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Firenze: il pericolo di una ripresa del cantiere del “mostro del Poggetto/Montughi”

Firenze, maggio 2005

Il “Comitato di Zona Poggetto e Aree limitrofe”, a seguito di una riunione convocata in data
12-5-2005 alla quale hanno partecipato Vicepresidente e componenti del Direttivo di
Italia Nostra e una significativa rappresentanza della popolazione del Poggetto,
il 19 maggio comunica quanto segue.

Nel corso della riunione sono state illustrate le ultime fasi della vicenda della costruzione di via Burci, e in particolare il passaggio dalla precedente posizione dell’Amministrazione Comunale alla recente proposta di un progetto per la ripresa dei lavori, nonché l’attività del Comitato e i contatti avuti con i rappresentanti di Comune, Quartiere e Regione; sono state ribadite da parte del Comitato e di Italia Nostra le posizioni, concordi, assunte sulla questione negli incontri con le istituzioni e già ampiamente portate a conoscenza della popolazione e dei media tramite volantini e comunicati.
Si sono quindi succeduti vari interventi dei cittadini, dai quali tutti è emersa la ferma volontà di opporsi a qualsiasi tentativo di riproporre piani di “completamento” del complesso edilizio che costituirebbero un completamento sì, ma dello scempio urbanistico e ambientale impunemente perpetrato, e di fatto una legittimazione della violazione alla legalità costituita dalle concessioni illegittimamente rilasciate.
I cittadini sono determinati a opporsi con ogni mezzo democratico a qualsiasi soluzione di compromesso e affermano la necessità che il Comune, come sempre richiesto, si assuma le responsabilità che gli competono, acquisisca il cantiere, affronti il problema del dissesto idrogeologico e della sicurezza e di un reale piano di recupero a salvaguardia del territorio, e sostenga, se necessario, con mezzi adeguati la causa civile in corso con il curatore fallimentare della “Prestige”. E’ stato a questo proposito sottolineato che esistono da tempo studi, forniti dalla Regione, a disposizione del Comune sulle esorbitanti dimensioni del già costruito: la superficie coperta risulta oltre il doppio di quella concessionata, la cubatura realizzata supera di gran lunga sia fuori terra che nei piani interrati quanto a suo tempo concessionato risultando complessivamente quadruplicata. Dati questi che nell’ambito delle perizie disposte nel corso della causa civile potrebbero e dovrebbero essere utilizzati a ulteriore sostegno delle ragioni del Comune. Come più volte abbiamo rilevato in precedenti documenti (v. anche lettera al Sindaco del 15 marzo ‘05), l’alterazione del piano di campagna, le opere realizzate in assenza di concessione e altri abusi che hanno portato alle attuali volumetrie e che costituiscono oggetto di perizie, dovrebbero indurre l’A.C. ad approfondire e valorizzare questi elementi e a farne, con i danni documentati e documentabili al territorio (causati da interruzione delle falde acquifere e insufficienti drenaggi), valido motivo di opposizione e di difesa.
Sono anche emerse proposte e idee su cosa fare del cantiere per recuperarlo e reinserirlo nel contesto paesaggistico-ambientale caratterizzato dalla collina di Montughi e dalla presenza di Villa Lorenzi, e trasformarlo da fattore di degrado e simbolo di abusivismo e di illegalità in un modello di utilizzo pubblico di un’area già disastrata: un giardino in superficie e un parziale uso dei garages interrati, o un auditorium, o un centro culturale, o un archivio, oppure strutture connesse a Regione e Università, o un museo di arte contemporanea collegabile al vicino Meccanotessile. Prioritario è comunque il problema dell’acquisizione da parte di uno o più enti pubblici che provvedano alla messa in sicurezza dal punto di vista idrogeologico e quindi alla realizzazione di un progetto che tenga conto della nostra posizione e di tutti i punti da noi più volte espressi nei documenti prodotti.
Rivolgiamo quindi un appello a tutte le istituzioni, alle forze politiche e sociali, alle associazioni ambientaliste, ai mass-media, a tutti coloro che in questa città e altrove hanno veramente a cuore e pongono al primo posto, non l’esigenza di uscire in qualche modo dalla vicenda, ma l’interesse pubblico, la difesa dell’ambiente e la tutela della legalità, perché ci appoggino in questa nostra battaglia civile.

Firenze: contro il “Mostro” del Poggetto/Montughi in via Burci

Firenze, 15 marzo 2005

Abstract. Il Comitato del Poggetto scrive al Sindaco di Firenze perché – nelle more del giudizio aperto da parte della società costruttrice nei confronti dell’Amministrazione Comunale per ottenere un rimborso danni – non sia consentito di riaprire il cantiere da anni bloccato al fine di costruire una sessantina di appartamenti sopra i piani interrati di box già realizzati. Il Comitato, con l’aiuto di Italia Nostra, ricorda l’illegittimità delle concessioni sancita da varie sentenze giudiziarie e la criticità della situazione ambientale dell’area determinata dai lavori del cantiere per l’intercettazione delle falde idriche e per l’impatto sugli equilibri statici degli edifici circostanti.

Questo Comitato richiama ancora una volta l’attenzione dell’A.C. sui fenomeni di dissesto che si stanno verificando nella zona prossima al cantiere di via Burci.
L’ultimo caso riguarda il giardino di un edificio di via Bardelli dove, a distanza di circa due metri dal diaframma di contenimento a suo tempo realizzato dalla “Prestige Poggetto”, si è improvvisamente aperta una buca di circa trenta centimetri di diametro e della profondità, a una prima misurazione, di circa trentacinque centimetri. Il 28 febbraio alle ore 19 sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno rilevato l’anomalia del fenomeno non escludendo che possa essere in relazione con la situazione di dissesto idrogeologico causata dalla costruzione realizzata ai bordi del giardino (che aveva comportato, come è noto, un enorme sbancamento, la costruzione di opere di sostegno –diaframma, tiranti, manufatti a contrasto del diaframma- e l’interruzione e la deviazione delle falde acquifere). I vigili, pur ritenendo che non sussista un pericolo immediato, hanno espresso la necessità di un’attenzione costante, di ulteriori controlli e di sondaggi da parte di esperti, e hanno invitato i condomini a chiamarli al minimo segno di ripresa del fenomeno. Si richiede quindi una ispezione geologica urgente, al fine di valutare l’accaduto nella maniera più corretta possibile.
Si rileva inoltre che per anni dall’interno del cantiere si è sempre sentito provenire il rumore, costante in tutte le stagioni, di un flusso d’acqua ininterrotto, rumore perfettamente udibile e da qualche tempo cessato. Ci si chiede se ciò sia dovuto a “una perdita di efficienza delle strutture drenanti per fenomeni di intasamento” la quale “provocherebbe un sensibile innalzamento della falda freatica” (come ipotizzato sia da una perizia tecnica dell’ing. Focardi datata luglio’92 relativa al condominio sopra citato, sia successivamente dal prof. Pranzini).
L’allarme è giustificato, come già segnalato più volte, dalla molteplicità dei fenomeni di dissesto in atto: si registrano, oltre ai danni a suo tempo documentati e rilevati analiticamente anche nelle relazioni Pranzini (Lazzeri-Pranzini del marzo ’95 e Pranzini del marzo ’99), lesioni ad altri edifici prevalentemente di via Burci e via Bardelli, dove perciò sono stati recentemente effettuati lavori di consolidamento di strutture tramite micropali, o carotaggi per verifiche di stabilità (un elenco aggiornato sommario e provvisorio è stato da noi consegnato all’Assessorato all’Ambiente e ulteriori e più precisi elementi potranno essere forniti ai tecnici che verranno incaricati del monitoraggio).
Naturalmente tutto ciò conferma quanto da noi sempre sostenuto anche sulla base delle analisi e delle conclusioni delle due indagini Pranzini, cioè i timori di danni ulteriori dopo quelli già riscontrati all’epoca della costruzione e la necessità assoluta di un monitoraggio costante della zona, monitoraggio da noi tante volte richiesto e che non è stato riattivato nonostante le assicurazioni in merito dell’A.C.
E dunque, ricordando ancora una volta che si è trattato di concessioni illegittime la cui responsabilità è a carico del Comune, si ribadisce che il vero interesse della cittadinanza non è concludere in qualche modo la vertenza in corso tra Comune e curatela della “Prestige”. I cittadini si aspettano che l’A.C., lungi dal proposito di ricominciare a costruire, consideri responsabilmente i termini e gli aspetti di questa annosa e travagliata vicenda, le richieste dei cittadini e il valore di una battaglia ispirata a senso di giustizia e al rispetto della legalità, provveda prioritariamente a un’indagine idrogeologica sul dissesto in atto e a un reale recupero ambientale dell’area, e persegua una soluzione che sia davvero nell’interesse pubblico, e non di chi è responsabile del disastro ambientale provocato. Di piano di recupero finalizzato al “completamento” dell’edificato abbiamo già sentito parlare a proposito del progetto Ferrara che appunto si denominava “Progetto di recupero paesaggistico-ambientale del cantiere del Poggetto” e sappiamo quindi cosa in pratica vuol dire.
Ci chiediamo se nella linea difensiva del Comune, tra gli argomenti da opporre alle richieste che provengono dal curatore fallimentare della “Prestige” nella causa intentata all’A.C. stessa, sia stata adeguatamente considerata, insieme alla valutazione dei volumi eccedenti conseguiti anche grazie a un’errata rappresentazione dei luoghi e all’alterazione del piano di campagna, una quantificazione di tale disastro e dei danni ingentissimi arrecati a ambiente e edifici (si ricordi soltanto che un bene architettonico notificato e tutelato in base alla legge 1497/1939 come Villa Lorenzi riportò importanti fessurazioni alle volte, crepe, crollo del muro di cinta del giardino, sfondamento di una cisterna del Quattrocento) in seguito alla evidentemente disgraziatissima realizzazione di progetti pur concessionati – illegittimamente – e di altre opere prive addirittura di concessione (vedi il progetto B.1559/92 presentato in data 28-7-92 per variante in corso d’opera relativa ad “opere strutturali di contrasto al diaframma di sostegno del terreno e dei fabbricati limitrofi”, eseguito in assenza di concessione). Di questi e degli eventuali danni futuri chi risponderà?
Abbiamo inoltre notato che il Piano strutturale di recente presentato non rileva tra le presenze notevoli della UTOE 19 il complesso architettonico-ambientale di Villa Lorenzi, area soggetta a tutela e quindi di pubblico interesse, né contempla per la zona colpita da dissesto idrogeologico una connotazione di criticità che pure potrebbe motivare per ragioni di interesse pubblico un provvedimento di esproprio del cantiere. Giova del resto ricordare come si sia pure sostenuto (si veda la Consulenza tecnica del prof. M. Marchetta per la Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Firenze “Accertamenti e valutazioni relativi al complesso edilizio di via Burci in Firenze”, 1993, pp.12-18) che quest’area, secondo il Piano Regolatore vigente anche all’epoca delle concessioni rilasciate, restava soggetta a tutela e destinata a verde pubblico, anche se poi il riferimento normativo urbanistico più accettato nei vari atti e procedimenti relativi alle concessioni è stato la Convenzione di lottizzazione del 1953 recepita nel PRG in base alla quale si sarebbe potuto costruire solo una villetta signorile nell’angolo nord-est del lotto.
Rinnoviamo quindi le richieste e confermiamo i punti fermi già più volte esposti confidando in una sollecita risposta positiva dell’A.C.

Caso Poggetto: sostegno della Presidente Nazionale di Italia Nostra

Il 4 febbraio 2010 c’è stata la conferenza stampa in Palazzo Vecchio sul caso Poggetto per cui Italia Nostra Firenze ha fatto ricorso al TAR Toscana.
La Presidente nazionale dell’Associazione Alessandra Mottola Molfino ha firmato l’esposto, poiché si è ritenuto che data la gravità del caso diventerà una questione di livello nazionale.
Mariarita Signorini – membro della Giunta e del gruppo di lavoro energia e del Consiglio nazionale d’Italia Nostra

Firenze, Poggetto: Biagi “Si chiude una vicenda lunga e difficile”

Firenze, 27 Giugno 2006

Poggetto, ultimo via libera della Giunta all’accordo con il Curtatore Fallimentare. L’Assessore Biagi: “Si chiude nell’interesse generale una vicenda lunga e difficile”

La giunta comunale ha dato il via libera definitivo all’accordo procedimentale che chiude la vicenda del Poggetto dopo oltre 10 anni di contenzioso giudiziario. L’intesa, che sarà firmata a breve, consente il ambientale della collina con un costante monitoraggio delle condizioni idrogeologiche e una notevole riduzione della volumetrie proposte inizialmente dal curatore fallimentare ed eviterà il rischio di vedere l’Amministrazione comunale condannata a un risarcimento danni di decine di milioni di euro.
“Questo atto arriva al termine un lungo lavoro dell’Amministrazione – ha spiegato l’assessore all’urbanistica Gianni Biagi – e segue la recente approvazione da parte del consiglio comunale dell’atto di indirizzo. La soluzione individuata opera ulteriori significative riduzioni (oltre il 40%) rispetto alle proposte presentate inizialmente dal curatore e tiene conto in maggior conto le caratteristiche ambientali e paesistiche di un’area di pregio quale è quella della collina del Poggetto”.
In concreto gli appartamenti realizzati ex novo, infatti, non saranno più di 30 per una superficie utile di circa 1.500 metri quadrati rispetto ai quasi 9mila del progetto originario. A questi si aggiungono una decina di alloggi che invece saranno realizzati utilizzando, nella parte più alta, il piano seminterrato già costruito previa demolizione di parte della struttura esistente. Prevista inoltre la realizzazione di un giardino pensile. Da sottolineare che il nuovo intervento prospetterà esclusivamente su via Burci: sarà infatti lasciata libera la parte prospiciente Villa Lorenzi e gli edifici esistenti. Nella restante parte del seminterrato saranno realizzati posti auto, uffici e magazzini. Nel complesso, quindi, l’intervento avrà un solo piano fuori terra soltanto su una parte dell’edificato rispetto ai due del progetto originario.
“La soluzione contenuta nell’accordo – ha precisato ancora l’assessore Biagi – consente anche il recupero dell’area. Il primo risultato sarà quindi l’eliminazione del degrado fisico e ambientale connesso questa situazione. In secondo luogo questa proposta consente anche il controllo delle condizioni di stabilità della collina”. Gli operatori, infatti, saranno tenuti ad accompagnare il Piano di recupero con un’apposita relazione idrogeologica che verifichi, ai fini del completamento dell’intervento, la situazione, attuale e prospettica, dell’assetto del versante collinare, all’esito del quale potranno essere individuati gli interventi che si rendessero eventualmente necessari.
I prossimi passaggi sono firma dell’accordo procedimentale da parte dell’Amministrazione e del curatore fallimentare che poi potrà avviare le procedure di legge. “Il Comune in questa fase ha esaurito il suo compito – ha aggiunto l’assessore Biagi -. Adesso dobbiamo aspettare che sia presentato il piano di recupero che, come specificato nell’accordo, dovrà contenere tutte le garanzie di stabilità della zona. E sul piano di recupero il consiglio comunale sarà chiamato nuovamente a esprimere il suo parere” ha concluso l’assessore Biagi.

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