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Rimozione architetto Zita: la maggioranza nega l’evidenza

Italia Nostra Firenze
Comitato No Tunnel TAV Firenze

Comunicato stampa, Firenze 2 ottobre 2014

L’associazione Italia Nostra sezione di Firenze e il comitato No Tunnel TAV sono allibiti dai risultati della relazione di maggioranza usciti dall’inchiesta in ordine alla rimozione dell’architetto Fabio Zita dal settore VIA (valutazione impatto ambientale) della Regione Toscana; increduli anche davanti alle dichiarazioni del presidente della commissione, Eugenio Giani: “I lavori della commissione hanno evidenziato come anche il caso del trasferimento dell’architetto Zita dal settore VIA non fosse in relazione alla vicenda dell’Alta velocità, ma di come esso rientrasse in un generale principio di ‘rotazione’ degli incarichi, principio che sempre deve caratterizzare la conduzione della macchina amministrativa”
Queste affermazioni sono uno strabiliante esempio di come certe “commissioni” servano prevalentemente ad alzare una cortina fumogena davanti alla realtà dei fatti.
La tempistica del provvedimento, le modalità, l’oggetto del lavoro di Zita sono a dimostrare l’evidenza della sua rimozione perché il suo scrupoloso lavoro confliggeva con gli interessi di chi voleva fare presto per iniziare i lavori impossibili del Passante TAV di Firenze (e non solo di quello).
Se si vuol togliere ogni dubbio sull’argomento il presidente Giani renda pubblici tutti i documenti che l’architetto Zita ha consegnato durante la sua audizione in consiglio; lì ci sono e-mail che non si sono volute render pubbliche e che sono state censurate; di questo sono al corrente anche i muri della Regione Toscana!
Questi atteggiamenti della maggioranza regionale riescono a negare l’evidenza, la logica, il buonsenso e offendono l’intelligenza dei cittadini, anche degli stessi elettori dei partiti di maggioranza.
C’è da ricordare che all’architetto Fabio Zita è stata conferito il premio “Zanotti Bianco”, nel novembre 2013, proprio per il suo scrupoloso lavoro a tutela dell’ambiente e dei cittadini.

Cliccate qui per leggere il comunicato su La Gazzetta di Firenze: Tunnel Tav, per la Regione il trasferimento dell’architetto Zita dal settore Via è solo “rotazione di dirigenti”

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Tav: rassegna stampa su Zita, Bellomo e Lorenzetti

“Perché fu rimosso il dirigente? dubbi sulla decisione Rossi
Per la Regione Toscana era l’architetto Zita, capo dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale, ad occuparsi della classificazione dei rifiuti della fresa Monna Lisa. E il presidente stabilì di rimuoverlo dall’incarico
Nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice del tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti compare anche il nome di Enrico Rossi. Di lui si parla in merito alla rimozione dall’incarico del dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale Fabio Zita, che si occupava della vicenda dei materiali di risulta degli scavi dell’Alta velocità.
“Sono stati svolti numerosi accertamenti”, scrive il giudice, “per chiarire la capacità di influenzare e determinare le scelte della pubblica amministrazione, con particolare riferimento al mutato orientamento della Regione Toscana in merito alla declassificazione dei rifiuti della fresa in terra e rocce, con rimozione dall’incarico dell’architetto Zita”.
Il quale, sentito dal pm il 19 gennaio scorso, “ha chiaramente manifestato il suo stupore e amarezza nell’avere subìto tale rimozione e non è stato in grado di spiegarme la ragione…”
Anche l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini viene chiamata a chiarire la vicenda, due giorni dopo Zita. “Bramerini ha confermato che la determinazione, che peraltro ha sorpreso anche lei, di rimuovere Zita e di togliere a lei la delega alla Valutazione d’impatto ambientale, era direttamente riferibile a Rossi, motivata in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche”.
Sentita pure la nuova dirigente Garvin, che per sua stessa ammissione riconosce di non aver nessuna competenza in materia di impatto ambientale e rifiuti. “Richiesta di specificare le problematiche tecniche”, scrive il giudice, “Garvin ha dato risposte generiche rinviando alle competenze tecniche di altri soggetti e lasciando intendere di avere assunto certe determinazioni in modo acritico e formale”.
Dalla perquisizione svolta nell’ufficio della garvin “emerge chiaramente che la stessa prende direttive e ordini direttamente dal direttore generale della Regione Barretta che, come si è già ampiamente illustrato nella richiesta di misura cautelare, è in stretto contatto con i membri dell’associazione Lombardi, Lorenzetti e Casale, di cui subisce le pressioni”.
Più avanti si legge che Ferro e Lombardi di Italferr “venivano ricevuti dalla Garvin in riunioni riservate presso il suo ufficio in Regione”.
Dalle conversazioni intercettate sull’utenza del dipendnete della Regione Siro Corezzi, in aspettativa e in servizio all’ufficio Via del ministero dell’Ambiente, si comprende, spiega il giudice, “come la vicenda della rimozione di Zita sia stata concordata su richieste e pressioni della Lorenzetti e con decisione personalmente assunta dal presidente della Regione Toscana, il quale, indipendentemente dalla buona fede nell’assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttorio di Via, ha di fatto consentito all’associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo, che poteva porre come sicuramente avrebbe posto questioni di merito e di sostanza in tema di tutela ambientale”.

Fonte: AGI

L’arresto di Maria Rita Lorenzetti “è una brutta cosa. Io non so di più di quanto ho letto sui giornali”. Così Pierluigi Bersani sull’arresto dell’ex presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti per questioni legate alla Tav. Bersani ha ribadito “fiducia nella magistratura, faccia il suo lavoro”. “Per come conosco la Lorenzetti – ha detto ancora – è abbastanza sorprendente. Vedremo cosa verrà fuori – ha concluso – ma la magistratura faccia il suo lavoro e la politica il suo”.

Fonte: ANSA

Gualtiero detto Walter Bellomo, il geologo siciliano arrestato stamani ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul nodo Tav di Firenze, nel ‘gioco di squadra’ che faceva capo all’ex presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, avrebbe ricevuto come favori più incarichi per l’esecuzione di lavori ferroviari sulla tratta Cefalù-Castelbuono; un incarico di consulente ambientale da parte di Coopsette per la costruzione della nuova tangenziale esterna est di Milano; la riconferma a membro della commissione Via; l’interessamento per l’assunzione di una parente ad un supermercato della Coop CentroItalia di Perugia. Favori, scrive il gip Angelo Pezzuti, che Bellomo avrebbe ricevuto ”come contropartita per l’apporto fornito per l’ approvazione del Put (piano di utilizzo delle terre, ndr) per i lavori Tav a Firenze e delle varianti all’autorizzazione paesaggistica da parte della commissione Via presso il ministero dell’Ambiente, nonchè per il rapido e positivo esame da parte del gruppo istruttore Via del progetto per la realizzazione dell’autostrada Cispadana appaltata ad un’Ati partecipata da Coopsette”

Fonte: ANSA

Tav: Walter Bellomo, una vita nel Pci-Pds e ora in Pd
Geologo arrestato, aspirava a scranno per lui solo consulenze

Camicia bianca e solito look con barba e occhialini da intellettuale, Walter Bellomo, arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta sulla Tav di Firenze per presunti illeciti commessi come membro della commissione Via del ministero per l’Ambiente, solo ieri sedeva tra le prime file di una iniziativa politica a Palermo a sostegno di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria nazionale del Pd, anche se tra i democratici viene collocato in area renziana. Da anni impegnato in politica, Bellomo ha fatto parte del Pci e poi delle sue diramazioni. Il picco della carriera lo raggiunge nel 1996, quando viene eletto segretario cittadino del Pds, a Palermo. Da allora pero’ il suo percorso nel partito e’ stato difficile: torno’ alla ribalta qualche anno dopo, mettendosi a capo dell’area sinistra ecologista del partito, senza troppo successo, e cercando gloria schierandosi a fianco di alcuni big del Pds-Ds. Non è mai riuscito a strappare una candidatura nè all’Assemblea regionale nè in Parlamento, per lui solo consulenze, ottenute grazie al partito e alla sua professione di geologo.

Fonte: ANSA

Ex presidente Umbria, ‘Poveraccio, lui non c’entra un c…!’

L’inserimento del marito, architetto Domenico Pasquale, negli appalti post-terremoto in Emilia Romagna, sarebbe uno dei favori ricevuti dall’ex presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, nel ‘gioco di squadra’ contestato a 11 indagati dell’inchiesta Tav di Firenze dal gip Angelo Pezzuti, che ha disposto sei ordinanze agli arresti domiciliari e cinque misure interdittive dai rispettivi uffici per altrettanti indagati. ‘Poveraccio, il marito mio, a questo punto mi tocca fargli un monumento… non c’entra un cazzo! Non e’ vero niente”’, diceva Maria Rita Lorenzetti in un’intercettazione telefonica collezionata dal Ros dei carabinieri dopo che erano uscite le prime indiscrezioni su questo scambio di favori oggi chiosato dal gip Pezzuti nell’ordinanza. ”L’unica cosa – proseguiva al telefono con un interlocutore – che lui c’ha e’ che lui ha vinto una gara della Regione Emilia per una scuola del comune di Novi… che non gli ha portato nessuno… se non il
fatto che hanno fatto bene l’offerta”. ”Si dice – continuava Lorenzetti -: ‘pretendeva incarichi per il marito’… ma di che cazzo parlano!”. Invece, secondo il gip Pezzuti, Maria Rita Lorenzetti, da oggi agli arresti domiciliari, avrebbe avuto l’incarico per il marito avendo messo a disposizione dell’associazione a delinquere la propria rete di relazioni personali e politiche ”per consentire, in particolare tramite il membro della commissione Via al ministero dell’Ambiente Walter Bellomo (arrestato anche lui oggi), l’approvazione del piano di utilizzo delle terre di scavo per i lavori Tav di Firenze” e per avere ”tramite Sandro Coletta e Piero Calandra, l’emissione di un parere interpretativo da parte dell’Autorita’ di vigilanza per i contratti pubblici che avrebbe consentito l’avvio di un accordo bonario per la valutazione di riserve presentate da Nodavia per i lavori Tav di Firenze per un importo di circa 250 milioni di euro”.

Fonte: ANSA
Di: Michele Giuntini

Tav – Firenze, 6 a domiciliari. Associazione delinquere
per corruzione

‘Gioco di squadra’, cioe’ scambio di favori, elargizione di incarichi, vantaggi per gli affiliati, come dire una consulenza a me, un progetto a te, e tutti soddisfatti, prima o poi: secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti c’e’ questo intorno ai lavori Tav di Firenze – il nodo ferroviario da attraversare con un tunnel cittadino per i treni superveloci – e il ‘gioco’ lo coordinava la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti (Pd) anche ‘spendendo’ i suoi rapporti con la senatrice Pd Anna Finocchiaro a cui nelle intercettazioni talvolta fa riferimento per avere un parere, per segnalare un co-indagato. Stamani i carabinieri del Ros, che hanno portato avanti le indagini coordinate dai pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei che vedono indagate 31 persone, hanno arrestato Lorenzetti, ai domiciliari con altri cinque accusat
i di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d’ufficio: il geologo siciliano gia’ dirigente Ds poi Pd a Palermo Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente; Furio Saraceno, presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, ingegnere di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell’Autorita’ di vigilanza sugli Appalti pubblici; Aristodemo Busillo, della societa’ Seli di Roma che gestisce la grande fresa sotterranea per realizzare il tunnel Tav a Firenze e che venne posta sotto sequestro dalla magistratura. Il gip ha respinto la richiesta del carcere per Bellomo. Per gli arrestati ci sono gravi indizi di colpevolezza e il gip, visti i ruoli e i comportamenti, teme la reiterazione del reato. Scrive il giudice Pezzuti che ”grazie al ruolo” di presidente di Italferr e ”alle entrature politiche” Maria Rita Lorenzetti perseguiva ”obiettivi precisi di comune interesse che diventano per c
io’ stesso le finalita’ dell’organizzazione criminale”. Come quando dice a Bellomo di averlo promosso per un incarico prestigioso presso Anna Finocchiaro, elogiandolo anche perche’ sa ”fare squadra”. Lo stesso Bellomo che – risulta sempre dalle indagini – nel giro di favori si lamenta perche’ la Finocchiaro non lo avrebbe inserito, come promesso, in un posto sicuro della lista Pd alle elezioni del febbraio 2013. Nella squadra di Maria Rita Lorenzetti manager pubblici, imprenditori, tecnici e progettisti su cui poteva contare e che poteva influenzare. Tra gli obiettivi nella ‘partita Tav’ a Firenze c’era da ottenere un decreto che mutasse la qualifica giuridica delle terre di scavo da rifiuti, da smaltire in discariche apposite, a ‘sottoprodotti’ da poter trattare come normali inerti. Oppure ottenere l’autorizzazione paesaggistica dell’opera, in scadenza, oltreche’ ”ottenere il massimo riconoscimento possibile delle riserve contrattuali poste dagli appaltatori (Nodavia e le societ
a’ subappaltatrici, ndr) per una maggiorazione delle spettanze per centinaia di milioni”. La ‘squadra’ non tollerava ostacoli sul suo cammino: le intercettazioni del Ros hanno fatto ergere la ‘guerra’ all’architetto Fabio Zita, dell’ufficio Via della Regione Toscana, poi destinato ad altro incarico, definito da Lorenzetti ”stronzo” e ”terrorista” perche’ convinto che le terre di scavo siano rifiuti. Da parte sua Lorenzetti ha detto al suo legale di “non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi”. Ma, scrive il gip, ”soprattutto la Lorenzetti, con espressioni esplicite e intenti manifesti, fa chiaramente il gioco del general contractor (Nodavia, ndr) e del socio di maggioranza Coopsette che giuridicamente dovrebbe esserle controparte contrattuale a cui deve far arrivare il massimo del profitto possibile con totale pregiudizio del pubblico interesse”. Il gip ha disposto anche cinque misure interdittive vietando di lavorare nelle risp
ettive societa’ per due mesi a cinque manager e tecnici di CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia), Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell’ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell’Autorita’ di vigilanza per i Lavori pubblici, che pero’ sara’ interrogato dal gip il 25 settembre. Nodavia, ‘general contractor’ dei lavori Tav a Firenze, e Coopsette, socio di maggioranza, si dicono estranei ai presunti illeciti. Mentre Maria Rita Lorenzetti da domani non e’ piu’ presidente di Italferr per scadenza naturale dell’incarico.

Ambiente, 8 domande per il Presidente

Fonte: Il Corriere Fiorentino

Undici fra associazioni, comitati e cittadini della Toscana chiedono al Presidente della Regione Enrico Rossi di rispondere a otto quesiti, partendo dall’allontanamento del direttore Fabio Zita, “ritenuto uno dei funzionari più competenti del settore Via regionale; otto domande su progetti per cui i tecnici regionali avevano posto prescrizioni a tutela dell’ambiente e dei cittadini, prescrizioni che sono state ritenute evidentemente d’intralcio per le grandi opere. E’ poi in discussione il nuovo progetto del maxi elettrodotto di Cavriglia-Monte San Savino che creerebbe impatti devastanti sulle colline senesi ed aretine. Anche la situazione del costruendo impianto eolico industriale di Riparbella pone inquietanti domande, dato che, in questi giorni, i funzionari regionali si sono definiti incompetenti nel giudicare la variante al progetto, eseguita dalla ditta senza autorizzazione”

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