Archivi della categoria: Mugello

Ancora sulla villa medicea di Cafaggiolo, patrimonio Unesco mortificato da un pesante degrado. Mariarita Signorini su Repubblica

Allarme di Italia Nostra “La villa di Cafaggiolo è in stato di abbandono” I lavori di ristrutturazione sono fermi perché manca l’autorizzazione per spostare una strada. La Regione ha varato una cabina di regia

Il Comune di Borgo San Lorenzo accoglie le osservazioni di Italia Nostra: no al nuovo centro commerciale e al nuovo distributore carburanti

IL COMUNICATO STAMPA DI ITALIA NOSTRA

Ilfilo.net, 28 aprile. BORGO SAN LORENZO – Non si farà il nuovo centro commerciale e neppure un nuovo distributore carburanti all’ingresso est di Borgo San Lorenzo, nei pressi del cimitero comunale.

Nel Maggio 2019 Italia Nostra aveva  presentato le osservazioni al piano attuativo approvato dal comune di Borgo San Lorenzo relativo all’area limitrofa al cimitero comunale, chiedendo, come già fatto nel 2014 in occasione della approvazione del regolamento urbanistico, che venisse cancellata la previsione in quella zona di un nuovo supermercato e di un’area di servizio, mentre si condivideva la realizzazione di un’area di parcheggio pubblica per auto e pullman che attualmente congestionano i parcheggi davanti alle scuole superiori e accanto al cimitero. Per effettuare il nuovo intervento l’amministrazione aveva ridotto il vincolo cimiteriale da 200 a 70 e 50 metri. E nell’osservazione Italia Nostra supportava la propria opposizione citando la legge 166/2002 che prevede che il consiglio comunale possa procedere alla riduzione del vincolo cimiteriale solo per ragioni di interesse pubblico non perseguibili altrimenti. “Abbiamo domandato  -dice Piera Ballabio di Italia Nostra- quale interesse pubblico poteva mai giustificare il distributore (ce ne sono già cinque nel capoluogo e altri due nelle immediate vicinanze), ed il centro commerciale (Borgo ne è saturo). LEGGI TUTTO

I “difetti” urbanistici di Borgo San Lorenzo, secondo Italia Nostra – con le immagini dei luoghi “problematici”

Fonte: Il Filo

Di recente è stata presentata a Borgo San Lorenzo -abbiamo atteso a pubblicare la notizia in quanto volevamo presentarla con le immagini, molto interessanti, presentate durante la serata- la costituzione della sezione mugellana di Italia Nostra: ne è stata promotrice Piera Ballabio, che dopo aver condotto numerose battaglie e iniziative in consiglio comunale, sempre nel segno della difesa dell’ambiente, ora ha deciso di dedicarsi a Italia Nostra, realtà di primo piano nelle battaglie ambientaliste, a tutela del paesaggio e del territorio.
E così Ballabio, coordinatrice di Italia Nostra Mugello, non poteva non iniziare dalla situazione urbanistica di Borgo San Lorenzo, visto che il primo atto della neonata sezione è stato proprio quello d presentare osservazioni al Regolamento Urbanistico comunale. E l’obiezione di fondo è una:”Come si fa a prevedere la costruzione di tanti nuovi edifici, senza conoscere prima quante case e capannoni inutilizzati a Borgo San Lorenzo ci sono?”
E nell’incontro di presentazione, presente anche la vicepresidente provinciale Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, si sono enumerati, anche attraverso la proiezione delle immagini dei luoghi “incriminati”, i punti dolenti delle previsioni edificatorie nel capoluogo e nelle frazioni. «Intanto il Ruc non dice in modo chiaro quali e quante siano le volumetrie attualmente non utilizzate, le case invendute, i capannoni vuoti, le lottizzazioni non finite». Allora un po’ di conti li ha fatti Italia Nostra: «In totale nei prossimi cinque anni si prevedono più di 60 mila metri quadri da costruire, quasi un migliaio di appartamenti da 60 mq, E il piano strutturale del Comune dà la possibilità dopo questi cinque anni, di costruire altri 96 mila mq, circa 1600 appartamenti». Il problema riguarda anche il già quasi costruito. Così Ballabio ha mostrato tante zone dove da anni è aperto il cantiere, con immobili costruiti, altri da terminare, tanti invenduti. Aree come la Collinetta, Lama -dove l’asta degli immobili rimasti invenduti con la proprietà, la Cespas che è fallita, è andata nuovamente deserta-, La Fangosa, Panicaglia. «Alla Fangosa-Le Fornaci -nota Ballabio- il lotto è da anni incompiuto, manca ancora l’illuminazione, la strada è da aprire, l’area verde è solo erbacce. A Luco, dove ci sono sette aree convenzionate edificabili, già previste e autorizzate ma rimaste ferme, c’è un nuovo agglomerato di case, alcune da terminare, altre da costruire, altre finite e non vendute. Quando saranno sanate queste situazioni? Perché chi va ad abitare in quelle condizioni è penalizzato: sono aree che rischiano il degrado e l’invivibilità». Gli alloggi invenduti sono davvero tanti: a Panicaglia venti villette a schiera, tutte invendute, il blocco accanto alla Conad in gran parte vuoto. E poi ci sono le aree ancora da avviare, come la zona Torrini, 1800 mq con 28 appartamenti da fare, e i 50 alloggi da costruire di fronte all’ospedale, per 4950 mq edificabili. Maria Rita Signorini ha evidenziato come si sia facendo i conti con una bolla speculativa «che ha deprezzato il valore delle abitazioni esistenti». «Ci stiamo rimettendo tutti nota Ballabio , perché chi con sacrificio ha acquistato casa, ora se la vede sensibilmente deprezzata. E lo sanno bene coloro che hanno necessità di vendere un proprio immobile. Per questo non ha senso costruire ancora».

Osservazioni di Italia Nostra al regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo

Fonte: La Nazione
Di: Paolo Guidotti

«Borgo scoppia :mille case in 5 anni»
Italia Nostra in Mugello: ‘Contenitori vuoti e nuovo cemento’

«Senza conoscere quante case e capannoni inutilizzati a Borgo San Lorenzo fermiamo la colata di cemento»: l’appello arriva da Italia Nostra che venerdì sera si è presentata ufficialmente in Mugello con la costituzione di un circolo, promosso da Piera Ballabio,l’ex-consigliere comunale di Libero Mugello, che lasciato il consiglio si è impegnata in questa nuova attività. Presente anche la vicepresidente provinciale Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, il cuore dell’incontro sono state le previsioni del regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo.
E Ballabio ha spiegato i punti dolenti delle previsioni edificatorie nel capoluogo e nelle frazioni. «Intanto il Ruc non dice in modo chiaro quali e quante siano le volumetrie attualmente non utilizzate, le case invendute, i capannoni vuoti, le lottizzazioni non finite». Allora un po’ di conti li ha fatti Italia Nostra: «In totale nei prossimi cinque anni si prevedono più di 60 mila metri quadri da costruire, quasi un migliaio di appartamenti da 60 mq, e il piano strutturale del Comune dà la possibilità dopo questi cinque anni, di costruire altri 96 mila mq, circa 1600 appartamenti». Il problema riguarda anche il già “quasi” costruito. Così Ballabio ha mostrato tante zone dove da anni è aperto il cantiere, con immobili costruiti, altri da terminare, tanti invenduti. Aree come la Collinetta, Lama “dove l’asta degli immobili rimasti invenduti con la proprietà, la Cespas che è fallita, è andata nuovamente deserta, La Fangosa, Panicaglia.
«Alla Fangosa-Le Fornaci “nota Ballabio” il lotto è da anni incompiuto, manca ancora l ‘illuminazione, la strada è da aprire, l ‘ area verde è solo erbacce. A Luco, dove ci sono sette aree convenzionate edificabili, già previste e autorizzate ma rimaste ferme, c’ è un nuovo agglomerato di case, alcune da terminare, altre da costruire, altre finite e non vendute.
Quando saranno sanate queste situazioni? Perché chi va ad abitare in quelle condizioni è penalizzato: sono aree che rischiano il degrado e l’invivibilità». Gli alloggi invenduti sono davvero tanti: a Panicaglia venti villette a schiera, tutte invendute, il blocco accanto alla Conad in gran parte vuoto. E poi ci sono le aree ancora da avviare, come la zona Torrini, 1800 mq con 28 appartamenti da fare, e i 50 alloggi da costruire di fronte all ‘ ospedale , per 4950 mq edificabili . Maria Rita Signorini ha evidenziato come si sia facendo i conti con una bolla speculativa « che ha deprezzato il valore delle abitazioni esistenti».
«Ci stiamo rimettendo tutti “nota Ballabio” , perché chi con sacrificio ha acquistato casa, ora se la vede sensibilmente deprezzata. E lo sanno bene coloro che hanno necessità di vendere un proprio immobile. Per questo non ha senso costruire ancora».

Viaggio nel Mugello: ecco dove finì la colata di fanghi dello scavo Tav

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Franca Selvatici

La valle a Scarperia fu scelta per scaricare le terre inquinate.
Parla Stefano Bacci di Hidra una delle ditte incaricate di smaltire le terre Palazzo Vecchio:
“Se le aziende fossero state trasparenti non saremmo qui”. Dal 2010 la melma 
è sotto i sigilli: 66.523 tonnellate trasportate dalla Ecogest

Sant’Agata, frazione di Scarperia, è un luogo del cuore. Ecco il borgo, le ville sparse, le coloniche, la corona di colline che scendono ondeggiando verso valle, e all’orizzonte le cime più alte dell’Appennino. Ci troviamo in uno degli angoli più suggestivi del Mugello. Ma il paesaggio è sfregiato da un ammasso di melma. L’inchiesta sui lavori del passante Tav di Firenze è nata due anni fa in questa valle incantata. Per qualche arcano motivo nel 2007 l’azienda agricola Casabianca ha sentito il bisogno di rimodellare il centro di questo paradiso, che prende il nome di Campati. Obiettivo: “Rendere la superficie agricola meno declive e aumentare lo strato arabile del terreno allo scopo di incrementare la potenzialità produttiva”. Il Comune di Scarperia ha rilasciato il permesso il 5 febbraio 2008. La ditta Rappuoli ha presentato comunicazione di recupero di rifiuti. La Provincia di Firenze ha preso atto della autocertificazione, nella quale si attestava che l’attività di “recupero ambientale” sarebbe consistita nella formazione di rilevati con terre e rocce di scavo.
Si trattava di materiali provenienti dai lavori di scavo e consolidamento per la posa in opera delle paratie di contenimento in cemento armato del cantiere Tav di Campo di Marte a Firenze. Sebbene fossero classificati come terre e rocce da scavo, erano fanghi di perforazione con bentonite e sono finiti in quel paradiso, deturpandolo con un ammasso informe di melma circondato da pozze di liquido stagnante. Dal 22 dicembre 2010 la melma è sotto sequestro: 66.523 tonnellate trasportate a Campati dalla Ecogest dei fratelli Mareno e Oliviero Bencini, oggi sotto inchiesta con altri trasportatori e con i responsabili del cantiere Tav per traffico illecito di rifiuti: e cioè per aver riversato in terre destinate alla agricoltura i fanghi di scavo delle paratie. Se a Campati la discarica è bloccata da due anni, poco più in alto, a Morticcioli, la Ecogest ne gestisce un’altra. Sotto un pudico cartello che annuncia un “ripristino ambientale” e un altro che vieta lo scarico, scende sul fianco della collina una colata di fanghiglia.
Che il materiale proveniente dai lavori ai diaframmi del tunnel Tav non fosse buono lo ammette il 21 aprile 2011 Gianfranco Ferrandino parlando con Furio Saraceno, il presidente di Nodavia (la società consortile controllata da Coopsette che si è aggiudicata i lavori del passante fiorentino): “Il materiale dei diaframmi non è che era buono… insomma era tutto molto liquido”. “E lo hanno usato per riempire un avvallamento”, commenta Saraceno, secondo cui “questi dei movimenti terra sono dei garibaldini”.
Dalle intercettazioni dell’inchiesta della procura, del Ros Carabinieri e del Corpo Forestale, si apprende che il terrore degli uomini dei cantieri è l’Arpat, l’Agenzia ambientale toscana, che analizza i materiali di scavo e impone severe prescrizioni per il loro smaltimento. In Emilia Romagna è tutta un’altra storia. Nel cantiere di Pian del Voglio la Toto sta scavando la galleria Sparvo della variante di valico con la fresa più grande d’Europa (ha un diametro di quasi 16 metri, il doppio di quello di Monna Lisa, la talpa che dovrebbe scavare il sottopasso fiorentino e che ora è sotto sequestro). Nello sterminato cantiere di Pian del Voglio la trivellona scava la montagna a una velocità di circa dieci metri al giorno. Un nastro trasporta all’esterno il materiale di scavo: enormi cumuli di fanghi, che vengono caratterizzati (cioè analizzati) e trattati a calce nell’area di cantiere, dove sono stoccati anche gli immensi conci di rivestimento della galleria. Poi il materiale, se ritenuto idoneo, viene classificato come terre e rocce da scavo (anche se non ne ha per nulla l’aspetto) e trasportato in aree di deposito lungo il torrente Setta. Non ci sono – al contrario che nella vicina provincia di Firenze – i tormenti sulla natura delle terre, sulle concentrazioni di inquinanti, sulla correttezza dei costruttori e degli smaltitori. Il sacrificio del paesaggio e dell’ambiente è peraltro impressionante, come mostra un reportage dello scorso anno della cronaca bolognese di Repubblica, in cui si parla di un “enorme scempio ambientale” nell’area golenale del Setta, di un “Vajont senza vittime, a parte l’ambiente devastato che cambierà definitivamente il suo profilo altimetrico”. I sindaci dei Comuni di Grizzana Morandi e di Monzuno sono tuttavia convinti che i controlli siano adeguati, che “tutto sarà sistemato” e che la valle “sarà rinverdita e rinaturalizzata”. E si consolano con i milioni di euro per “opere compensative” versati da Autostrade.

Tav, cancellate le assoluzioni per discariche e traffico di rifiuti

Un’ottima a notizia che volentieri inoltro.
Ricordo a tutti che Italia Nostra, tramite l’avvocato Massimo Ramalli del Direttivo fiorentino, è stata l’unica associazione che stavolta aveva presentato una memoria, depositata alla cancelleria della Corte d’Appello a metà gennaio che l’ha trasmessa (celermente) alla Corte di Cassazione. Italia Nostra si era già costituita parte civile per i disastri provocati in Mugello da Tav.
Mariarita Signorini vice presidente I.N. Firenze

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Franca Selvatici

La Cassazione: danni in Mugello, nuovo processo per i 27 imputati

Dovrà essere nuovamente celebrato in corte di appello il processo per i danni causati al territorio del Mugello dai lavori di costruzione della linea di alta velocità ferroviaria Firenze – Bologna. La Corte di Cassazione ha infatti annullato in parte la sentenza della corte di appello di Firenze che il 27 giugno 2011 aveva cancellato le condanne inflitte in primo grado a 27 imputati, fra cui i vertici del Consorzio Cavet, controllato da Impregilo, che ha realizzato la tratta ferroviaria di 79 km, di cui 73 in galleria, fra Firenze e Bologna, finiti sotto processo per illecito smaltimento delle terre di risulta degli scavi e dei fanghi di lavorazione, per traffico di rifiuti e per i danni al territorio e ai corsi d’acqua. Accogliendo in parte il ricorso dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei, la Cassazione ha annullato la sentenza di appello che aveva dichiarato prescritti i reati di gestione abusiva di discariche e aveva assolto nel merito gli imputati accusati di omessa bonifica delle discariche e di traffico organizzato di rifiuti. Ora una nuova sezione della corte di appello dovrà riesaminare i fatti. L’avvocato Nino D’Avirro, che difende numerosi imputati del Cavet, si riserva di commentare la decisione della Suprema Corte dopo aver letto le motivazioni. Per effetto di questo rinvio, i giudici fiorentini si troveranno a riesaminare le accuse contro l’esecuzione dei lavori della Tav in Mugello mentre la procura, con gli stessi pm Monferini e Tei e con il Ros Carabinieri, sta indagando sui lavori di costruzione del tunnel dell’alta velocità ferroviaria a Firenze, gestiti dal Consorzio Nodavia controllato da Coopsette.
In primo grado, il 3 marzo2009, il giudice Alessandro Nencini aveva condannato 27 imputati a pene comprese fra i 5 anni di reclusione (inflitti ai vertici del Consorzio Cavet) e i 3 mesi di arresto. In sentenza il giudice scrisse che i lavori dell’alta velocità ferroviaria in Mugello erano responsabili del più rilevante inquinamento ambientale che avesse mai interessato la Toscana e che era stata commessa «una quantità enorme » di reati ambientali — inquinamento di vastissimi terreni agricoli, di pascoli, di boschi, di falde acquifere — per effetto «di una sistematica e ripetitiva violazione delle norme poste a tutela della salute pubblica». E se i dirigenti del Cavet rivendicavano «con orgoglio di aver eseguito un’opera pubblica mai realizzata prima», il giudice osservava amaramente: «Come se l’esecuzione di un’opera pubblica di estremo rilievo e complessità tecnica dovesse prescindere dal rispetto della legge o, per meglio dire, non potesse essere eseguita nel rispetto dei diritti delle popolazioni ». Secondo il giudice Nencini, i dirigenti e i tecnici del Cavet avevano operato nella «assoluta ignoranza, o ritenuta irrilevanza, delle norme prudenziali e di legge, soprattutto in tema di discariche di rifiuti».
I danni complessivi inflitti al Mugello sono stati valutati in 741 milioni di euro. In alcune aree sono stati dispersi fanghi sterili, da cui non possono nascere piante. Particolarmente drammatici, per un territorio ricchissimo di acque, gli effetti degli scavi sui fiumi. Secondo le accuse, sono stati disseccati o gravemente impoveriti 81 corsi d’acqua, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti. In alcune zone è morta la vegetazione. Le falde acquifere sono sprofondate di 200 metri, perché sono state realizzate gallerie drenanti prive di sistemi di raccolta e di convogliamento delle acque verso l’esterno. Fino a pochi anni fa in Mugello l’acqua si attingeva dalle sorgenti o dai pozzi; ora gli acquedotti devono andarla a cercare in profondità. Tuttavia — sembra quasi un controsenso — le assoluzioni per i danni ai corsi d’acqua sono divenute definitive, in parte perché i reati sono stati dichiarati prescritti, in parte perché i danneggiamenti sono stati ritenuti colposi e perciò non costituenti reato. Però molti imputati e il Consorzio Cavet, citato come responsabile civile, sono stati condannati a risarcire il Ministero dell’Ambiente, la Regione Toscana, la provincia di Firenze, i Comuni di Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Scarperia, Vaglia e San Piero a Sieve, la Comunità montana del Mugello, Italia Nostra, Idra, Wwf e Legambiente Toscana.

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