acqua e perfino aironi. Dall’epoca romana ai giorni nostri è stato oggetto di deviazioni e di usi più o meno compatibili con la sua natura, ai quali si è parzialmente opposto continuando a serpeggiare verso il centro della città sotterraneo e insidioso, puntualmente straripando dall’alveo impostogli in vari prevedibili punti. Ultimamente tuttavia l’appropriazione del torrente da parte di vari soggetti ne ha aumentato enormemente la pericolosità.

Il progetto del nuovo ponte

Qualcuno c’è ancora che può raccontare la storia dell’alluvione del 1959. Allora il torrente straripò solo dalla sponda destra, lasciata a piano di campagna, irrompendo nell’area XX Settembre – Romito, mentre la sponda sinistra, area Milton, fu preservata dalla spalletta in muratura che correva lungo tutto l’argine. Più presente nella memoria l’alluvione del 1992. Allora anche la parte sinistra del torrente fu invasa dall’acqua, che era rimasta bloccata dalla spalletta fino all’altezza della passerella pedonale, costruita davanti alla Chiesa russa nei primi anni ’60. Dall’apertura dell’argine sulla passerella l’acqua poté entrare impetuosa. Di nuovo una minaccia di straripamento c’è stata nel 2012. Alle Cure l’acqua arrivò a lambire i due ponti per l’alta velocità, in zona Puccini venne sospeso lo spettacolo al teatro e gli abitanti della zona furono messi in allerta dai vigili…che andavano di casa in casa a suonare i campanelli. Allora il Segretario Generale dell’autorità di Bacino promise che gli affluenti dell’Arno e fra essi il Mugnone sarebbero stati oggetto della massima attenzione e che se ne sarebbero “rimodellati gli argini”.
Di questa attenzione ce ne sarebbe stato impellente necessità. Infatti in questi ultimi anni il torrente è stato oggetto di una serie di interventi che non hanno niente a che vedere con la sua messa in sicurezza. Partendo a monte del torrente, nel 2007 in zona Cure, all’altezza di via del Pellegrino, sono stati ricostruiti i già menzionati ponti per adeguarli alle esigenze dell’Alta Velocità; in via Gordigiani il torrente è stato sagomato con pareti perpendicolari al piano di scorrimento, per renderlo idoneo alla messa in sicurezza della la Stazione Foster, scavata ben al di sotto del suo alveo. Nel 2013 è stato demolito e realizzato un nuovo ponte al Barco, interessato dai cantieri RFI.

Le fondamenta del nuovo ponte

Non abbiamo visto invece interventi finalizzati alla manutenzione e al rimodellamento degli argini allo scopo di mettere in sicurezza il torrente dagli straripamenti ordinari e da quelli straordinari dovuti al cambiamento del clima: le cosiddette “bombe d’acqua”. Si nota invece che da monte a valle l’alveo del Mugnone è stato strozzato o ampliato esclusivamente per interessi particolari.
Attualmente, ancora una volta per ragioni del tutto estranee alla messa in sicurezza del torrente, è stata abbattuta la passerella pedonale davanti alla Chiesa russa, costruita già fuori norma nel 1962 e che fu la causa della catastrofe del 1992, per costruire al suo posto un nuovo ponte in acciaio e cemento.
Come si può notare la storia si ripete, dando ancora una volta ragione alla visione ciclica di G.B. Vico. Dopo l’alluvione del ’59 infatti fu costruita la pericolosa passerella del ’62, dopo l’alluvione del ’92 e la minaccia del 2012, sarà costruito il ponte del 2014. Il passato si ripete, ma la memoria sembra non essere una prerogativa di chi ha l’arroganza di credersi impunibile e tratta la città come un oggetto in vendita, come un oggetto redditizio e vuoto. Infatti le istanze, le preoccupazioni dei suoi abitanti non sono tenute in alcuna considerazione. Quest’ultimi sono stati ignorati del tutto dalle ultime amministrazioni nelle scelte vitali riguardanti la città. Per fare qualche esempio:

  • referendum sulle tranvie: ignorato;
  • osservazioni dei cittadini al piano strutturale: ignorate;
  • rifacimenti completi e modificazioni profonde degli arredi urbani, delle strade, delle piazze, fra l’altro sulla base di progetti scadenti e opinabili, eseguite all’insaputa degli abitanti.

Danni provocati dal Mugnone

Trasparenza e partecipazione sono state e sono tutt’ora solo parole, elemento di cui in questo momento c’è tanta, troppa abbondanza. Di fronte a questa visione privatistica della città, gli abitanti hanno dovuto organizzarsi in comitati e associazioni per cercare di farsi ascoltare e per divenire visibili.
Adesso il comune si palesa addirittura più superficiale e più megalomane rispetto alla costruzione della vecchia passerella pedonale: il nuovo ponte sul Mugnone prevede infatti quattro corsie di marcia veicolare e due marciapiedi pedonali, per una larghezza complessiva di 18 metri, rispetto ai 2 della passerella. Anche per l’apertura dell’argine, che costeggia il torrente dalla parte di viale Milton, non si guarda al centimetro. Per il nuovo ponte sono stati demoliti 20 metri di parapetto. E pensare che nel 1992 il torrente fu capace di straripare dai 2 metri di apertura di allora.
Per avere un quadro completo e non peccare di parzialità bisogna anche dire che il nuovo ponte viene presentato come di tipo Bailey e a carattere provvisorio. Infatti verrà smontato fra tre anni!
A questa ennesima provocazione dobbiamo rispondere che questa non è la verità:

  • intanto il ponte non è un Bailey, non si usano più quel tipo di ponti, non se ne fanno più, al massimo si vendono quelli rimasti in magazzino;
  • il vero Bailey del Galluzzo è ancora lì dopo 20 anni;
  • il nuovo ponte sarà istallato su delle fondamenta, eseguite in cemento armato per tutta la larghezza del ponte, cioè per 18 metri, che non si sbaglia a definire stabili e definitive;
  • il nuovo ponte sarà in acciaio e cemento, idoneo quindi a sopportare il peso del traffico su 4 corsie di marcia, compresi autobus, camion, etc.;
  • il progetto del ponte ha caratteristiche strutturali e sismiche di tipo definitivo.

La provvisorietà quindi non è una caratteristica intrinseca al ponte, ma è la parolina magica per mezzo della quale la Soprintendenza ha ritenuto di poter autorizzare il nuovo ponte. Ponte che è esteticamente intollerabile come quello inaugurato al Barco nel 2013 ed è sopratutto estremamente pericoloso.
La pericolosità deriva da tre motivi fondamentali. Uno è, come abbiamo detto, legato all’apertura del parapetto, che svolgeva la funzione di impedire l’esondazione del torrente, da viale Milton, attraverso i Viali di Circonvallazione, verso il centro della città. Non dimentichiamo che proprio nel punto dove è stata eliminata la spalletta c’è la bella chiesa russa, patrimonio sotto tutela, con la sua preziosa cripta sotterranea finemente pitturata.
L’altro motivo di pericolosità lo denuncia il progetto stesso, che ci mostra un ponte a raso. Giova ricordare che per i ponti di nuova costruzione la normativa richiede un franco (cioè la luce libera tra il pelo dell’acqua e l’intradosso del ponte nella condizione più sfavorevole degli ultimi 200 anni) di 100 cm. Nel caso del ponte in oggetto il fronte è…. sotto il pelo dell’acqua.
Il terzo motivo dipende dal fatto che “il tutto va inserito in un contesto globale in cui intervengano più soggetti”,(cfr. Nota). Prima del nuovo ponte il comune doveva risolvere la strozzatura presente prima della Rampa Spadolini, dove il torrente è stato intubato.
Finalmente ci siamo arrivati al punto nevralgico: il progetto o meglio il non progetto. Neppure nella doccia di casa propria uno si sognerebbe tanta superficialità. Ma attenzione, non c’è di che preoccuparsi: è pronta una soluzione in caso di evento eccezionale. C’è la Protezione Civile che sopraggiungerà a rimediare a ciò che non è stato fatto o è stato fatto male. L’ha detto il sindaco Nardella in consiglio comunale, l’hanno detto Erasmo de Angelis e Gaia Checcucci sempre in consiglio nella agiografica e sempre retorica commemorazione dell’alluvione del ’66, la prima epopea in cui sono apparsi all’onore delle cronache gli angeli del fango. Come funzionerà esattamente?
Ebbene, alla prima manifestazione di irruenza da parte del Mugnone, dell’Africo, del Terzolle, la Protezione civile provvederà ad avvertire telefonicamente i dirimpettai del torrente in questione, che in qualunque ora ciò si manifesti, cercheranno riparo presso i fortunati dei piani alti. Ci viene il dubbio che la Protezione civile disponga delle centraline degli antichi Telefoni di stato. Tutti, neonati, anziani, malati, invalidi, più o meno bene si metteranno in salvo. Passato il primo momento, alcuni si accorgeranno però di non poter rientrare nelle proprie abitazioni, perché i divani sono sotto il fango e la cucina è inagibile. Andare dai parenti sembra improbabile perché le automobili sono alluvionate e ammucchiate una sull’altra dalla violenza della corrente. I negozi coi relativi arredi, merci e macchinari sono anch’essi sotto al fango e sostanzialmente irrecuperabili. Non vi si può più svolgere la normale attività lavorativa fino al recupero del fondo e al reinvestimento in materiali.
Questa non è una visione catastrofica e pessimistica: molti di noi ci sono già passati e sanno come è duro perdere i propri beni e dover ricominciare. Il peggio è che molto spesso ci vanno di mezzo anche vite umane. Quello che è accaduto e sta accadendo a Genova, a Massa e nel nord d’Italia è frutto degli interventi umani. Possiamo dunque sorvolare sulla cecità, superficialità e ottimismo, anch’esso termine abusato ultimamente, dell’amministrazione? E per ultima cosa veniamo alle motivazioni per le quali si costruisce questo ponte che Ripetitori autorizzati dall’amministrazione dichiarano provvisorio, mentre nel progetto di Viabilità Definitiva del comune risulta con chiarezza permanente. Anzi, in questo progetto, costituisce l’asse portante della viabilità veicolare dopo che il ponte su via dello Statuto sarà impegnato prevalentemente per il passaggio della tranvia. Ne è il necessario e fondamentale corollario.
Direi che è un effetto collaterale della discussa tranvia, di questa Grande Opera Inutile, calata dall’alto come un pacco paracadutato, su un ambiente assolutamente non adatto a riceverlo. E allora si forza, si demolisce, si rosicchia, si scava, si cementa, con finalità che appaiono incomprensibili ai cittadini e con azioni che stanno al di là delle logiche di tecnici esperti.

Nota. L’ing. Cavina ha anche affermato: “Un altro punto nevralgico dello studio è il passante del Mugnone, per ottemperare alla richiesta del Provveditorato alle Opere Pubbliche di risolvere la strozzatura di via del Romito. Se io risolvo solo il problema puntualmente non ho dato una vera soluzione. Il tutto funziona qualora ognuno abbia fatto i propri doveri: quindi il Comune abbia ottemperato a risolvere le strozzature di sua competenza, le FS le loro, gli alvei del Mugnone e del Terzolle siano stati risistemati. Se risolvo la strozzatura, ma la sezione di valle non è atta a ricevere l’acqua che gli mando da monte allago i cittadini che stanno subito dopo. Quindi il tutto va inserito in un contesto globale in cui intervengano più soggetti”.

Tramvia, viale Milton chiuso per 15 giorni

Fonte: Firenze Today

Si tratta di interventi propedeutici all’attivazione del percorso alternativo
per la direttrice Statuto che scatterà al momento dell’apertura del ponte Bailey

Sabato chiuderà parte di viale Milton. Il divieto di transito scatterà nel tratto via Poliziano-largo Martiri delle Foibe. Il provvedimento è necessario per consentire l’esecuzione di lavori di allaccio di una tubazione del gas collocata proprio all’incrocio tra viale Milton e via Leone X (che sarà chiusa nel tratto via Lorenzo Il Magnifico-viale Milton e che sarà interessata da lavori di rifacimento). Si tratta di interventi propedeutici all’attivazione del percorso alternativo per la direttrice Statuto che scatterà al momento dell’apertura del ponte Bailey e della successiva la chiusura del ponte sul Mugnone.
Per agevolare la circolazione dei veicoli in direzione Fortezza-Statuto in via Lorenzo il Magnifico saranno riorganizzati i parcheggi nel tratto via Poliziano-viale Strozzi: la sosta a lisca di pesce sarà infatti sostituita da quella in linea in modo da garantire due corsie di scorrimento, come già nel primo tratto della strada, e quindi un miglior transito per i veicoli. Viale Milton nel tratti compresi tra via Poliziano e largo Martiri delle Foibe rimarrà accessibile ai residenti con strada senza uscita e a doppio senso di marcia.

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