Archivi della categoria: Rifiuti e inquinamento marino

Il territorio consegnato alle multinazionali

Fonte: Il Manifesto
Di Guglielmo Ragozzino

Il decreto sulle liberalizzazioni proposto dal governo contiene un articolo 22 che affida il territorio nazionale – e il mare attorno – alle multinazionali del petrolio e del gas. Esse potranno fare le ricerche che ritengono necessarie e sfruttare i giacimenti ritrovati per un numero di anni indefinito (20+5+5+ ecc.) salvo poi, una volta esaurito il luogo, rimettere ordinatamente tutto a posto. Come dubitarne?
È tutto scritto con precisione. È perfino adombrata, al punto 8 comma c del suddetto articolo, la necessità di indicare «…l’entità e la destinazione delle compensazioni previste per la fase di ricerca e sviluppo». Insomma è fatto balenare fin da subito un possibile guadagno da parte di proprietari delle aree, enti locali, regioni; anzi l’opportunità di un’equa spartizione, regolata magari da qualche organo dello stato, appositamente delegato. Tutto fatto bene, sia chiaro, come in una banda degna di rispetto. Il massimo per dei veri liberali. Continua a leggere →

Regole certe per evitare i disastri ambientali in mare

La Sezione Isola d’Elba e Giglio di Italia Nostra, direttamente impegnata nell’opera di aiuto e solidarietà con i naufraghi, denuncia il gravissimo pericolo di disastro ambientale che potrebbe essere innescato dall’ingente carico di carburante presente sulla nave Concordia.
L’eventuale, malaugurato sversamento in mare del carburante provocherebbe danni irreversibili all’Arcipelago Toscano, sede del più grande parco marittimo d’Europa, nonchè del Santuario internazionale dei Cetacei.
Lo stesso ministro Clini ha sottolineato questa mattina la necessita’ di fare presto perche’ ”la situazione ci concede tempi stretti. La cosa più urgente è svuotare i serbatoi dalle 2400 tonnellate di carburante che mettono a rischio un’area molto vulnerabile e preziosa”.
Da Nord a Sud l’Arcipelago Toscano è oggetto di “terrorismo ecologico”.
Infatti dopo il caso delle 40 tonnellate di rifiuti tossici che si pensa siano stati inabissati in Gorgona si aggiunge questo nuovo evento, foriero di conseguenze negative, già solo per tutto ciò che depositerà sui fondali del Giglio.
Chiediamo dunque all’Assessore Bramerini e al Ministro Clini di prendere tutte le misure necessarie affinchè una volta per tutte si istituiscano corridoi precisi di navigazione distanti dalle isole dell’Arcipelago; in sostanza si esca dal vergognoso “impasse” di cavilli burocratici e pretestuosi contraddittori fra gli enti competenti e venga finalmente trovata una corretta definizione giuridica delle Aree marine protette dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Italia Nostra – Sezione Isola d’Elba e Giglio

Era una notte buia e tempestosa. Persi nel Santuario dei cetacei 35 quintali di veleni

Fonte: Il Journal
Di: Maria Ferdinanda Piva

Era una notte buia e tempestosa di fine 2011 (mai frase fatta fu più calzante) quando la motonave da carico Eurocargo Venezia perse i bidoni contenenti 30-35 quintali discorie tossiche in un non meglio precisato luogo al largo dellaGorgona, nel mare della Toscana.
Sono ancora lì, ovviamente, e nessuno sa come recuperare quella roba caduta – oltretutto – in un’area protetta: il Santuario internazionale dei cetacei, che si estende fino al Mar Ligure e alla costa francese.
Il caso è esploso su scala nazionale quando l’Arpat (agenzia per la protezione dell’ambiente della Toscana) ha messo nero su bianco che il contenuto dei bidoni può contaminare la catena alimentare; inoltre se le sostanze arrivassero in spiaggia o si impigliassero nelle reti di un peschereccio potrebbero andare in autocombustione.
Le contromisure, fino ad ora, consistono sostanzialmente in una diffida all’armatore proprietario della Venezia perchè recuperi i bidoni: più o meno come recuperare un ago in un pagliaio, dato che si trovano (tutti insieme? sparpagliati?) in un tratto di mare ampio oltre 115 chilometri quadrati.
Inoltre la Regione Toscana si è impegnata a cercare le tracce delle schifezze disperse in mare durante i periodici campionamenti delle acque: che però vengono effettuati vicino a riva, mentre le scorie sono al largo.
L’incidente è avvenuto il 17 dicembre, a 20 miglia dalla costa di Livorno. Dall’Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines sono stati sbalzati in acqua 198 fusti d’acciaio contenenti catalizzatori esausti a base di nichel e molibdeno utilizzati per la desolforazione del petrolio.
Non si conosce nemmeno il momento, e di conseguenza il punto, in cui la nave ha perso i bidoni: è successo in un intervallo di circa tre ore durante il quale la Venezia ha percorso circa 20 miglia.
L’Arpat dice che i rischi immediati sono remoti, dal momento che le sostanze tossiche sono contenuti in bidoni. Però – nota – un bidone affondato in mare non rimane ermeticamente chiuso in eterno. Se i fusti non verranno recuperati, prima o poi entrerà in mare “una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante”.
C’è un particolare da sottolineare: la notte dell’incidente c’era una mareggiata come non se ne ricordano e, scrive Greenpeace,

Cosa ci faceva una nave carica di materiale inquinante nel bel mezzo del Santuario dei cetacei con un mare forza 9/10 e onde di 10 metri (…) Ma in un’area di mare protetta – il Santuario – non dovrebbero esserci regole che permettono di fermare i trasporti di sostanze pericolose in caso di burrasca?

Domanda puramente retorica: non ci sono.

Vedi anche:
Cobalto: una bomba tossica in fondo al mare di Livorno
Gorgona: 40 tonnellate di rifiuti tossici. Vogliamo la verità

Cobalto: una bomba tossica in fondo al mare di Livorno

Fonte: Panorama.it

Che fine hanno fatto i 198 fusti di monossido di cobalto e molibdeno finiti in mare dalla nave cargo Grimaldi Lines durante la mareggiata del 17 dicembre scorso a poche miglia dal litorale toscano? Perchè la Eurocargo Venezia era in viaggio nonostante un mare forza 10 mentre la maggior parte delle navi avevano interrotto la navigazione? E ancora: perchè nessuno ha informato i residenti della costa labronica? Ma soprattutto, perchè solo a distanza di 17 giorni la Capitaneria di Porto di Livorno dirama la notizia della presenza di queste sostanze altamente tossiche ai pescatori locali?
Il 2 gennaio scorso  con due paginette scarne, il Ministero dei Trasporti comunica ai pescatori che potrebbero imbattersi in conteniutori pericolosi e fornisce loro le indicazioni da seguire per maneggiare le sostanze nocive. Ai residenti della Toscana, invece, non è ancora stato comunicato ufficialmente niente.
Eppure queste 45 tonnellate di cobalto sono finite a pochi chilometri dalla costa livornese, nel cuore dell’arcipelago toscano, a due passi dall’Isola di Gorgona e a poche miglia dalla Corsica.
Ma sulla vicenda della nave cargo Venezia della flotta Grimaldi Lines, partita dal porto di Catania con a bordo catalizzatori provenineti dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo di Siracusa e appartenenti ad una ditta lussemburghese, ci sono molti, troppi lati oscuri.
Ad esempio, non è stato ancora chiarito il perchè l’allarme sulla perdita del carico sia stato dato così tardi.
Il fatto è avvenuto all’alba del 17 dicembre e il primo vertice in Prefettura a Livorno al quale hanno partecipato l’assessore regionale alla salute, Daniela Scaramuccia, la Provincia, la Capitaneria, l’Arpat, l’Ispra, Istituto Zooprofilattico di Pisa, i Vigili del fuoco e la Asl, si è svolto solo il 30 dicembre. Ben 13 giorni dopo. Anche questo è un aspetto strano. Perché è trascorso così tanto tempo?
E le ricerche del materiale sono state effettuate? La Capitaneria di porto ha messo in volo l’elicottero e in perlustrazione delle motovedette ma dei fusti nessuna traccia. Dal documento inviato ai pescatori, i 198 contenitori di cobalto di 200 litri ciascunosarebbero ad una profondità variabile tra i 120 e 600 metri.
Dunque difficili da individuare con l’elicottero. Ed intanto la bomba ecologica rimane in fondo al mare.
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Gorgona: 40 tonnellate di rifiuti tossici. Vogliamo la verità

Gorgona 40 tonnellate di rifiuti tossici
Manifestazione domenica 8 gennaio 2012 ore 12 al Porto Mediceo
(Via del Molo Mediceo)
Per informazioni clicca qui 

Al momento hanno aderito:
Partito della Rifondazione Comunista Circolo Centro, Sinistra critica, Sinistra Ecologia e Libertà, Unione Inquilini, Cittadini ecologisti – Movimenti civici – Unione Sindacale di Base, Unicobas, Cobas, Vertenza -Livorno, Comitato No al Rigassificatore offshore, Rifiuti Zero, Rifondazione Comunista Federazioni di Livorno, Pisa, Piombino – Elba, Arezzo, Partito Comunista dei Lavoratori, Gruppo Regione Federazione della Sinistra – Verdi, Rifondazione Comunista Toscana, ww.sequenze.webnode.it, LEGAMBIENTE Arcipelago Toscano, La lista civica Città Diversa, Movimento Popolare di Liberazione, Verdi Ambiente e Società, Italia dei valori, Forum ambientalista nazionale, Brigate di solidarietà attiva Toscana, Movimento Cinque Stelle, pagina facebook Lo sai Livorno, La Rete dei Comunisti di Pisa, AS.I.A/USB Grosseto, Federazione Verdi Rosignano, WWF Livorno. Continua a leggere →

Il Bel Paese delle trivelle. Puglia, si cerca petrolio in mare vicino ad aree protette

Fonte: Blogeko

Ormai siamo il Bel Paese delle trivelle. Isole Tremiti, Pantelleria, canale di Sicilia: non si salvano neanche i tratti di mare più belli, e la tirata di orecchi all’Italia è sonora e di portata planetaria.
Oceana, quotata organizzazione internazionale che difende (appunto) gli oceani, ha diffuso ieri un comunicato stampa in cui, in sostanza, rimprovera all’Italia la faciloneria con cui ha concesso i permessi per esplorazioni petrolifere nei suoi mari: perfino in un’amplissima area al largo della Puglia contigua a numerose zone protette.
Qui l’avvio delle perforazioni, si legge nel comunicato, è previsto nella prima metà del 2012.
Questi piani, scrive Oceana, saranno dannosi (non pericolosi: dannosi, testualmente) per una vasta prateria sottomarina di poseidonia, e rappresentano un rischio per tartarughe di mare e cetacei; oltretutto l’eventualità di un disastro è molto alta, visto che le normative europee sulle piattaforme petrolifere offshore sono incomplete.
L’Italia non è esattamente l’Arabia Saudita. Eppure siamo pieni di trivelle: guardate la mappa delle ricerche e delle estrazioni di idrocarburi redatta qualche mese fa da Greenpeace.
Tante trivelle, ma poco petrolio, e di cattiva qualità. Tuttavia le compagnie petrolifere si fiondano in Italia, avvertiva Greenpeace, perchè le royalties da pagare allo Stato sono del 4%, e non del 30-50% come per altri Paesi. Inoltre, non si paga alcuna imposta per i primi 300.000 barili di petrolio all’anno: oltre 800 barili (o 50.000 litri) di petrolio gratis al giorno.
Su questo quadro generale si inserisce appunto la presa di posizione di Oceana, che si dice “allarmata” ed esorta il ministro dell’Ambiente Clini a fermare le trivellazioni, particolarmente nell’Adriatico.
Oceana, dice il comunicato stampa diffuso ieri, è preoccupata soprattutto perchè recentemente l’Italia ha permesso alla società Northen Petroleum di effettuare esplorazioni sismiche su 6.600 chilometri quadrati di mare pugliese, accanto a nove Zone speciali di conservazione, ad un Parco nazionale (quello del Gargano, anche se non è specificato), a varie Aree speciali protette di importanza mediterranea e a un’Area marittima protetta dalla legislazione italiana. Dovrebbe essere quella di Torre Guaceto anche se, di nuovo, nel comunicato stampa non viene detto.
Oltre che per i mari della Puglia – è sempre il succo del comunicato stampa –Oceana è molto preoccupata perchè è già cominciato il processo di approvazione per operazioni del genere nel canale di Sicilia (in un’area che include Pantelleria) e lungo tutta la costa adriatica, compresa l’enorme area di esplorazione sismica (30.000 chilometri quadrati) da Rimini al Sud della Puglia.
Il comunicato stampa di Oceana lo sfruttamento degli idrocarburi in Italia minaccia gli ecosistemi nell’Ariatico e nel canale di Sicilia
Via No all’Italia petrolizzata
Foto pico 2009

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