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Quei cantieri che distruggono le sorgenti di mezzo appennino

Riproponiamo l’articolo di Paolo Rumiz apparso a maggio su La Repubblica.
Tratta della storia di  Cristiano (socio di Italia Nostra Firenze e presidente del Comitato Monte Faggiola) e Silvia (vice presidente del Comitato Monte Faggiola).
Abbiamo fatto le osservazioni al progetto, come altre associazioni ambientaliste, siamo stati in conferenza dei servizi della Regione Toscana  e abbiamo esultato tutti insieme per la sacrosanta bocciatura dell’impianto!

Fonte: La Repubblica
Di: Paolo Rumiz

La storia di un Paradiso che rischia il collasso. Prima la TAV,
poi la Variante e infine un maxi Parco Eolico

Attenti, oggi nessun titolare di acque libere è al sicuro. C’è sempre qualcuno che la pensa altri menti e può sfrattarti per renderti dipendente dalla “tubocrazia” centralizzata. Questa, per esempio, è la storia di due giovani. Cristiano e Silvia, che decidono di stabilirsi in montagna, trovano una valle di sogno in Appennino (comune di Firenzuola, Toscana), si fanno la loro casetta e si conquistano la loro acqua di fonte, purissima, in alleanza con altri abitanti. Posto fuori dal mondo, in mezzo a oasi comunitarie dove nidifica il falco pellegrino e si aggira il gatto selvatico. Terreno di fuga di chi non ne può più della città e del rumore.
Ma un bel giorno, sul monte Faggiola da cui sgorgano le sorgenti, compare un anemometro. Ci vuole poco a capire: c’è un progetto di centrale eolica. Ma nessuno sa nulla nei paesi di Coniale e Tirli, alimentati dalle stesse acque. Cristiano Tarantino e Silvia Paolini sono gli ultimi arrivati lassù, ma sono di città, usano internet e mangiano la foglia. Sanno che Firenzuola è il territorio appenninico più violentato d’Italia. Una ventina di cave, il bucone della Tav Bologna-Firenze, una mega-discarica e la variante di valico dell’autostrada. Tutti lavori che hanno portato soldi al Comune ma hanno ucciso decine di sorgenti millenarie, come quella dell’abbazia di Moscheta, e disseccato l’alveo di torrenti.
Scoprono un progetto di impianto industriale che cambierebbe i connotati a uno degli ultimi paradisi dello spazio toscoemiliano. Nove rotori di 125 metri, piantati sopra la valle perduta, a 400 metri dalla loro casa, con pali di fondazione di venti metri che schiaccerebbero il terreno facendo morire le fonti. Non basta: alcune pale ruoterebbero sopra la strada di crinale, con pericolo grave peri passanti. L’impianto è ancora sotto posto a esame di impatto ambientale ma la “Infrastrutture spa” di Milano paga già un affitto 170 mila euro l’anno per l’uso dell’area e un pezzo di bosco è già stato abbattuto.
Qualche mese fa Cris e Lucia vanno dal sindaco, Claudio Scarpelli, e manifestano allarme. “Che problema c’è?” replica lui, “Se intercettiamo l’acqua, vi portiamo su il nostro acquedotto” . Nostro di chi? Della municipalizzata emiliana Hera che porta l’acqua a mezzo Mugello.Il “noi è autorizzato, perché Scarpelli è dipendente della società. Lavora per gli acquedotti emiliani. Firenzuola e Hera sono da tempo la stessa cosa. E l’impianto eolico è uno strumento utile a smantellare le ultime acque libere per consegnarle ai padroni di pianura, come vorrebbe la legge Tremonti, quella che ha scatenato il referendum. Non contro il privato, ma contro il grosso (coi padrini giusti) che si mangia il piccolo indipendente.
Il tam-tam si mette a rullare e qualcuno sale a vedere. Si scopre che nel solo comune di Firenzuola sono in incubazione nove centrali eoliche. La gente si sente gabbata, fonda comitati, e la valle perduta diventa punto di riferimento della lotta. Emiliano Vizzi, uno che è scappato lassù da Livorno con moglie e figli: «Ho investito tutto in questa scommessa, e ora rischio di non poter più rivendere la casa». Anche lui, come Lucia e Cristiano, non ha alternativa alla resistenza. A Claudio Magliulo, freelance toscano, il sindaco spiega che le pale servono a finanziare acquedotti e ripetitori di cellulari, o spalare la neve proprio lì sotto il remoto monte Faggiola. Dice: «Come glielo portò lassù l’acquedotto senza soldi?». Non conta che lassù l’acqua ce l’abbiano già, e che i ripetitori siano già stati richiesti a una società privata dai montanari. Non conta che la gente non voglia altra acqua e nemmeno le pale. Firenzuola vuole soldi, anche se, con tutti quei cantieri aperti, è uno dei comuni più “compensati” d’Italia.
Temporali verso la Futa, bosco in movimento. Lucia racconta preparando una pasta al ragù. «Abbiamo saputo della cosa per sbaglio, da un volantino bagnato trovato per terra. Lanciava l’allarme per la valle. E quando abbiamo cercato di capire, ci è stato detto che sì, un’assemblea era già avvenuta, un anno prima a Firenzuola. Ma i diretti interessati, i 250 abitanti della nostra zona, non erano stati avvertiti».
«Non siamo contro l’eolico, solo contro impianti che distruggono il paesaggio» dice Cristiano e mi fa sentire come canta la sua fonte sopra casa. È notte, ha appena piovuto e sono tornate le stelle tra i vapori del bosco che respira. «Lo senti l’assiolo?» dice. Cris studia per diventare veterinario e intanto fa la guardia ambientale nei parchi. E adesso? I valligiani sono risoluti a combattere. Con l’aiuto di organizzazioni di città, hanno trovato tutti i punti deboli del progetto e si mettono di traverso per difendere le loro acque. «Vendiamo tutto?» chiede ogni tanto Cris. E Lucia gli risponde: «Non se ne parla, abbiamo speso tutto per venire qui».
Non andate in montagna in cerca di paradisi. Vi staneranno. Può succedere come per le piantagioni di ananas in Africa. Un giorno arriva un emissario ben fornito di soldi (lo “sviluppatore”) e parla solo coi poteri locali, scegliendo quelli più indebitati. L’omino ben vestito con la valigetta fa capo a società con vertici inaccessibili, porta progetti alla buona buttati lì per subornare gli indigeni. Se ti opponi ti scoraggiano in tutti i modi. È così che oggi muoiono le acque italiane.
Chiedo: ma che fa il Club Alpino? Sono 400 mila soci in tutta Italia. Ma il Cai tace. Si occupa di pareti da scalare. Per questo Andrea Benati, socio del Club a Bologna e amico dei Tarantino, ha dato le dimissioni per protesta. «Che bello, senti dire, andiamo a vedere il paesaggio eolico. Ma sì, organizzano gite sull’energia pulita! E allora è ovvio che qualcuno si senta preso in giro».

Poggio Tre Vescovi: “La Regione boccia i giganti del vento”

Fonte: La Repubblica, 11/10/2011
Di: Mario Neri

Il no della conferenza dei servizi Badia Tedalda, il sindaco possiede parte del terreno

Fabrizio Giovannini dice che non importa, perché «io ho le mie 100 chianine e di quelle campo». Delle royalties promesse dal business del vento che già pregustava lassù dai pascoli dell’Appennino ora il sindaco-pastore è convinto di poter fare a meno. «Mica m’avrebbero cambiato la vita i 40 o 50 mila euro delle macchine». Le macchine, come le chiama il primo cittadino di Badia Tedalda, eletto a governare il Comune aretino con il sigillo del Pdl, sono le 36 pale eoliche che la GeoItalia srl avrebbe voluto installare a cavallo fra Toscana e Emilia Romagna.
Il progetto per il parco eolico più grande del centro Italia subisce una brusca frenata.
Dopo mesi di attesa, ieri il piano è stato bocciato in conferenza dei servizi. Quei 36 aerogeneratori alti180 metri – un’altezza finora mai raggiunta dall’eolico nel nostro Paese- avrebbero prodotto un impatto devastante su uno dei paesaggi più delicati e affascinanti della penisola.
Così si sono espressi il ministero dei Beni culturali guidato da Galan, le Regioni Toscana ed Emilia, 5 soprintendenze ai beni paesaggistici, 2 ai beni archeologici, la province di Arezzo e il Comune di Sestino, oltre alle Marche, interessate soprattutto all’impatto visivo dell’opera. Favorevoli le comunità montane e i tre Comuni direttamente interessati all’affare. Nei piani, 3 mega torri infatti dovevano correre sui crinali di Verghereto (Forlì, Cesena), 11 a Casteldelci (Rimini) e ben 22 a Badia Tedalda (Arezzo). Insomma, una gigantesca dorsale del vento da 120 Mw e 250 milioni di investimento per cui sarebbero stati necessari 14 chilometri di nuove strade nel territorio toscano, 28 interventi di allargamento e rafforzamento di arterie provinciali per il passaggio dei mezzi pesanti, oltre a 50 chilometri di cavidotto per il collegamento alla rete di Terna da realizzare nel comune di Badia Tedalda.
Ad assestare lo stop decisivo in conferenza dei servizi è stata soprattutto la valutazione di impatto ambientale dei due uffici regionali. «Il prezzo da pagare per il territorio sarebbe stato fin troppo alto rispetto ai benefici. Il progetto era sovradimensionato. Da solo copriva quasi metà dei 300 Mw fissati come tetto massimo dal piano diindirizzo regionale per il fabbisogno energetico proveniente dall’eolico», dicono dalla Regione.
La bocciatura, però, non è definitiva. I Comuniadesso chiedono che ad esprimersi sia direttamente il Consiglio dei ministri. E’ quasi certo che Geo Italia s.r.l. debba abbassare il tiro: cioè ripresentare un progetto con un massimo di 9 pale con un’altezza non superiore agli 80 metri. E’ tutto ciò che offre il crocevia del Poggio Tre Vescovi alle rinnovabili. Soldie business da far fruttare con gli incentivi e lapromessa dell’energia pulita altrimenti siscontrerebbero con borghi storici, antiche vie romane, castelli medievali, boschi e prati di uno spicchio di terra classificato come di interesse comunitario e a protezione speciale. Adesso i Comunidovranno ricalibrare le loro aspettative. Anche se il piano B ricevesse il via libera, i giganti del vento non macineranno più 20 milioni all’anno, e così anche le quote per gli enti locali subiranno un drastico ridimensionamento.
Sul caso si è consumata anche una spaccatura interna a Italia Nostra. La sezione locale di Sestino da mesiappoggia i progetti della Geo Italia s.r.l, esaltando soprattutto i piani di gestione dell’impianto. Una volta tirate su, alcune delle torri sarebbero passate a una company retta da un azionariato diffuso. «I soldidell’energia prodotta e venduta alla rete nelle taschedella gente del posto», ha dichiarato il presidente Gabriele Gervaso. Una bufala, sostiene il verticedell’associazione ambientalista, che ad agosto ha presentato un esposto alla procura di Arezzo denunciando un conflitto di interessi del sindaco Giovannini.
«L’esito della conferenza – esulta Mariarita Signorini, membro del direttivo nazionale di Italia Nostra – dimostra come le tutele debbano arrivare daistituzioni lontane dai territori interessati dallo sviluppo.
Gli enti locali rischiano di venir risucchiati dalle tentazioni…». «E’ vero, ho 420 ettari proprio su queicrinali, e magari li avrei affittati, ma è la provincia che ha detto che sono buoni per l’eolico. Io campo facendo il contadino. Se poi la legge mi permette diguadagnarci…».
Magari poteva astenersi dal dare parere favorevole con una commissione paesaggistica? «Tanto non conta nulla, e poi io ci avrei guadagnato al massimo 40-50 mila euro, il Comune 700mila euro l’anno». Ibenefici, insomma, erano «tutti per le 1.118 anime diBadia Tedalda».

Poggio Tre Vescovi: “Stop al parco eolico. Il sindaco di Casteldelci dà la colpa a Italia Nostra”

Fonte: NewsRimini.it

Ha fatto infuriare il sindaco di Casteldelci lo stop di fatto al progetto del maxi impianto eolico che dovrebbe sorgere tra Toscana e Emilia Romagna, arrivato nei giorni scorsi, e su cui dovrà pronunciarsi ora una commissione ministeriale. Un progetto rispetto a cui, dice il sindaco, non ha idee univoche neppure la stessa Italia Nostra.

Valmarecchia, 12 ottobre 2011
Il celebre ritratto del duca Federico da Montefeltro e della moglie con le pale eoliche sullo sfondo: è l’immagine scelta dai rappresentanti nazionali di Italia Nostra per dare l’idea del sacrificio in termini di gusto, e non solo, chiesto a volte ai panorami in nome del risparmio energetico. Sul suo sito ufficiale l’associazione ha espresso preoccupazione per la possibile devastazione delle Terre di Piero della Francesca alla vigilia di una conferenza dei servizi svoltasi a Firenze nei giorni scorsi. Conferenza da cui doveva uscire il via libera per l’Impianto eolico ’Poggio tre Vescovi– Fresciano, che la società Geo Italia ha in progetto di realizzare tra i Comuni di Verghereto, Casteldelci e Badia Tedalda (in provincia di Arezzo). Non sono stati però tutti d’accordo i partecipanti al tavolo, che coinvolge tre comuni e due Regioni. Così ora sarà una commissione ministeriale che in 60 giorni dovrà dire la sua sul progetto, bloccandone l’iter oppure no. Uno stop di fatto, al momento, che ha fatto infuriare il sindaco di Casteldelci. Il primo cittadino accusa l’associazione ambientalista, divise, dice, al loro stesso interno. Se infatti per i rappresentanti nazionali di Italia Nostra il parco eolico porterebbe danni per il notevole impatto ambientale, anche per gli interventi di adeguamento delle strade e i  relativi disboscamenti, in un territorio tra l’altro franoso, la sezione locale di Italia Nostra, da Sestino parla del parco come di un modello di sviluppo sostenibile del territorio. “Italia nostra ha condizionato il Ministero” esordisce il sindaco Mario Fortini. “Il parco eolico produrrà 120 mega watt di energia, come una centrale che basta per l’intera provincia di Rimini. Abbatterà 4 tonnellate di anidride carbonica, darà lavoro a 30 giovani per 30 anni, utilizzerà decine e decine di ditte locali. Senza contare che verranno investiti 260 milioni di capitale estero. Il 30 % del parco saranno di proprietà dei comuni e dei privati. quelli fatti finora in Italia, alcuni dei quali anche appoggiati da Italia Nostra, prevedono interessi solo per la ditta che realizza. Venendo al capitolo strade: si interverrà su strade già esistenti. Ma ben venga che 5 km di deserto vengano in qualche modo rimesse a posto. Se arriverà uno stop definitivo al progetto la ditta sicuramente ha elementi tali in suo possesso da poter presentare ricorso al Tar”.
Il dibattito, intanto, sbarcato sui giornali nazionali, è destinato a proseguire, intorno a quello che viene definito il più grande impianto eolico mai realizzato, con le sue 36 torri di 180 metri d’altezza. Un progetto attorno a cui si sarebbero addensate anche le ombre di un conflitto d’interesse che, ha denunciato Italia Nostra alla Procura, interesserebbe il sindaco di Badia Tedalda.

Parco eolico di Poggio Tre vescovi: la Regione dice no

Da: Nove da Firenze

Sarà direttamente il Consiglio dei Ministri a decidere se il Parco eolico di “Fresciano- Poggio Tre vescovi” si farà. Una cosa è certa: al momento le Regioni Toscana e Emilia Romagna e il Ministero per i beni e le attività culturali, oltre la Provincia di Arezzo, hanno espresso parere negativo per motivi che riguardano aspetti ambientali e paesaggistici, a differenza dei Comuni e le Comunità montane interessate che hanno confermato il loro parere positivo. E’ questo l’esito della Conferenza dei servizi che si è svolta oggi a Firenze per il rilascio della VIA interregionale al progetto del grande parco eolico presentato dalla società GEO Italia che dovrebbe sorgere tra i Comuni di Badia Tedalda (AR) Verghereto (FC) e Casteldelci (RN). Alla conferenza dei servizi hanno partecipato le Regioni Toscana e Emilia Romagna, il Ministero per i beni e le attività culturali, le Province di Arezzo e di Rimini, i Comuni e le Comunità montane interessate.
Se da una parte le due Regioni interessate e il Ministero che ha raccolto anche i pareri negativi delle soprintendenze di Arezzo e Ravenna, hanno espresso parere negativo, così come la Provincia di Arezzo mentre quella di Rimini ha chiesto integrazioni prima di esprimersi, i Comuni e le Comunità montane coinvolte hanno confermato il loro parere positivo già espresso in precedenza. Per questo, in base all’articolo 14 quater, comma 3 della legge 241/90 sul procedimento amministrativo, la conferenza ha deciso di rimettere la deliberazione al Consiglio dei Ministri. Il progetto di parco eolico di “Fresciano- Poggio Tre vescovi” prevede l’installazione di 36 aerogeneratori alti 180 metri l’uno, 22 in Toscana e 14 in Emilia, per una potenza totale di 122 MW.

Della rivincita di Piero della Francesca e dell’articolo di Mario Pirani

Gli uffici VIA delle Regioni Toscana ed Emilia Romagna hanno dato una valutazione di impatto ambientale negativa per l’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi, la decisione finale spetta al Consiglio dei Ministri. Il paesaggio di Piero della Francesca per ora è salvo!

Fonte: La Repubblica, 10 ottobre
Di: Mario Piarani

Piero della Francesca a strisce rosse nel vento

Sullo sfondo dello splendido dittico di Federico da Montefeltro e della moglie, Battista Sforza, di Piero della Francesca, visibile agli Uffizi, si delinea il dolce paesaggio collinare che dalle Marche declina verso l’Adriatico.
Uno dei tanti luoghi incantati della penisola che ogni italiano dovrebbe salvaguardare come cosa propria e ineguagliabile bene collettivo. Per amara esperienza sappiamo che così non è.
Neanche in questo caso, come prova con icastica ironia un manifesto illustrato di Italia Nostra che riproduce quel paesaggio nel prossimo futuro, sconciato dall’offensivo profilo del più grande impianto eolico mai realizzato.
Si tratta, in questo caso, di ben 36 torri di 180 metri, un’altezza finora mai vista, dislocate a cavallo di due Regioni, la Toscana e l’Emilia Romagna, con impatti diretti anche sulle Marche. Prende il nome dalla località Poggio Tre Vescovi,e si estende attraverso i comuni di Verghereto (Forlì, Cesena), Casteldelci (Rimini) e Badia Tedalda (Arezzo). Siamo in un crocevia interessantissimo dal punto di vista paesaggistico e culturale, dove le antiche strade di cui si conservano i resti furono percorse dagli eserciti di Annibale verso Roma, utilizzate in seguito dai “Romei” che negli anni giubiliari si recavano ad Assisi ed unisconoa tutt’oggi borghi storici di grande pregio, fortificazioni e resti dell’incastellamento medievale. Sono le terre dei duchi di Urbino, di Cesare Borgia, di Lorenzo il Magnifico.
Il progetto è destinato a devastare questi luoghi, a meno che non venga bloccato dalla Conferenza dei Servizi che si riunisce oggi presso la Regione Toscana con la partecipazione delle altre Regioni interessate, dove saranno prese in considerazione le valutazioni di impatto ambientale.
Tra l’altro andranno analizzate le conseguenze degli sconvolgimenti nella rete dei trasporti, poiché dovrebbero essere realizzati 18 km di strade di collegamento, più 28 interventi di allargamento e rafforzamento di arterie provinciali per il passaggio dei mezzi pesanti. Altro elemento di perplessità desta la morfologia dei luoghi che conserva una buona tenuta del suolo se resta integra la copertura boschiva, mentre presenta una pericolosità erosiva laddove questa viene meno. Lo prova, sul fronte opposto di una delle vallate investite dal progetto, il verificarsi nel 2010 di un fenomeno franoso tra i più vasti dell’ultimo mezzo secolo. Preoccupa, quindi, un’opera che implica ingenti movimenti di terreno e chilometri di sbancamenti. Ma le perplessità non finiscono qui. Tra le più significative vi è la diffida del ministero dei Beni culturali che smentisce la relazione paesaggistica dove si afferma che le pale saranno di colore grigio chiaro per renderle visivamente meno impattanti, mentre una precedente conferenza dei servizi, considerato che la zona è di intenso traffico aereo, aveva già deciso che le pale, andrebbero, comunque, tinteggiate con grandi strisce rosse.
Da ultimo è venuta la denuncia di Italia Nostra alla Procura di Arezzo in cui si segnala che la richiesta di autorizzazione paesaggistica e idrogeologica, compreso il piano particellare di esproprio, viene presentato dai tecnici del Comune di Badia Tedalda. In proposito si sottolinea, come dalla documentazione emerga che il 50% dei terreni interessati sono di proprietà del sindaco Fabrizio Giovannini e di suo fratello Roberto. C’è, quindi, vasta materia d’indagine sui presupposti di conflitto d’interesse e d’interesse privato in atti d’ufficio. Infine l’investimento, supportato dai soliti meccanismi d’incentivi e certificati verdi, ammonta a 220 milioni. Lo promuove una società a responsabilità limitata denominata, Geo Italia, di cui i movimenti ambientalisti non sono riusciti a conoscere nulla. Si tratterà di una delle solite reti di “facilitatori” in cui l’autorità giudiziaria si è già imbattuta nei numerosi crimini emersi quasi ovunque attorno ai parchi eolici?
Fonte: Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

Il settore VIA della Regione Toscana boccia l’impianto eolico Monte Faggiola (Palazzuolo sul Senio e Firenzuola)

Un’altra vittoria in difesa dei crinali della Toscana e della confinante Emilia Romagna.
Il settore VIA della Regione Toscana ha dato parere negativo all’impianto eolico Monte Faggiola nei Comuni di Palazzuolo sul Senio e Firenzuola (Fi).

Venerdì 9 settembre 2011 alle ore 10,15 si è tenuta la Conferenza dei Servizi presso l’Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Toscana a Firenze.
Erano presenti come pubblico – con possibilità di ascoltare ma non di intervenire –

  • Italia Nostra Onlus sezione di Firenze (Maria Rita Signorini),
  • rappresentanti del Comitato Comitato Monte Faggiola,
  • rappresentanti del Comitato Monte dei Cucchi,
  • portavoce della Rete per la Resistenza sui crinali

Visti i pareri dei vari organi competenti coinvolti all’iter autorizzativo; tenendo conto delle 25 osservazioni pervenute entro i limiti di legge all’ufficio V.I.A. della Regione Toscana da parte di Italia Nostra Firenze , Comitato Monte Faggiola, WWF Emilia Romagna e Italia Nostra, Mountain Wilderness; Cai ecc. da molti privati cittadini locali e visto l’esito della conferenza interna, datata 18/7/2011, dalla quale emerge PARERE NON FAVOREVOLE all’impianto per incompatibilità ambientale, CONFERMA le relazioni istruttorie e il giudizio NON FAVOREVOLE, esprimendo quindi alla Giunta Regionale PARERE NEGATIVO.Un plauso va alla serietà e alla professionalità di tutti gli organi Regionali preposti e dell’Ufficio V.I.A. della Regione Toscana.
Serietà e attenzione che sono presupposto fondamentale per garantire la tutela degli abitanti, della biodiversità e del paesaggio toscano, famoso in ogni parte del mondo.
Si ringrazia anche il funzionario della Soprintendenza di Firenze che ha ben motivato il parere negativo dato all’impianto e tutti gli Enti che hanno fornito anche consulenze gratuite o espresso pareri a difesa del Paesaggio.
Italia Nostra Firenze condivide con i rappresentanti del Comitato Monte Faggiola e e gli altri comitati presenti in Conferenza, con i soci e le altre associazioni ambientaliste, la soddisfazione per il risultato ottenuto, tutt’altro che scontato.

Sembra dunque che si sia salvato questo angolo di Alto Mugello, non certo vocato a
opere di così forte impatto ambientale, paesaggistico e socio-culturale.

Un territorio che ha nella sua stessa preziosa naturalità il suo più grande punto di forza.
Se siamo arrivati a questo risultato è merito dell’impegno di tutti.

Mariarita Signorini, Consigliere nazionale e membro del gruppo di lavoro energia d’Italia Nostra 

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