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Archivio Centrale dello Stato: una nomina contestata dalle Associazioni delle vittime delle stragi, dai 5 stelle e da Tomaso Montanari (che si dimette dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali)

24 agosto

artemagazine.it. De Pasquale all’Archivio di Stato: la Fp Cgil sostiene le proteste delle associazioni delle vittime delle stragi

Dire.it 24 agosto. Stragi, Franceschini nella bufera per nomina De Pasquale: Montanari si dimette, M5s presenta interrogazione.

ilcittadinoonline.it. Montanari si dimette dal Consiglio dei Beni culturali

Il fatto quotidiano 24 agosto. Le ragioni di Montanari

Dal nostro archivio, anno 2009: l’Italia è sogno

La vita è sogno dello spagnolo Pedro Calderón de la Barca è la quintessenza del teatro barocco. Racconta la storia di Basilio, re di Polonia, che, per evitare le sventure predettegli da un astrologo alla nascita del figlio Sigismondo, lo fa rinchiudere in una torre. Un giorno, per provarne la veridicità, ordina che venga portato, addormentato, in palazzo dove tutti lo accolgono come un principe ereditario. Svegliatosi, Sigismondo, che è stato allevato come una belva, libera i suoi istinti peggiori, cosicché il re ne decreta un nuovo allontanamento. Ridestatosi, Sigismondo non sa se il giorno trascorso a corte sia stato un sogno, ma decide comunque che, se dovesse tornarvi, emenderà la propria condotta perché: “[…]l’esperienza m’insegna che l’uomo che vive sogna quello che egli è, sino al risveglio. Sogna il re d’esser re e vive in quest’inganno comandando, disponendo, governando; i plausi ch’egli riceve, non più che in prestito, li scrive nel vento, e li converte in cenere la morte!”
Alla luce di questa consapevolezza, il protagonista diventerà un sovrano esemplare dal giorno in cui il popolo, scoperta la sua esistenza, ne permetterà la liberazione e l’ascesa al trono.
Le considerazioni di Sigismondo mi sono tornate in mente nei giorni che hanno preceduto, accompagnato e seguito il recente G8 de L’Aquila. Nei tanti parallelismi che la storia ci offre, non sorprende che il dramma di Calderón, come tutte le opere del periodo, sia stato concepito nel momento di massima crisi istituzionale, economica e sociale del suo Paese. Il “secolo d’oro” è consustanziale alla miseria, materiale e morale, del tempo.
Può essere una chiave di lettura. Ma non fermiamoci qui.
In questo primo scorcio d’estate, è successo anche dell’altro dietro le quinte italiche.
Questo, per esempio: il 29 giugno, Rita Clementi, ricercatrice medico di 47 anni, ha scritto al presidente Napolitano una lettera per annunciare la sua decisione di lasciare l’Italia. Laureatasi in Medicina, con specializzazione in Pediatria e Genetica Medica, nel 2004 aveva pubblicato un articolo che sintetizzava i risultati delle sue ricerche sull’origine genetica di alcune forme di linfoma maligno. Le istituzioni presso le quali lavorava non l’hanno reputato abbastanza interessante (a cosa vuoi serva una possibile cura per il cancro?) mentre illustri gruppi di ricerca stranieri ne hanno confermato gli esiti facendolo diventare parte integrante dei loro progetti. Da lì il passo verso la partenza è stato breve, seppur sofferto. Dal 1° luglio, Rita Clementi lavora come ricercatrice presso un importante centro medico di Boston. Dopo anni di contratti a termine, di precarie borse di studio e di notti trascorse in laboratorio una volta rimboccate le coperte ai propri figli.
Della sua lettera colpisce non tanto l’accento sulla nostrana mancanza di finanziamenti per la ricerca ma la denuncia del malcostume imperante, quello che premia i disonesti, danneggia le menti migliori e impedisce di curare i malati. Lo stesso che, infine, ostacola chi sa di fare le denunce per paura di ritorsioni. “Con molta amarezza, signor presidente, la saluto”: un commiato che è anche un epitaffio sul nostro futuro.
Mentre Rita Clementi faceva le valige, usciva in libreria La bellezza e l’inferno di Roberto Saviano. Lo scrittore diventato, suo malgrado, uno che, le rare volte in cui lo vedi in televisione, sembra appena tornato dal regno di Lucifero. E che del nostro mondo ha anche dimenticato dove si tengano le mani. Forse perché troppo spesso le ha usate per tirare pugni di rabbia contro le pareti della sua reclusione coatta. O forse perché, quando gli parli del traffico delle nostre strade, non capisce di quale Paese di tratti. Lui ne ha visto e vissuto un altro. Quello in cui la camorra non è un’organizzazione criminale. È l’economia. È il made in Italy. È il marchio che sta dietro, davanti, ai lati di ogni traffico di droga, di cemento, di benzina, di caffè, di rifiuti tossici, di magliette contraffatte, di cellulari, di pane, di mozzarelle, di ortaggi. Gli stessi che ci ritroviamo nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre città. A Napoli, come a Milano, come in Scozia, come in Romania, come in Sudafrica. È la nostra immagine vincente, insomma.
Cosa ci trasmettono allora queste storie? L’alto valore morale dei protagonisti? Forse. Ma provate a dirlo ai vostri figli, a insegnare loro il dovere verso se stessi, lo spirito di sacrificio, uno di quei pomeriggi in cui non vorranno saperne di starsene incollati a una scrivania a fare i compiti. Vi sentirete rispondere che non ne vale la pena: meglio rilassarsi, seguire la corrente, tutt’al più cercarsi il potente di turno che ti dia tutto e subito.
E io mi chiedo se sia davvero questo il Paese che vogliamo vivere e sognare.
Donatella Vassallo

Nardella querela Montanari. Le prime risposte all’appello lanciato dallo stesso professore (in aggiornamento)

in bordeaux gli aggiornamenti

piananotizie.it, 17 dicembre. La città di Sesto da anni subisce indirettamente i danni derivanti dal modello economico fiorentino: la continua espansione edificatoria di Sesto è strettamente legata all’ emigrazione di migliaia di fiorentini che fuggono dalla loro città, sempre più invivibile. Ma non solo: come tu sai bene Sesto ha dovuto accogliere da anni tonnellate di rifiuti urbani di Firenze e rischia tutt’ora di veder asfaltare una vasta area a rischio idraulico e devastare la rete di canali di bonifica per far posto al nuovo aeroporto. Maurizio Quercioli scrive una lettera di solidarietà a Tomaso Montanari

poterealpopolo.org, 17 dicembre. Dalla crisi del 2008-2011, ma anche molto prima, i comuni sono stati costretti a mettere all’asta beni dello Stato, in zone di pregio artistico e architettonico. Così facendo hanno privato i cittadini, soprattutto i meno abbienti, di un patrimonio pubblico che poteva essere riutilizzato come musei, biblioteche, scuole, università, case per incapienti, poderi per una agricoltura sostenibile e sociale, con un uso pubblico e condiviso. Solidarieta’ a Tomaso Montanari: questo e’ un paese in svendita

perunaltracitta.org, 16 dicembre. Associazioni, gruppi politici e ambientalisti scrivono al sindaco Nardella. Con questa lettera siamo a dichiararvi che condividiamo appieno la dichiarazione di Montanari che ci pare di una evidenza lapalissiana; le azioni di codesta giunta ed anche di quelle precedenti sono state sempre caratterizzate da un progetto politico di svendita del patrimonio immobiliare fiorentino, spesso caratterizzato da beni di grande pregio artistico e storico. Signor Sindaco, le ricordiamo i suoi viaggi nel mondo, in particolare a New York nel 2015, quando presentò a investitori immobiliari internazionali i gioielli che metteva a loro disposizione col progetto “Investire a Firenze”, precisando sempre la disponibilità delle sue giunte a tutte le varianti urbanistiche necessarie per soddisfare i desideri delle società interessate. Comunicato stampa

Il Manifesto, 16 dicembre. Ma è un’affermazione che dice semplicemente il vero. La città è da anni al centro di attività speculative, sia edilizie sia infrastrutturali. È una città il cui centro è stato desertificato dalla monocoltura turistica ostinatamente perseguita dalle consigliature di Renzi e Nardella; una città vessata dal progetto del tunnel Tav (7 km di scavi sotterranei tangenti il centro storico) e da quello dell’ampliamento dell’aeroporto (a 5 km dalla cupola del duomo); una città gravemente compromessa dalla vendita dei grandi complessi edilizi pubblici. Il re è nudo. Nardella querela Montanari: danno d’immagine (Ilaria Agostini, , Piero Bevilacqua, Enzo Scandurra, Vezio De Lucia)

altreconomia.it, 16 dicembre. Questa azione legale è un brutto gesto e va considerato per quel che è: non una diatriba locale fra un professore “radical” e una giunta permalosa toccata nel vivo del suo sentimento di sé, ma un segno di grave degrado nel dibattito pubblico. Siamo al rifiuto del dissenso: il giudizio politico è rappresentato come attacco personale e diffamazione, quindi -appunto- degradato e respinto. Il sindaco Nardella e i suoi assessori stanno quindi scrivendo una brutta pagina della storia, già non esaltante, dei rapporti fra intellettuali e potere, anzi fra potere e intellettuali: ne scaturisce oltretutto un’immagine triste della città di Firenze e del suo momento storico.  Denunce per chi critica il “modello Firenze”. Chiedete a Tomaso Montanari (di Lorenzo Guadagnucci)

Sergio Staino.it, 16 dicembre. Quindi ti prego e vi prego, non fate come D’Alema capo del Governo fece con Forattini, non copritevi di ridicolo con questa querela per poi arrivare massimo tra due mesi a doverla vergognosamente ritirare. Ritiratela subito. E’ un errore che vi perdono, a patto che vi mettiate a studiare con più attenzione come si fa politica. Doveste andare a sentenza Tomaso verrebbe assolto con le congratulazioni del giudice perché il reato non sussiste e ve lo vedreste in piazza della Signoria a festeggiare, magari con me al suo fianco. In pratica quel che stiamo facendo con la denuncia votata al Senato con Salvini. Tornate quindi alla politica e finiamola con queste scemenze.  Nardella e Montanari (di Sergio Staino)

okfirenze.com, 16 dicembre. Costa caro quel “Firenze città in svendita” a Montanari. Arriva la querela di Nardella e la Giunta Chiesti 165 mila euro di danni per le frasi dette in tv alla trasmissione Report, Arriva la solidarietà di Italia Nostra, Silvia Noferi (M5S) e Bundu e Palagi (SPC)

Italia Nostra, 15 dicembre. Italia Nostra confida nei giudici affinché non si intervenga censurando la libertà dei cittadini di esprimere la propria contrarietà sulla tendenza sempre più forte delle amministrazioni comunali di privilegiare un’urbanistica contrattata con i privati anziché mettere al centro della propria azione gli interessi dei cittadini. Comunicato

Gazzetta di Firenze.it 14 dicembre. Su il Fatto Quotidiano di oggi Tomaso Montanari – continuano Plagi e Bundu […] Il tema lo avevamo portato in aula già due volte. Prima per chiedere se si volessero intraprendere vie legali. Ci era stato detto di no. Poi per sapere se Sindaco e Giunta avessero agito contro lo storico dell’arte in qualità di figure istituzionali. Ci era stato detto di no. Due risposte che non si sono rivelate corrette. Nardella e Giunta querelano Montanari per dichiarazioni riportate su Report (Rai3)

Le parole di Giulietto Chiesa a poche ore dalla scomparsa. Da Assange, alla libertà (di stampa e non) e alla task force governativa (e della RAI) contro le fake news

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Italia Nostra e Co.Mo.Do. per la Giornata della Memoria 2015

Giornata della Memoria 27 gennaio 2015

Proprio nel giorno che celebra la Giornata della Memoria Italia Nostra e Co.Mo.Do. lanciano l’iniziativa di organizzare un viaggio in treno tra la stazione di Santa Maria Novella di Firenze – da dove parte ogni anno il Treno della Memoria per Auschwitz, che in questa edizione ha portato in visita più di 600 studenti delle scuole toscane – fino a Porto San Giorgio e poi all’ex-stazione di Servigliano (Fermo).
Questo in considerazione del fatto che  proprio questo Comune si è classificato al primo posto per il premio go slow Co.Mo.Do 2014, con un progetto concretamente realizzato da studio di fattibilità:

La storia del tempo – Il tempo della storia

L’itinerario prevede la rivalorizzazione dell’ex Campo di prigionia di Servigliano, la vecchia struttura della stazione ferroviaria della linea AFA (tra P Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola 1908-1956), dei sentieri e delle vie di comunicazione annesse a questi luoghi.
L’ex Campo di Servigliano è stato attivo già durante la Prima guerra mondiale dal 1916 fino al 1919 per i prigionieri austro ungarici.
Nel secondo conflitto mondiale a partire dal 1936 vi sono stati internati gli ebrei rastrellati nella provincia di Ascoli Piceno, che venivano poi deportati ai campi di sterminio, e i soldati inglesi. Il campo è stato definitivamente chiuso nel 1955, dopo aver ospitato anche i profughi della Dalmazia, dell’Istria e della Grecia. Rappresenta dunque un luogo della memoria per eccellenza, che copre più di metà del XX secolo.
Ora, grazie a questo progetto, siamo in vista del recupero totale dell’intero percorso che si sviluppa per circa 5 km, considerando come punto di partenza proprio l’Aula Didattica Multimediale “Casa della Memoria” dove si trovano dislocate strutture appartenenti al campo, le vie ricavate dallo smantellamento della linea ferroviaria e le vie percorse dai circa 3000 prigionieri fuggiti da questo luogo il 14 settembre 1943. Questo tipo di esperienza, oltre a incarnare l’idea della “via verde”, permette anche di ripercorrere pagine di storia che hanno duramente segnato l’Europa e che non devono essere dimenticate, nell’ottica di riconsiderare la dimensione etica del viaggio.
Mariarita Signorini – consigliere nazionale Italia Nostra
Massimo Bottini – Presidente di Co. Mo.Do.

                  

Detrazione fiscale sui libri addio, ci avevamo creduto

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Alberto Garlini

Non tenete le ricevute dei libri acquistati, non serve più.
La detrazione fiscale sui libri, una delle poche cose buone del governo Letta, è stata emendata. Dopo le promesse, ci eravamo per qualche mese illusi che il 19% del costo dei libri potesse essere detratto, dando in questo modo una boccata d’ossigeno al sistema editoriale e librario. Ma non è andata così.
Adesso, la legge emendata, modificando la dicitura «persone fisiche e giuridiche» con «esercizi commerciali che effettuano la vendita di libri al dettaglio» favorirà solo le librerie e nemmeno tutte, ma solo quelle che sceglieranno di applicare alla clientela lo sconto del 19%, e cioè le grandi catene.
Tutto questo avviene in un momento in cui le piccole librerie sono sempre più in difficoltà e la biodiversità editoriale sembra soccombere.
Una piccola libreria nel centro storico di una città è necessaria quanto la statua di Garibaldi, o il duomo o il palazzo municipale.
Insomma, oltre al danno, la beffa.

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