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Beni Pubblici e Comuni: Un testo di legge fondamentale per ripartire – 20 Febbraio Firenze: ore 20.45, ARCI Porta al Prato

Manifestazione 11 aprile 2015 “No Inceneritori, No Aeroporto, Sì Acqua Bene Comune”

Concentramento: ore 15 Casa Rossa Osmannoro
Arrivo: ore 18/18,30 Regione Toscana via di Novoli – Parco San Donato
Al termine del corteo sarà attivo un servizio navetta per riportare i manifestanti alla Casa Rossa, nei dintorni della quale ci sono ampi parcheggi per le automobili.

Di seguito l’appello e la lista dei promotori della manifestazione:

Riprendiamoci subito territorio, salute e lavoro 
NO inceneritori, NO aeroporto!!
SI’ acqua bene comune!!
Basta nocività nella Piana Firenze-Prato-Pistoia!
Le alternative ci sono!!

Nei prossimi mesi, Quadrifoglio-Hera (Qthermo) e Aeroporto di Firenze (AdF)  vorrebbero aprire i cantieri!
Fermiamo l’inceneritore di Case Passerini e tutti gli inceneritori, come quelli di Montale e Baciacavallo, per dire SI alla strategia rifiuti zero, per differenziare, ridurre, recuperare, cambiare il modo di produrre/consumare le merci, per creare nella Piana un grande“Distretto del riciclo e del riuso”con effetti positivi per nuova occupazione e nuove economie, per dire basta alla combustione dei rifiuti, ai danni per la salute e l’ambiente, allo spreco di risorse.
Fermiamo il nuovo aeroporto di Firenze per dire SI a collegamenti ferroviari veloci con lo scalo di Pisa e limitare l’attività dell’attuale aeroporto di Peretola, già incompatibile con la vita delle popolazioni circostanti.
La Piana Firenze-Prato-Pistoia non ha lo spazio per costruire un nuovo costoso aeroporto da 5 milioni di passeggeri all’anno: un grande affare per pochi che distruggerebbe le condizioni di vita delle popolazioni (rumori, inquinamento, danni alla salute, alterazione dell’assetto idrogeologico..), cancellerebbe le Oasi esistenti (già pagate con soldi pubblici) e il Parco della Piana, progettato da circa 20 anni per salvaguardare le aree verdi e le attività agricole, metterebbe a rischio il Polo Scientifico di Sesto F.no, sarebbe incompatibile con le funzioni già realizzate e previste nell’area.
Il territorio è già saturo di inquinamenti e veleni!!
Lotte, movimenti e comitati hanno costruito in questi anni nuovi legami solidali, veri e propri “laboratori di concrete alternative” per una migliore qualità della vita e del lavoro, per un territorio vivibile. Abbiamo bisogno di:
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Toscana, multinazionali e Beni comuni

Intervento di Mariarita Signorini membro della Giunta nazionale d’Italia Nostra e responsabile gruppo energia al convegno
“La montagna dell’Appennino un patrimonio di tutti da

tutelare e valorizzare”,
tenutosi sabato 9 marzo alle ore 10 presso
la sala consigliare ‘Gordon Lett’.

Repower, una multinazionale svizzera con sede italiana a Milano, ha appena ottenuto il via libera dalla Regione per una centrale a gas da 245 MW nel pistoiese, con un procedimento che ha portato all’approvazione della procedura di VIA per il mega impianto in una zona con criticità ambientali elevate, per essere ad alto rischio idraulico e in una zona dove la qualità dell’aria è già messa a dura prova dall’inceneritore di Montale. La VIA è stata duramente contestata da cittadini e aziende in assemblee pubbliche affollatissime, tanto che su La Nazione di Pistoia è uscita il 5 marzo la notizia che, contro questa centrale, sono già partiti 6 ricorsi al Tar della Toscana da Coldiretti, aziende, vivaisti e comitati cittadini. Inoltre è stata depositata una denuncia alla procura della Repubblica.
La stessa Repower con nome EEP ‘Energia Eolica Pontremoli’ ha pure presentato un progetto per un impianto eolico mastodontico, composto da 16 torri che con la pala arrivano ad una altezza tra i 150 e i 165 m (hanno proposto pale di diversa lunghezza) da 3,3 MW l’una, sui crinali dell’appennino toscano ma a 12 m dal confine con l’Emilia-Romagna.
Si tratta del vecchio progetto eolico sui passi “Cisa-Cirone” che è stato riproposto al settore VIA della Regione Toscana il 18 gennaio scorso, i termini per le osservazioni di Enti, Associazioni ambientaliste Comitati e semplici cittadini scadono il 22 marzo. Il primo progetto era stato sottoposto alla procedura di scooping nell’agosto del 2009, ma è stato bocciato dallo stesso settore VIA della Regione Toscana nel 2010. Anche la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Parma avevano dato parere negativo nel 2011, dato che, tra l’altro, l’impianto ricadeva in un SIC e accanto al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, un ambito territoriale di particolare pregio e interesse ambientale, paesaggistico e naturalistico». Nel progetto attuale sono diminuite il numero di torri ridotte a 16 e sono state spostate tutte le opere infrastrutturali sul versante toscano, per evitare la necessità di chiedere l’intesa alla Regione Emilia-Romagna.
Ma dato che l’impianto industriale sarà comunque devastante per la costruzione della strada di servizio che correrà sul crinale e per le reti a media e alta tensione, la consigliera regionale dei Verdi dell’Emilia Romagna Gabriella Meo, ha presentato un’interrogazione ‘per chiedere alla Giunta regionale di esprimere, in sede di Conferenza dei Servizi, il proprio parere negativo sulla realizzazione di tale impianto eolico’.
Ma vediamo le maggiori criticità del manufatto.

  • Sono previsti 12 km di linea elettrica di elettrodotto ad alta tensione con enormi tralicci.
  • La sottostazione elettrica sarà costruita proprio nel paese di Pontremoli, con conseguenti rischi per la salute pubblica e conseguente distruzione paesaggistica di un importante centro storico.
  • Intervisibilità delle torri oltre il confine con l’ Emilia Romagna con impatti sul paesaggio.
  • Viabilità da costruire sul crinale con grandi sbancamenti in zona di rischio idrogeologico e in area sismica. La valle ospita le sorgenti del Fiume Magra, direttamente interessate dalle opere. L’alta Val di Magra, la cui fragile rete di borghi rurali, è già stata messa a dura prova dall’alluvione del 2011, verrebbe stravolta nel suo equilibrio idrogeologico, già molto precario, da un cantiere di dimensioni colossali.
  • Vicinanza del Parco Nazionale.dell’Appennino Tosco Emiliano e da Siti d’Importanza Comunitaria per la biodiversità (SIC).
  • Messa a rischio degli ecosistemi e impatti sull’avifauna migratoria sui valichi montani protetti.
  • Mancanza di vento utile: la media toscana degli ultimi 5 anni è pari a di 1460 ore l’anno! (vedi allegato: Le pentole senza coperchi dell’eolico toscano)
  • Nessuna ricaduta occupazionale: non esiste alcun piano occupazionale ed è noto che impianti di questo tipo, una volta in funzione, hanno bisogno al massimo di due addetti perché l’impianto è automatizzato.
  • Nessun vantaggio per i cittadini e la comunità
  • Non sono stati analizzati i rapporti costi – benefici dell’impianto.Le amministrazioni non analizzano mai nel dettaglio le reali ricadute positive per la comunità che governano, ma si avvalgono sempre delle dichiarazioni, spesso mendaci, delle industrie eoliche e d’altronde non se è mai visto un proponente che svaluti la propria merce!

La montagna, le alture, i pascoli e i prati della dorsale appenninica costituiscono un nodo primario della rete ecologica toscana per cui è prevista la tutela integrale.
Sono poche aree che si concentrano nelle creste appenniniche residuali, dunque ogni sforzo va fatto per preservarle. Permettere la compromissione di questo paesaggio unico sarebbe una gravissima contraddizione per una regione che ha come obbiettivo uno sviluppo in grado di garantire la tutela ambientale e paesaggistica.
Inoltre le inusitate torri, che si vedranno da molti km di distanza, potrebbero aggiungersi ad altre torri previste per l’impianto ‘Vento di Zeri’ dell’azienda FERA srl, nello stesso comune di Pontremoli, dove già sono in corso grandi sbancamenti di terreno. Per questo impianto è in atto un ricorso al Tar della Toscana presentato da WWF, da altre associazioni ambientaliste e comitati locali. Proprio in questi giorni è stata accolta la richiesta di sospensiva e finalmente i lavori sono fermi.
Fatto di rilievo: L’IMPIANTO DI ZERI SAREBBE COSTRUITO ALL’INTERNO DI UN TERRENO AD ‘USI CIVICI’ E SI TRATTEREBBE DELLA COMPROMISSIONE DI IMPORTANTI BENI COMUNI CHE RAPPRESENTANO UN RILEVANTE VALORE IDENTITARIO DI QUELLA COLLETTIVITA’, ma in tal caso l’accordo economico sottoscritto con la stessa ASBUC ha prevalso sulla tutela del valore identitario di quel luogo.
A proposito del significato di Usi Civici la giurisprudenza afferma: Usi civici” sono i diritti spettanti a una collettività (e ai suoi componenti), organizzata e insediata su un territorio, il cui contenuto consiste nel trarre utilità dalla terra, dai boschi e dalle acque. Il corpus normativo di riferimento è costituito, principalmente, dalla Legge dello Stato 16/6/1927, n. 1766 e dal relativo Regolamento di attuazione 26/2/1928, n. 332; inoltre, dalle successive norme (nazionali e regionali) in materia di usi civici.
E proprio Ieri a Firenze Italia Nostra ha presentato il libro di Settis Azione popolare. Cittadini per il bene comune Einaudi dove il tema degli usi civici e dei beni comuni è trattato con ampio respiro a pag. 61 si legge .. Al singolare ‘Bene comune’ è un principio immateriale che appartiene all’universo dei valori e include i diritti fondamentali: salute, lavoro, istruzione, uguaglianza, libertà. Al plurale ‘I Beni comuni possono essere cose tangibili: l’aria, l’acqua , la terra; (e a pag 62)… boschi, chiese, spiagge, scuole, pascoli, ferrovie, università, ospedali, montagne, musei, laghi, aree archeologiche’.
Ancora a pag 12 si legge : ‘In nome dello sviluppo abbiamo svenduto il territorio in favore di grandi opere e cementificazione, condoni edilizi, sanatorie paesaggistiche, piani casa e altre misure illegali sancite da leggi compiacenti ( si contano 63.194 deroghe stabilite per legge).
Abbiamo incoraggiato la morte dell’agricoltura di qualità, trasformando uliveti e vigneti in “Parchi eolici “ e distese di pannelli solari. Abbiamo promosso e difeso Tav e autostrade anche quando disseccavano fiumi e sorgenti. Abbiamo disseminato discariche nelle zone più fertili della Campania, e dalla Lombardia alla Sicilia abbiamo incoraggiato il riuso dei rifiuti tossici nell’edilizia.
Abbiamo protetto il contagio dell’aria e delle acque generato dalle industrie. “ Crescita c’è stata”, certo: la crescita degli introiti dei soliti noti, mentre il benessere dei cittadini e l’occupazione continuano inesorabilmente a calare.
Per concludere vale la pena analizzare un’argomentazione frequente di chi propone impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e che, purtroppo, è normalmente fatta propria anche da quegli amministratori pubblici che mostrano nei loro confronti un asservimento totale, e talora anche sospetto, mentre invece dovrebbero farsi carico delle verifiche di compatibilità ambientale.
Si tratta dell’asserzione secondo cui tali impianti rivestono caratteri di “pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza”, ai sensi del comma 1 dell’articolo 12 del D.lgs 387/2003”. I proponenti dimenticano sempre però che, poche righe più sotto, al comma 3, lo stesso articolo 12 puntualizza che la costruzione e l’esercizio di tali impianti “sono soggetti ad autorizzazione unica (…) nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico”. Non è poi banale sottolineare che, per il decreto legislativo, tale autorizzazione unica costituisce variante allo strumento urbanistico solo “ove occorra” (come recita).
Il percorso dettato dalla legge dello stato è quindi chiarissimo: si prevede, prima, un iter finalizzato alla verifica del rispetto delle tutele (non a caso il vocabolo “tutela”, nel dettato normativo, appare ripetuto!). Poi, se del caso, potrà seguire il rilascio dell’autorizzazione unica. E solo a seguito ell’autorizzazione rilasciata l’opera proposta potrà assumere la prerogativa di “pubblica utilità, indifferibilità e urgenza”.
E’ quindi questo che dobbiamo rispondere forte e chiaro ai nostri assessori, o ai nostri sindaci, quando vogliono tagliare corto sulle nostre rimostranze contro ciò che ci vogliono imporre. Siamo cittadini, non sudditi!
Sappiamo (poi) che la Valutazione d’Impatto Ambientale, e quindi l’iter di Autorizzazione Unica, devono svolgersi su una proposta che abbia il livello di dettaglio del progetto, si badi bene, definitivo.
Cosa debba contenere e prevedere il progetto definitivo è fissato dal DPR 207/2010, agli articoli 24 e seguenti: a una semplice lettura di tali disposizioni colpisce l’impressionante lacunosità dei progetti che spesso ci troviamo a consultare, e che spesso vengono ugualmente approvati e autorizzati, a riprova del fatto che esiste un’inquietante, ma del tutto illegittima, corsia preferenziale riservata a essi.
Per quanto riguarda le “opere e misure mitigatrici e compensative dell’impatto ambientale, territoriale e sociale”, sappiamo anche che i proponenti di impianti FER di norma si limitano a mere ipotesi, prive di dettaglio, o anche solo di descrizione e localizzazione: ebbene, la definizione di tali opere e misure è espressamente prescritta dall’art. 166 del D.Lgs. 163/2006 per un progetto definitivo di opera che voglia dirsi di pubblica utilità. Si noti che tale art. 166 è contenuto in una sezione, del provvedimento legislativo, dedicata a “infrastrutture e insediamenti produttivi”.

Cliccate qui per leggere l’intervento di Alberto Cuppini, rappresentante della Rete della Resistenza sui Crinali

Costituzionalizziamo i beni comuni

Fonte: Controlacrisi.org
Di: Paolo Cacciari

E ora una costituente per i beni comuni. L’avevano proposta Mattei e Lucarelli prima dell’esito dei referendum, l’ha rilanciata Petrella, l’hanno raccolta Massimo Rossi e Paolo Ferrero e non vedo chi non potrebbe aderirvi. Il luogo giusto per scriverne a più mani il manifesto potrebbe essere proprio Genova a fine luglio, nel decennale di un movimento che, come si è visto il 13 giugno, ha saputo scavare in profondità, sotto la gittata dei radar dei mass media, sotto il palcoscenico del teatrino della politica, non visto nemmeno dai più attenti cultori dei movimenti rivoluzioni.
Cosa dovrebbe esserci scritto? Che in questo mondo vi sono beni e servizi indisponibili alla logica mefistofelica, distruttiva e predatoria del mercato. Inalienabili, intangibili, semplicemente perché indispensabili e insostituibili per il buon vivere di ciascuno e di tutti. Beni e servizi che vanno tutelati e resi accessibili a tutti. Beni e servizi considerati talmente importanti per le popolazioni che non si fidano nemmeno di darli in gestione ai legittimi governi e ai loro apparati tecnico-amministrativi. Oltre il pubblico-statale, si è detto, perché troppo spesso il governi pro-tempore si comportano come e/o a favore degli interessi privati. Quando Tremonti vuole vendere [pardon: affidare in gestione per cent’anni] le spiagge, quando Camerun tenta la stessa operazione con le foreste inglesi, Gheddafi con il Sahara, l’Alaska con le sue risorse idriche… allora vuol dire che non basta affermare la «demanialità» di un bene per assicurarne l’interesse pubblico. Come ci dicono gli studi compiuti dalla Commissione Rodotà, serve elaborare un nuovo statuto giuridico-politico del «comune». Una rivoluzione culturale che le costituzioni dell’America latina hanno cominciato a fare inserendo Pacha Mama e Bien Vivir, la natura e la vita degna, tra i beni da tutelare a prescindere dalla loro utilizzazione economica, dal loro impegno produttivo di merci e di reddito. Passare «dal calcolo dei risultati all’etica della cura», come ha scritto Teresa Serra.
Evo Morales, in un discorso alle nazioni Unite ha detto: «Se il XX secolo è stato l’era dei diritti umani, il XXI dovrebbe essere il secolo dedicato alla natura e a tutti gli esseri viventi (…) So che questo compito non sarà facile. Molte persone, specie gli avvocati, affermano che solo noi esseri umani abbiamo diritti». Per noi occidentali si tratta effettivamente di una rivoluzione culturale, prima che guridico-politico. Una fuoriuscita dall’antropocentrismo, dallo specismo, dall’androcentrismo per entrare in una cosmologia biocentrica, in una visione bio-umanistica.
La scoperta di una «etica della natura» ci riporta all’ecologia profonda, all’origine del pensiero ecologico: gli individui sono parte di un sistema di relazioni, di interdipendenze, che richiede cooperazione, condivisione.
Nella passata legislatura avevamo [Prc] elaborato una proposta di modifica della Costituzione: «La Repubblica riconosce la biosfera come bene comune dell’umanità, tutela la biodiversità e la dignità di ogni organismo vivente». Si potrebbe partire da qui.

Referendum: mai più leggi contro l’ambiente e i beni comuni

Roma, 13 giugno 2011
“D’ora in poi nessuno potrà fare leggi contro l’ambiente e contro il patrimonio culturale. La vittoria dei si ai referendum dimostra che i cittadini italiani vogliono un altro sviluppo, sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Questa è una grande vittoria degli ambientalisti, di tutte le associazioni come la nostra che si sono battute e che hanno sensibilizzato i cittadini a lottare e votare per difendere i loro beni comuni che qualcuno tenta di strappargli via. Ora rimane aperta ancora una battaglia, quella contro alcuni articoli del decreto sviluppo che minaccia il nostro patrimonio ambientale e culturale”. E’ il commento di Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, alla vittoria dei si per i referendum.

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